In Dalle parti degli infedeli, Sciascia divulga - legandolo ad un interessante commento - il carteggio intercorso tra Angelo Ficarra, vescovo della Diocesi di Patti, e la Sacra Congregazione Concistoriale, presieduta dal cardinale Adeodato Giovanni Piazza.
Pastore d'anime fervente, mite, dedito alla meditazione e alla preghiera, Ficarra è stato posto sotto osservazione perché sgradito agli ambienti locali della DC, che addebitano alla sua indifferenza per le vicende elettorali la causa delle successive sconfitte dello scudocrociato nelle elezioni a Patti ed in altri comuni vicini.
Obbedendo a "indirizzi superiori" e con eccesso di zelo, la Sacra Congregazione assedia Ficarra, reo, d'altro canto, d'aver scritto un saggio - poi pubblicato postumo - sulle feste religiose in Sicilia, nel quale si indaga con lucidità sulla sostanziale irreligiosità dei siciliani (nonostante l'attaccamento a riti e tradizioni).
Si vuole che il prelato rinunci alla Diocesi e si ritiri; poi, senza che lui lo chieda, gli si affianca un vescovo ausiliare e, quindi, si costituisce quest'ultimo come amministratore apostolico sede plena, praticamente esautorandolo del tutto; infine lo si nomina arcivescovo titolare di Leontopoli di Augustamnica, conferendogli un titolo puramente onorifico, come è appunto per i vescovi in partibus infidelium.
Sciascia, nelle brevi noterelle finali, precisa che nell'Enciclopedia Cattolica si fa cenno ad una Leontopoli (senza riferimenti all'Augustamnica), la cui citazione originaria risale a Flavio Giuseppe, probabilmente corrispondente all'attuale Tell el-Jehuddijjeh, circa 30 km dal Cairo e 20 km dall'antica Eliopoli. Una diocesi forse nemmeno mai esistita, se non come sede di un tempio ebraico appena tollerato dai sacerdoti di Gerusalemme, il cui culto considerano illegale; inequivocabilmente in partibus infidelium. Perciò l'autore siciliano conclude: "Saremmo maliziosi a sospettare una certa malizia nella nomina di monsignor Ficarra ad arcivescovo di Leontopoli?"