Mattia Torre è un grande raccontatore per voce sola. Nel corso degli anni ha scritto monologhi per tanti attori italiani e ogni volta ha messo il pubblico davanti alla sconcertata evidenza delle fragilità e delle dissonanze dell'umana esistenza. La sequenza di questi "sette atti" rivela, fuori dalla scena in senso stretto, la complessità e la felicità narrativa di un autore a cui piace misurare, fotografare, reinventare il teatro del mondo.
7 monologhi che sembrano costituire lo specchio della nostra società, posizionato davanti a noi da uno specialista che ci vuole stupire attraverso la descrizione della nostra precisa immagine riflessa.
La comicità sfocia spesso in tragicommedia, dal momento che i monologhi toccano alcuni dei più frequenti stereotipi che caratterizzano la società (perlopiù italiana), come il rapporto con il cibo, con il sapere, con il lavoro e gli amici, con la famiglia e con il sessismo.
Sono i monologhi di chi si sente inadeguato e ha bisogno di sfogare la frustrazione per la propria condizione alienante, e di dire ciò che socialmente non si dice mai: ecco perché possono essere considerati anche dei monologhi contro la società e i princìpi non scritti che la regolano.
L’intero libro, in verità, potrebbe essere considerato un grande atto tragicomico di catarsi: si sputa fuori il rospo di ciò che non si riesce più a portare dentro di sé in modo tacito. C’è un atto di ribellione in ogni monologo, e di accettazione di sé, con cui si allude alla speranza di una consapevolezza maggiore.
Si può essere lievi senza essere inconsistenti. La leggerezza, se intelligente e limata, ha il suo peso. Mattia Torre scrive sette atti comici, che trattano temi apparentemente comuni- il rapporto tra italiani e cibo; il ciclo mestruale e le sue ricadute; il machismo come sinonimo distorto di forza d'animo etcc- ma con un piglio acuto ed originale, che fa ridere sicuramente, ma anche rimescolar qualcosa dentro. "Boris" rimane Boris e non si tocca. Ma Mattia Torre è stato molto altro: e vale la pena leggerlo.
Purtroppo ho collegato i puntini e scoperto chi era Mattia Torre solo quando se ne era già andato.
Questo è davvero un libro perfetto da audioascoltare grazie anche alle belle interpretazioni dei lettori. C'è tutta l'Italia e l'italietta dei nostri vizi e del nostro sconforto, ci sono le nevrosi fotografate quel tanto che basta, gli amorazzi, le riflessioni e le incazzature. Direi che ci siamo tutti, nessuno escluso.
Esilarante, spiritoso e ficcante come solo i grandi osservatori dell'uomo possono essere. Le tre voci (Aprea, Mastandrea e Cucciari) sono perfettamente calzate nel clima dei monologhi di Torre – per lo più famoso per essere uno dei tre inventori e sceneggiatori di "Boris".
Ascoltatelo, o leggetelo, o fate entrambe le cose, perché a volte sorridere di noi può essere un modo non meno intelligente di capire come siamo fatti.
Non solo consiglierei a chiunque di sentirlo in audiolibro, ma direi che potrei lanciare la petizione per rendere obbligatorio l'ascolto di "Perfetta" alle medie, durante l'ora di scienze, o se esiste ancora durante educazione sessuale, e se non esiste più educazione sessuale prima firmate per farla tornare e poi fate ascoltare il monologo...beh, dai, tanto che ci siete fate ascoltare tutti i monologhi che così mi crescono in fretta 'sti ragazzini😄
Ho ascoltato l'audiolibro, letto da Aprea, Mastandrea e Cucciari, perché credo che questo libro possa essere apprezzato meglio se letto con la giusta interpretazione, e questi artisti eccezionali, con il loro lavoro, hanno dato un contributo importantissimo alla genialità di questi sette atti. Monologhi raffinatamente feroci, a tratti grotteschi, tutti molto sferzanti che affrontano luoghi comuni e attraverso risa e sorrisi ti fanno riflettere sulla società moderna, lasciandoti un retrogusto malinconicamente amaro in bocca. Perché dietro ad ogni battuta c'è un mondo: la comicità è la calamita per ottenere l'attenzione dello spettatore, per trasportarlo su un livello diverso.
Esilarante (cosa avrà pensato di me la gente che mi vedeva per strada mentre mi sbellicavo al riparo della mascherina?) e toccante allo stesso tempo. Dopo l’ascolto dell’audiolibro su Storytel ho percepito l’esigenza di affidare a Valerio Aprea la telecronaca con voce fuori campo della mia intera esistenza.
Sette racconti alcuni buoni altri meno, tutti in chiave comica. E' un'analisi dei problemi quotidiani, delle persone, delle abitudini, di pregi e difetti che ci fanno compagnia ogni giorno. Il primo racconto parla di un uomo che ritiene di non capire niente della vita, in disaccordo con tutto e tutti cerca risposte, anzi non cerca nemmeno risposte, si rende solo conto che non è in grado di capire. Il suo vero problema è che deve recarsi in tribunale per una testimonianza, così inizia a raccontare in modo strampalato come è arrivato li. Il secondo racconto parla dell'italiano a tavola, del suo rapporto con il cibo, vezzi e tradizioni di un paese che ha fatto del cibo la sua potente bandiera. In audio book ci sono tre lettori: Valerio Aprea, Geppi Cucciari e Valerio Mastandrea. Il primo è sicuramente il più bravo e coinvolgente. Il terzo racconto è "Colpa di un altro", e come ben si capisce spiega come in ogni cosa diamo la colpa a qualcun altro per qualsiasi cosa, il meccanico, il governo, l'idraulico. Sembra che tutto il paese vada avanti così con un susseguirsi di truffe che si accusano dando la colpa a quello che c'era prima e chi riceve la sòla prima ci resta male, ma poi la restituisce allo sciagurato che arriva dopo. Il miracolo dell'ingegno è la catena di trasmissione della fregatura. Il quarto racconto descrive le sensazioni di un uomo che vorrebbe stare su un terrazzo con una ragazza in maniera rilassante e interessante, dapprima umile e compassato il racconto degenera con l'immaginazione dell'uomo che racconta, diventa un megalomane ed ha un finale inaspettato. Il quinto racconto è narrato da Valerio Mastandrea e parla di un segretario personale per super ricchi, che attraverso l'uso di una carta di credito a fondo illimitato possono fare qualsiasi richiesta al malcapitato assistente. Oltre a questo, ci sono le dinamiche aziendali con i colleghi e con i capi e tutta la sua routine con i vicini di casa. C'è una normalità quotidiana con i suoi affanni, la continua alternanza tra casa e lavoro e il suo cambiamento personale. Il sesto racconto parla di figli, compresi oneri e onori e di come cambiano la vita dei genitori. Ultimo racconto con narratrice Geppi Cucciari, è un monologo su una donna che fa la venditrice in una concessionaria auto, quello che mi è piaciuto meno.
Mattia Torre è uno dei nostri migliori autori oggi, ne sono convinta. Questo libro raccoglie sette monologhi che in parte conoscevo già perché visti a teatro, ma che ho riletto con estremo piacere. Caustico e il resistibile riesce a far riflettere parlando delle umane miserie, delle nostre fragilità e paradossi. Devo dire, sempre una certezza.
Audiolibro. Racconti che strappano un sorriso e fanno anche riflettere, tre lettori d’eccezione Valerio Aprea, Valerio Mastandrea, Geppi Cucciari, che trasformano la lettura in monologhi teatrali di forte espressività.
A differenza di quella postuma (che mi aveva convinto poco), in questa raccolta ho trovato il Mattia Torre di cui sentivo parlare: brillante, sensibile e intelligente. Di questi sette monologhi un paio sono trascurabili, tre sono carini e due - "Migliore", scritto per Mastandrea, e "Perfetta", scritto per Geppi Cucciari - sono bellissimi. Sono contento di aver insistito.
Pensavo (forse speravo) mi avrebbe fatto ridere molto di più. Alcuni racconti sono effettivamente divertenti, altri proprio no; voci interessanti, ma mi aspettavo di più da Geppi.
Ho ascoltato la versione audiobook recitata magistralmente da quei tre mostri sacri che sono Valerio Aprea, Valerio Mastandrea e Geppi Cucciari: rende ancora più onore alla mente e all’acume di Torre. Bello, parti con l’intenzione di ascoltare a cuor leggero, ma poi è più sottile di quel che sembra.
Intenso e scorrevole, ma non sempre facile. È quell’umorismo che non ti fa sorridere, al contrario, ti costringe con forza a riflettere. Alcuni monologhi sono pesanti da digerire, forse proprio perché si avvicinano inevitabilmente alla realtà.
Non mi fatto fare nemmeno una risata, forse mi ha strappato un sorriso, uno. Non c’ho trovato nulla… Tutte le recensioni sono super positive, quindi devo non averlo capito io 🤷🏻♀️
“Io non so neanche chi sono; o meglio, io so più o meno chi sono. Ma non sopporto le persone che si conoscono, che conoscono se stesse. E sanno dire «sono fatto così»; «sono diventato così»; «reagisco così per questo motivo»; «per quest’altro motivo io, pensa: mi comporto così».”
“Perché questo penso di lei, che abbia bisogno di tutto tranne che di semplificazioni e di banalità, penso che i luoghi comuni la possano ferire, e che una frase come “Venezia è una città bellissima ma non ci vivrei” la possa uccidere.”
“Tutti si conoscono, tutti conoscono se stessi, tutti sanno come sono fatti. Io invece posso dirlo: non so niente. Né di me né delle persone e delle cose che mi circondano. Io non capisco niente: che è una cosa stupenda da dire, che ci vuole amor proprio e consapevolezza e coraggio per dirla: «Signori, io, ma davvero: non capisco un cazzo».”
“«il tiramisù è vita, il tiramisù rappresenta la vita» e che chi sa fare la crostata, ma non il tiramisù, c’ha paura della vita e chi ha paura della vita ha paura della morte e che io avevo un problema con il senso della vita anzi con il senso della morte e anche questo era vero.”
“I figli invecchiano. Ma non invecchiano loro. Invecchiano te.”
“figli si insinuano nella tua mente in modo subdolo e perverso. Se sei con loro, ti soffocano; se non ci sono, ti mancano”
“La vita stessa, che credevi di aver incasellato in categorie discutibili ma tutto sommato valide, o comunque tue, sfugge via.”
“È la storia degli ultimi miei quattro martedì, un martedì per ognuna delle quattro fasi. Le mie giornate sono tutte identiche. Cambio solo io.”
“Come la felicità, che viviamo nei ricordi o nelle speranze del futuro. Nel presente, la felicità non c’è “
Alla donna si richiede un doppio sforzo: agire con un’energia maschile per essere nel mondo, e ritrovare poi l’energia femminile per essere se stessa e per dare spazio alla sua natura.
Un libro incredibilmente godibile, che consiglio di fruire direttamente sotto forma di audiolibro, grazie alla magistrale interpretazione di Mastandrea, Aprea e Cucciari. Ognuno con le proprie caratteristiche ha reso immersivo e straordinariamente interessante il proprio tema.
Ho sorriso molto e, a tratti, riso di gusto durante l’ascolto grazie alla scrittura arguta e mai banale di Torre. Ho ragionato grazie agli spunti affrontati, che hanno dato voce a pensieri mai ben contornati nella mia mente, in maniera leggera e divertente ma non per questo meno profonda.
Sette atti di un genio della comicità italiana straordinariamente interpretati da Valerio Aprea, Valerio Mastrandrea e Geppi Gucciari. Consiglio di ascoltarlo su stoytel, audible o simili piuttosto che leggerlo.
Sono tutti bellissimi, ma tre ritengo siano imperdibili: GOLA, esilarante narrazione dell’intricato rapporto tra gli italiani e il cibo; PERFETTA, stupendo monologo sulla donna che avevo visto al teatro ma che rende benissimo anche in audio; FIGLI, interpretato magistralmente da Valerio Mastrandrea e che avevo visto in video ma che è sempre un’emozione riascoltare.
Ho terminato l'ascolto. Valerio Aprea resta il miglior interprete di Mattia Torre. La voce di Mastandrea si presta perfettamente a quel preciso racconto. "Figli" è stato più volte diffuso anche in televisione e in rete. Sempre commovente, ma sono di parte. Purtroppo, ho ascoltato veramente a fatica (pensando più volte di mollare) l'interpretazione di Geppy Gucciari per l'ultimo dei racconti. Quindi l'ultimo racconto è anche l'unico che non ho amato, ma forse solo perché non ne ho sopportato la lettura fatta in quel modo. Mi riprometto di leggerlo quando avrò il libro cartaceo.
I sette pezzi sono un po' altalenanti, in quanto a forza comica. Quello che dà il titolo alla raccolta, ad esempio, mi è sembrato il meno forte, mentre i due che Mastrandrea ha recitato come monologhi sono veramente a fuoco. Ma l'ultimo pezzo, Perfetta, semplicemente vale da solo il biglietto d'ingresso.
Sette atti comici ben scritti che ahimè rendono molto di più se letti dal vivo, come potete ascoltare dalle interpretazioni di Valerio Mastandrea su YouTube. Gola, che parla del rapporto degli italiani con il cibo, è il mio preferito. Secondo me i suoi testi sono scritti per essere interpretati, non per restare sulla carta ed essere letti in solitaria.
Denso. Iper-realistico. Ritratto di una vita complessa. Conosco Mattia Torre per nome, per Boris, ma arrivo al suo “in mezzo al mare” dopo i monologhi di Aprea e Mastandrea. Storie dirette, vere, belle, consapevoli il cui filo rosso è, secondo me, la consapevolezza, condita da tratti ironici rivelatori. Consigliato!
Grazie! Questo libro mi ha ridonato il buonuomore, non tanto per aver messo nero su bianco la crisi che ti avvolge quando raggiungi la mezza età. Ma per aver compreso che in un modo o nell'altro è per tutti. Indistintamente per tutti. Scritto benissimo. Ho optato per la versione letta da Cucciari Mastrandrea e Aprei per Emons Audiolibri. Penso lo riascoltero' presto.
Otto monologhi di Mattia Torre. Un paio li avevo già sentiti a Teatro. Ma tutti, dal primo all'ultimo, sottilmente sagace e ironici, grotteschi e paradossali. Eppure mi prendono, riescono a farmi entrare nel loro mondo assurdo e sconclusionato e fami sentire perfettamente a mio agio. Perché la satira tira forte e fa sbattere le porte
Al netto del fatto che Aprea, Mastandrea e Cucciari renderebbero un capolavoro anche il mio diario segreto delle medie, questa scrittura regala scoppi di risate che interrompono riflessioni, come mi è successo con i film di Nanni Moretti, di Woody Allen o con i libri di Francesco Piccolo. Il monologo "Io non so niente" è una perla.