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Potere alle parole. Perché usarle meglio

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Che cosa penseremmo del proprietario di una Maserati che la lasciasse sempre parcheggiata in garage pur avendo la patente? E di una persona che, possedendo un enorme armadio di vestiti bellissimi, indossasse per pigrizia sempre lo stesso completo? Queste situazioni appaiono improbabili; eppure, sono esempi dell’atteggiamento che molti hanno nei confronti della propria lingua: hanno accesso a un patrimonio immenso, incalcolabile, che per indolenza, o paura, o imperizia, usano in maniera assolutamente parziale. Anche se l’italiano non ha bisogno di venire salvato, né tantomeno preservato, è pur vero che dovremmo amarlo di piú, perché è uno strumento raffinatissimo, ed è un peccato limitarsi a una frequentazione solamente superficiale. Perché conoscerlo meglio può essere, prima di tutto, di grande giovamento a noi stessi: piú siamo competenti nel padroneggiare le parole, piú sarà completa e soddisfacente la nostra partecipazione alla società in cui viviamo. Vera Gheno si fa strada nel grande mistero della lingua italiana passando in rassegna le nostre abitudini linguistiche e mettendoci di fronte a situazioni in cui ognuno di noi può ritrovarsi facilmente. E ci aiuta a comprendere che la vera libertà di una persona passa dalla conquista delle parole.

161 pages, Paperback

First published September 10, 2019

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About the author

Vera Gheno

37 books219 followers
Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), all'Università per Stranieri di Siena (Applicazioni informatiche per le scienze umane) e al Middlebury College, sede di Firenze (Sociolinguistica). Collabora con l'Accademia della Crusca dal 2000. Al momento è membro della redazione di consulenza linguistica e gestisce il profilo Twitter dell'ente. Ha pubblicato un libro, "Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)" con Franco Cesati Editore.

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Profile Image for Nood-Lesse.
429 reviews327 followers
July 2, 2020
Ogni parola, letteralmente, racchiude un mondo

Se un argomento ti interessa e in merito leggi un libro scritto in modo intelligente ed ironico, non solo lo apprezzi ma vorresti che lo leggessero anche gli altri. Gli spunti che offre Vera Gheno sono molteplici, scelgo di svilupparne uno in particolare:
Poiché la competenza linguistica si forma per perenne aggiunta, possiamo aumentare le nostre competenze per tutta la vita, a partire dallo speciale bilinguismo che possediamo praticamente gratis per il solo fatto di nascere in Italia: quello dialetto-italiano, una prima, enorme risorsa espressiva che non dobbiamo mai rimuovere, ma solo imparare a usare nel contesto corretto.

Sull’importanza del contesto Vera Gheno, gestrice (definizione sua) del profilo Twitter dell’Accademia della Crusca, insiste spesso. I registri linguistici variano a seconda dell’ambito in cui ci troviamo, tanti più registri sapremo usare, tanto più appropriate saranno le nostre esposizioni. L’analisi della lingua e della sua evoluzione è a tutto tondo, si spiega come neologismi ed anglismi non vadano considerati demoni, ma segnali che la nostra lingua è viva, ricettiva e in costante evoluzione, che essi entreranno a far parte dei dizionari solo in base alla consolidata frequenza d’uso e non grazie alla loro paternità

“le lingue non sono solitamente create a tavolino, e che il sistema della norma, pur dovendo senz’altro molto alle indicazioni dei linguisti, si realizza prima di tutto tramite l’uso vivo delle persone”…
…Il «nuovo standard» (o neostandard) comprende fenomeni come la semplificazione del sistema verbale, con caduta in disuso di tempi come il trapassato remoto o il futuro anteriore, l’impiego del presente pro futuro (come in domani vado invece di domani andrò) o dell’imperfetto di cortesia (volevo del pane invece di vorrei del pane) o, ancora, dell’indicativo al posto del congiuntivo (penso che è una buona idea); la semplificazione del sistema pronominale, con lui, lei e loro come soggetto invece di egli, ella, essi (chi è che impiega mai egli «dal vivo», in una conversazione reale?)


Ecco, posto il fatto dell’influenza del parlato, sullo scritto, della necessità di individuare i contesti in cui operiamo (una relazione di lavoro non è paragonabile alla lettera ad un amico o ad un commento divertito su GR e comunque a mio avviso scritto e parlato rimangono due discipline differenti) è sul dialetto che voglio portare il mio contributo:
in Toscana il sistema pronominale è ancora più snello, perché “Gli” fa le veci di a lui, a lei, a loro. Per intenderci “Devi parlargli!” Può significare indifferentemente: devi parlare a Marco, a Claudia, a Marco e Claudia. Noi toscani siamo famosi per la rimozione della C che i fiorentini aspirano e i pisani mangiano. La domenica a Firenze è domeniha, a Pisa Domenia. Proprio in provincia di Pisa, una signora intervistata alla TV, per descrivere i momenti precedenti al grave incendio che aveva distrutto un capannone industriale, affermò di aver sentito un grande *bocato. (mentre la intervistavano si sarà imposta di non mangiarsi le C).
Le parole per me sono giocattoli e nonostante per Vera Gheno rappresentino una professione, anche in lei è riconoscibile il piacere di giocare con esse. Di cosa sono fatti i libri che in qualità di utenti di questo sito consumiamo in quantità industriale? In questo troverete anche un’analisi sociologica del linguaggio e della sua importanza nell’epoca in cui tutto può esser condiviso, vero o falso (soprattutto se falso) che sia, troverete l’invito a verificare le fonti, a non fidarvi di ciò che vi viene proposto e l’esortazione finale
Ogni lingua, è di chi la parla; di conseguenza, siamo tutti responsabili del suo stato di salute. Prima smettiamo di imputare le cause dei problemi agli altri, meglio è per tutti. E il punto non è astrattamente usarla bene, ma usarla al meglio delle proprie capacità e competenze.
Profile Image for Uhtred.
364 reviews27 followers
January 12, 2021
I really liked this agile book, almost a manual. The author, a great connoisseur of language, is very good at arousing the reader's interest in the words, indeed, the Love for the Word. According to the author, words are a very powerful tool in the hands of those who know how to use them well and renouncing this knowledge means becoming impoverished as a person and cutting oneself off from the highest circles. Her love for well-used words and well-constructed sentences goes so far as to say that a subjunctive used in the wrong way acts as a contraceptive, in the sense that it causes all interest in a person to drop. The author says that a person who misuses words and phrases draws the listener's attention to these errors, rather than the message, and therefore the message is lost. It is as if someone were telling you very important and beautiful things, but since he has a terrible breath, you only "listen" to the breath and you miss the content of the message. The author tells us that if we really love words we must correct all the people who use them badly, it is an educational action that, without making us become "grammarnazi", must give us the courage to find the way to act and not accept. I have always loved words and in this book I have found the same love: the author also explains very well what is the primary purpose of the national linguistic academies, that is the difference between the prescriptive function and the descriptive function, that is, when these institutions have to provide the rules and when they must limit themselves to registering a well-established use which thus becomes admissible. In fact, it is very nice when Vera Gheno describes a language as a "living thing", with all the changes due to use and inclusions from other languages. I am really happy to have read this book, both because I learned a lot and because I met Vera Gheno, even if not in person. Indeed, the regret of not knowing her in person led me to look for more news about her and I discovered that on Youtube there are a lot of interventions of her. Now I know how to constructively spend many hours of my free time….
Profile Image for Angy - Books Lover .
245 reviews16 followers
February 9, 2021
Affascinante.
Vera Gheno ha una proprietà di linguaggio fantastica, espone argomenti "difficili" nel migliore dei modi, usando (ovviamente) le migliori parole.

Cosa mi porto a casa da questa lettura?
Tantissime cose:
- Com'è importante essere sempre assetati di curiosità verso il mondo;
- Com'è importante adattarsi al contesto;
- Com'è importante non smettere di imparare.

Libro conciso, spiega la nascita di alcuni detti (es. si dovrebbe dire "alto bordo", ma col tempo si è trasformato in "alto borgo"), e nel libro ci sono tantissimi esempi di questo libro.

Sicuramente leggerò altri libri dell'autrice in futuro.
Profile Image for Occhionelcielo.
120 reviews43 followers
June 4, 2020
Vi parlo da amministratore condominiale: in particolare voglio parlarvi della parola VASISTAS.
Quante volte l'abbiamo usata nei sopralluoghi con gli amici serramentisti, e poi nei preventivi, nelle assemblee e, infine, nei verbali.
Il suono stesso evoca qualità, tecnologia e solidità tutta germanica, sembra coniato dall'ufficio tecnico della Schuco e basta da solo ad incutere rispetto e dissuadere da ogni contestazione anche i condòmini più ostici.

Poi arriva Vera Gheno a spiegarci che la parola magica è stata inventata da uno scrittore italiano e significa "Che cos'è sta roba qui?".
Una fitta al cuore, non volevo crederci.
Da domani, nelle mie assemblee, solo ante a ribalta.
Profile Image for Fran.
228 reviews115 followers
October 20, 2019
Piacevolmente divulgativo.

Non ho particolari competenze o studi linguistici alle spalle, per cui ho trovato questo volume interessante e ricco di spunti. Ho apprezzato molto anche le molteplici citazioni, pertinenti e significative.

Mi è molto dispiaciuto prendere coscienza che "la lingua è dei parlanti"...

Occorre trovare il non facile equilibrio tra la norma e l'uso, tra l'irrigidimento dogmatico e acritico e il cedere a qualsiasi obbrobrio, perfino controintuitivo, che si sta diffondendo nell'uso.
Profile Image for Ely  Gocce di Rugiada.
Author 14 books41 followers
September 19, 2020
Possiamo considerare l' autrice una sorta di coach del linguaggio.Magari alcuni di voi come me, vuoi per ragioni lavorative, vuoi per ragioni personali, si sono avvicinati alla mindfulness per fare un percorso di crescita personale.Ecco l' autrice ci porta parimenti, in un percorso di consapevolezza linguistica italiana ( possibilmente priva di inglesismi), invitandoci a svolgere il ruolo di contadini digitali ed a imparare il corretto uso del nostro idioma.
Profile Image for Manuel Modesti.
30 reviews11 followers
May 28, 2020
Un saggio divertente e stimolante che, per il suo carattere divulgativo, si rivolge a un pubblico non esperto della materia: il testo, infatti, quando tocca argomenti più tecnici è arricchito da numerose spiegazioni, della serie "linguistica for dummies" . Questo aspetto, che potrebbe annoiare chi già possiede certe nozioni, è essenziale per il pubblico di riferimento del libro e ha il pregio di essere sempre gestito con chiarezza e precisione, senza rallentare o appesantire la lettura.

La Gheno non è una linguista intransigente o reazionaria ma, al contrario, è una convinta fautrice della necessità che i due approcci alla norma linguistica, il prescrittivo (che prescrive un comportamento) e il descrittivo (che descrive la lingua così come viene usata), vadano bilanciati.

Una lingua, infatti, è viva finché è parlata. Ne consegue che la maggior parte dei neologismi (petaloso, ricordate?) sono innocui e gli anglismi, se usati con criterio, non sono sempre un male. Quella dei femminili professionali, inoltre, è una questione seria che va trattata con cognizione di causa, evitando di scadere nel benaltrismo.

La necessità di scrivere ed esprimersi correttamente però, soprattutto nella società della comunicazione, non deve mai abbandonarci, neanche nei contesti informali, perché ci consente di migliorare tutta la nostra produzione linguistica. Proprio per questo è importante continuare a studiare la lingua, indagandola a fondo per coglierne tutta la complessità.

Tuttavia, è opportuno che non prevalga il pregiudizio perché "più che difendere la nostra lingua, dobbiamo stimarla, portarle rispetto, usarla con l'attenzione con cui si impiegano strumenti che, quando mal usati, possono ferire, anche mortalmente (come le parole). Tutti, in qualità di semplici parlanti di una lingua, rivestiamo per essa un ruolo molto importante: la sua qualità, la sua supposta decadenza o trasformazione non dipendono, infatti, dagli altri [...] ma da noi."
Profile Image for Diletta.
Author 11 books243 followers
November 19, 2019
Ovvio che è interessante e puntuale ma: uno dei libri più divertenti che ho letto quest'anno.
Giuro.
Profile Image for Silvia.
163 reviews29 followers
March 7, 2021
Probabilmente ha il solo difetto di essere troppo breve. Ne voglio ancora!
Profile Image for Simone.
26 reviews
September 17, 2019
Rimane una lettura essenziale per tutti coloro che non sono vicini allo studio della lingua. Sono d'accordo con l'autrice, beh, praticamente su tutto, con qualche eccezione qua e là. Eppure non mi ha soddisfatto, forse avevo aspettative troppo alte, e considerando i miei trascorsi molti concetti sono tutt'altro che nuovi per me. Tre stelline per questo motivo, se nella vita avessi fatto altri studi probabilmente avrei dato di più.
Profile Image for Giovanni Storiale.
21 reviews81 followers
March 20, 2020
Non tutti nasciamo comunicatori di professione, eppure tutti noi – diversamente dagli animali – possediamo il privilegio del linguaggio. Un privilegio, quello di parlare, leggere e scrivere, che apprendiamo molto presto, quando siamo piccoli, e che per questo motivo diamo fin troppo spesso per scontato.

I lettori forti in Italia, quelli che leggono almeno un libro al mese, sono solo il 13,4% dei lettori totali (dati ISTAT 2018); raramente curiamo il modo in cui diciamo qualcosa, non riflettiamo sull’ortografia delle parole e quando leggiamo un testo poco più lungo di qualche riga, molto spesso non capiamo subito l’informazione che l’autore vuole comunicarci. Di questi e molti altri problemi legati al linguaggio ne parla la social-linguista Vera Gheno all’interno di Potere alle parole.

Gli esempi che l’autrice porta avanti fin dall’introduzione sono molto efficaci per comprendere il tema di fondo del saggio. Un uomo che legge per la prima volta i risultati di un esame medico, le istruzioni per montare un mobile o il modulo per sottoscrivere un contratto: si tratta di casi in cui, volendo procedere per stereotipi, anche un laureato in lettere deve rileggere il testo che ha davanti più e più volte per non commettere errori. Rispetto ad altri tipi di competenze, per esempio matematiche o informatiche, quelle linguistiche sembrano a tutti meno utili o rilevanti. Eppure, in un mondo in cui comunicare (e farlo bene) è una prerogativa necessaria in qualunque scambio all’interno “della nostra società della comunicazione” (dal prenotare una pizza a un colloquio di lavoro), i fraintendimenti linguistici capitano ancora molto di frequente, nella vita così come (e forse ancora di più) sui social network.

Continua su http://mastereditoria.unicatt.it/pote...
Profile Image for Bobparr.
1,150 reviews89 followers
September 28, 2019
Mi sono divertito un mondo.
La Gheno è tremenda, ma pulitissima nella esposizione.
Utili anche i suggerimenti, tipo questo: "Occorre trovare il non facile equilibrio tra la norma e l'uso, tra l'irrigidimento dogmatico e acritico e il cedere a qualsiasi obbrobrio, perfino controintuitivo, che magari si sta diffondendo nell'uso".
Non ricorderò nemmeno la metà dei nuovi lemmi scoperti, e gli accenti grave e acuto rimarranno per me un mistero massonico, ma intanto ho già iniziato a togliere le 'd' alle congiunzioni.
Profile Image for Ivan Lanìa.
215 reviews19 followers
August 1, 2022
Ogni singola volta che Zerocalcare pubblica un nuovo fumetto, io puntuale come Immanuel Kant commento che Rech si riconferma come una delle grandi voci della cultura nazionalpopolare italiana in senso gramsciano; ebbene, oggi sarò banale ed estenderò il complimento a Vera Gheno, perché Potere alle parole. Perché usarle meglio è la quintessenza di un saggio divulgativo formativo e accessibile.
Detto senza mezzi termini, Gheno ha fatto il miracolo: ha distillato i concetti basilari della linguistica, come la natura sistematica e convenzionale del codice linguistico e la sua variabilità diastratica e diatopica, li ha esposti con un bilanciamento fra chiarezza e completezza che i manuali universitari si sognano, ha esposto le ripercussioni pratiche di questi fenomeni in termini di "buon uso della lingua", e ha definito questo "buon uso" secondo la grande tradizione democratica di don Milani e Tullio de Mauro – ovverosia conoscere le regole dello strumento-lingua per usarle al meglio, ovverosia per esprimersi con completezza, economia e sincerità, e quindi ragionare meglio nella propria testa e contribuire proficuamente alla comunità. Conseguenza ovvia di questa prospettiva sono i bellissimi capitoli sul prestito, il neologismo e la formazione analogica di forme femminili per i nomi di professioni, nei quali si riafferma che la lingua, essendo strumento, evolve con le necessità materiali – e lasciando neanche tanto sottinteso che irrigidirlo su uno status quo morfosintattico-lessicale è atto di violenza politica per conservare lo status quo sociale.
Una piccola gemma di divulgazione militante, e prossimamente ci si legge pure Femminili singolari +: Il femminismo è nelle parole.
Profile Image for Ornella.
188 reviews25 followers
February 2, 2020
Lettura piacevole, interessante, educativa, che arricchisce senza essere pesante. La prosa è scorrevole, diretta e pulita, senza fronzoli ma con citazioni fluidamente incastonate nel testo; l'autrice inserisce qua e là termini di scarso uso quotidiano spiegandone il significato, e mi è sembrata un'idea simpatica, dato che si sta appunto leggendo un libro sulla lingua e sulle parole.

Trovo questo libro adatto a studenti di scuole superiori o a persone appassionate di lingua ma non addette ai lavori, non a chi effettivamente conosce già la linguistica perché credo si annoierebbe. Io stessa ho trovato in questo saggio molte informazioni e nozioni che già conoscevo, ma sono ugualmente soddisfatta della lettura perché, come dicevo, l'ho trovata arricchente. È interessante anche leggere il "dietro le quinte" di parte del lavoro e dei compiti dell'Accademia della Crusca da chi è al suo interno.

Veniamo invece alle foglioline di prezzemolo tra i denti (non sono pazza, chi ha letto il libro capirà): mi infastidisce il modo pressoché arbitrario in cui Einaudi scrive gli accenti, non solo sulle U e le I nelle parole italiane ma a quanto pare anche in quelle spagnole (ad esempio *huracàn proprio in questo libro); l'autrice spiega il ragionamento alla base di questa scelta, e sembra essere la stessa arbitrarietà con cui la Gheno dichiara di utilizzare l'articolo "lo" davanti alla parola hashtag perché lei aspira la H. Peccato che in italiano la H sia muta.
Come dicevo, il discorso è analogo per la questione accenti: ci sono regole e convenzioni alla base della "direzione" in cui vanno scritti gli accenti in ciascuna lingua e non vedo perché Gheno o Einaudi debbano sovvertirle appellandosi a ragioni non dico sbagliate (nel caso specifico, l'apertura o la chiusura delle vocali in questione) ma quantomeno non prioritarie rispetto a quelle in vigore. Se le regole esistono, vanno rispettate, altrimenti mi aspetto che tutti i pugliesi della zona barese si sentano autorizzati a scrivere "il zio" perché in pugliese si usa fare così.

In conclusione, lettura piacevole, consigliata a chi non studia lingue o lettere perché sarebbe superflua e ripetitiva.
Profile Image for Andrea Samorini.
894 reviews34 followers
March 19, 2021
Ho trovato molto interessanti tutte le pagine, in alcune mi ha insegnato qualcosa che non sapevo, in altre ha risolto curiosità e dubbi, in altre ancora mi ha aiutato a pensare a temi e argomenti che non sono solito frequentare. Stimolante. Bello trovare delle certezze, a maggior ragione se con spiegazioni che sanno coniugare il modo scientifico con l’ironia.

Dunque, noi parliamo perché è il modo piú economico, perfezionato nel corso di decine di migliaia di anni di evoluzione, per trasmetterci le informazioni. In particolare, potremmo dire che la lingua, qualsiasi lingua, svolga tre funzioni principali:
1) Definire sé stessi: ogni parola che scegliamo e non scegliamo di usare racconta qualcosa di ciò che siamo e non siamo. Abbastanza letteralmente, le parole sono atti di identità. Con la parola dichiariamo, ad esempio, di far parte di una certa comunità linguistica e non di un'altra; individuiamo i membri della nostra «tribù» rispetto a tutti gli altri e cosí via.
...
La lingua unisce e divide, e chiunque si sia occupato o si occupi di questioni politiche sa quanto conta, nell'autodefinizione di un popolo, l'identità linguistica.
2) Descrivere il mondo. È un compito specificamente umano, quello di dare i nomi alle cose;
...
3) Comunicare con gli altri, condizione naturale dell'essere umano, che è un animale sociale: «Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto».


E sui dialetti:
Occorre accennare a una questione fondamentale, per comprendere la complessità della situazione italiana. Abbiamo ricordato che Bembo sceglie una specifica varietà come base per la lingua nazionale. Quella varietà viene «promossa a lingua» per motivi, di fatto, piú socioculturali che linguistici. Ciò porta a un'ovvia conseguenza: gli altri dialetti rimangono tali perché non vengono destinati, quasi a tavolino, a diventare la lingua nazionale. Ma qualsiasi dialetto italiano non ha nulla da invidiare all'italiano stesso come complessità: quelli che oggi chiamiamo dialetti non sono varietà «figlie» dell'italiano, ma « sorelle» di quella che ha raggiunto uno status piú alto. Semplicemente, come ha detto il linguista Ugo Vignuzzi (rifacendosi a frasi simili pronunciate da altri linguisti, tra cui «Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina», normalmente attribuita a Harald Weinrich), sono varietà che hanno fatto meno carriera di quella che poi è diventata lingua nazionale". In breve: i dialetti italiani sono spesso molto lontani dall'italiano. La distinzione tra lingua e dialetto si basa su fattori esterni al sistema linguistico, tanto è vero che la rivendicazione di chi vuole che il proprio dialetto venga chiamato lingua è, per i linguisti, una questione di lana caprina, dato che a livello di sistema non cambia nulla: semplicemente, il dialetto viene usato in un ambito più circoscritto geograficamente (almeno di solito) e non possiede tutti gli strumenti lessicali e sintattici necessari per scrivere i testi ...

E sul significato della lingua e l’uso consapevole delle citazioni:
Una bellissima, e verificata, citazione di Luca Serianni è invece questa:
«Una lingua [...] non è un cavo telefonico. La lingua svolge una serie di altre funzioni che vanno ben oltre il semplice ruolo di comunicazione [...] La lingua é tante altre cose: è ciò che dà coscienza individuale a ciascuno di noi, è lo strumento che sedimenta la cultura in cui ci siamo formati.»
Possiamo usare questo pensiero di Luca Serianni per ribadirlo: le parole sono potenti, potentissime. Ma non dobbiamo metterle in bocca a chi non le ha mai pronunciate. Parlare e vivere (online e offline) in maniera intelligente è anche questo: controllare le fonti, verificare ciò che stiamo per scrivere e condividere.

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WANT TO READ BOOK:
- Considera l'aragosta (David Foster Wallace)
- Lezioni americane: Sei proposte per il prossimo millennio (Italo Calvino)
- Filastrocche lunghe e corte (Gianni Rodari)

WANT TO READ AUTHOR:
- Tullio De Mauro
- Luca Serianni
Profile Image for Alice.
74 reviews11 followers
June 29, 2021
Saggio perfetto per chi, come me, è interessato alla linguistica ma non ha avuto modo di studiarla in ambito accademico.

Con un registro preciso ma comprensibile e scorrevole, l'autrice spiega i fondamenti della disciplina attingendo da situazioni di "dubbi linguistici" che capitano comunemente, spesso generando dibattiti tanto infiniti quanto inutili. Infatti, ci ricorda Gheno, se da una parte la lingua è un patrimonio immenso che la maggior parte di noi sfrutta solo in minima parte, ed è perciò importante cercare di educarsi per usarla al meglio, è anche vero che essa è sempre in divenire, e non ha senso cercare di preservarla dentro una teca di vetro antiproiettile.

Ciliegina sulla torta: la bibliografia, meticolosa e variegata, invoglia il lettore ad approfondire l'argomento e farà decisamente allungare le vostre wishlist (anche se sapete che sono già troppo lunghe).
Profile Image for Eliana Tripaldi.
94 reviews5 followers
February 22, 2023
Questo manuale è stato così coinvolgente per me che se l’avessi avuto come manuale durante i miei anni universitari, gli esami di linguistica mi sarebbero pesati molto meno. Avendo già una solida base linguistica (per i miei studi universitari) molte cose non mi erano nuove e anche molti riferimenti bibliografici, ma il modo con cui vengono trattati gli argomenti e la grammatica talvolta, mi ha sorpreso e appassionato. Un manuale utile a tutti per scrivere correttamente! Anche la parte sui neologismi è stata illuminante e non ne ero a conoscenza! Consiglio a tu tutto di leggerlo in modo anche se non si è appassionati di lingua, ma semplicemente da avere come guida per scrivere meglio è per capire meglio tante cose dell’italiano!
Leggerò sicuramente altri libri dell’autrice!
Profile Image for Roberta Sarno.
113 reviews11 followers
January 27, 2020
Breve ed interessante punto di vista sull’evoluzione della lingua e su come essa vada utilizzata. Piacevole perché le spiegazioni sono rigorose ma non pedanti... strano! A volte gli umanisti che cercano di insegnare qualcosa risultano spocchiosi, mentre la Gheno prende le distanze dai grammarnazi e utilizza la linguistica per spiegare, piuttosto che per differenziarsi dalla massa incolta.
Da leggere.
Profile Image for Homer reads.
69 reviews22 followers
October 15, 2022
Sono rimasto molto sorpreso da questo libro, sia per il contenuto sia per la scrittura.
Vera Gheno ha una scrittura molto curata, precisa e al tempo stesso scorrevole; in questo libro passa attraverso le nostre abitudini linguistiche mettendone in risalto le potenzialità e le correzioni da poter attuare per essere sempre più forti nel nostro modo di parlare:
"Ognuno di noi è le parole che sceglie: conoscerne il significato e saperle usare nel modo giusto e al momento giusto ci da un potere enorme, forse il più grande di tutti"

Bella lettura: ti apre la mente, ti fa riflettere e fa nascere tanta curiosità sul nostro stile di parlare che facendolo ogni giorno lo diamo per scontato e rischiando di perderne la bellezza e la forza.

"Ci possiamo abituare a non sbracare, cioè a non lasciarci completamente andare ai peggiori istinti, mai: né in un messaggio WhatsApp, né durante un dialogo con un familiare. [...].
Il decoro linguistico implica cercare di comunicare sempre al meglio delle proprie competenze".
Profile Image for Mikael Compo.
Author 4 books14 followers
October 15, 2021
L'argomento e l'intenzione dell'autrice è chiaro: raccontare ed insegnare la consapevolezza linguistica. Però credo che il lettore ideale per questo testo rimarrà a bocca asciutta. È troppo semplice per poi diventare troppo serio, poi semplicistico e poi... è così e basta. Ok, non mi è piaciuto!
Profile Image for Valentina Cavallese.
Author 9 books13 followers
November 2, 2021
Vera Gheno, sociolinguista, insegnante, divulgatrice ed ex collaboratrice dell’Accademia della Crusca, regala una botta di umiltà a tutti, specialmente ai grammarnazi.

Un elogio alla lingua italiana e un invito spassionato a riappropriarsene, attraverso l’impegno, la curiosità e l’attenzione, pur sdegnando quelle prese di posizione estreme che vedono nei neologismi o nei forestierismi una manifestazione del male in terra, quando invece essi non solo fanno parte della natura delle lingue e dell’essere umano – i cambiamenti – ma sono anche indice di una lingua attiva, viva; serve la giusta misura, come sempre e in tutte le cose. “Toast” va bene, oppure è meglio pantosto? Cosa apporta la parola “preview” alla nostrana “anteprima”? Ebbene in linguistica non esiste il concetto di bello o brutto, ma di utile e meno utile.

Parlare bene – conoscere più registri e saperli usare, evitando possibilmente gli errori come si evita l’alito cattivo – non solo è una cortesia, ma è anche un potere, la nostra arma più affilata da tenere sempre nel taschino, in un mondo che si basa sempre più sull’incanto, sulla manipolazione, sui giochi di parole. Sapersi esprimere, farsi capire approfonditamente deve far parte del nostro esercizio quotidiano.

Ciò che mi ha colpito di più è la capacità dell’autrice di astenersi da ogni giudizio, pur analizzando le varie posizioni con rispetto e gran senso critico – per esempio il tema spigoloso dei nomi professionali femminili.

Condito con interessantissimi excursus etimologici, incoraggiato da una pungente ironia, contestualizzando i casi più attuali come “petaloso”, che ha creato tanto sdegno e cattiveria per nulla, la dottoressa Gheno offre anche ai non addetti ai lavori un libricino utile e agevole, non solo ricco di cenni storici chiarificatori ma anche una somma dei più comuni errori - o falsi errori.

A me mi. Qual’ è. Ti ha fatto male? Questo è il libro giusto per te! ❤
Profile Image for Gaia.
278 reviews2 followers
February 7, 2021
9!
Un saggio stimolante ed ironico.
Vera Gheno , sociolinguistica, collaboratrice dell’Accademia della Crusca, ci accompagna in un percorso conoscitivo ricco di anedotti e curiosità .
Partiamo da qualche numero:
quante parole italiane esistono? Quante parole conosciamo?
Lo Zingarelli ne contiene 145mila, il Gradit 328mila, una persona alla fine dei suoi studi superiore ne conosce fra le 15 e le 30mila, nel 90% dei nostri discorsi quotidiani utilizziamo 2mila parole. Tullio De Mauro definisce il nostro “vocabolario di base” firmato da 7mila parole.
Più parole conosciamo e scegliamo di usare, più siamo ricchi, pensiamo a dover fare un disegno di una casa possedendo solo pochi pennarelli, descriveremmo una realtà meno « colorata », non completa.
La capacità linguistica e’ come un muscolo, va allenata. Essere capaci di scegliere in ogni situazione il registro linguistico più consono e’ un super potere.
Ogni parola che scegliamo o non scegliamo di usare racconta chi siamo:le parole sono atti d’identità.
Esercitiamo il muscolo della competenza metalinguistica per adattarci ai cambiamenti.Possiamo aumentare le nostre competenze linguistiche per tutta la vita.
Da leggere e rileggere
Profile Image for Giulia.
7 reviews1 follower
January 4, 2021
Attraverso un'attenta analisi del sistema linguistico italiano, l'autrice offre gli strumenti per una migliore padronanza della lingua e della comunicazione spiegando le motivazioni della sua importanza. Passando per excursus storici, etimologia delle parole, aneddoti passati e citazioni di scrittori e scrittrici autorevoli, ogni pagina stimola la curiosità di chi legge, rendendo con ironia una fruizione semplice e scorrevole, talvolta anche con termini di registro differente da quello medio maggiormente usato nella stesura generale del testo.
Profile Image for Giovanna Chicco.
4 reviews
February 4, 2020
È un libro piacevole, due stelle è un giudizio troppo severo ma i concetti realmente interessanti (per me) sono pochi.
Niente di nuovo: le parole sono importanti, perché il linguaggio è il modo più economico per farsi capire dagli altri. Chi le conosce e sa usarle correttamente può riportare il proprio pensiero in modo più efficace.

I sinonimi, per esempio, colgono sfumature anche minime della realtà. I neologismi ne codificano aspetti ancora indicibili e in genere sono un segno della vitalità di una lingua piuttosto che della sua decadenza: il latino è una lingua immutabile e pietrificata come alcuni vorrebbero l’italiano, ma il latino è una lingua morta, incapace di esprimere i concetti della modernità. Una lingua parlata è in continua trasformazione secondo l’uso che ne fanno i parlanti.

Per questo motivo l’Accademia della Crusca adotta un atteggiamento descrittivo nei confronti della lingua, descrivendola cioè in base al modo in cui viene usata (l’atteggiamento contrario è quello cosiddetto prescrittivo, ma l’ultimo tentativo di imporre un’autarchia linguistica in Italia non ha avuto molto successo. Ci ha lasciato in eredità il tramezzino, il velivolo e le altre parole che Gabriele D’Annunzio ha inventato a tavolino per sostituire i corrispondenti prestiti esotici).

Ne è un esempio interessante la vicenda di Matteo, l’ideatore dell’aggettivo “petaloso”. Vera Gheno ne ripercorre la storia di improvvisa e imprevedibile popolarità (l’autrice ha gestito per anni il profilo Twitter dell’Accademia). Di fatto “petaloso” è un neologismo come “tramezzino”, ma il primo non è nei dizionari perché quasi nessuno lo utilizza per davvero (se non come meta-parola: si dice “petaloso” solo parlando della storia di Matteo). Ma nulla vieta che ci entrerà in futuro. È una questione di fortuna: ci sono neologismi che i parlanti iniziano a usare per le ragioni più disparate - perché sono di moda, o perché colgono un aspetto preciso della realtà come nessun altro termine riesce a fare.
Profile Image for Geo.
24 reviews5 followers
March 23, 2022
Se dici a un pesce: “guarda che sei immerso nell’acqua”, lui ti risponderà: “che cos’è l’acqua?”. Praticamente è lo stesso quando si tratta di noi umani con le parole. Questo libro è un augurio alla curiosità, un invito a prendersi cura delle parole che sono state svuotate, abusate, calpestate. Credo sia un saggio fresco sia nei contenuti che nel linguaggio. Personalmente, questo libro rappresenta un punto di partenza per approfondire la tematica.
Profile Image for Chiara.
53 reviews5 followers
June 11, 2020
3 e mezzo dai. Carino come testo base di infarinatura generale per chi sa poco o nulla della materia. Conoscendo già l'argomento è un ripassone con accenni ad alcuni aspetti che sarebbe bello approfondire, ma in sintesi due filoni: funzionamento della lingua e il grande potenziale che deriva dal padroneggiarla.
Profile Image for Virginia.
294 reviews33 followers
October 17, 2020
Questo saggio leggero e interessante mi ha ricordato il mio immenso amore per le parole (non a caso, la mia tesina di maturità aveva praticamente lo stesso titolo del libro). Ho anche riflettuto sul mio passato da grammar-nazi e su quanto sia bella lingua italiana.
Profile Image for Irene Polini.
272 reviews13 followers
January 12, 2021
Un piccolo volumetto ma pregno di significato e nozioni sulla lingua e le parole, appunto.
Chi ha dato una valutazione bassa, evidentemente, pensava di trovarsi davanti a un manuale universitario sulla linguistica.
Per me, nella sua brevità ha centrato il punto: ovvero far capire l'importanza che le parole rivestono in una lingua (in questo caso l'italiano). Voglio recuperare assolutamente gli altri volumi della Gheno.
Profile Image for Livietta.
493 reviews69 followers
March 23, 2021
Vera Gheno parla in questo breve ed interessantissimo libricino dell'importanza delle parole e del loro uso, in maniera assolutemtne non dogmatica. Ha una visione assolutamente condivisibile sul bisogno di utilizzare gli strumenti della comunicazione nel modo migliore e di conseguenza un occhio curioso e attento all'evoluzione della lingua.
La scrittura è scorrevole e accattivante, anche quando si scende in un linguaggio un po' più tecnico. Credo che recupererò anche altro.
Displaying 1 - 30 of 104 reviews

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