«Lectoras y libros no nacieron juntos. De hecho, durante siglos se ignoraron. Se trata de un pequeño detalle muy significativo, pues indica que las mujeres entraron en juego cuando las reglas ya se habían establecido. La relación entre libros y mujeres surgió de forma tardía, en el marco de una estructura de recepción preconcebida donde se las recibió con hostilidad. Por eso siempre ha sido una relación, como mínimo, complicada. Y enormemente ambigua».
Critica e studiosa di letteratura italiana del Settecento e del Novecento, è nata e vive a Firenze. Ha pubblicato vari saggi, tra cui Calvino e il pulviscolo di Palomar (1996), Casanova autobiografo (2001), Galleria Palazzeschi (2005), Calvino (2006).
Fondamentalmente un'occasione sprecata: poteva essere veramente interessante. Si è persa per strada dietro a Freud...
Perché attraverso quel libro precipita dentro una storia molto più grande di lei, che riguarda non solo l’arte e la cultura, ma anche la sessualità. E addirittura l’economia, il commercio.
Il romanzo sembra nascere all’inizio del Settecento bell’e fatto. Pronto per essere consumato da un nuovo pubblico di lettori che si sarebbe nel corso del secolo allargato a macchia d’olio. Con l’invenzione del romanzo la letteratura si staccava per sempre dal cordone ombelicale della cultura alta, inoltrandosi nel turbinoso can can del commercio e dell’intrattenimento.
Perché stiamo pur sempre parlando del principe dei peccati carnali: la gola, porta dell’Inferno, dalla quale rischiano di entrare in ordinata fila tutti gli altri peccati umani. Di qui la grande paura per quella nuova, incontrollabile malattia che assediava l’Europa del Settecento: la bulimia di libri. «Non hanno ancora trangugiato l’ultima pagina di un libro – scriveva un sacerdote tedesco nel 1796 – che già si guardano intorno avidamente, dove è possibile procurarsene un altro». La voracità, l’ingordigia di questi smodati lettori che ingeriscono volumi come fossero salami è tale da buttarsi sopra qualsiasi cosa appaia «leggibile», vale a dire mangiabile: «lo afferrano e lo divorano con una sorta di bulimia».
Dalle loro prigioni dorate Ruggiero e Ulisse potrebbero uscire quando vogliono. Se non fossero incatenati alle immagini. Se non fosse stato allestito, tutto per loro, un instancabile teatrino di fantasmi erotici, che li acceca e intontisce, facendoli precipitare nella più completa passività. Chi si ferma è perduto e non è più lui, è un altro; anzi un’altra: nasce una seconda volta femmina, come insegnava Platone. Non a caso inventore del mito della caverna, dove gli uomini sono rappresentati come schiavi di ombre riflesse, drogati dalle immagini: e se anche qualcuno di loro un giorno venisse liberato, «non credi che egli si troverebbe in dubbio e che riterrebbe le cose che vedeva prima più vere di quelle che gli si mostrano ora?» - Come rimpiango la mia prof di filosofia!!!!
«la letteratura ha finito per diventare, sempre di più, un’attività femminile». Segno tutt’altro che positivo, sia chiaro. Anzi, a dir poco catastrofico: se «le gonne battono i pantaloni con un punteggio da goleada», nelle librerie, nelle conferenze, nei reading, nei dipartimenti di studi letterari, siamo messi proprio male, questo dice Vargas Llosa. Perché una società nella quale la «letteratura è stata relegata, come certi vizi inconfessabili, ai margini della vita sociale», essendo i lettori sempre meno e tra questi prevalendo nettamente le donne, si trova condannata «a imbarbarirsi sul piano spirituale», fino a mettere addirittura «a rischio la propria libertà».
Este breve ensayo se remonta al siglo XVIII para rastrear el origen del consumo cultural de masás contemporáneo en la producción de novelas realistas, la creación de un público femenino y la condena de la masturbación en paralelo a la toma conciencia del deseo que supone. La prosa brillante de la autora y la certera selección de ejemplos y referencias son impecables.
El libro está perfectamente definido por el subtítulo; repaso a la relación de las mujeres con la lectura. Los adjetivos de irónico, crítico e inteligente que se añaden se quedan cortos. De mi cosecha pongo delicioso, divertido, erudito y con estilo. Brillante.
È un libro pungente e divertente, a tratti però un po' estremo. Probabilmente è anche dato dalla mia ignoranza in materia, ma alcuni concetti mi sembrano un po' troppo gonfiati. Nonostante ciò è molto illuminante, la scrittrice è dettagliata e precisa nel sondare ogni aspetto della figura di Lettrice portando soprattutto esempi letterari. Vorrei rileggerlo dopo aver letto tutti i libri che cita, credo sarebbe più interessante. La parte finale su Madame Bovary è la mia preferita, la sua scrittura mi ha colpito molto.
Consiglio di leggere la versione cartacea, l'autrice ha inserito una bibliografia meravigliosa, molto dettagliata, inserendo anche commenti in più. Io ho letto l'eBook e sarebbe stato più comodo ad ogni citazione leggere la nota di riferimento. Questa parte del libro è stata davvero una sorpresa, io sono una fan delle bibliografie e questa è la migliore che io abbia mai visto.
Molt interessant i amb un toc d'humor irònic que ajuda a qüestionar-te més els aspectes que tracta. Ara bé, hi ha comparacions que he trobat forçades (o potser soc jo que no les he sabut entendre). Necessites temps i atenció per llegir-te'l.
Un punto di vista differente, un tono di voce ironico e pungente: questo breve saggio è qualcosa di diverso dalle solite letture, un piccolo viaggio nel piacere della lettura, sia mentale ma soprattutto fisico. È molto interessante il focus sul Settecento e l'approccio ai primi romanzi, in particolare da parte delle donne appunto. Alcune parti sono forse un po' ostiche, ma in generale resta uno spunto geniale, anche solo per i titoli citati.
Datemi un libro e vi solleverò il mondo. Chi trova un libro trova un tesoro. Un libro aguzza l'ingegno. Un libro rende liberi. Che vita sarebbe senza libri?
Sono lettrice e me ne vanto. E non sono l'unica, né a esserlo né a vantarmi di esserlo. Sono una lettrice soprattutto di romanzi. Senza romanzi la vita sarebbe meno entusiasmante, meno divertente, firzzante, leggera, impegnativa, seria, frivola, gloriosa, coraggiosa... nei romanzi noi viviamo una volta in più. Non ci basta essere lettori, pardon lettrici, ci piace essere protagoniste di quel che leggiamo, come se lo stessimo vivendo. M.Monroe reading Ulysses Perciò, quando mi è saltato agli occhi il titolo "Le brave ragazze non leggono romanzi", mi sono detta che dovevo assolutamente capire di chi, di cosa, o perché si stesse parlando di me. Mi sono ritrovata di fronte ad un saggio che indaga non tanto le origini del romanzo, ma il momento esatto a partire dal quale questo genere narrativo è diventato strumento non solo di evasione, ma di piacere vero e proprio e forse di perdizione. I romanzi non erano un bene per le donne. Lo diceva Rousseau nella prefazione a La nouvelle Heloise, quando scrisse quella frase così contraddittoria: Jamais fille chaste n'a lu de romans... Era davvero così? O lo è tuttora? I romanzi riescono davvero a distorcere la realtà, diventando un surrogato della stessa in cui è preferibile vivere, perché quel surrogato sembra darci maggior piacere? Non pretendiamo di avere una sola risposta giusta a questo interrogativo. Esempi di donne "perdute" nel piacere e poi forse in qualcosa di più terribile sembrano spuntare fuori dalle pagine di Joyce, nelle quali si perse anche la mitica Marilyn, e irrimediabilmente in quelle di Flaubert, e della sua povera ma ammirata, invidiata Mme Bovary...E qualche volta, in quelle pagine, ci siamo perse anche noi e a fatica siamo stati capaci di riemergerne. Cosa vuol dire questo?Bé, forse è la buona volta che accettiamo la possibilità di non essere brave ragazze, ma i nostri quadretti da lettrici li lasciamo dove stanno, e accanto al loro, invece del cadavere fatto a pezzi da Flaubert, ci aggiungiamo una bella immagine di Mme Bovary: è anche grazie a lei se noi siamo così!
Molto interessante. Mi sono molto ritrovata nella figura della Lettrice, non in tutti i suoi "particolari" ma in molti. Interessante saggio consigliato a lettrici e lettori (non vergognatevi!)