Una mattina, al risveglio, un uomo si accorge di aver perso una parola.
Cerca di ricordarla, ma non sa qual è.
La cerca ovunque: sulla spiaggia dell’isola su cui si è rifugiato, nel mare, nei dizionari e perfino nell’unico quadro della sua camera da letto in albergo.
Dopo settimane vissute inconsciamente, il nostro protagonista – che all’interno della storia non ha un nome e né un volto – sviluppa una vera e propria ossessione per la parola mancante: è convinto che, a poco a poco, tutte le altre lo abbandoneranno.
A volte gli capita di non riuscire ad esprimersi con i vocaboli giusti perché li dimentica improvvisamente; ha la sensazione che il suo linguaggio si affievolisce giorno dopo giorno, e vuole colmare a tutti i costi quella mancanza dentro di lui, che va sempre più allargandosi.
“Un vuoto aveva occupato una certa zona della mia memoria alla quale, da solo, non sarei stato più capace di accedere.”
Questa è una storia che non ha né un inizio né una fine.
Il protagonista non ha un nome e né tanto meno ce l’hanno i personaggi secondari, che sono pochi ed essenziali, così come anche le ambientazioni.
“L’ oblio” è un libro intimo, introspettivo ed estremamente riflessivo.
Leggere questo romanzo è come entrare nella mente del protagonista, scavare al suo interno e scendere a parti con i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue percezioni.
Vedere scorrere la sua vita, così vicino, da poterla sfiorare con le dita.
La scrittura di Philippe Forest è incisiva, pulita. Sembra quasi uno specchio sull’anima del protagonista.
Ad avvolgere il romanzo è un ritmo serrato, complesso e profondo al tempo stesso, che non lascia spazio a futili distrazioni.
“La parola che avevo perso, mi sono messo a cercarla…Avevo letto da qualche parte che ricordarsi di qualcosa significa spesso risvegliarsi dall’oblio in cui quella cosa era caduta…“
La trama è frammentaria e dispersiva, ma ci si ritrova ugualmente coinvolti dal testo se gli si rivolge la giusta attenzione.
Il fulcro del libro è sicuramente la riflessione: una riflessione profonda sulla realtà e sull’esistenza, sulla perdita e sulla solitudine, ma anche sulla gioia della riscoperta e il ritrovamento.
Philippe Forest ci invoglia a capire il significato delle parole e della loro importanza.
Non a caso, “L’oblio” è un romanzo da assimilare per bene, e che a fine lettura lascia numerosi quesiti dentro di noi ai quali si cerca costantemente di dare una risposta.