Non penso avrei deciso di leggerlo, ma sono contenta di avegli dato una possibilità quando mi è stato regalato. Nonostante la chiesa cattolica non sia una grande fan della diversità, ho sempre ammirato i suoi attivisti impegnati nella lotta contro le mafie e la droga, la loro capacità di dialogare con gli emarginati della strada. Il dialogo con un razzista del terzo millennio può essere altrettanto complicato, dal momento che probabilmente non si riconosce in un aggettivo così odioso, ma rifiuta di confrontarsi con un punto di vista che lo interroga sulla legittimità delle sue opinioni. In altre parole, è difficile farlo leggere a qualcuno che già non contempli un minimo di cultura e apertura mentale. Un vero peccato, perchè in poche pagine Don Ciotti condensa i temi fondamentali dell'immigrazione e sveste i pregiudizi più resistenti della forza sloganistica tipica dell'attualità italiana. Cita numeri, dati, persone, tragici eventi. Ribatte all'aggressiva e approssimativa retorica di partito con i fatti e una cristiana capacità di comprensione a cui stiamo perdendo l'abitudine, ricordandoci che al futuro occorre andare incontro, non attenderlo arroccati nelle nostre paure, perchè l'identità di un paese è sempre in movimento e ha bisogno della ricchezza degli incontri con gli altri per rimanere autentica. L'accoglienza è una questione umana, prima di tutto, e chi se non un uomo di chiesa può provare con le sue parole ad arrivare ai cuori dei tanti cattolici indifferenti alle morti nel mediterraneo? Spero che questo tentativo possa dare i suoi frutti.