Una ragazza, nuda, in una grotta che affaccia su una spiaggia appartata della città; l'hanno uccisa con una coltellata al cuore. Un abito da sposa che galleggia sull'acqua. In un febbraio gelido che sembra ricacciare indietro nell'anima i sentimenti, impedendogli di uscire alla luce del sole, Lojacono e i Bastardi si trovano a indagare su un omicidio che non ha alcuna spiegazione evidente. O forse ne ha troppe. Ognuno con il proprio segreto, ognuno con il proprio sogno ben nascosto, i poliziotti di Pizzofalcone ce la metteranno tutta per risolvere il mistero: la ragazza della grotta lo esige. Perché non solo qualcuno le ha tolto il futuro, ma lo ha fatto un attimo prima di un giorno speciale. Quello che doveva essere il più bello della sua vita.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
Eccola qua, la nuova avventura dei Bastardi, dalla piuma di quello che da tempo ho definito il mio emozionatore su carta, Maurizio de Giovanni. Obiettivamente, questa volta, mi è mancato qualcosa che la sua scrittura mi regala sempre. Già in passato avevo scritto di preferire la saga di Ricciardi a quella dei Bastardi, è nel fascino della Napoli degli anni '30 che a mio avviso De Giovanni dà il meglio di sè, ma anche le avventure dei Bastardi nel corso degli anni ci hanno regalato qualche perla, ad esempio "Buio", dolce pungno nello stomaco, mai dimenticato. Questa volta, invece, mi è mancata un po' di quella coloritura che da sempre contraddistingue la parlata, le azioni, le relazioni dei personaggi di De Giovanni, e quell'atmosfera a tuttotondo che fa uscire dalla pagine le viuzze e gli angoli della sua Napoli. Anche la trama gialla, che per lui è spesso un pretesto per parlare di altro, questa volta si è rivelata più debole e sottile, con una risoluzione facile e un movente prevedibile. E poi, che fine ha fatto la bella Letizia, l'amica ristoratrice di Lojacono, una delle creazioni a mio avviso più riuscite della saga? Insomma, aspettavo golosa un bel bignè e mi sono ritrovata un comune pasticcino al cioccolato, che mi ha lasciato un sapore non del tutto soddisfacente. Non resto contrariata ma un po' perplessa sì.
Che la copertina non promettesse nulla di buono, riguardo alle Nozze del titolo, era intuibile. (en passant non capisco mai chi si ferma alla superficie delle cose, legge il titolo e inizia a postare commenti "Chi si sposa, chi si sposa???", senza badare all'immagine). Nozze che non avverranno mai, dato che la futura sposa è la vittima dell'omicidio. Capire chi sia l'assassino, nel corso della lettura, è abbastanza semplice, Per cui poi la forza maggiore del romanzo si gioca tutta sul significato delle "Nozze" per ciascuno dei personaggi fissi della serie (non che al riguardo nessuno di loro abbia molta fortuna, eh). Il personaggio che continua a piacermi più di tutti è Pisanelli, con la sua tenacia e la sua forza morale. Attendo di sapere come risolverà il caso che fa da fil rouge a tutta la serie e che in questo romanzo però è rimasto solo in sottofondo. Il resto è cosa ormai nota: de Giovanni scrive bene e la sua narrazione è sempre accattivante. Ma sempre quella, appunto.
De Giovanni è sempre De Giovanni, e anche la voce di Peppe Servillo è speciale, ma la trama di questo nono volume è proprio deboluccia. E per queste premesse, a De Giovanni meno di 3 stelle, mai.
Ormai leggere De Giovanni è diventata una consuetudine a cui non riesco a rinunciare, ma dopo la delusione dell'ultimo Ricciardi si somma anche la delusione dei Bastardi. La trama prevedibile non sostiene la ripetitività dei contenuti, la lentezza degli sviluppi ed allo stesso tempo il suo evolversi per dare spunti al libro successivo. Annoia dover sentirsi ripetere quello che già si sa, il lettore che segue da sempre i Bastardi si annoia a doversi piegare alle regole di non lasciare il nuovo lettore senza strumenti per capire i personaggi. Anche gli aspetti poetici e psicologici che sono un po' la caratteristica di De Giovanni stanno diventando prevedibili ed i personaggi degli stereotipi. Insomma solo un grande scrittore come poteva essere Simenon consente di reggere decine di storie del Commissario Maigret. Spero che la penna partenopea riprenda presto vigore
Continuano i casi per i Bastardi. Questa volta sono alle prese con un caso solo, in una corsa contro il tempo per dimostrare che, nonostante gli attori in gioco, il caso spetta a loro e non all'Antimafia. Avevo intuito la soluzione, ma ho apprezzato comunque lo svolgimento delle indagini e soprattutto la collaborazione finale fra le donne del commissariato.
Sicuramente non il migliore della serie dei Bastardi (e siamo al numero 9); forse si fa sentire un po’ di stanchezza, perché la storia è scarna e il finale pressoché prevedibile. Quello che mi è piaciuto di più è stato il tratteggio delle vite dei protagonisti e come ognuno di loro si relazioni al matrimonio, anche se questa volta mi ha dato fastidio il comportamento di Aragona e ancora male ho sopportato la durezza della Martini. Ho sentito invece la mancanza di due figure femminili: la giovane Marinella e la dolcissima Letizia (sob, anche i ristoranti sono cambiati!). E mi è mancata Napoli, di solito così ingombrante, con i suoi vicoli e la sua colorata umanità, e la sua voce calda e musicale, sostituita questa volta dal vento e dal rumore della pioggia.
Il fatto è che la penna di De Giovanni è potente. Ti acchiappa, ti trascina, ti coinvolge, non ti dà respiro, ti risucchia e ti catapulta nella storia e non ti molla fino alla fine. Ti fa vedere il bello anche dove il bello non c’è. Dispiace chiudere il libro e pensare: «E ora?»
”Una ragazza, nuda, in una grotta che affaccia su una spiaggia appartata della città; l’hanno uccisa con una coltellata al cuore. Un abito da sposa che galleggia sull’acqua. In un febbraio gelido che sembra ricacciare indietro nell’anima i sentimenti, impedendogli di uscire alla luce del sole, Lojacono e i Bastardi si trovano a indagare su un omicidio che non ha alcuna spiegazione evidente. O forse ne ha troppe. Ognuno con il proprio segreto, ognuno con il proprio sogno ben nascosto, i poliziotti di Pizzofalcone ce la metteranno tutta per risolvere il mistero: la ragazza della grotta lo esige. Perché non solo qualcuno le ha tolto il futuro, ma lo ha fatto un attimo prima di un giorno speciale. Quello che doveva essere il piú bello della sua vita.
I bastardi sono tornati e si trovano dover risolvere un caso che sembra portare dritto dritto al clan dei Sorbo. O forse no, perché la conclusione più ovvia e affrettata spesso è sbagliata. E quelli dell’antimafia capeggiati dal bel Buffardi devono trattenersi dall’interferire col lavoro del commissario Palma e dei suoi ragazzi.
È morta Francesca Valletta, promessa sposa di Giovanni Sorbo, è morta il giorno prima delle nozze e prima ancora del corpo, al lettore viene mostrato il simbolo di quello che sarebbe stato il giorno più bello della vittima: l’abito bianco che fluttua tra le onde del mare. Il corpo, ci viene raccontato, viene trovato in un secondo momento e la ragazza è nuda. I vestiti accuratamente ripiegati accanto al corpo, nel piccolo anfratto di roccia. È un’immagine molto potente. Molto evocativa, d’impatto. Si staglia nella memoria del lettore e fa da filo conduttore della storia: il matrimonio. A questo modo di raccontare De Giovanni ha già abituato noi lettori nei precedenti volumi di questa serie (io, personalmente ho adorato “cuccioli” e l’ho conosciuto con “Gelo”), dove il titolo dà il tono alla storia ( ne è il cuore, in un certo senso, è l'idea su cui tutto si sviluppa) e su cui verte l’indagine dei Bastardi. Un’ indagine che è sempre “esterna”, che riguarda cioè un omicidio, ma anche” interna”, che quindi tocca la vita privata, i pensieri e i fatti di ognuno dei personaggi della storia. In questo caso, le nozze, il matrimonio Valletta-Sorbo e ciò che si nasconde dietro alla scelta di sposarsi a febbraio in tutta fretta, fanno da contrappunto alle nozze, o all'idea che ne hanno, degli investigatori.
E si scopre un po’ di più sul matrimonio Ottavia Calabrese (detta “mammina” per l’atteggiamento protettivo) , la vice sovrintendente maga dell’informatica sposata ad un marito modello e un padre esemplare. Per lei il matrimonio è diventato una prigione dorata, da cui vorrebbe scappare per correre incontro ad un altro, un uomo che la fa sentire viva, desiderata, amata come non si è sentita mai. E quest’uomo è il commissario Palma, che è sempre un po’ in secondo piano nei romanzi di De Giovanni. Accennato, ma indispensabile, è il collante di quello strano gruppo che sono i Bastardi,e che prova per Ottavia un sentimento fresco, bello e nuovo, ricambiato anche; ma vissuto nell’ombra, nella colpa, nell’attesa di quel che forse non sarà mai.
E si fa luce anche sulle nozze di Francesco Romano, soprannominato “Hulk” per gli scatti d’ira, che si costringe a stare dentro un matrimonio con una donna che non ama più ( ma da cui è amato) per riuscire ad adottare piccola Giorgia ,salvata da lui in “Cuccioli” . Il suo cuore è diviso, lui è “diviso” tanto quanto invece è “integro” l’ispettore Lojacono ( detto il Cinese per i tratti orientali), che sogna di convolare a nozze con Laura Piras. E c’è chi, invece, il matrimonio lo evita come la peste o lo teme e mi riferisco ad Aragona, a Di Nardo e a Martini. Martini (“la Rossa” per la fulva chioma) è l’ultima arrivata, ha una figlia – Vittoria- undicenne sveglia e indipendente e nessuno accanto e il motivo De Giovanni ce lo fa solo intuire, probabilmente ne sapremo di più nel prossimo libro, qui c’è solo una rivelazione sulla paternità della bambina. Alessandra “Alex” Di Nardo, bella e silenziosa, giudiziosa, un “soldatino”, cresciuta dal padre come un uomo (solo io ho pensato a Lady Oscar?) e che come un uomo ama le donne e vive la sua relazione con Rosaria Martone nel segreto. Per questo le nozze le sogna e le teme, come i giudizi della famiglia, per questo rischia di perdere la felicità che ha. La felicità per Aragona, invece, sta proprio nella vita senza vincoli, senza l’impegno del matrimonio. Lui, che è il più improbabile degli agenti, è quello che mi fa più ridere, nonostante le sue idee sessiste e il suo ego esagerato. Fa sorridere perché, dietro all’ atteggiamento da uomo delle caverne un po’ scemo, si nasconde un ragazzo con un cuore grande. Immaturo, sicuramente, ma buono. Per questo, forse, è Pisanelli il collega del commissariato con cui lega di più e da cui va a stabilirsi. Pisanelli è un altro dei miei personaggi preferiti: pacato, saggio, osservatore e innamorato di Carmen, la moglie che non c’è più, ma con cui ancora parla, che ancora vede in sogno. Per lui le nozze sono eterne
”Se potessi lo direi, a tutti questi ragazzi che hanno paura di promettersi il futuro, che se ci si ama davvero il futuro diventa presente e passato, è l’unico modo di essere felici. Se due hanno la fortuna che abbiamo avuto noi, amore mio, se si sono incontrati e hanno capito dalla prima occhiata, dalla prima carezza che non si poteva fare a meno di stare insieme, allora si rimane insieme.Per sempre”
Pisanelli, che qui dà le dimissioni ( ma sarà vero?), permetterà di dare una svolta al caso, che verrà chiuso grazie al lavoro congiunto delle donne di Pizzofalcone. Saranno loro a incastrare il colpevole, a trovare la soluzione, senza nulla togliere ai colleghi.
Soluzione, ahimè, prevedibile, ma questo libro (come anche i precedenti) lo si legge soprattutto per scoprire di più sulle vite e sui destini dei “bastardi”, a cui è facile e immediato affezionarsi. Merito anche della scrittura di De Giovanni poetica e nostalgica, immediata e incisiva, che trascina il lettore fino all’ ultima pagina, seminando dubbi, instillando la curiosità di saperne,ancora, di più. Lasciando sempre una scia di punti interrogativi a cui, forse, si troverà risposta in futuro.
3 stelle e mezzo . Meglio del precedente “ Souvenir, ma prevedibile e un po’ ripetitivo ( anche se capisco la necessità dell’autore di riprendere le fila e di riassumere per chi, magari, legge questo romanzo per la prima volta e non ha mai letto gli altri.). Alcune questioni sollevate in Souvenir cascano nel vuoto, per esempio: chi è che minaccia Lojacono? Quando la Piras e Marinella sono diventate così complici? Queste si sommano a quelle che nascono durante la lettura di "Nozze": qual è il passato di Elsa? e di Buffardi? Lo si scoprirà nella prossima indagine dei Bastardi? Lo spero proprio!! Buona lettura!!
Una ragazza che tutti ritengono pressoché perfetta viene trovata uccisa in una grotta sul mare, il giorno prima del suo matrimonio. Questo caso mi ha coinvolto in maniera particolare, ed è servito ai fini narrativi anche per consolidare i rapporti tra i personaggi della serie. Nonostante avessi intuito fin da subito un elemento chiave nella risoluzione del caso, lo scrittore è riuscito a sorprendermi con un finale che non mi aspettavo. Insieme a Cuccioli, uno dei libri più belli della serie.
Forse il caso meno cruento, non per questo meno di impatto. Finalmente Elsa ha qualcosa di umano, anche se fa sempre prudere le mani. L'assenza di Letizia mi è parsa strana, non può essere uscita di scena così in silenzio. Come è strano che Marinella possa avere un rapporto così sereno con Laura all'improvviso La forza con cui Aragona difende Pisanelli è la cosa più tenera e incredibile della serie
Perché non uno all'anno dovrebbe scriverne sui Bastardi; uno al mese!!! La prossima volta che lo accompagno a Foligno sul Doblò a de Giovanni lo sequestro e lo metto tra le clausole del riscatto ...
Insomma... Leggo ormai De Giovanni per abitudine ma, a mio modesto parere, avrebbe fatto meglio a continuare a raccontare le avventure del mio amato Ricciardi e a chiudere con questi bastardi. Per quanto ci provi, non riesco ad affezionarmi a questi personaggi, non mi prendono proprio. Lasciamo perdere poi la soluzione del mistero che si capiva facilmente già prima della metà del racconto. E poi c'è una cosa che mi fa proprio incazzare come una iena: eppure pareva che avessi perso il vizio! Ma te lo vuoi ricordare o no che su 'do' voce del verbo dare l'accento non va???? Ben quattro volte l'ho trovato!!! Eccheccavolo, De Giovà, e quanto ci vuole a capirlo!!!
Scrittura al solito coinvolgente, seppur con una trama non eccelsa. Difficile provare lo stesso trasporto dei primi volumi arrivati al 9° capitolo. Restano ancora alcune questioni aperte nelle storie dei vari protagonisti, che tengono in piedi la saga.
Una ragazza, nuda, in una grotta che affaccia su una spiaggia appartata della città; l'hanno uccisa con una coltellata al cuore. Un abito da sposa che galleggia sull'acqua. In un febbraio gelido che sembra ricacciare indietro nell'anima i sentimenti, impedendogli di uscire alla luce del sole, Lojacono e i Bastardi si trovano a indagare su un omicidio che non ha alcuna spiegazione evidente. O forse ne ha troppe. Ognuno con il proprio segreto, ognuno con il proprio sogno ben nascosto, i poliziotti di Pizzofalcone ce la metteranno tutta per risolvere il mistero: la ragazza della grotta lo esige. Perché non solo qualcuno le ha tolto il futuro, ma lo ha fatto un attimo prima di un giorno speciale. Quello che doveva essere il più bello della sua vita. ---
I bastardi sono tornati e si trovano dover risolvere un caso che sembra portare dritto dritto al clan dei Sorbo. O forse no, perché la conclusione più ovvia e affrettata spesso è sbagliata. E quelli dell’antimafia capeggiati dal bel Buffardi devono trattenersi dall’interferire col lavoro del commissario Palma e dei suoi ragazzi.
È morta Francesca Valletta, promessa sposa di Giovanni Sorbo, è morta il giorno prima delle nozze e prima ancora del corpo, al lettore viene mostrato il simbolo di quello che sarebbe stato il giorno più bello della vittima: l’abito bianco che fluttua tra le onde del mare. Il corpo, ci viene raccontato, viene trovato in un secondo momento e la ragazza è nuda. I vestiti accuratamente ripiegati accanto al corpo, nel piccolo anfratto di roccia. È un’immagine molto potente. Molto evocativa, d’impatto. Si staglia nella memoria del lettore e fa da filo conduttore della storia: il matrimonio. A questo modo di raccontare De Giovanni ha già abituato noi lettori nei precedenti volumi di questa serie (io, personalmente ho adorato “cuccioli” e l’ho conosciuto con “Gelo”), dove il titolo dà il tono alla storia ( ne è il cuore, in un certo senso, è l'idea su cui tutto si sviluppa) e su cui verte l’indagine dei Bastardi. Un’ indagine che è sempre “esterna”, che riguarda cioè un omicidio, ma anche” interna”, che quindi tocca la vita privata, i pensieri e i fatti di ognuno dei personaggi della storia. In questo caso, le nozze, il matrimonio Valletta-Sorbo e ciò che si nasconde dietro alla scelta di sposarsi a febbraio in tutta fretta, fanno da contrappunto alle nozze, o all'idea che ne hanno, degli investigatori.
E si scopre un po’ di più sul matrimonio Ottavia Calabrese (detta “mammina” per l’atteggiamento protettivo) , la vice sovrintendente maga dell’informatica sposata ad un marito modello e un padre esemplare. Per lei il matrimonio è diventato una prigione dorata, da cui vorrebbe scappare per correre incontro ad un altro, un uomo che la fa sentire viva, desiderata, amata come non si è sentita mai. E quest’uomo è il commissario Palma, che è sempre un po’ in secondo piano nei romanzi di De Giovanni. Accennato, ma indispensabile, è il collante di quello strano gruppo che sono i Bastardi,e che prova per Ottavia un sentimento fresco, bello e nuovo, ricambiato anche; ma vissuto nell’ombra, nella colpa, nell’attesa di quel che forse non sarà mai.
E si fa luce anche sulle nozze di Francesco Romano, soprannominato “Hulk” per gli scatti d’ira, che si costringe a stare dentro un matrimonio con una donna che non ama più ( ma da cui è amato) per riuscire ad adottare piccola Giorgia ,salvata da lui in “Cuccioli” . Il suo cuore è diviso, lui è “diviso” tanto quanto invece è “integro” l’ispettore Lojacono ( detto il Cinese per i tratti orientali), che sogna di convolare a nozze con Laura Piras. E c’è chi, invece, il matrimonio lo evita come la peste o lo teme e mi riferisco ad Aragona, a Di Nardo e a Martini. Martini (“la Rossa” per la fulva chioma) è l’ultima arrivata, ha una figlia – Vittoria- undicenne sveglia e indipendente e nessuno accanto e il motivo De Giovanni ce lo fa solo intuire, probabilmente ne sapremo di più nel prossimo libro, qui c’è solo una rivelazione sulla paternità della bambina. Alessandra “Alex” Di Nardo, bella e silenziosa, giudiziosa, un “soldatino”, cresciuta dal padre come un uomo (solo io ho pensato a Lady Oscar?) e che come un uomo ama le donne e vive la sua relazione con Rosaria Martone nel segreto. Per questo le nozze le sogna e le teme, come i giudizi della famiglia, per questo rischia di perdere la felicità che ha. La felicità per Aragona, invece, sta proprio nella vita senza vincoli, senza l’impegno del matrimonio. Lui, che è il più improbabile degli agenti, è quello che mi fa più ridere, nonostante le sue idee sessiste e il suo ego esagerato. Fa sorridere perché, dietro all’ atteggiamento da uomo delle caverne un po’ scemo, si nasconde un ragazzo con un cuore grande. Immaturo, sicuramente, ma buono. Per questo, forse, è Pisanelli il collega del commissariato con cui lega di più e da cui va a stabilirsi. Pisanelli è un altro dei miei personaggi preferiti: pacato, saggio, osservatore e innamorato di Carmen, la moglie che non c’è più, ma con cui ancora parla, che ancora vede in sogno. Per lui le nozze sono eterne
”Se potessi lo direi, a tutti questi ragazzi che hanno paura di promettersi il futuro, che se ci si ama davvero il futuro diventa presente e passato, è l’unico modo di essere felici. Se due hanno la fortuna che abbiamo avuto noi, amore mio, se si sono incontrati e hanno capito dalla prima occhiata, dalla prima carezza che non si poteva fare a meno di stare insieme, allora si rimane insieme.Per sempre”
Pisanelli, che qui dà le dimissioni ( ma sarà vero?), permetterà di dare una svolta al caso, che verrà chiuso grazie al lavoro congiunto delle donne di Pizzofalcone. Saranno loro a incastrare il colpevole, a trovare la soluzione, senza nulla togliere ai colleghi.
Soluzione, ahimè, prevedibile, ma questo libro (come anche i precedenti) lo si legge soprattutto per scoprire di più sulle vite e sui destini dei “bastardi”, a cui è facile e immediato affezionarsi. Merito anche della scrittura di De Giovanni poetica e nostalgica, immediata e incisiva, che trascina il lettore fino all’ ultima pagina, seminando dubbi, instillando la curiosità di saperne,ancora, di più. Lasciando sempre una scia di punti interrogativi a cui, forse, si troverà risposta in futuro.
3 stelle e mezzo . Meglio del precedente “ Souvenir, ma prevedibile e un po’ ripetitivo ( anche se capisco la necessità dell’autore di riprendere le fila e di riassumere per chi, magari, legge questo romanzo per la prima volta e non ha mai letto gli altri.).
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Un giallo che prende vita! Sembra che tutto esca dalle pagine e diventi una serie di scene come in un telefilm. Molto scorrevole a tal punto che ho terminato la lettura in poche ore. Il triste assassinio ti coinvolge e non ho potuto fare a meno di immedesimarmi nel dolore della famiglia della vittima. Non do le 5 stelle unicamente perché da metà libro sono arrivata perfettamente con l’intuito a capire le dinamiche dell’omicidio e chi ci fosse dietro. Peccato per questo finale preannunciato in largo anticipo.
De Giovanni non perde un colpo. Questo ultimo volume dei Bastardi di Pizzofalcone ha la stessa forza degli altri nonostante siano passate tante storie, siano state sviluppate le vicende personali dei protagonisti e giri tutto attorno al commissariato. Una delle più belle scritture contemporanee. Molto bello!
Bello, l'indagine è stata un po' in secondo piano rispetto alle vicende personali dei protagonisti, ma in fondo è proprio per questo che leggo de Giovanni.
Come sempre de Giovanni scrive benissimo, si legge in un soffio. Rispetto agli altri della serie, questo forse più prevedibile nel finale. Aspettiamo il prossimo..
A me i libri della saga dei Bastardi piacciono, ma a suon di leggerli ho compreso una cosa: De Giovanni scrive bene, ma non rispetta il primo dei “comandamenti” che S.S. van Dine, il creatore del celeberrimo Philo Vance, scrisse per definire cosa bisognava che un autore rispettasse, come regole, per scrivere un buon giallo. E questa cosa é che il lettore deve avere tutti gli strumenti che lo stesso scrittore ha a disposizione per risolvere il delitto. Cioè, deve sapete tutto, ma proprio tutto, come lo scrittore, per essere in grado di risolvere il caso. De Giovanni, invece, cela sempre qualcosa. A volte questo porta alla soluzione in maniera sorprendente, a volte no. In questo caso é stato un “no”. Il colpevole si intuisce quasi subito, così come i motivi del delitto, confermati solo in fondo, ovviamente. Ma la chiave della soluzione del tutto, pur se fornita, viene data celandone l’origine, quindi non fornendo tutte le informazioni necessarie. Un peccato imperdonabile per chi scrive gialli. Le “venti regole per scrivere romanzi polizieschi” possono essere lette qui: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Venti...
Contrariamente ai precedenti capitoli della serie, questo episodio non mi ha convinta, All'inizio l'ho letto con grande trasporto, poi mi sono molto raffreddata. Questa volta i personaggi non mi sono piaciuti per niente. Aragona che aveva guadagnato punti, li ha persi di nuovo, con il suo modo di fare arrogante. Ottavia che non riesce a liberarsi dal peso della famiglia, per carità comprensibile, ma l'autore non fa altro che sottolineare la stessa cosa in continuazione. La coppia Lojacono-Piras è l'unica che prosegue, su un rapporto che continua a non capirsi a fondo. L'indagine su una sposa uccisa la notte prima delle nozze è intrigante, ma prevedibile. Quello che in generale non mi è piaciuto è stato lo stile, che negli ultimi episodi mi aveva entusiasmata, qui invece l'ho trovato a tratti stucchevole. Troppi dettagli sulle azioni che fanno i personaggi: mi sa che l'autore si è lasciato influenzare dalle sceneggiature scritte e ha portato avanti la scrittura come una sceneggiatura appunto. Anche il finale, le donne che indagano, particolari scritti non scritti, non lo so, mi è risultato sgradevole. Vediamo nel capitolo successivo se il trend si inverte...
Devo affrettarmi a mettermi in pari con la serie perché, se di Vuoto non ricordavo moltissimo, di questo Nozze rammentavo quasi tutto. Quindi, a ottobre, quando ci sarà la nuova serie, voglio essere più che preparata. Non è solo il caso principale - che verte sulle nozze mancate di una giovane di buona famiglia fidanzata con la figlia di un pericoloso boss di camorra - ma un po' tutte le considerazioni dei personaggi principali della serie a parlare di matrimonio, tanto che, alla fine, De Giovanni, nel rammentare ai lettori il cast fisso, aggiunge una frase lapidaria riguardo a esso. È la prima volta che Alex Di Nardo fa trapelare il legame con Rosaria Martone in cui però, alla fine, nonostante sia stata sempre la più esplicita delle due e desideri le nozze con Alex, sembra scattare qualcosa... vedremo nel prossimo episodio, ma questo finale non promette nulla di buono. Intanto, i sospetti su chi possa essere l'inconsapevole padre di Vittoria, la figlia del vice-commissario Elsa Martini, diventano davvero forti. Quindi, chi si perde la prossima puntata di questa telenovela?
Non delude questo nuovo libro de i Bastardi di Pizzofalcone anche se forse non è il migliore della serie. Intanto c'e la gioia di ritrovare i personaggi che ormai, con le loro caratteristiche e i loro (molti) problemi, ci sono diventati cari e poi una storia che scorre sempre bene e veloce grazie alla scrittura di De Giovanni, una storia forse un po' scontata (a poco più di metà libro per me la vicenda era già chiara, mi rimaneva da capire solo come l'autore l'avrebbe sciolta) cosa che non inficia però il gusto della lettura, di seguire i ragionamenti e le evidenze, questa volta declinate molto al femminile. Lo finisci e ti resta il desiderio (pensieri no spoiler...) di sapere quale sarà la prossima storia e cosa succederà a Romano e alla piccola Giulia (che dire....) ad Alex (con le sue vicende tira e molla), al troppo simpatico Aragona e, stupore, al supponente ed antipatico (ma non troppo) Buffardi...Non ci far aspettare troppo De Giovanni!
Banale. È il primo libro che leggo di Maurizio de Giovanni, preso per curiosità, aspettandomi qualcosa di sorprendente, ma mi sbagliavo, o almeno ho sbagliato volume. Neanche arrivata a pagina 20 ho già avuto una mezza idea su chi fosse il colpevole e quale fosse il movente. L’indagine va avanti con estrema lentezza, poi si arriva improvvisamente alla conclusione per un’intuizione random. Ma quelle ricerche che hanno fatto grazie al colpo di genio notturno, non sono ricerche di routine? Cos’è tutta quella sorpresa? E cos’è quel ‘morta donna, assassina donna, solo una donna poteva capite’? Mah. Gli do tre stelle perché l’ho trovato ben scritto , tutto qua. I personaggi non mi sono piaciuti, un po’ i soliti tipi già visti e rivisti in altri racconti. Non credo proprio che recupererò gli altri libri.
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Sono stata indecisa fino all'ultimo se dare 3 o 4 stelle all'ultimo lavoro di de Giovanni, perchè mi è piaciuta tanto la parte relativa ai sentimenti dei vari personaggi, in cui il concetto di "nozze" viene declinato in tante sfaccettature diverse, tutte descritte con la consueta bravura ed empatia da de Giovanni. Ho trovato però la parte gialla davvero troppo leggera, una semplice base su cui innestare i vari percorsi emotivi dei Bastardi. Essendo un noir e non un poliziesco in senso stretto ci sta, ma da amante del genere giallo avrei preferito arrivare alla fine restando sorpresa, invece avevo capito quasi subito chi potesse essere il colpevole. Resta comunque una buonissima lettura, che aggiunge qualche tassello importante al mosaico dei Bastardi.
1º libro del 2020 e cominciamo subito bene. Anche per De Giovanni vale quanto scritto in passato per Carofiglio, Malvaldi, Camilleri etc etc: non mi delude mai, almeno con i bastardi (e in passato con Ricciardi, ahimè, ormai capitolo chiuso). È sempre bella Napoli, sono belle le storie e gli intrecci che cominciano a farsi più avvincenti tra i membri del commissariato. Forse il finale sarà prevedibile, perché le opzioni che si aprono allo scrittore sono solo due, ma la piacevolezza e la scorrevolezza della scrittura comunque continuano a ripagarci della fiducia che riponiamo in questo scrittore.
Libro strano. Strano perchè fino a poche pagine dalla fine avrei scritto del solito de Giovanni degli ultimi libri, in caduta libera. Bella scrittura, belle ambientazioni, ma troppi clichè, una narrazione che va avanti stanca, per stereotipi, da sceneggiato televisivo di bassa qualità. Ed anche con non poche inaccettabili incongruenze anche nello svolgimento della trama. Insomma, un'opera ennesima, scialba, utile solo per il portafoglio dell'autore e della casa editrice. Invece, al 95esimo, in pieno recupero, il nostro si ricorda che con la scrittura aveva delle dimestichezze non solo di mestiere...... Bravo, speriamo non sia solo un'episodio ma segni invece la rinascita di un buon autore.