Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell'istante inizia una lotta contro chiunque l'abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un Lui dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire. Paola Barbato, come solo i più grandi, sa far nascere la paura anche dal più innocente battito d'ali. E si conferma una maestra del thriller.
Si ma una protagonista così spocchiosa, antipatica, so tutto io, so' bella solo io, faccio la stronza solo io, divento una bestia solo io, non l'avevo mai incontrata. Che nervi!!!!!! Che prurito alle mani!!!!!
Anna viene rapita e rinchiusa in un carrozzone da circo. In questo capannone perso nelle campagne non si sa bene dove, ci sono altri carrozzoni e altri ostaggi che dovranno sopportare la protagonista esibizionista, regina di 'stocazzo. Se non fosse stato per lei avrei apprezzato molto di più. Un altro punto a sfavore è che di tutti gli altri protagonisti non sappiamo una cippa, quindi ruota tutto intorno ad Anna, manco fosse Vodafone.
Però, visto che sono masochista e che, ho scoperto dopo, zoo è il secondo di una trilogia, leggerò anche gli altri due sperando che la Barbato non crei personaggi solo antipatici e dispotici
Salve Confine, la mia recensione di oggi ci riporta ad uno dei miei generi preferiti: Il thriller psicologico. Grazie alla Piemme, che mi ha inviato una copia in anteprima, ho potuto leggere "Zoo" di Paola Barbato, il secondo romanzo della trilogia iniziata lo scorso anno con "Io so chi sei" e che terminerà nel 2020 con il terzo e ultimo capitolo. Attenzione: i romanzi sono autonomi, il lettore può cominciare a leggere il secondo e poi passare al primo. Così farò io, infatti, che non sapevo facesse parte di una serie e che mi sono informata, come mio solito, perché mi piace avere tutta la visione di insieme. Con Zoo, il precedente romanzo condivide uno dei personaggi principali, che ha una storia a sé. Da quello che ho potuto comprendere, inoltre, le vicende separate dei primi due romanzi verranno ad incrociarsi nell'ultimo, che a questo punto attendo con trepidazione, visto come è finito il secondo. Ma andiamo con ordine e partiamo dal riassunto breve della trama. Anna, una giovane donna indipendente, si risveglia da sola, chiusa in una gabbia, un carrozzone da circo come appurerà poco dopo. Non è sola, lo scopre ben presto. Nel buio magazzino, insieme alla sua, ci sono molte altre carrozze e sono tutte piene. All'interno ci sono persone nude, sporche, che sembrano aver perso qualsiasi condizione umana. In particolare un paio di elementi, che si comportano addirittura come gli animali che dovrebbero abitare la gabbia in cui sono loro, cioè il leone e il coccodrillo. Anna si dibatte e si dispera, urla e crea scompiglio e, mentre alcuni prigionieri con ancora qualche sentimento cercano di spiegarle come funziona quel luogo e quali siano le regole, lei sente crescere dentro la voglia di ribellarsi, di fuggire via, nonostante sia praticamente impossibile. Ben presto il suo aguzzino, che non si farà mai vedere e che agirà sempre nel buio, mostrerà ad Anna chi comanda, iniziandola a privazioni e torture psicologiche e obbligandola alla nudità, come gli altri compagni di sventura. Ma Anna è decisa a non demordere, si spezza ma non si piega davanti a tutto questo. Tenta di carpire notizie, di comprendere le dinamiche e soprattutto chi e perché sta facendo quello a lei e a tutti gli altri. “Anna sapeva di dover tenere la mente impegnata, perché più del frastuono roboante di pensieri sconnessi le faceva paura il silenzio, l'assenza. Quelli che non parlano, quelli che non pensano, sono quelli che si perdono.” Bellissima lettura ad alto tasso tensivo. Mi ha tenuta incollata alle pagine, più che altro perché volevo capire dove tutta la storia andasse a parare, quale era lo scopo di tutto quello e soprattutto chi e perché si divertisse a fare male in quel modo. Ovviamente alcune delle mie curiosità, le più impellenti, sono rimaste tali, perché il romanzo ha una fine, ma lascia con enormi punti di domanda che sicuramente saranno soddisfatti nell'ultimo romanzo della serie, che come vi ho già anticipato vedrà intrecciarsi le trame dei primi due. Lo stile è diretto e in alcuni casi anche troppo, risultando crudo e forte, ma è perfetto perché è indispensabile al fine della storia, ossia mostrare quanto l'uomo è incline a ritornare bestia se privato della dignità. I dialoghi aiutano molto e l'autrice è stata brava in questo, perché anche attraverso le interazioni tra i prigionieri, soprattutto tramite quelle interazioni, ci rendiamo conto del graduale degrado mentale che inevitabilmente colpisce ognuno di loro, specialmente quelli che sono costretti alla cattività che da più tempo o quelli che, come Anna, non vogliono arrendersi. Alcuni personaggi, credo proprio quelli che non sono riusciti ad accettare la prigionia, sono degradati allo stato di bestie, e saranno i personaggi che faranno più ribrezzo per i loro gesti (leggerete da soli). Mentre altri, quelli che accetteranno la loro condizione, resteranno mentalmente presenti, sebbene infleunzati dal trauma. Dietro questo macabro gioco si intuisce la logica dell'aguzzino, che nella maggior parte dei casi ha scelto le sue vittime per punirle e dar loro la possibilità di assolvere ai loro peccati. Nonostante mi sia piaciuto tantissimo, ho sentito la mancanza di qualcosa, ma non mi lascerò influenzare da questa sensazione perché credo sia dovuta a quei famosi punti interrogativi irrisolti. Buona lettura. voto 4
Una storia con un'ansia che non molla mai fino all'ultima pagina, e le pagine sono molte. Troppo è il desiderio di capire CHI, COSA, COME e PERCHÈ, per cui mollare la lettura o l'ascolto è difficile. Ansia e angoscia sono le sensazioni predominanti di questo libro e l'autrice gioca molto provocando, lasciando indizi, facendo credere continuamente cose sbagliate al lettore, non si è sicuri e certi di nulla. Bisogna solo arrivare all'ultima pagina, senza tregua. Il lettore è assillato da mille dubbi e nessuna certezza, e questo tiene in piedi la baracca alla grande. Ci sono molte scene forti, disgustose, non è adatto a stomaci deboli e la voglia di capire e di vendicarsi insieme alla protagonista è grande. Consigliatissimo quindi... a chi non ha lo stomaco debole.
Una sforbiciata di almeno un centinaio di pagine avrebbe giovato. E' il secondo libro che leggo di Paola Barbato (l'altro era Mani nude) perché trovo interessante l'analogia con le torture che l'uomo compie verso gli animali, e quindi finisco per leggerla, ma c'è qualcosa che mi lascia un po' incerta. Di sicuro qua tutto l'aspetto logistico, forse io non sono una cima a immaginare spazi, ma tante parole spese per gli spostamenti di sti carrozzoni e i carrozzoni stessi e io non capivo come erano messi, per lo più. Tante parole in generale, troppo piano come andamento. Che poi nei momenti clou qualche stoccata la sa tirare. L'asciugherei di molto, togliendo la ripetitività. E' molto "corporale". Fa quasi schifo se si è schizzinosi. C'è sangue e merda e tutti i fluidi che potete immaginare e gli odori e gli avanzi del cibo più schifoso. Che per carità, ci stanno nella trama, ma era un po' nauseante. E sempre un po' troppo a lungo. Il punto peggiore: la protagonista. Va bene che gli eroi e le eroine hanno stufato, ma ci sono personaggi grigi che compiono nefandezze che mi stanno comunque simpatici, o che trovo interessanti, che è bello odiare e altri che proprio toccano tutte le corde dell'antipatia. Non è odio, che magari spinge a leggere, mi sta proprio sulle balle. E quindi... Però resta una buona idea, e adesso mi resta la curiosità di sapere che si dice negli altri due libri della trilogia.
Ho un problema fondamentale con questo libro: non sopporto Anna, la protagonista. Il suo fare spocchioso, il suo sentirsi superiore a tutto e tutti, il suo egoismo mi esasperano. É cattiva, Saverio dice che sono tutti cattivi lì dentro, ma secondo me non sono tutti cattivi alla stessa maniera. So che dopo averlo scritto arriverà la neuro a bussare a casa, ma ho empatizzato più con Lui che con Anna. Ogni tanto Lui mi é quasi sembrato troppo buono rispetto ai danni e disastri di lei. Che certi atteggiamenti siano scaturiti dalla situazione non posso metterlo in dubbio, ma é il peggiore antieroe che abbia incontrato. Forse peggio ancora di Heathcliff. Spero che queste sensazioni siano state pianificate e volute dalla Barbato perché in tal caso, hey, ha fatto centro.
Maljka - per RFS . Tredici persone rinchiuse in gabbie (carrozzoni del circo per l’esattezza), vivono di stenti, alimentati tramite delle razioni non sufficienti per più di una decina di giorni; monitorati ventiquattro ore su ventiquattro, come fossero in uno animali, vengono puniti crudelmente ogni volta che commettono un errore e non rispettano le regole.
Questo è “Zoo”, secondo libro di Paola Barbato, che vi farà vivere momenti di terrore, repulsione e sdegno per il genere umano. È una storia davvero folle, claustrofobica e al limite della realtà, ambientato nella periferia della campagna toscana.
La protagonista è Anna, una ragazza come tante, ma con una difficile gestione della rabbia. Un giorno Anna si sveglia su una superficie dura, con i vestiti del giorno prima e nel buio più cupo vede altre persone che come lei, sono circondate da sbarre. Non ha memoria di cosa l’abbia condotta lì, ma da quel momento in poi lei (come gli altri), dovrà solo pensare a sopravvivere e a rispettare le regole del carceriere.
Ma quale mente malata può arrivare a concepire un ambiente simile? Inizialmente Anna terrà un profilo basso, mostrandosi schiva, ma successivamente il suo vero carattere dominante predominerà, mettendone in evidenza la ribellione, l’aggressività e causando delle liti furibonde tra gli altri “ospiti”.
Ogni persona rinchiusa lì dentro ha delle peculiarità che la rendono unica, e costruire un vero dialogo con ciascuno di loro è tutt’altro che semplice se la prima regola è fingere di star bene, di non aver problemi e soprattutto non crearne. In particolare, tre persone instaureranno un singolare rapporto di amore e odio con Anna, nato dalla voglia della protagonista di ribellarsi, di rompere il sistema e di scappare tornando alla propria quotidianità.
Non conoscevo quest’autrice e devo dire che mi ha sconvolta! Ho iniziato la lettura senza troppe pretese, all’inizio non riuscivo a capire fin dove volesse spingersi, ma devo dire che alla fine, questo grande fratello del macabro, è in grado di catturarti all’interno della storia senza neanche rendertene conto.
È un libro spietato, inspiegabile al cervello umano, ma che non si può fare a meno di continuare a leggere fino alla conclusione. Con mia grande sorpresa, io sono già corsa ad acquistare il terzo e ultimo volume della trilogia… anche perché sono ancora molti i punti interrogativi, quindi non vedo l’ora di scoprirne di più su questo folle pazzo uomo chiamato carceriere.
Credetemi, una volta che inizierete a leggerlo non potrete più farne a meno!
Vi lascio qui il mio pensiero in merito a questo romanzo, ma vi invito a fare un salto sul blog "Nelle pagine di un libro" (ci arrivate anche attraverso il mio sito web), per conoscere la splendida iniziativa di cui è protagonista questo romanzo.
RECENSIONE: Anna è una giovane donna a cui non manca nulla. Lei è bella, ha una carriera promettente e le attenzioni degli uomini più desiderati. Ma come spesso accade, quando si ha troppo si tende a sprecare, a dare per scontato, a sentirsi superiori rispetto a coloro che non hanno quanto te.
"Ma cosa accade se all’improvviso qualcuno ti toglie tutto? A partire dalla libertà? Sentì il panico che le si arrampicava dentro e cercò di frenarlo con un ultimo pensiero. Forse sto ancora dormendo. Poi aprì gli occhi. E le sbarre erano lì."
Ti svegli all’interno di una gabbia circondata da altre gabbie con al loro interno persone rinchiuse come te, da molto più tempo di te. Il carceriere non si fa vedere e, silenzioso come un fantasma, muove i meccanismi di un gioco oscuro e angosciante. Questa storia è un intreccio di sfumature che risvegliano nel lettore emozioni e riflessioni differenti. Non voglio assolutamente fare spoiler, ma vi dico che, malgrado ciò che le è accaduto, non sempre amerete e tiferete per Anna. Secondo me questo romanzo, che richiama un po’ le atmosfere di “SAW. L’enigmista” (anche se a mio parere Zoo è decisamente meno cruento), rappresenta appieno l’animo umano. Il complesso gioco tra luce e ombra che ogni giorno è in corso dentro di noi. Non esistono persone buone e persone cattive. Tutti abbiamo un lato oscuro, e basta davvero pochissimo per risvegliarlo. Sono l
Non avevo mai letto nulla di quest’autrice italiana, ma la trama di questo suo nuovo romanzo mi ronzava in testa in continuazione e la sua copertina mi appariva sempre sui social. Così ho deciso di leggerlo, chi non darebbe una chance a un romanzo con una sinossi del genere? Devo dirvi però che mentre leggevo “Zoo” sono rimasta più volte stupita e ho avuto anche difficoltà nel portare a termine la lettura, ma ora vi spiego perché.
Un thriller di questo tipo, con una protagonista di nome Anna che si ritrova rinchiusa in un carrozzone per gli animali dello zoo, costretta ad affrontare un gioco macabro con un rapitore sconosciuto, circondata da altre persone che si ritrovano nella sua stessa situazione, come può non attirare l’attenzione di un vero amante di questo genere? Di fatti è quello che è successo a me, peccato però che il tutto sia stato davvero pesante e a tratti anche raccapricciante. Ebbene sì, purtroppo la superficialità della nostra Anna, il suo modo di sentirsi sempre superiore agli altri - nonostante il suo essere comunque rinchiusa in una gabbia - sono riusciti solo a farmela odiare dall’inizio alla fine e vi dirò di più: ho tifato sempre per il rapitore.
"ZOO" DI PAOLA BARBATO - RECENSIONE DI ERICA CASAGRANDE 9/10/2019 // NESSUN COMMENTO Buongiorno lettori, nel post di oggi vi parlo del romanzo di Paola Barbato “Zoo” edito Piemme. È un thriller suspense che vi toglierà sicuramente il fiato. Se siete curiosi di conoscere tutto su questa storia continuate a leggere la recensione.
Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell'istante inizia una lotta contro chiunque l'abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un "Lui" dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.
RECENSIONE
Non avevo mai letto nulla di quest’autrice italiana, ma la trama di questo suo nuovo romanzo mi ronzava in testa in continuazione e la sua copertina mi appariva sempre sui social. Così ho deciso di leggerlo, chi non darebbe una chance a un romanzo con una sinossi del genere? Devo dirvi però che mentre leggevo “Zoo” sono rimasta più volte stupita e ho avuto anche difficoltà nel portare a termine la lettura, ma ora vi spiego perché.
Fede e fiabe le erano sempre state refrattarie, i sentito dire non le bastavano, le cose riportate nemmeno.
Un thriller di questo tipo, con una protagonista di nome Anna che si ritrova rinchiusa in un carrozzone per gli animali dello zoo, costretta ad affrontare un gioco macabro con un rapitore sconosciuto, circondata da altre persone che si ritrovano nella sua stessa situazione, come può non attirare l’attenzione di un vero amante di questo genere? Di fatti è quello che è successo a me, peccato però che il tutto sia stato davvero pesante e a tratti anche raccapricciante. Ebbene sì, purtroppo la superficialità della nostra Anna, il suo modo di sentirsi sempre superiore agli altri - nonostante il suo essere comunque rinchiusa in una gabbia - sono riusciti solo a farmela odiare dall’inizio alla fine e vi dirò di più: ho tifato sempre per il rapitore.
Era sul marciapiede, il cellulare in mano, un vestito verde, una vita monotona e priva di mostri che saltano fuori da sotto la faccia. E non si sa come l’aveva presa.
Inizialmente questa storia mi aveva anche presa poiché mi piaceva l’intraprendenza di Anna, il suo non perdersi d’animo anche davanti a situazioni disumane, però a un certo punto è come se le circostanze si fossero capovolte e il cattivo della storia non fosse stato più il rapitore, bensì la nostra protagonista. Anna si trasforma, si abbassa a vivere momenti terribili e agghiaccianti, pur di avere un potere nei confronti delle altre persone che sono state gettate, proprio come lei, in un carrozzone. Avrei accettato questa cosa solo per qualche capitolo, ma questo suo modo di fare si è protratto per la maggior parte del racconto, facendomi venire voglia di prendere il romanzo e gettarlo direttamente dalla finestra. Gli altri personaggi della storia invece mi sono piaciuti, sono stati ben caratterizzati e durante la lettura si avrà la possibilità di conoscerli per quello che realmente sono...
"Ero un passo dietro di te, per giorni e settimane, e non te ne sei mai accorta perché nella tua visione miope ed egocentrica del mondo le persone come me non esistono."
Inquietante e disturbante. Un romanzo che prende allo stomaco, che disgusta, che angoscia e che mi ha tenuto incollato come non capitava da molto.
La narrazione si sviluppa praticamente in un solo ambiente, situazione che se non gestita abilmente a livello stilistico potrebbe portare ad avere un pastone di romanzo che abbandonerebbero anche i lettori più determinati. Invece la Barbato è riuscita a dare il giusto ritmo tra azione, riflessione e descrizioni.
Il personaggio di Anna, attraverso il quale si sviluppa la narrazione in prima persona, è semplicemente detestabile. Viene descritta nella sua vita precedente (attraverso dei minuscoli flashback, ma più che altro ragionamenti narrati in prima persona) come una giovane donna molto poco empatica, il suo adattamento alla cattività è rapido e devastante, in poche settimane vengono esasperati i peggiori aspetti del suo carattere, egoista, maligna e paranoica. Il cambiamento avviene a livello anche fisico, considerando quello che farà per guadagnarsi la fuga, in un abbruttimento generale che porta il lettore ad odiarla (ho visto alcuni altri recensori hanno addirittura puntualizzato di aver dato una valutazione più bassa proprio per il risentimento nei confronti di Anna), secondo me tutto ciò rende il personaggio molto credibile, Paola Barbato ha fatto un lavoro eccezionale.
Ho scoperto solamente alla fine che questo libro è parte di una trilogia, è comunque abbondantemente fruibile anche fine a se stesso, chiaro che ora però ho un'aspettativa importante.
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È il primo romanzo di Paola Barbato che leggo e l'assaggio mi è piaciuto eccome. La protagonista di questa storia è ispida, egoista, spesso crudele: esattamente quello che serve per scardinare lo stereotipo dell'eroina e buttarlo via. Nonostante Anna sia odiosa, entra sotto la pelle. L'autrice riesce a farla aderire addosso e a concentrare il lato oscuro di chi sta dall'altra parte del libro. Le cattiverie di Anna prima dell'esperienza dello Zoo esasperano, fanno ritrarre e puntare il dito contro di lei. Poi quello che succede fa passare in secondo piano le meschinerie per aprire il varco alla crudeltà, al sadismo, alla violenza per la sopravvivenza, all'amore per bisogno. Lo scenario di Zoo è spaventoso e grottesco, ma è Anna il piatto forte: guardare in faccia il male è più fastidioso quando riflette noi stessi. Accusare il mostro, prima di guardarci allo specchio, è un po' troppo comodo.
Nonostante la quarta di copertina fosse molto intrigante, il libro non mi ha preso fino in fondo. La ragione? Mi è sembrato tutto un po' scontato, senza grandi sorprese e, soprattutto, scritto con un tono monocorde che fa perdere la tensione di ciò che avviene. Tre stelle, generosamente.
Non avevo mai letto nulla di questa autrice, ho deciso però di leggere “Zoo” perché dalla trama mi intrigava molto: delle persone rinchiuse in delle gabbia alla mercé di un sequestratore, prometteva una bella dose di ansia, angoscia e inquietudine. All’inizio la storia mi stava piacendo molto, volevo scoprire come andava a finire con Anna, l’ultima vittima rapita e rinchiusa in un vecchio carrozzone da circo insieme ad altre persone una diversa dall’altra, purtroppo però poi la vittima non è così tanto vittima, anzi diventa un carnefice. Anna che dovrebbe rappresentare il personaggio rinchiuso alla fine si comporta come il carnefice e non mi è piaciuta, anzi l’ho odiata. La crudeltà delle vittime e il loro comportamento troppo crudo che più che essere di impatto nel rappresentare una situazione del genere a me ha schifato! Non ho apprezzato la scelta della scrittrice di mettere Anna contro le altre vittime, in particolare per me è inconcepibile come Anna decida di accanirsi contro le scimmie, in particolare contro la petite! Inoltre gli altri personaggi sono poco caratterizzati e non mi hanno lasciata un granché. Devo dire che l’unica figura intrigante è stata quella del sequestratore: enigmatico, silenzioso come un’ombra sempre in agguato! La storia poi si ripeteva e diventava po’ lenta e noiosa, e non sono stata in grado di raffigurarmi bene l’ambiente e le varie posizioni delle gabbie, la scrittrice è stata un po’ confusionaria in questo. 2,5 🌟
Che ne penso di questo libro? Il primo pensiero che mi viene è delusione (seguono leggerissimi spoiler).
Delusione perché le premesse per fare di meglio c’erano. Delusione perché, pur “sospendendo l’incredulità” su alcune situazioni, altri frangenti sono davvero assurdi. Delusione perché dalla metà in poi il romanzo diventa veramente tedioso e prolisso, non si vede l’ora che finisca.
L’idea di affidarsi a un personaggio con il quale difficilmente si riesce a empatizzare, nonostante le difficoltà in cui si trova, è pregevole, il problema è che più si va avanti e più la cattiveria di Anna diventa caricaturale, artificiosa.
Avendo letto il romanzo precedente (che ho rivalutato in negativo alla luce di Zoo) e conoscendo quindi anche il finale di questo, mancava anche il pathos. Direi che l’idea di incrociare i romanzi in questo modo ha funzionato poco.
Peccato. Paola può fare molto di meglio (Mani Nude è perfetto) quindi penso che prima o poi leggerò anche l’ultimo della trilogia, sperando anche che vengano chiusi tutti i buchi (voragini) lasciati aperti in questi primi due.
Nota di demerito per la copertina: l’illustrazione della versione Wattpad fatta da Mammucari era molto più bella ed evocativa.
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Thriller psicologico molto carino dal punto di vista dell'idea. La realizzazione mi ha lasciata un po' annoiata per l'assenza di punti di vista differenti. Dopo un po' la solfa ha stufato. Il finale è carino.
Concetto molto intrigante, finale carino. L'esecuzione un po' meno.
Ancora prima di aprire gli occhi, percepisci sensazioni diverse da quelle a cui sei abituata. L’odore è sconosciuto, il tuo corpo è adagiato su una superficie insolita e, se provi ad aprire gli occhi, percepisci delle linee sfuocate. Aspetta, sembrano sbarre. Quando a poco a poco l’effetto del narcotico sparisce, ti rendi conto con orrore che sei rinchiusa all’interno di una gabbia. Come ci sei finita? Cos’è successo? Nessun ricordo. Tutto ciò che conta è l’adesso, l’esatto momento in cui riacquisisci la lucidità tutta d’un colpo, grazie all’urlo bestiale di un essere umano che non lo sembra poi così tanto: è nudo, attaccato alle sbarre di una gabbia situata di fronte alla tua e ti sta fissando.
Anna, la protagonista del nuovo romanzo di Paola Barbato, vive esattamente ciò che ho appena descritto, prima di prendere coscienza di essere stata rapita e rinchiusa in una gabbia su ruote, di quelle utilizzate per tenere rinchiusi gli animali da circo. In un capannone sperduto nel nulla, assieme a lei ci sono altri carri, altre gabbie, altri prigionieri. E questi ultimi, lì anche da molti anni, vengono identificati in base ai nomi degli animali scritti in cirillico sulle loro gabbie: il coccodrillo, le scimmie, il serpente, la tigre…e poi c’è lei, Anna, la iena.
Tutto questo lascia pensare a un piano ben congegnato nei rapimenti, effettuati proprio in base alle caratteristiche di personalità che gli individui hanno in comune con gli animali corrispondenti. È come se l’autrice ricreasse in un ambiente ristretto e terribile un microcosmo in grado di rispecchiare la società nella quale viviamo: gli snob, gli inetti, i tossici, i deboli, i saggi, gli astuti, i brutali. Se non fosse che l’obiettivo ultimo del rapitore, quel Lui che come un burattinaio muove le fila di un gioco perverso, sembra quello di punire i suoi prigionieri, da un lato assoggettandoli a delle regole non scritte – la cui disubbidienza comporta punizioni efferate – e dall’altro facendo emergere il lato bestiale presente in ognuno di loro. E così, ritrovandosi in uno zoo composto anche da lei stessa, Anna perde a poco a poco le caratteristiche che l’avevano resa una persona arrogante e saccente al di fuori della sua gabbia. Subisce l’inverso di un processo di antropomorfizzazione, poiché sceglie di abbandonarsi al suo lato più istintivo e animalesco pur di non arrendersi al suo carceriere. ...continua sul blog: https://tralemaniunlibro.blogspot.com...
Da una parte ho aspettato troppo dalla lettura di "Io so chi sei" e mi sono dimenticata particolari che leggendo "Zoo" mi avrebbero fatto comodo. Dall'altra... meno male! così non dovrò aspettare molto per avere l'ultimo capitolo della trilogia che dovrebbe uscire quest'anno!
I primi due volumi stanno perfettamente in piedi anche singolarmente, sono due storie gemelle che si svolgono nello stesso periodo di tempo... ma che attendono entrambe lo stesso finale che ora attendo decisamente con ansia!
Anna si risveglia in un vecchio carrozzone da circo, in un capannone. Ma non è sola. Nel carrozzone di fronte al suo ad esempio c'è il rosso, un uomo nudo che sbraita come una belva feroce.
Non solo. C'è anche la gabbia delle scimmie, della tigre, del serpente, del coccodrillo... uno Zoo di persone che ormai spogliate, a forza di privazioni, da quel che hanno di umano, rispecchiano l'animale di cui il proprio carrozzone porta il nome.
Qualcuno li spia, porta loro del cibo per farli sopravvivere, li pulisce se si comportano bene e una volta a settimana, dopo averli sedati, li sposta in modo che abbiamo sempre dei "vicini" diversi con cui interagire. E tutto questo per alcuni va avanti da anni.
Ma chi è questo loro aguzzino?
Perché sono lì?
Perché proprio Anna è stata scelta per questa sorte?
Gli altri si conoscono fra loro?
Conoscono chi li ha imprigionati?
Chi recita?
Perché non si può parlare al coccodrillo?
Chi tra loro ha dei privilegi e perché?
Cosa sono disposti a fare per sopravvivere?
Ma poi, vale la pena sopravvivere?
La protagonista, Anna, è un personaggio stupendo, riuscitissimo, e tutto viene raccontato dal suo punto di vista, attraverso quel che pensa, quello che vede succedere, i piani che escogita e i ragionamenti glaciali che fa. Una donna forte, a tratti crudele, fredda, determinata. Quasi l'opposto della Lena del primo volume. Ma in generale, tutti i personaggi sono ben costruiti, così come le relazioni che nascono tra loro.
Un romanzo che si farebbe leggere tutto d'un fiato, 430 pagine claustrofobiche che tengono incatenati fino all'ultimo, ben scritte e mai prevedibili. Un thriller psicologico originale, cattivo e affascinte. Ma ormai si sa, Paola Barbato è una belva che ci sa fare con carta e inchiostro.
Un thriller, se vogliamo, splatter. Decisamente non il mio genere, eppure l'ho finito in due notti, arrivando sveglia alle 6 della mattina senza neanche accorgermi: si vede che Paola Barbato è stata sceneggiatrice di Dylan Dog, nel modo in cui sa dosare la suspense, la paura, la speranza e i rumori.
— Nemmeno Dio mi ha mai amata.
Se siete facilmente impressionabili e/o claustrofobici, potrebbe non essere il libro adatto a voi. La storia infatti è ambientata dentro le quattro pareti (anzi, tre più una facciata di sbarre) di un carrozzone da circo, a sua volta abbandonato dentro un capannone isolato. Anna si risveglia chiusa lì dentro, in balìa di un uomo misterioso che sembra voler punire lei e gli altri "inquilini" di questa sorta di zoo personale. O forse soltanto giocare con loro. Ognuno ha la sua gabbia, ogni settimana le posizioni cambiano e possono, raramente, guardarsi in faccia mentre perdono, giorno dopo giorno, tutto ciò che hanno di umano.
Ognuno sembra essere stato preso per un suo preciso lato animalesco... e l'estremo disagio, la fame, lo sporco e la sete non fanno che accentuare questa sopita bestialità. La protagonista, in particolare, non è una di quelle da amare, ma un monito che ci ricorda che la lotta per la sopravvivenza sa essere brutale e sa farci dimenticare chi siamo. Dire di più sarebbe uno spoiler. Mi limito a sottolineare quanto sia scritto bene e quanto sia imprevedibile, pagina dopo pagina, questa escalation ritmata e vertiginosa. Ero tentata di dare 5 stelle, ma ne lascio 4 perché il finale non mi ha soddisfatta (questo perché si tratta del secondo libro di una trilogia, immagino. Spero che il prossimo dia un finale adeguato a questa interessante trama, nonostante i tre libri sembrino essere tra loro slegati e leggibili separatamente senza problemi.)
Questo thriller ha il pregio di permettere al lettore di affrontare questo viaggio insieme alla protagonista, che ignara di tutto si ritrova, senza conoscerne le motivazioni, rinchiusa in una gabbia come un animale da circo. Le varie gabbie contengono delle persone che rappresentano diversi animali alcuni immediatamente intuibili, altri rimarranno un mistero all’interno del libro. Anna, la protagonista, è l’ultima arrivata colei che ha preso il posto di Mino, personaggio misterioso che accompagnerà il lettore in tutta la storia. Dovrà imparare, sulla propria pelle, le diverse regole che vigono all’interno dello zoo. Pian piano, in base alla rotazione settimanale, imparerà a conoscere le diverse persone che popolano i carrozzoni e capirà che alcune di queste sono meglio di altre. Anna avrà il pregio di non sottomettersi, di non lasciare passivamente all’abitudine di prendere il sopravvento, ma si ribellerà sempre con piccoli atti che metteranno in chiaro che la IENA non si sottomette. Colui che è l’artefice di tutto rimarrà un mistero nascosto nell’ombra, una persona che condizionerà le scelte degli “animali” senza mai influirle direttamente. Una presenza inquietante che si aggira di notte tra di loro punendo coloro che non rispettano le regole ma al contempo si prenderà cura di chi ne ha bisogno. Sono tutti soli, tranne le scimmie, ognuno ha la propria gabbia che viene posizionata in modo strategico rispetto agli altri: sul lato lungo, sul lato corto oppure la peggiore nel punto cieco di fronte al muro. Un thriller psicologico che porterà la protagonista ad affrontare le peggiori paure dell’uomo: la solitudine, il buio e soprattutto la mancanza di fiducia nei confronti degli altri perché uno di loro potrebbe essere il carceriere.
Anna si sveglia in una gabbia, non ricorda nulla del giorno prima. La gabbia in realtà è un carrozzone da circo, e intorno a lei altre gabbie, altri esseri umani rinchiusi. Con un'unica domanda che risuona nella testa: perché?
Immagina di trovarti nel peggiore dei tuoi incubi. Se non riesci a svegliarti, sei nello zoo.
Il romanzo si consuma in quei pochi metri quadrati di un capannone dove le vittime vivono in un microcosmo inquietante fatto di carrozzoni di un circo russo con scritti sopra i nomi degli animali. Ogni gabbia è di uno specifico animale e ogni persona è scelta con cura per impersonarlo. Una piccola società malata dove ognuno ha un ruolo e non sono concesse eccezioni. Scopriamo lo zoo attraverso il punto di vista di Anna, scopriamo cosa avviene in questo capannone pieno di gabbie e di persone rinchiuse. Possiamo quindi vivere la loro storia di reclusi. Un vero e proprio incubo, all'interno del quale l'autrice ci porta in maniera estremamente realistica. Non si capisce chi sia a tenerli segregati e nemmeno per quale motivo. Ma, chiunque sia, vuole che i suoi prigionieri seguano delle regole, indispensabili per la loro sopravvivenza. Chi non lo fa verrà punito.
Ho letteralmente divorato queste 400 pagine dove nulla è banale, scontato o ripetitivo, nonostante il confine ristretto della gabbia, dove si svolge l'intera narrazione. La scrittura di Paola Barbato è coinvolgente e travolgente. Riesce a descrivere ogni scena e ti permette di "vederla" davanti a te, come se fosse un film. Alla "fine" del libro ho scoperto che fa parte di una trilogia "Io so chi sei" (il primo libro) e "vengo a prenderti" (l'ultimo)... e ora c'è solo una cosa che posso fare: correre a comprare il prossimo.
Un thriller disturbante, ansioso ma che non riesci a smettere di leggere. Il seguito di "Io so chi sei" è un libro inquietante che ti trasporta in un finale che lascia le porte aperte al libro successivo che chiude la trilogia. A me è piaciuto molto. Trama:
Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell'istante inizia una lotta contro chiunque l'abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un Lui dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.
Un mondo racchiuso in una gabbia... Una gabbia che diventa il solo universo concepibile... Un LUI che osserva, maligno, sadico, un aguzzino.. Ma siamo certi che sia lui la bestia?... Lasciati senza più freni sociali... Preoccupati solo della loro sopravvivenza, i reclusi nelle gabbie si trasformano a poco a poco in animali, preda solo dei più bassi istinti... E se lui volesse punirli per il loro comportamento al di fuori di questa realtà?... E se volesse fare capire cosa c'è veramente nel loro animo?... Perché ognuno di loro rispecchia l' animale scritto su ogni gabbia... Un animale che era stato sepolto dentro di loro e che ora è pronto ad uscire, libero di cercare vendetta, di eliminare ogni freno inibitore... Con uno stile diretto, stringato, freddo, usando spesso suoni e onomatopee, l' autrice riesce a creare un'atmosfera da incubo... Pagine divorate, quasi sentivo gli odori, quasi vedevo le gabbie, quasi mi pareva di essere lì.... Solo Anna, la protagonista, spietatamente crudele ma crudelmente realista, lotterà fino alla fine per avere un' opportunità, per cercare di non ricadere nel gorgo animale dove Lui li ha gettati.. Ci riuscirà?... E il finale resta ad incombere sui protagonisti e sui lettori... Un tunnel buio... E se alla fine ci fosse una gabbia....?
4 stelle solo perché nutro un odio profondo per la protagonista.
Dunque lettori, ci troviamo davanti a un libro che credo abbia cercato di uccidermi. é intenso, crudele, spaventoso e non sono sicura di sapere come sono riuscita ad arrivare alla fine del libro. Non confondete le mie parole: è STU-PEN-DO! Ma un po’ pesantuccio, forse solo per me, non lo nego. La nostra protagonista si risveglia in una gabbia (dello o allo?) zoo, spaventata cerca tutti i modi possibili per scappare, di vedere in faccia il suo rapitore, il quale ogni settimana pulisce le loro gabbie e lascia nuove razioni di cibo e acqua. Anna tenta di evadere in ogni modo, conosce le persone che girano intorno a lei nelle settimane che passano, ogni giorno sempre più nuda, spaventata, più vicina alla pazzia. Il libro mi è piaciuto molto, ho avuto paura, ho provato rabbia, ma soprattutto ho odiato la protagonista. È un personaggio crudele, istigatore, certo umana nel suo terrore, ma pur sempre un personaggio crudele, che si ritrova immischiata in un gioco altrettanto crudele, cercando di scoprire come e perché sia arrivata lì. - marta
Premetto che per la Barbato provo un grande affetto, a prescindere dai libri. La seguo sui social, mi diverto e intenerisco con le sue storie di famiglia, di riflesso ho iniziato a seguire anche quel tatone di suo marito. Quindi di base quando esce un suo libro lo leggo. A volte però resto delusa. Non una delusione cocente ma finisco il libro e non mi sembra così convincente, non ha quel ritmo incalzante che cerco in un thriller, non mi tiene alzata fino alle tre di notte per finirlo. Mi dico che il problema è che come primo libro suo ho letto A mani nude, che è un capolavoro incredibile del genere thriller e forse niente può raggiungere quelle vette. Ma poi arriva Zoo, che forse ancora non le raggiunge ma ci arriva davvero vicino. Disturbante, inquietante, angosciante. A volte ho saltato delle pagine perché avevo paura di cosa potevo trovarci, poi sono tornata indietro, le ho lette e ho capito che avevo ragione ad averne paura. Mi ha lasciato con il bisogno assoluto di leggere quello dopo, che chiude la trilogia. E sono carica di aspettative per un finale degno.
Se Io so chi sei era un bellissimo thriller, Zoo è un terrificante romanzo horror, mi ha ricordato quando la prima volta che ho visto il film “Saw” (il primo) ho provato un senso di angoscia, di terrore, panico e paura. Ecco, sono le stesse emozioni che ho provato durante la lettura di questo libro. È una lettura cruda, cattiva è un viaggio attraverso la malvagità dell’essere umano, una visione dell’uomo che spogliato e privato di tutto regredisce allo stato animale. Ora spero che l’ultimo capitolo esca presto, e che, come mi era successo appunto per il film “Saw” mi riservi un finale da bocca aperta.
Secondo romanzo della trilogia iniziata con Io so chi sei decisamente più cupo e claustrofobico del precedente. La Barbato è brava a tenere desta l'attenzione del lettore in quella che è una storia difficile visto che si svolge tutta all'interno di un unico ambiente. Alcuni momenti di stanca ci sono, specie verso la prima metà del libro, e per questo non c'è la quinta stella, ma man mano che la storia va avanti si resta risucchiati dalla storia di Anna e dei suoi compagni di prigionia. Probabilmente meglio leggere i romanzi uno dopo l'altro in modo da aver ben presenti trama e collegamenti dei personaggi, visto che alcuni si ripetono.
📖 "Immagina di trovarti nel peggiore dei tuoi incubi. Se non riesci a svegliarti, sei nello zoo."
👉 Recensione. Zoo si inserisce nella trilogia iniziata con "Io so chi sei" anche se è possibile leggerlo separatamente. Letto di seguito però acquista completezza. La protagonista del romanzo è Anna che si trova prigioniera in una gabbia da circo circondata da un'altra decina di prigionieri con cui interagire per organizzare una possibile fuga. Tutto molto oppressivo e in un certo senso disturbante. Il romanzo fatica a decollare e il finale troppo stringato rispetto al racconto vero e proprio che talvolta risulta ripetitivo.
Giudizio difficile per un libro che mi è piaciuto, ma senza conquistarmi. Storia molto particolare, personaggi ancora di più, dialoghi spesso serrati, passaggi molto crudi, ma che ben si sposano con la situazione angosciante vissuta dalla protagonista. Non ho mai provato il bisogno di continuare a leggere pagina dopo pagina sottraendo ore al sonno, ma il libro mi ha comunque incuriosito al punto da farmi tornare nello zoo ogni sera per andare lentamente a scoprire quale fosse la conclusione. In definitiva, Paola Barbato è certamente più brava, per il momento, a sceneggiare le storie di Dylan Dog, ma come scrittrice credo meriti fiducia e recupererò altre sue opere
L'autrice è brava e scrive bene, ma qui l'intero libro è costruito sull'insistenza sul dettaglio crudo e disgustoso, per poi vanificare l'attesa (e ci vuole tanta ma tanta pazienza) con un finale frettoloso che non dà nessuna soddisfazione al lettore. È interessante il fatto che la Barbato sia capace di costringermi a provare empatia per personaggi oggettivamente respingenti; mi sembra un'occasione sprecata perché l'idea di partenza era forte ma si è persa per strada. Leggerò comunque il resto della trilogia; può essere che chiudendo il cerchio della storia si trovi un senso che qui mi è sfuggito.
Un libro che ti prende già dal primo capitolo! La storia è concentrata per tutto il tempo su queste persone rapite e come vivono questo malessere ognuno a modo suo vivendolo quasi in prima persona (mi sono immaginata li dentro) e come avrei reagito se fossi stata una di loro). Man mano che si va avanti con la lettura ti affezioni sempre di più ad alcuni personaggi (Saverio ❤). Il finale non mi ha fatto impazzire avevo delle aspettative altissime però c'è da considerare che c'è ancora un continuo quindi vedremo...
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il libro si presenta come thriller psicologico e dalla trama sembra molto interessante. Un mix di svariati film, Saw L'enigmista o The experiment. Quando si inizia a leggere la sensazione è di trovarsi di fronte ad un'acozzaglia di situazioni trash e volgari senza né capo né coda. Una storia che non sa di nulla se non di parolacce, sessualità e violenza fine a se stessa. Il voler necessariamente paragonare l'essere umano all'animale, l'adattarsi alla vita in "gabbia" è già stato fatto e decisamente meglio. Bocciato.