La solitudine può essere bella e creativa, ma solo se scelta. La solitudine non voluta, invece, fa soffrire e tocca un po’ tutti. Talvolta è evidente, come nel caso dei nuovi esclusi, di chi non può essere protagonista di nulla o di chi vive da solo; altre volte è celata da una rete di relazioni soltanto apparenti, senza contatti nutrienti, reali e umani.
Questo libro, passando in rassegna i diversi tipi di solitudine e ripercorrendo i contorni di casi reali, aiuta ciascuno a ricostruire le cause della propria solitudine, con lo scopo di suggerire come fare ad aprire porte e finestre, lasciar entrare e uscire la vita e le emozioni, sdrammatizzare e, infine, perdonarsi.
Pensavo di incappare in un libro banale basandomi solo sul titolo, e invece... Ho fatto l'errore di giudicare il libro dalla copertina. Ma mi perdono per questo. Ecco con un esempio pratico cosa si propone di insegnare questo libro: la capacità di stare bene con se stessi che passa anche attraverso il perdono e la compassione verso gli altri e verso se stessi. La particolarità del libro è che affronta l'argomento in maniera originale, attingendo alle religioni, alla filosofia, alla letteratura, al cinema, secondo il principio della "farmacia letteraria": per ogni malessere interiore, un titolo o un nome. Questo approccio aiuta a guardare alla psicoterapia (l'autrice è una psicoterapeuta) non come a una medicina che guarisce dal male assumendola, ma come a una possibilità, un balsamo per l'anima. Sì, perché in fondo l'unica soluzione ai mali del nostro tempo (egoismo, narcisismo, egocentrismo, violenza) è la cura dell'anima. Se tutti ci dedicassimo a essa, forse il mondo sarebbe un posto migliore in cui transitare per il tempo che ci è concesso. E la nostra anima diverrebbe così la nostra migliore amica, che aiuterebbe a trasformare la solitudine in qualcosa da apprezzare anziché da temere.