Viviamo tempi bui. Da sempre. Invidia, rancore, oppressione e gelosia assorbono le nostre energie come una spugna, lasciandoci esausti e rassegnati davanti ai nostri infiniti fallimenti. Un lavoro che non ci soddisfa e il nostro capo che non la smette di umiliarci. L’amore che ci piega con le sue malsane incomprensioni, spingendoci a immaginare mille amanti. Nel frattempo, il telegiornale ci sbatte in faccia vittime e morti di guerre che non capiamo e i partiti politici si fanno forza sparando proiettili di odio verso il nemico, l’intruso, lo straniero. Basta galleggiare per qualche secondo nell’abisso di Facebook, scansando momentaneamente le foto di gattini, per rendersi conto di quanto il mondo sia violento: i commenti sotto i post sono un tripudio di offese e auguri di morte, di razzismo e sessismo; legioni di annoiati e troll si compattano, fanno gruppo per spruzzare sugli altri tutta la loro anonima bile. Eppure non dovrebbe essere così, la rabbia. Questo sentimento luminoso, carico di coraggio, di speranza, che ha permesso a popoli oppressi di conquistare la libertà, a uomini e donne cresciuti ai margini del mondo di diventare santi, artisti, presidenti, e a migliaia di volenterosi di dare voce, ogni giorno, alla loro protesta d’amore. Elogio della rabbia è un manifesto audace: un invito a scrollarci di dosso la catasta di preoccupazioni, ossessioni e isterie che bruciano le nostre vite; ad abbandonare quel bisogno di controllo che esercitiamo verso tutto e tutti – i nostri figli, la nostra poltrona, il telefono della persona che amiamo –; e, infine, a trasformare quell’energia repressa in un’arma per difendere e riconquistare il futuro. All’insegna della giustizia, però, e non del sopruso. In un coro umano che non si faccia confondere da un esercito improvvisato di solitudini avvelenate.
The book resembles the essay in the university on the topic of Anger. Or possibly the diary note. No substantial points. The book is trying to become another Nitsche but lacks the depth of the thoughts inside.
Non dico che sia un brutto libro, anzi è ricco di spunti molto interessanti. Però forse, più che elogio della rabbia, è una spiegazione di cosa effettivamente sia secondo l'autore la rabbia, cosa farne, come riconoscerla. Di per sé andrebbe anche bene, solo che, rispetto al titolo, lascia alla fine una certa confusione. Anche la trattazione nel corso dei vari capitoli a me è parsa un po' dispersiva. Peccato perché è un argomento molto interessante e controverso e perché l'autore ha comunque una grande capacità espressiva. A mio avviso molte cose andavano tolte, bisognava snellire e rimanere molto più sul tema del titolo. Il voler inglobare ogni cosa, quasi a tutti i costi, a volte finisce col non far vedere bene quasi nulla. L'eccesso finisce secondo me col diluire la forza del messaggio che, forse, l'autore intendeva far passare. Lo si nota, il messaggio, lo si vorrebbe anche trattenere, ma arrivano così tanti concetti e parole che non si ha tempo di metabolizzare: troppo di troppo. Una frase che mi è molto piaciuta e con la quale concordo è che "non c'è rabbia senza desiderio di giustizia". E la tengo con me, ma, per concludere con un sorriso, fa arrabbiare rimanere con così poco dopo tanto leggere.
Ця книга - розчарування року. Я очікувала дослідження, а отримала моралізаторське есе з переходом у брюзжання. Знайшла пару цікавих цитат і думок, тому не ⭐️, а ⭐️⭐️
Davvero bello. Da leggere quando dentro si ha molta rabbia e si vuole utilizzare in una maniera costruttiva, imparare a giocare con i propri mostri. A tratti l'autore, coraggioso, analizza gli "arrabbiati", anche i più indifendibili, da un punto di vista insolito e per la sua capacità critica e dialettica è difficile non condividere il suo pensiero, anche se politicamente scorretto. Bello vero.
Книга не варта витраченого не неї часу. Людям без знань в психології
взагалі небезпечно таке читати. Автор почав висловлювати думку, що власні емоції не варто "закопувати", але так і не довів її до кінця щедро вивівши весь свій гнів.
Оцінка 4/10, на початку були хороші думки і цитати, а далі все понеслось в мраки.
Оце я розумію книга, насолодилася так насолодилася. Мені здавалося, ніби я сижу в кав’ярні з дуже освіченим та експресивним другом, який намагається довести свою точку зору, періодично перериваючись на історії з життя.
Не знаю, чи то переклад такий, чи то автор дуже красномовний, але написано так, що відраватися — неможливо. Ти дочитуєш один абзац й одразу переключаєшся на інший, історія дуже плавно перетікає з одного на інше, вставки з якимись особистими спогадами автора завжди доречні та цікаві.
Основна думка книжки, очевидно, в тому, що гнів — це емоція позитивна та корисна, й стримувати її не треба. І от чесно, клянуся, я задумалася. Сальваторе каже правдиві течій вміє переконувати.
Другою тезою було те, що протилежне відчуття — любов, не таке вже й ідеальне, як його малюють. Тут теж вбачаю деяку істину, хоча видно, що в багатьох моментах автор вже просто лив воду, але оскільки він робив це елегантно і професійно, пробачаю.
В порівнянні з попередньою книгою, це просто небо і земля. Сальваторе ла Порта відновив мою віру в наукову літературу. Сподіваюсь, в майбутньому ми побачимо більше перекладів його робіт.
Досить багато влучних думок, є про що подумати. Загальне враження дещо псує лівацтво автора, яке він притягує куди треба і кули не дуже. І ще цікаво, що ця книжка місцями перегукується з творами Антона ЛаВея, і це усвідомлення чомусь веселить.
mi sembra più un esercizio di scrittura che uno svolgimento sul tema della rabbia. Tutto giusto, la rabbia è motore, è azione, deve essere incanalata. Ma il libro è ripetitivo e confuso.