Dino Campana was an Italian visionary poet. His fame rests on his only published book of poetry, the Canti orfici ("Orphic Songs"), as well as his wild and erratic personality, including his ill-fated love affair with Sibilla Aleramo. He is often seen as an Italian example of a poète maudit. Dino Campana is generally represented as the “wild man” of Italian poetry. His Orphic Songs, written in 1914, represent a “romanticized” and idealized vision that lashed out against the bourgeoisie and contemporary attitudes of the Italians.
Alcune poesie sono molto belle, altre le ho sentite così lontane.
Ne riporto alcune
“A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina.”
L’invetriata “Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto: E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è Nel cuore della sera c’è Sempre una piaga rossa languente.”
“Ritorno
[8] Salgo (nello spazio, fuori del tempo) L’acqua il vento La sanità delle prime cose – Il lavoro umano sull’elemento Liquido – la natura che conduce Strati di rocce su strati – il vento Che scherza nella valle – ed ombra del vento La nuvola – il lontano ammonimento Del fiume nella valle – E la rovina del contrafforte – la frana La vittoria dell’elemento – il vento Che scherza nella valle. Su la lunghissima valle che sale in scale La casetta di sasso sul faticoso verde: La bianca immagine dell’elemento.”
Si legge nella postfazione
“Che cos’è la realtà? è la domanda scritta fra le righe delle poesie di Dino Campana, un autore che sembra proiettare con evidenza cinematografica la propria esasperata, fosca, sensualissima sensibilità su un fondale di cose concrete, spigolose e salde come rocce.
Campana sceglie una terza via: copre il visibile, lo ammanta con la propria visione, come se il suo mondo interiore traboccasse più abbondante sul mondo dei fatti, fosse più evidente di quel che vedono gli occhi del corpo.
Eppure, non è un visionario. La realtà appare infatti «rivelata» dalla sopraffazione di Campana, perché il punto di vista di Campana ci riferisce di un legame recondito e indispensabile, che per lo più ci sfugge, tra cosa e cosa, tra creatura e roccia, tra luna e gomito e fianco e filo d’erba e guerra e foce e colore di stella. E perché egli stesso pare assumere, a volte, «la dolcezza dei seppelliti», una dolcezza che ci pare – a bagliori – di intuire.
La visione del mondo di Campana è un ininterrotto fluire di elementi, una mescolanza perturbante e felice di zone d’ombra improvvisamente illuminate dal faro di un’intuizione, raggiunta per metafore.”
Ammetto la mia ignoranza ... non conoscevo Dino Campana prima di ricevere questo volumetto. E devo riconoscere che io e Campana non siamo entrati in sintonia: non sono riuscita ad apprezzarne gli stralci poetici selezionati per questa antologia che non mi ha decisamente invogliata ad approfondire la conoscenza dell'autore. Troppo elaborati, difficili, forse aulici ... lontani dalla mia idea di poesia. Sicuramente la data di nascita e opera del poeta hanno influito sul suo stile che rimane per me ostico e non facilmente apprezzabile.