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Remoria: La città invertita

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Remoria è la città che sarebbe sorta se al posto di Romolo, nella leggenda di fondazione fratricida, a vincere fosse stato Remo. È il negativo occulto di Roma, il rimosso che aleggia perenne e che preme per tornare in superficie. Remoria non dovrebbe esistere eppure è in continua espansione: erode i confini, ribalta le gerarchie e dissolve la logica della fu Città Eterna. Perché la logica non può rendere conto di quell'immensa parte di Roma che sta fuori dal centro: la razionalità non può spiegare il Grande Racconto Anulare, la «borgatasfera» che si addensa delirante per chilometri su entrambi i lati dell’anello autostradale, le tribù di giovani mutanti che nascono in mezzo a quel niente e cambiano tutto. Raccontare Roma oggi pare un’impresa disperata, non c’è narrazione che possa contenerla. Valerio Mattioli rovescia dunque la prospettiva: parte dal fantasma, dal doppio indicibile delle sue periferie per plasmare una mitologia parallela, che inizia nella Ostia di Amore tossico, passa per la nascita delle bande metropolitane, attraversa la stagione dei rave party, e atterra in un presente dominato da rovine piovute dal futuro, discariche e campi rom. Mescolando storia delle sottoculture, psicogeografia e romanzo di formazione, e annaffiando il tutto di scienza alchemica e fantahorror lovecraftiano, Remoria è una lunga lettera d’amore che dalla Centocelle del coatto sintetico Ranxerox viene indirizzata a tutte le periferie del pianeta, nel tentativo di far riemergere la città che potrebbe essere e che (ancora) non è.

283 pages, Paperback

Published August 1, 2019

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Valerio Mattioli

13 books23 followers

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Giacomo.
366 reviews26 followers
November 26, 2019
Propongo di sostituire tutte le lonely planet esistenti su Roma con questo libro. Molto bello.
Profile Image for Ludovica Ciasullo.
194 reviews18 followers
November 23, 2020
Questo libro è bellissimo. Si tratta, più o meno, di una sorta di storia culturale e sociale della borgata romana, ma questa definizione non esaurisce la portata del lavoro di Mattioli. L'autore immagina la periferia della città come direttamente discendente da Remo, che ha violato i confini definiti da Romolo stabilendo quindi l'atto fondativo di una realtà "alternativa". La seconda genesi della borgata è la costruzione del GRA, che "non dovrebbe esistere" e che "manda in frantumi le categorie di limite, di margine, di frontiera". Remoria è la città che sarebbe potuta essere, e come parlare di una parlare di qualcosa che non è se non con i toni del surreale?

L'analisi di Mattioli parte con la fine degli anni '70, e racconta generazione diverse: ognuna ha le sue droghe, la sua musica, le sue sottoculture, ognuna è respinta o ignorata dal "centro". L'autore le mette in comunicazione fra loro, disegnando un filo conduttore credibile attraverso i decenni, e al contempo fa dialogare la borgata con Philip Dick, Lovecraft, Mary Shelley, in un tripudio di riferimenti che se a volte sono "improbabili" (come la borgata stessa) comunque riescono sempre a illuminare qualcosa.

Questa però è solo l'ossatura del libro, che non è né una semplice cronologia dei costumi della gioventù romana, né l'analisi sociologica di un sottoproletariato a tratti violento e festaiolo. Mattioli racconta sì la nascita del movimento rave, o la stagione dei centri sociali, ma lo fa non solo per raccontarci una storia, ma soprattutto cercando di evocare uno spirito.

Lo sguardo di Mattioli non è romantico: la borgata è cattiva, violenta, escludente. Al contempo però ci viene rivelato un potenziale immaginifico, magari distruttivo ma certo diverso, alieno dalla norma e potenzialmente trasformativo.

Sarà che io in una borgata, il Tufello, ci sono nata e cresciuta, certe atmosfere evocate da Mattioli le ho "sentite" visceralmente. Al contempo, avendola vissuta un po' di striscio, ed essendo decisamente troppo giovane per conoscere alcuni dei "miti" raccontati nel libro, sono rimasta spesso stupita. La sensazione, di totale straniamento, era che Mattioli mi stesse raccontando sia casa mia, che un luogo lontanissimo da casa mia.

È un libro profondamente politico: ci racconta i torti che la periferia ha subito, l'abbandono sentimentale oltre che economico. C'è un passaggio stupendo sul finale in cui identifica come "nemici" non solo i razzisti che la borgata la abitano, ma anche chi dal centro fa il verso con disprezzo al dialetto sgrammaticato di chi quei razzisti li contraddice.

La lingua mi è sembrata splendida: "livida" come la città che racconta, infiltrata da "effluvi venefici", perfetta per raccontarci di "borgatari illetterati", "alterità", "percorsi iniziatici", "impazienza e frustrazione", "sensibilità coatta".

Questo libro mi ha fatto emozionare, il che è strano da dire perché si tratta in fondo di una sorta di saggio, che però è scritto con una partecipazione, un desiderio così vivo di mostrare cosa sia questo "altro" che è impossibile non commuoversi. Dice bene il risvolto di copertina: è una lunga lettera d'amore.
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
November 23, 2019
Fenomenologia di musica, droga, tribù nelle borgate romane; del cinema e dei fumetti che li raffigurano; il tutto in chiave esoterico-apocalittica. Oppure documentazione fotografica di un parto mostruoso. Oppure saggio narrativo di sociologia, urbanistica, antropologia culturale eccetera. Oppure testimonianza dei più improbabili modi (mode) del desiderio di riconoscimento, vale a dire: racconto degli odî tribali che insanguinano le strade.

Remoria di Valerio Mattioli è come il calderone di una strega: ci butti dentro lingua di rospo, cordone ombelicale, bava di lumaca, amanita muscaria, tuorli siamesi, farina triplo zero eccetera e poi per un antimiracolo va tutto al suo posto e il gusto della zuppa è perfetto.

Libri di questo genere — col loro carico di perversioni e inversioni e orgogli e collere — servono anche come bignami esistenziali a chi ha vissuto adolescenza e giovinezza sotto ibernazione: ti permettono di inventare qualcosa quando sei in compagnia. Lavorando di contagocce, beninteso.
Profile Image for Vincenzo Politi.
171 reviews165 followers
April 10, 2021
Remoria è la città che sarebbe sorta al posto di Roma se a prevalere fra i due fratelli fosse stato non Romolo (che dei due era quello più diplomatico, intelligente e 'politico'), ma Remo (personalità oscura, misteriosa, mossa da pulsioni primordiali). E, in un certo senso, Remoria è la città in cui Roma si è trasformata, compiendo la vendetta di Remo a distanza di svariati millenni. Alla 'Roma quadrata' (cioè razionale e governabile) del centro storico, infatti, si oppone una città che nei decenni è cresciuta 'a macchia di leopardo', in maniera disorganica, scriteriata, rotondeggiante. La vera Roma è ormai un'ingovernabile Remoria che sta fuori il centro storico, circondandolo, nata simbolicamente con la costruzione di quel cerchio magico e maledetto che è il Grande Raccordo Anulare.
Da questa premessa accattivante, Valerio Mattioli (autore che non conoscevo e che, ho scoperto, si occupa di musica, analisi socio-culturali e traduzioni) sviluppa una storia della 'vera' Roma, che è ormai Remoria. La storia di tutto quello che è successo al di fuori del centro di Roma, in quella che l'autore definisce (a mio avviso in maniera geniale) la borgatasfera. In un tour-de-force che va da Pasolini a Caligari, dai decenni dell'eroina agli anni delle pasticche, dalla moda punk ai rave ai fumetti ai trans ai centri sociali ai gruppi di neo-fascisti, Mattioli mette per iscritto la 'storia culturale' (e 'contro-culturale') delle borgate romane. Una storia mai sistematizzata e mai raccontata (o mai voluta raccontare), le cui fonti sono poche e sparse: ricordi personali, qualche cimelio, un paio di video che ancora circolano su YouTube.

È un libro molto affascinante, questo di Mattioli, autore tanto appassionato alla materia da far appassionare anche il lettore. Ed è, per molti versi, anche un'opera molto coraggiosa. Se le storie ufficiali e canoniche si muovono entro gli schemi classici e rassicuranti della logica, la storia di un luogo-non-luogo come Remoria non può che essere fatta di simboli e associazioni esoteriche, rimandi, sdoppiamenti, luoghi occulti, metafore e voli pindarici di sensatezza. Non dev'essere stato facile imbastire la storia culturale/cabalistica della borgatasfera romana e Mattioli più di una volta rischia di spingersi troppo oltre i limiti dell'interpretazione, buttando nel calderone riferimenti (a volte gratuiti) alla numerologia, nonché incursioni psico-magiche nelle 'pulsioni anali' dei cerchi e delle circonferenze, come quella tracciata dal GRA. Rischia parecchio, l'autore, muovendosi sul filo sottile che separa lo studio culturale dal ridicolo, ma in definitiva ritengo che questo suo atteggiamento spavaldo, sfrontato e spericolato vada premiato, specie considerando il panorama culturale italiano, in cui persiste quel pregiudizio (o mancanza di giudizio, o di capacità di giudicare) secondo cui un libro di non-fiction deve essere scritto in maniera 'educata', come un compitino. Ma Mattioli dice no e, scrivendo della borgatasfera dal suo interno, se ne sbatte dell'educazione e della ricerca del consenso moralistico-borghese e spalanca le porte della notte, della magia, del sogno e dell'incubo.

Non che non abbia trovato alcuni limiti in questo bellissimo libro. Il primo è un limite di tono. Remoria è il secondo libro di non-fiction pubblicato dalla Minimum Fax che leggo nel giro di pochi mesi. (Il primo è stato l'altrettanto ottimo Essere senza casa, di Gianluca Didino.) Ho come l'impressione che al momento, in Italia, sia in corso una vera e propria rinascita della non-fiction (di cui gli italiani non si sono manco accorti, specie quelli che non leggono gli altri italiani 'per principio' - cioè, la maggior parte). E ho come l'impressione che il locus di questa rinascita sia proprio la Minimum Fax, più che la Einaudi e la Adelphi, che continuano a pubblicare sì ottima saggistica, ma pur sempre 'tradizionale'. La non-fiction della Minimum Fax, invece, è 'diversamente tradizionalista', nel senso che si inserisce all'interno di una tradizione ancora non del tutto consolidata in Italia: non la tradizione della 'divulgazione scientifica', ma quella dei cultural studies, una disciplina a metà fra la sociologia, l'antropologia, la semiotica, le teorie politiche e la filosofia. Ironicamente, proprio l'Italia vanta uno dei capostipiti dei cultural studies: Umberto Eco, che negli anni Settanta venne spesso ridicolizzato per le sue analisi semiotiche della 'cultura pop', al punto che in molti lo definivano "il filosofo che si occupa di Paperino". (Ora che è morto, tutti dicono che "Eco è stato un grande saggista e un grande filosofo...", anche se sono ancora in molti, specie in Italia, a sentirsi in dovere di precisare che "... però era uno scrittore mediocre". Magari fra duecento anni persino in Italia ci si accorgerà che Eco era sia un grande saggista e sia un grande scrittore: del resto si sa che gli italiani accettano la grandezza dei propri connazionali solo nel caso in cui siano morti e sepolti, cioè quando non possono più minacciare quel loro ego smisurato che maschera tutta la loro disarmante mediocrità. Ogni ladrone diventa santo, dopo la morte, e l'Italia sempre fu terra di santi.) Ma i cultural studies pubblicati dalla Minimum Fax, mi sembra, seguono più altre tracce, altre vie: più precisamente quelle solcate dalla tradizione anglosassone e da personalità come Mark Fisher (di cui Valerio Mattioli guarda caso ha tradotto alcune opere, e guarda caso sempre per la Minimum Fax). Ciò che gli autori nostrani non hanno ancora del tutto assimilato dai maestri inglesi, però, è una la 'leggerezza'. Permane, in queste opere (o per lo meno in quelle poche che ho letto io), un tono molto greve, una serietà resa solo attraverso la seriosità. Non nego infatti che, in certe pagine di Remoria, ho avuto l'impressione che Mattioli stesse prendendo troppo sul serio la storia che stava raccontando (e sé stesso che la raccontava). Non nego neanche che, dopo la lunga carrellata di simboli, interpretazioni post-psico-analitiche e riferimenti all'occulto e all'irrazionale, il mio interesse ha cominciato a scemare e ho faticato ad arrivare alla fine. Calcare la mano non sempre paga: uno stile più sottile e understated (per usare un termine caro ai maestri inglesi) a volte aiuta ad andare nella profondità delle cose. In fondo, le sabbie mobili catturano meglio del cemento.

Il secondo limite che ho trovato in questo libro non è di natura stilistica, ma semmai teorica. Remoria è la città-fantasma di Remo. Una città che non è mai stata costruita ma che è 'emersa' durante la storia di Roma. Un luogo che sta ovunque ma da nessuna parte, sconfinata in quanto priva di confini ufficiali, illimitata in quanto priva di limiti morali, smisurata in quanto impossibile da misurare. Una città dentro, sopra e attorno la città ufficiale, pervasa da forze dionisiache e demoniache... Ok, fin qui ci siamo. Se però Remoria è questo luogo che sfugge alla classificazione, alla logica, alla razionalità, alla civiltà, provare a scriverne la storia non è forse un progetto destinato a fallire in partenza? Fallisce o perché la storia di Remoria, vista la natura stessa di Remoria, non può essere scritta (e dunque razionalizzata) per principio; oppure perché scrivere quella storia - catalogandola, ufficializzandola e istituzionalizzandola - significa proprio distruggere Remoria, allo stesso modo in cui la scrittura ha dato il via alla Storia, distruggendo la dimensione ancestrale e atemporale degli uomini primitivi.

Queste perplessità ce le ho e me le tengo, e pazienza!, ma il libro di Mattioli, comunque, lo consiglio.
Profile Image for Simona Moschini.
Author 5 books45 followers
November 26, 2019
Esperimento fatto di contaminazioni colte, suggestioni, fricchettonate che normalmente mi repellerebbe ma, trattandosi della città più sciagurata e pur sempre affascinante d'Italia mi ha interessato fin da quando ne ho sentito parlare.

Lasciamo perdere il discorso storico - in una prospettiva storica seria nessuno definirebbe sporca e poco igienica la Roma del I secolo d.C., che funzionava molto meglio dell'attuale.
Senza contare le pesanti cesure subite dall'ex capitale di un impero che già dopo il cristianesimo religione di Stato e le invasioni del IV secolo era cambiata, per non parlare dei traumi della cattività avignonese, del Medioevo dominato dalle bande rivali, del quasi genocidio del sacco di Roma etc. etc. - invano ne cerchereste traccia in questo saggio.

Sorridiamo pure delle leggende, poniamo pure di rifiutare la tesi che vorrebbe a tutti i costi instaurare un rapporto perverso tra le dinamiche del fratricida Romolo e del ribelle Remo e - tagliando fuori tutto il resto - il 1946, la ricostruzione urbanistica dissennata, il GRA e le borgate.
E tuttavia il discorso antropologico su confine, limes, Pasolini, Ranxerox e Carl Schmitt tiene, una sua coerenza ce l'ha e, tra superamento di Pasolini, organizzatori di rave, neofascisti, teoria e pratica dell'ecstasy, si fa leggere.

Mi stupisce soltanto - non era forse funzionale al discorso? - che di Claudio Caligari, del quale Mattioli analizza a fondo "Amore tossico" (1983), non sia stato non dico preso in considerazione ma neanche sfiorato, tantomeno citato in bibliografia, quasi non fosse mai uscito, l'ultimo bellissimo "Non essere cattivo" (2015): film che, guarda caso, parlava ancora una volta di periferie, Ostia, relazione tra marginalità, discoteche di periferia, droghe sintetiche e crimine; che era quindi non soltanto il canto del cigno di un regista troppo poco prolifico ma una riflessione sulle evoluzioni storiche del suo oggetto d'indagine dagli anni 70 (come giustamente rileva Mattioli, "Amore tossico" si spiega solo con un'ambientazione a metà di quel decennio) a due generazioni dopo.
Profile Image for Giorgio Palumbo.
Author 4 books19 followers
December 23, 2019
n libro che fa finta di raccontare una storia diversa di Roma, come premessa, ma che in effetti racconta la sua vera storia, quella più sporca, suburbana, degli ultimi 30 anni. più che un saggio una metabiografia come analogamente ha scritto Pecoraro, in maniera differente, con Lo stradone. gran libro.
Profile Image for Beppe Longo.
51 reviews1 follower
February 5, 2020
Ennesima prova di bravura di Mattioli. Racconta ed analizza, analizza e racconta in un susseguirsi di fatti, stati d'animo e riflessioni. Davvero un bel libro.
241 reviews2 followers
January 29, 2021
Remoria - Mattioli 6 - pensavo di aver tra le mani un romanzo distopico sulla nascita di roma che si cala nella Roma delle periferie di oggi, ed invece è un saggio sull’evoluzione delle stesse periferie, sorte non attorno al centro ma attorno al gra. Roma è il quadrato razionale, la violenta forza bruta della periferia è il cerchio che preme sui lati del quadrato fino a rischiare di spezzarlo. Bella lo storia di rave, techno, casilino 900 e monnezza. Troppo insistiti i riferimenti al gra-ano. Casilina forever 
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Caterina Buttitta.
153 reviews11 followers
January 20, 2020
Recensione di Caterina Buttitta -- Blog:https://labibliotecadikatia.blogspot....
Remoria. La città perduta di Valerio Mattioli è una sorta di diario speciale in grado di andare al di là della storia, per costruirne un'altra, più oscura. Un diario ammaliante, su un'altra Roma (Remoria. La città invertita, fondata su quel sentimento di chi vuole rimanere legato alle radici).

E' una disposizione (sentimento) che va da Gesualdo Bufalino, nella "La luce è tutto", in cui l'autore di Comiso racconta e scopre l'altra identità della sicilia; oppure come è accaduto nel romanzo del "Paese nudo" di William Burronghs, in cui lo scrittore ci catapulta in una mostruosa Tangeri.

Protagonista del romanzo è una città che <>; Remo. La data della prima resurrezione di Remoria? Il 25 ottobre 1946, in occasione dei lavori del Gra (Grande raccordo annulare). Qundo Remoria riemerge, non contempla altro che veicoli a motore, e l'unica forma di umanità che accetta è quella della sintesi tra uomo e macchina.

Gli abitanti di "Remoria" sono dei mostri: incarnazioni degli spettri rimasti senza dimora dai tempi dell'origine. Mattioli crea un lavoro sulla ivisitazione di Roma. Una rivisitazione dei luoghi, della gente, dei film, e dei costumi, di cui in seguito si è sviluppata Roma.

Il Gra di cui l'autore ha soprannominato (La tana del Bianconiglio) è una sorta di <>, attorno e intorno ad esso si avverte la civiltà di Remoria, una sfida all'istituzione di Roma. Mattioli si immerge nella borgatosfera, cioè <>.

Un fumetto di fantascienza, testo sacro di Remoria, con protagonista un brutale muscoloso cyborg che, riveste il ruolo di antieroe che è e sarà: il coatto.
Displaying 1 - 11 of 11 reviews

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