Mi dispiace arrivare a dare una sufficienza un po' "gniii" alla Moscardelli. E' una penna divertente, una proprietà di linguaggio ottima, una capacità espressiva completa. Ed è divertente nel raccontare la sua vita in questo modo. Però...
E' un testo che scivola via veloce, si sorride, si sospira (ma di rassegnata rassegnazione (?) ), tutti diventiamo la Mosca proseguendo nella lettura. Per poi tramutarci nel suo codazzo di amici, concreti e disincantati così come lei è romantica e ancora in attesa del principe azzurro in calzamaglia e cavallo bianco, unendoci al coro di chi la prenderebbe volentieri a testate pur di farle aprire gli occhi ed evitare almeno qualcuna delle sue sfortunate vicende.
Onestamente mi sentirei di proporle un viaggio a Lourdes perché mi sembra assurdo che le capitino davvero tutte queste cose. Ma tutte tutte. O da qualche parte è in debito con l'universo per qualche assurda mancanza fatta e sta pagando pegno.
La Mosca è una Bridget Jones italiana con tutti i complessi di questo mondo e per chi, come me, l'ha vista in televisione la cosa non fa che fare rabbia. Perché si sa che la televisione dona quei chiletti extra e perché se lei si sente grassa e se la gente le continua a dire che è tale.. potrei salire a Milano a fare una strage. TAAAAC.
Perché allora non promuovere il testo in modo più entusiastico?
Perché io so che la moscardelli non intendeva scrivere un testo di autoaiuto o altro, voleva semplicemente raccontarsi. E io un'amica come lei la vorrei a occhi chiusi. Roba da farmi ospitare a vita a casa sua che tanto ha una camera per gli ospiti dichiarata. Ma ciononostante mi abbia divertito non mi ha colpito al cuore. E perché alla fine le ultime pagine mi hanno annullato ogni sensazione di piacere.
Quando dopo il finalmente dichiarato status sociale di vedovanza (che arriva alla fine eh) pare vi sia una presa di coscienza definitiva del proprio essere. Quando arrivano i soliti consigli del "siete voi, amatevi come siete, fregateve di quello che vogliono gli altri, fate ciò che volete voi, dite ciò che volete voi, andate dove volete voi" ...quando a QUESTO punto in cui c'è la parte moralistica e di insegnamento ...arriva LA (s)perla che vanifica il tutto
Mirate in alto, imparate a "volere la luna" e quando qualcuno cercherà di tirarvi giù, cercherà di farvi sentire mezze donne perché senza marito e senza figli, allora... fate come me. Dite che siete vedove.
D'improvviso avrete guadagnato giovinezza, status sociale e ammirazione.
Perché se siete vedove, agli occhi del mondo, significa che qualcuno vi ha raccattato.
Unico momento di serietà di un libro comico... unico momento in cui parlare da adulte e con chiarezza e con la certezza che bisogna fregarsene del mondo e di essere sicure di sé. E no, poi ecco la perla, dite che siete vedove perché, parole povere, voi NON siete abbastanza da sole.
E' un tempo comico inserito nel peggiore contesto serio dell'intero testo. Ed è bastato da solo a rovinare l'insieme di questa lettura.
Quindi leggete pure il testo ma quando arrivate al capitolo "Le cose che ho imparato" chiudete il tutto e fate la vostra vita senza preoccuparvi di completare la lettura perché, sul serio, non vi perdete nulla.