Kafka analizza con toccante sincerità e rimpianto la storia del proprio dissidio con il padre, la cui figura prorompente e vitale non riesce a essere un modello per Franz, prima bambino intimorito, poi ragazzo fragile e sensibile, infine uomo che vive soltanto delle proprie «idee sublimi». La Lettera al padre costituisce perciò un vero e proprio atto di accusa nei confronti di un tipo di educazione che impone le sue regole senza possibilità di appello. Nello stesso tempo, partendo dai dati autobiografici, dilata la figura paterna a dismisura, anticipando nel suo rigore repressivo il carattere di quelle autorità misteriose che determinano il destino dei protagonisti de Il processo e Il castello.
Alla Lettera al padre seguono in questo volume altri materiali del lascito Gli otto quaderni in ottavo e le aforistiche Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via.
Franz Kafka was a German-speaking writer from Prague whose work became one of the foundations of modern literature, even though he published only a small part of his writing during his lifetime. Born into a middle-class Jewish family in Prague, then part of the Austro-Hungarian Empire, Kafka grew up amid German, Czech, and Jewish cultural influences that shaped his sense of displacement and linguistic precision. His difficult relationship with his authoritarian father left a lasting mark, fostering feelings of guilt, anxiety, and inadequacy that became central themes in his fiction and personal writings. Kafka studied law at the German University in Prague, earning a doctorate in 1906. He chose law for practical reasons rather than personal inclination, a compromise that troubled him throughout his life. After university, he worked for several insurance institutions, most notably the Workers Accident Insurance Institute for the Kingdom of Bohemia. His duties included assessing industrial accidents and drafting legal reports, work he carried out competently and responsibly. Nevertheless, Kafka regarded his professional life as an obstacle to his true vocation, and most of his writing was done at night or during periods of illness and leave. Kafka began publishing short prose pieces in his early adulthood, later collected in volumes such as Contemplation and A Country Doctor. These works attracted little attention at the time but already displayed the hallmarks of his mature style, including precise language, emotional restraint, and the application of calm logic to deeply unsettling situations. His major novels The Trial, The Castle, and Amerika were left unfinished and unpublished during his lifetime. They depict protagonists trapped within opaque systems of authority, facing accusations, rules, or hierarchies that remain unexplained and unreachable. Themes of alienation, guilt, bureaucracy, law, and punishment run throughout Kafka’s work. His characters often respond to absurd or terrifying circumstances with obedience or resignation, reflecting his own conflicted relationship with authority and obligation. Kafka’s prose avoids overt symbolism, yet his narratives function as powerful metaphors through structure, repetition, and tone. Ordinary environments gradually become nightmarish without losing their internal coherence. Kafka’s personal life was marked by emotional conflict, chronic self-doubt, and recurring illness. He formed intense but troubled romantic relationships, including engagements that he repeatedly broke off, fearing that marriage would interfere with his writing. His extensive correspondence and diaries reveal a relentless self-critic, deeply concerned with morality, spirituality, and the demands of artistic integrity. In his later years, Kafka’s health deteriorated due to tuberculosis, forcing him to withdraw from work and spend long periods in sanatoriums. Despite his illness, he continued writing when possible. He died young, leaving behind a large body of unpublished manuscripts. Before his death, he instructed his close friend Max Brod to destroy all of his remaining work. Brod ignored this request and instead edited and published Kafka’s novels, stories, and diaries, ensuring his posthumous reputation. The publication of Kafka’s work after his death established him as one of the most influential writers of the twentieth century. The term Kafkaesque entered common usage to describe situations marked by oppressive bureaucracy, absurd logic, and existential anxiety. His writing has been interpreted through existential, religious, psychological, and political perspectives, though Kafka himself resisted definitive meanings. His enduring power lies in his ability to articulate modern anxiety with clarity and restraint.
Kafka, o mio Kafka. Ecco, questo è quello che sento ogni volta che finisco di leggere un libro dell’autore che non sia un romanzo, ma che abbia a che fare con i suoi sentimenti più intimi e più nascosti. Così è stato per “Lettere a Milena” che mi ha devastata, in modo piacevole e difficile, ed è lo stesso ora che ho finito “Lettera al padre”. Ogni volta di più mi rendo conto di come deve essere stato difficile per lo scrittore crescere con dei genitori come i suoi, e doversi interrogare per anni e anni sulle ragioni e sulle colpevolezze di determinati gesti.
La lettera al padre la si può forse apprezzare se si ha una figura parentale dominante e altera oppure se si è interessati alla persona di K. come nel mio caso. Alla rilettura ancora più interessante, spunta l'autore e forse qualcosa si potrebbe dire, ma il testo di Kafka continua a prescinderne.
Le considerazioni: mi limito a riportare questo passo: "ora, se vuole scendere in terra lo strozza il collare del cielo, se vuole salire in cielo lo strozza il collare della terra. E, tuttavia, egli ha a disposizione tutte le possibilità, e lo sente".
Valutazione 5 stelle perché è un must se si vuole approfondire Kafka; per il mero gusto del leggere decisamente optare su altro.
"Lettera al padre" è un doloroso tentativo di ribellione nei confronti una figura paterna che assume in questo scritto una forma mostruosa, quasi grottesca. Il rapporto padre-figlio è improntato all'abituale vessazione del primo, forte, energico, portato all'azione, nei confronti del secondo, fragile, passivo, riflessivo, troppo diverso per poter essere compreso da un'indole che risulta ottusamente dominante. È una lotta impari, che Franz Kafka riporterà spesso nelle sue opere: quella dell'uomo-figlio inerme, che prova in qualche modo a resistere, e a esistere, ma è destinato a soccombere di fronte a un'autorità-padre inaccessibile, altera e spietata.
"Ero quasi al sicuro, potevo tirare il fiato; l'avversione che Tu naturalmente provasti subito per i miei scritti questa volta eccezionalmente mi era gradita. La mia vanità, la mia ambizione soffrivano, sì, per l'accoglienza ormai scontata che Tu riservavi ai miei libri (...) ma in fondo ne ero contento, non solo per una trionfante cattiveria, non soltanto per la gioia di veder confermata la mia opinione sui nostri rapporti, ma istintivamente, perché quella frase significava per me: Adesso sei libero! Naturalmente era un'illusione; non ero - o almeno non ero ancora - libero. Nei miei libri parlavo di Te, sfogavo sulla carta quello che non potevo sfogare sul Tuo petto. Era un congedo intenzionalmente prolungato che prendevo da Te; solo che, da Te costretto, questo distacco volgeva nella direzione da me voluta. Ma quanto poco era tutto questo!"
Il voto è 4 ⭐ e non 5 perché ho apprezzato meno "Gli otto quaderni in ottavo", interessanti perché raccolgono parte del pensiero filosofico-religioso di Kafka, ma per me un po' ostici.
Mi è venuta voglia di leggere la lettera che Franz Kafka scrive al padre per conoscere meglio questo autore che per me rappresenta sicuramente un mistero. Ho letto "La metamorfosi" e se non fosse stato per lo studio scolastico del testo, la sua scrittura non mi avrebbe trasmesso nulla del suo pensiero. In questa lettera invece c'è tanto di Franz e tanto di suo padre, la commovente voglia di parlare col genitore a cuore aperto, la presenza paterna così ingombrante sia fisicamente sia moralmente e si nota quanto questo sia stato pesante per lo scrittore e per il suo animo altamente sensibile. Kafka parla spesso di un influsso quasi venefico che suo padre esercita non solo su di lui ma anche sugli altri componenti della famiglia, mi sono molto immedesimata capendo cosa vuol dire avere a che fare con un genitore egocentrico che ti fa sentire spesso non abbastanza. È stato bello crogiolarmi in questo dolore filiale che conosco e che per me sembra quasi casa. La parte che riguarda i quaderni in ottavo e le considerazioni è ricca di pensieri, alcuni molto interessanti altri davvero filosofici e in alcuni casi troppo cerebrali per i miei gusti.
"A che punto d'indifferenza possono arrivare certe persone, a che profonda certezza di aver perduto per sempre il giusto sentiero."
ho terminato "Lettera al padre" con il cuore chiuso in una morsa. L'angoscia che mi hanno suscitato queste 50 pagine non ha precedenti, un po' per la vicinanza con alcuni passaggi, un po' per la consapevolezza dell'ennesima vita rovinata a causa di un padre che non ha saputo fare il padre. Ho trovato nelle parole di Kafka quello che non sono mai riuscito a capire da solo; leggerei questa lettera altre 1000 volte e non mi stancherei di farlo.
Non ho apprezzato gli otto quaderni in ottavo, invece. Valanga di pensieri sconnessi riguardanti il male, il bene, la fede e il paradiso, la vita, l'umanità. Le considerazioni finali poi non sono altro che gli aforismi presi dagli otto quaderni in ottavo, messi tutti in una lista e numerati, quindi è stato come leggere la stessa cosa due volte.
"Lettera al padre" è da 5 stelle, gli altri due scritti abbassano la valutazione.
Ci sono dei scritti indispensabili per comprendere l'animo di un artista. Kafka - per me - merita di essere esaminato e compreso nella sua completezza.
Il padre era molto geloso dei figli e desiderava il meglio per loro. Capisco lo stato d'animo di Kafka, il suo senso di colpevolezza, ma egli si rende vittima. "non potevo trasformarmi quando incontravo altre persone, anzi mi trovavo di fronte ad essi ancora più profondamente colpevole perché dovevo riparare a quanto avevi commesso verso costoro negli affari con la mia complicità." Kafka o è sensibile o gli piace farsi del male. Anche l'autore ha capito di essere diverso dal padre. Mentre di giorno Kafka era un uomo di legge, di notte diventava un letterato, il suo Io veniva fuori così. Se potessi parlargli gli direi "Lascia perdere quel che dice, fa cos'è giusto. Prendi tuo padre come esempio di tutto ciò che non vuoi essere o diventare". Mi piace la risposta immaginaria che, secondo Kafka, darebbe suo padre alla lettera e concordo con lui. L'idea della mano destra in lotta con la sinistra l'avevo pensata anch'io. Gli 8 quaderni in ottavo mi ricordano i "Pensieri" di Pascal. Sono abbastanza difficili e le considerazioni finali inutili: sono una ripetizione di quanto già detto.
Parliamo di un'opera di Kafka che non avremmo dovuto leggere, non perché non sia gradevole, ma perché l'autore stesso aveva dato disposizioni di bruciare tutto. Eppure, abbiamo avuto la fortuna di poter leggere un titolo importante, in cui Kafka si mostra nudo e crudo nella sua torbida relazione con un padre molto austero. Sono poche pagine, ma ognuna di esse è pregna del dolore di un'anima sensibile che, fragile e timida dinanzi al muro innalzato dal padre, si rifugia nelle parole scritte. In questa lettera, lo scrittore rende con chiarezza quei presupposti filosofici e psicologici che, nei suoi romanzi, tanto sono nascosti dallo stile e dai temi volutamente surreali e oscuri. Lo stile è quello tipico di una lettera personale; mentre si sfogliano le varie pagine, ci si sente immersi nell'interiorità afflitta dell'autore in maniera intima. Per chi ha già letto le opere maggiori di Kafka, questo libretto è imperdibile per comprenderlo nella sua interezza.
Kafka ha un modo tutto suo di vivere l’esperienza della scrittura. Tre opere molto differenti, ma che convogliano tutte nella parola “empatia”. Una lettera a tratti straziante di una voce non ascoltata; un grido di aiuto, una mano tesa verso una figura paterna a tratti mostruosa. La consapevolezza che le conquiste della propria vita sono state sofferte a pieni polmoni. Una raccolta di pensieri dalla profondità umana compongono i quaderni un ottavo: riflessioni di tutti i giorni, che partono da esperienze di vita quotidiana per spiegare le grandi cose della vita. Per poi avere uno scritto conclusivo che racchiude le premesse dei quaderni e ne fa un trattato di empatia e fiducia in se stessi nonostante il male del mondo.
The letter to His father is a deep confession made by Kafka himself, towards the methods used by his father while growing up, his education and his proper figure as the core centre of the family. We also have an insight into the way Kafka approached religion, and I think that this is the key to understanding the most part of his work.
Trovo che l’intimità e l’intensità che si trovano in questo documento siano uniche e non avevo dubbi che leggendo una lettera del genere mi avrebbe toccato nel profondo.