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Madrigale senza suono

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Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omicidio perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturisce, inarginabile, il suo genio artistico. Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ipnotico di questo romanzo gotico e sensuale. Come può, è la domanda scandalosa sottesa, il male dare vita a tale e tanta purezza sopra uno spartito? Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia intinge il suo pennino e trascina il lettore in un labirinto. Questa storia - è ciò che il lettore scopre sbalordito - ci parla dritti in faccia, scollina i secoli e arriva fino al nostro oggi, si spinge fino a lambire i confini noti eppure sempre imprendibili tra delitto e genio.

373 pages, Paperback

Published February 21, 2019

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About the author

Andrea Tarabbia

22 books33 followers
Andrea Tarabbia (Saronno, 1978) è uno scrittore italiano.
Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Il demone a Beslan (Mondadori, 2011; poi Bollati Boringhieri, 2021) e Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie, 2015, Premio Manzoni 2016 e Premio Selezione Campiello 2016). Nel 2012 ha curato e tradotto Diavoleide di Michail Bulgakov per Voland. Nel 2013 è uscito il racconto La ventinovesima ora (Mondadori Xs). Nel 2018, per NN editore, ha scritto Il peso del legno, un saggio narrativo con tema la croce. Ha curato l’antologia Racconti di demoni russi (Il Saggiatore, 2021). Con Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri, 2019), ha vinto la 57esima edizione del premio Campiello.
Vive a Bologna con la moglie e i due figli.

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Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
December 19, 2019
Il primo impatto, appena si riesce ad intravedere in maniera approssimativa la struttura dell'opera, è molto promettente: un po' Roccaverdina, un po' Castello d'Otranto, un po' Faustus. Con l'approfondirsi della lettura sono emerse invece luci e ombre, una qualche momentanea delusione. La parte "musicale" del racconto non è sviluppata nel senso in cui me l'aspettavo, o almeno per i miei gusti non è stata immediatamente emozionante. Ad esempio: dire di un corpo squarciato che è "aperto come un accordo in tonalità maggiore" in verità non è nulla di musicale, è semplicemente un manierismo, una ricerca di metafora ardita e desueta. Ed è affermazione fuori luogo e contraddittoria in quanto attribuita ad una voce narrante che, per sua stessa ammissione, di musica ne sa molto poco. Ma c'è bisogno di arrivare fino alla fine per capire e apprezzare nell'interezza la portata delle valutazioni musicali del libro. All'approssimarsi del finale ho ritrovato con piacere non solo le sensazioni dell'inizio, con atmosfere dark e gotiche, ma ho trovato anche pagine intensamente e musicalmente commoventi e soprattutto, guardando all'opera nel suo insieme, ho trovato un senso alle incongruenze che precedentemente mi avevano infastidita. Si scoprirà infatti che tutta la costruzione è basata su un gioco di specchi spazio-temporali, un incastro tale da rendere insignificanti i tanti dettagli che non vi prendono parte e che fanno solo da contorno.

In linea di massima, la parte narrata da Gioachino Ardytti (servitore del principe di Venosa Carlo Gesualdo) a mio parere risulta più avvolgente e avvincente della parte in cui a narrare è il compositore Igor Stravinskij (il quale oltre che da "alter ego", una sorta di immagine riflessa del Gesualdo, funge da espediente narrativo: un espediente apparentemente del tutto esterno ma in seguito ci sarà modo di passare anche oltre questa apparenza), anche se entrambe sono plausibili e ben composte, a parte un qualche scivolone che inizialmente mi ha disturbato la lettura.

Già, scivoloni: perché se da un lato c'è una certa raffinatezza nell'accostare Stravinskij a Carlo Gesualdo - ciascuno nella sua epoca pioniere della composizione musicale - o nel chiamare lo studio (la stanza da musica) con il termine "zembalo" come contrazione de "la camera dello zembalo"; dall'altro lato ci sono scivoloni terribili come far apparire più volte nella narrazione di Gioachino il termine chitarra quando sappiamo benissimo che tra la fine del XVI sec e l'inizio del XVII sec esso non era certamente in uso, anzi con ogni probabilità era ancora in via di sviluppo, in ogni caso non il vocabolo privilegiato per indicare in maniera generica uno strumento a corde da tenere in grembo e suonare pizzicando; allorquando l'autore si da' la briga di parlare di chitarrino, già solo questa piccola variante mi suona molto meglio. Dopo il finale, e anche leggendo i ringraziamenti in coda al volume, si lascerà poi intendere che le incongruenze sono cosa voluta, tanto peggio per me che sono lettrice ottusa e sento sempre il bisogno di un ancoraggio alla coerenza anche nelle opere di invenzione.
Come quando il giovane Gioachino riconosce il giovane Carlo Gesualdo come suonatore di liuto individuandolo dalle mani con dita affusolate - non c'è leggenda metropolitana più grossolana di quella che vuole il suonatore di chitarra, o di liuto o di quel che si vuole, come necessariamente dotato di dita affusolate: guardate in un qualsiasi filmato d'epoca le mani di Andrés Segovia e poi mi saprete dire.
Procedo con la lettura e mi si presentano scivoloni anche in fatto di mode e costumi: una giovanissima Maria d'Avalos regala a Carlo Gesualdo un guantino bianco come "pegno": ma mentre con la narrazione siamo nella seconda metà del XVI sec, il guanto non è un po' troppo ottocentesco? Senza contare che la scena si svolge allorquando la bambina sta giocando presso una giostrina nel giardino del palazzo. Sarà pur figlia di nobili, sarà pur più matura dei suoi anni, ma tutto l'insieme mi suona con una certa forzatura. E che dire di quando la stessa Maria d'Avalos fa la sua comparsa, ora adulta, a Palazzo di Sangro: "Messo in ombra dal cappello, il suo viso non mi rivelava che la forma del mento". Che cappello avrà mai potuto indossare una dama elegante alla fine del '500? Un copricapo, un ornamento combinato con l'acconciatura e un qualche tipo di velo l'avrà avuto senz'altro, ma a parer mio, per vedere un cappello da donna con la tesa abbastanza larga da mettere in ombra tutto il volto fino al mento, bisognerebbe aspettare altri cento anni almeno. A 'sto punto, mi dicevo, va ancora bene se il mezzo di trasporto per giungere da Ischia a Napoli me l'ha chiamato traghetto e non vaporetto. Mi ero segnata alcuni altri svarioni di questo genere, ma non ha più senso di elencarli uno ad uno: ho dovuto aspettare di arrivare fino in fondo per capire che tutte queste piccolezze, al cospetto dell'edificio che si andava costruendo sotto il mio naso, erano del tutto irrilevanti.

Se non altro ho riconosciuto sin dall'inizio nel personaggio del deforme e guardone Gioachino un'invenzione letteraria particolarmente brillante e felice: non che sia una novità assoluta - penso ad esempio al romanzo di Margaret George in cui Enrico VIII viene raccontato dalla voce del giullare di corte - ma il rapporto in parte di dipendenza e in parte di indipendenza che il servo ha nei confronti del suo signore, e al tempo stesso il rapporto in parte di ribrezzo e in parte di amicizia e complicità che il principe ha nei confronti del servitore, tutti questi rapporti e sentimenti sono ottimamente mescolati e descritti. Ma l'autore sa fare un ulteriore passo avanti: .

La prima parte della narrazione è un crescendo verso la gran tragedia, un crescendo atipico, in verità. Non è una folle corsa verso il precipizio, non è neanche una faticosa scalata verso la vetta, è invece uno strano bolero composto di passi avanti e passi indietro e passi a lato, anticipazioni, assonanze, incisi di entrambi i narratori. Arrivata a metà del libro, apprezzavo la sperimentazione di una formula non convenzionale, ma non potevo dirmi sicura se l'esperimento fosse riuscito oppure no, non ero sicura se certi incisi e sottolineature migliorassero l'effetto della suspence o se invece andassero a toglierle di efficacia e incisività. Ma come ho detto, era solo la prima metà: si potrebbe pensare che nella seconda metà non si potrà più aggiungere nulla di peggio dopo che si è compiuto un dramma in perfetto stile shakespeariano, ma lo dice anche il proverbio che dopo che si è toccato il fondo si inizia a scavare, e infatti dopo quel primo bolero, la seconda metà del libro è in tutto e per tutto paragonabile ad una fase di intenta escavazione. Il finale giunge a completare il puzzle con mille significati, mille interpretazioni, mille incastri possibili e altri mille risvolti da aggiungere.

Un libro postmoderno e sperimentale, finalmente, non tanto nel linguaggio o nella punteggiatura o in chissà quale altra stravaganza, ma nell'idea di base, nel concepimento di una struttura articolata e stratificata. Altamente consigliabile e decisamente invernale, quindi ottimo per queste cupe giornate del solstizio.
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews630 followers
March 3, 2019
Ritorna Tarabbia con la sua bravura a raccontarci la storia di Carlo Gesualdo: una storia dai tratti gotici, di un genio tormentato la cui vita è stata circondata da morte.


Andrea Tarabbia affida alle voci di Igor Stravinsky e di Gioacchino la narrazione della vita di Carlo Gesualdo, un genio musicale del seicento che si è contornato di morte.

“Altri pensano che la musica sia un commento a ciò che qualche poeta ha scritto. Io penso invece che la musica sia la sposa delle parole, e che ogni parola sia una scatola dove tutto il dolore, e la gioia, e la vita sono contenuti. Con i suoni, Maestro, noi possiamo fare esplodere questa scatola, donarle più dolore, più gioia e più vita di quanta ne abbia già. Questo fa la musica: fa esplodere i suoni. Se io trovo, dentro un componimento, una parola che dice per me molto, mi ci fermo, la giro, la spezzo, la faccio cantare e ricantare, poiché essa conta per me più del verso dentro cui è nata e il suo grumo di senso è per me più significativo della frase che le si sviluppa attorno.”

Una musica che affascina e al tempo stesso atterrisce, perché non pienamente compresa. “Si ama solo ciò che si comprende.”, dirà Gioacchino a Carlo.

“Vi confesso, principe, che la vostra musica mi spaventa un poco. Non parlo di questa che avete stampato, che è ancora ingenua e per molti versi immatura, ma di quella che vi ho sentito suonare e di quella che vi vedo addosso. È satura, è una musica oltre la quale non si può andare.”

Nel narrare l’estro di un uomo che voleva racchiudere nella sua musica tutto ciò che non era stato ancora composto, Tarabbia riporta il lettore altrove, in quel seicento oscuro, per incuriosirlo e avvicinarlo a una musica che in qualche modo, paradossalmente, sa pacificare.
Profile Image for Emanuela.
764 reviews40 followers
April 23, 2022
Ho letto questo libro grazie a una rubrica, in quanto conosciuto e poi scelto perché letto prima da un’altra blogger, Francesca, che ringrazierò infinitamente.
Lo chiudo con il lutto nel cuore, per una figura così tormentata e così poco conosciuta nel mondo moderno.

Primo narratore del libro è il musicista Igor Stravinski, che si reca in viaggio a Gesualdo per la ricerca che sta facendo sul famoso musicista e principe Carlo Gesualdo, di cui sta riscrivendo dei madrigali, e poi a Napoli dove incontra in un negozio di musica un misterioso americano che gli fa avere uno scritto che reca il nome di Gioachino Ardytti, che altri non sarebbe che una misteriosa figura di nano deforme che avrebbe accompagnato il sovrano dal periodo in cui soggiornò in un collegio gesuita romano per tutta la sua vita, per poi tornare di fretta alle sue terre richiamato dal padre per la morte improvvisa del fratello Luigi, destinato quindi alla successione.
Il secondo narratore quindi, e direi il principale, è questo personaggio dall’identità ambigua e misteriosa per l’aspetto che non è riportato in alcun testo storico e la cui esistenza è quindi fortemente dubbia.

A me questa figura è piaciuta tanto, proprio per i suoi aspetti ambigui e in molti tratti grotteschi, e per l’alone di mistero che la pervade, avvalorando in tanti aspetti l’ipotesi che sia lo stesso principe a parlare per sua voce.
E mi ha affascinata tanto più per l’aspetto che sembrerebbe indicare, oltre ad indubbi tormenti continui dal momento in cui sulle sue spalle inizia a gravare la responsabilità del governo, proprio una malattia mentale, ipotesi avvalorata a mio parere dal ritmo frenetico che l’autore riesce a conferire a questa scrittura quando tratta dei pensieri e del sentire del personaggio.

“Avete sempre sentito suoni” ho detto. “Sempre. A volte perfino io ho pensato di non essere per voi che un suono, un accompagnamento”.

L’ho trovato aberrante in alcuni passaggi, ma anche un po’ sublimante in diversi momenti, come quello dei disegni delle figure sessuali, e ha causato in me tanta pietà anche l’aspetto del trattamento ricevuto per la deformità che probabilmente sta però già ad indicare che questo sdoppiamento di personalità venga fuori anche a causa di un rifiuto vissuto da parte del padre in fanciullezza, come fa presumere l’atteggiamento di questo vecchio re che non mostra minimamente affetto nei confronti del figlio e gli procura un matrimonio ad uopo.

“Così rimango sullo scalino, lo ascolto, spero che la barriera di legno e ferro che mi divide da lui non ceda proprio mentre sono là sotto, indifeso e spaventato. Io busso alla porta del principe, Ignazio bussa alla porta della cella. Entrambi vogliamo diventare parte di un mondo che non ci riconosce e ci respinge.”

Anche in questa seconda narrazione il piano temporale poi si sdoppia, passando dal presente, attimo in cui Gesualdo sta lasciando la vita, e il passato più remoto dall’epoca del matrimonio con Maria d’Avalos, del cui omicidio si macchierà indelebilmente la sua esistenza, a quello più prossimo dell’inizio dei tormenti che poi condurranno Gesualdo alla fine.

Conoscevo poco finora, io stessa, questa figura storica ammantata da un’aura di fascino e leggende, ma mi sono letteralmente persa e con estremo piacere, nel ricercare aspetti storici e meno storici della mia città (Napoli ma anche la provincia di Avellino) che non conoscevo e di questa parte della sua storia e delle famiglie che la hanno vissuta e di cui sono impregnate le strade e i palazzi del centro ancora oggi.

Ammetto di aver trovato anch’io in un primo momento, come ho letto in altre recensioni, slegata la storia di Ignazio rinchiuso nelle segrete, ma poi questa parte che è stata definita gotica, mi ha conquistata trovando un senso nell’interpretazione che gli ho dato, di altra parte della personalità del principe, bestiale e folle, tenuta in gabbia fino a un certo punto della vita che poi ha sfondato qualsiasi barriera dietro cui già scalpitava da qualche tempo, prendendone il sopravvento da un certo punto in poi.

Si tratta della storia di un uomo, un uomo come tanti, anche più fragile e vulnerabile, sottoposto alle pressioni più grandi di lui delle etichette e delle convenzioni sociali a cui sottostare come regnante, e a quella del tradimento della moglie adorata; un uomo che da queste pressioni si è trovato schiacciato e, ad opera delle quali, ha cominciato a disintegrarsi lentamente.

“Si cade in un pozzo, si continua a cadere, si ripercorre la propria vita al contrario e si chiede perdono mentre si incontrano le persone che hanno avuto una parte nella vita nostra, anche coloro che abbiamo incontrato per un solo momento, coloro che non abbiamo veduto ma che ci hanno pensato, e della cui vita abbiamo occupato una piccola porzione di spazio, di tempo, ci si confessa e si chiede perdono, ma lo si dona, anche, perché tutti si cade, tutti si scende, tutti ci si incontra e tutti si chiede scusa, mia madre, il padre mio, Luigi fratello, Emanuele e Alfonsino figli amati, Giulio, Carlo di Milano, Maria Maria Maria Maria”

“lo si vede Dio?, lo si incontra? Sì lo si incontra come mare come sole o come parola o come suono a seconda di cosa si è stati nella vita: acqua, sole, parola o suono. Gli si parla?, gli si possono fare domande o è soltanto Lui che può chiedere e domandare e giudicare? Io spero che Egli sia anche qualcuno che ascolta, che finalmente risponde, che ci dedica uno spicchio del Suo tempo infinito-che cosa chiederò, io, a Dio?, che cosa Gli risponderò?”
Profile Image for Luca Speciotti.
Author 3 books5 followers
November 1, 2020
Quattro stelle per come è scritto. Tarabbia sa essere elegante, morbido e i personaggi non sono affatto male e prendono vita in mezzo alle pagine. Mi ha convinto poco il progetto globale, troppo pretenzioso, che sconfina nella prolissità senza andare al dunque, senza incidere molto. L'analisi artistico musicale per quanto sia supportata dall'eleganza e dalla cultura, rimane fine a se stessa e non centra l'obiettivo, rimangono comunque i bei discorsi rimpallati tra Gesualdo e Stravinskij, che non trovo però efficaci come vorrebbero essere. Fa centro la figura di Gesualdo e ancor di più quella delle sue mogli e amanti, che sono ben tratteggiate, specie nelle gesta erotiche che, per quanto studiate e accattivanti, risultano piacevoli. È un libro ben fatto, dove le capacità stilistiche e il mestiere prevalgono, grazie alla forza espressiva dei personaggi e dell'ambientazione.
Profile Image for Gaetano Laureanti.
491 reviews74 followers
November 10, 2019
Un abile intreccio tra realtà e finzione costituisce l’ossatura narrativa di questo bel romanzo di Andrea Tarabbia, premiato con il Campiello del 2019.

La storia di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, si svolge alla fine del ‘500 fino alla morte, nel 1613, ed è una storia di sangue e musica: il sangue del delitto d’onore di moglie ed amante (allora permesso purché non premeditato) e la splendida musica dei madrigali a cinque voci e delle altre pagine lasciateci in eredità. Forse per espiare una condanna mai avuta dagli uomini.

Su un piano temporale diverso, più di tre secoli dopo, scorre la storia dell’amore di Igor Stavinskij per questa musica, amore che lo porta a comporre il Monumentum pro Gesualdo da Venosa ad CD annum , in cui il compositore russo traspone per una orchestra da camera tre madrigali, opere puramente vocali, di Gesualdo.

Ma questo romanzo non è un libro di storia.
Tarabbia aggiunge personaggi, situazioni, intrecci su piani temporali e (come dice lui)

poi ci sono streghe, amanti, lupi, cardinali, Torquato Tasso e Giordano Bruno, un pittore con uno squarcio sul volto, figli che nascono e figli che muoiono, bestie immonde (forse diaboliche, sicuramente disperate), nani che raccontano, uccellini di vetro, autopsie su giovani dissolute, duchi, musici…

E sull’altro piano temporale più moderno

ci sono scimmie, foche, vulcani che eruttano, guerre mondiali, cagnetti zoppi e forse saggi, uomini-uccello, studiosi di musica rinascimentale, Aldous Huxley e Wystan Auden, Robert Craft, Vera Stravinskij, Charles-Ferdinad Ramuz e una certa Catherine, Dostoevskij seduto su un vecchio divano in una casa sul canale Krjukov, a Pietroburgo, la Biennale di Venezia, Londra e New York come impedimenti alla composizione, i colori che hanno le opere, armonie e disarmonie, soprani col singhiozzo, traduttrici italo-americane e infermiere odessite…

Coinvolge, appassiona, ferisce, stupisce, disgusta.
Insomma un libro che può non piacere, ma che mi ha intrigato come pochi, pur con alcuni eccessi.

Naturalmente la mia curiosità mi ha portato ad ascoltare sia i Madrigali di Gesualdo che il Monumentum di Stravinskij che, devo confessare, non avevo mai incontrato nei miei percorsi musicali.
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
January 19, 2023
Le vicende dell’ultimo grande madrigalista, Carlo Gesualdo principe di Venosa, celebre per aver assassinato la moglie e l’amante Fabrizio Carafa, sorpresi in flagrante adulterio, e per aver sposato in seconde nozze Eleonora d’Este, nipote di Alfonso II duca di Ferrara.
La narrazione principale è una finta biografia del principe scritta da un suo servitore; fanno da contrappunto i commenti di Stravinskij, alle prese con la composizione di una suite - Monumentum pro Gesualdo di Venosa ad CD annum - in cui orchestra tre originali gesualdiani per commemorarne i 400 anni dalla nascita.
Opera principalmente di trama, per appassionati del romanzo storico con dosi di arte, stregoneria, sesso, mostruosità varie. Qualche momento stravinskijano ha delle potenzialità, sfruttate male con siparietti inutili e didascalismo scialbo. I termini musicali (dissonanze, tritono, settime, cromatismi, dodecafonia, serialità...) sembrano usati tanto per fare scena, in un libro che starebbe in piedi (male) anche senza.
Forse bastava la copertina per capirlo.
Campiello 2019.

[57/100]
Profile Image for Gauss74.
467 reviews95 followers
May 24, 2020
Ci deve senza dubbio essere un qualche tipo di relazione tra i miei gusti di lettore e gli orientamenti del premio Campiello: fino ad ora mi sono sempre piaciuti più o meno tutti, al di là del fatto che le cinquine mi paiono sempre piuttosto interessanti.

Lo conferma questo "Madrigale senza suono" di Andrea Tarabbia. Un romanzo storico-gotico-musicale che ai tempi del passaggio della sensibilità artistica dal rinascimento al barocco ci racconta la storia di Gesualdo da Venosa; celebre madrigalista ma anche feudatario dell' Irpinia cupo ed arcigno, il cui chiuso castello è spunto per una storia dai caratteri neogotici, noir, direi quasi horror.

La storia va letta dunque su tre piani: quello artistico musicale restituito dal dialogo a distanza di spazio e tempo tra Gesualdo ed il celebre compositore novecentesco Igor Stravinskij su che cosa sia la sèperimentazione nella musica; quello storico politico reso dalla vita pubblica e privata di Gesualdo nell' italia che si avviava a cadere sotto il predominio spagnolo; infine quello dark Gothic (il migliore di tutti) con la storia di un efferato delitto raccontata da quell' indimenticabile homunculus, quasi un goblin infernale, che risponde al nome di Gioachino Ardytti.

Gioachino è uno dei migliori peronaggi che abbia incontrato nelle mie letture di quest'anno, e non a caso credo che "Madrigale senza suono" possa essere goduto come romanzo gotico molto di più che come romanzo storico: sia della vita politica dell' Italia di quegli anni che delle considerazioni musicali di igor Stravinskij arriva poco, anche se devo ammettere che le pagine sull'innovazione della musica novecentesca mi hanno incuriosito. dovrei (ma non ho tempo) ascoltare un madrigale o una composizione dodecafonica di Schonberg per vedere che effetto mi fanno, forse ne varrebbe la pena.

Molto tempo ho passato invece a pensare a quale potesse essere la natura di Gioachino Ardytti, che sapientemente Andrea Tarabbia lascia aperta. Un'invenzione del suo padrone Gesualdo? Magari la personificazione delle perversioni di una mente ottenebrata, quasi uno sdoppiamento di personalità? Uno spirito infernale, che si riesce sempre ad insinuare dove non dovrebbe e che solo una strega cieca riesce a vedere, magari evocata da un barbaro omicidio e da una bestiale schiavitù? Magari un demonio incaricato di portare maledizione e rovina nel paese di Gesualdo, riuscendoci benissimo? Un servitore deforme e distorto anche spiritualmente, che prende la penna per raccontare la storia del suo terribile padrone? Anche se i riferimenti si sprecano, da Frankenstein a Manzoni al Malleus Maleficarum (ma anche Hodgson e Lovecraft), è difficile avere le idee chiare, ma credo che un questo caso sia un plus della storia.

Tanti anni fa avevo incontrato Andrea Tarabbia come Blogger, e come in molti che affrontavano la blogosfera tutto mi sembrava molto fumettistico. Anche se in "Madrigale senza suono" manca la sonorità che un romanzo di questo tipo dovrebbe avere, quì quella dimensione a tinte forti tipica del fumetto si traduce in un bel dark gothic con curiosità e sconfinamenti nello storico e nella musica. Se basti per vincere un premio letterario non saprei, ma il bilancio è comunque positivo.

Profile Image for Anna Vr.
34 reviews8 followers
December 24, 2019
"Gesualdo riposa da secoli sotto una cenere che pochi hanno tentato di soffiar via. Nessuno di questi pochi ha davvero saputo ridare un'anima a questo genio fuori moda, che ha però immaginato, ben prima di molti altri, delle strade che la musica ha atteso secoli per percorrere."

Carlo Gesualdo, principe di Venosa, musicista eccelso del suo tempo, assassino per salvaguardare il suo buon nome e per questo uomo fortemente tormentato per tutta la sua vita... ecco cosa viene narrato dalla duplice voce di un suo servo fedele, anche se spesso bistrattato dal suo padrone, il nano Gioacchino, e da Stravinskij che recupera il manoscritto redatto dal servo e che, di quando in quando nel corso del racconto, scrive le sue considerazioni.

Quello che pare evidente è certamente come dalla sofferenza, che covava dentro e che lo consumava, il principe abbia creato la sua musica, con l'intento di creare altri "mondi" e altri suoni, non convenzionali alla sua epoca. Il romanzo però a mio parere si concentra più sulla figura dell'uomo che su quella del musicista, benché comunque si capisca che Gesualdo faccia della musica la base della sua vita.

Devo ammettere che il libro a mano a mano che si legge coinvolge sempre più, con un exploit nel finale. Si gioca molto con i salti temporali, ma dopo una prima "difficoltà" si lascia leggere in modo più che scorrevole.
Profile Image for Riccardo Meozzi.
17 reviews11 followers
December 31, 2019
Scriverlo dev'essere stato un'impresa incredibile: due voci, due registri, un narratore inaffidabile. Copertina da rivedere.
Profile Image for Frabe.
1,201 reviews56 followers
December 30, 2019
Al centro del romanzo, che è valso all'autore il Campiello 2019, c'è la musica, da Carlo Gesualdo (1563-1613) a Igor Stravinskij (1882-1971), ma ampio spazio trovano pure “bestie antropomorfe che si liberano dalle catene, pozioni magiche, sospetti di stregoneria, malinconie incurabili” e altra roba “gotica” che proprio non apprezzo.
Profile Image for Irene Rosignoli.
228 reviews6 followers
November 18, 2019
Sono totalmente rapita da questo libro ormai da diverse settimane. C'è una cosa che ho amato particolarmente e su cui continuo incessantemente a rimuginare, ed è la precisione registica con cui l'autore interrompe i dialoghi per soffermarsi sul più piccolo dettaglio fuori campo. Espressioni, movimenti, pezzi di arredamento, suoni in lontananza: in ogni sequenza c'è un particolare che il lettore non potrebbe mai conoscere, a meno che esso non venga esplicitato, perché stiamo leggendo un libro e non guardando un film. C'è una scena in cui il protagonista sta parlando con i suoi segretari e uno dei due muove le dita dei piedi "dentro le babbucce come dieci piccoli pesci". E allora non siamo più lettori ma diventiamo spettatori. Siamo anche noi quella creatura che dagli angoli oscuri tutto osserva e tutto ascolta, e il bello di questa storia dissonante e disturbante è che ogni nota è esattamente dove deve stare.
Profile Image for Simona Garbarini.
564 reviews3 followers
October 17, 2019
strano, immaginifico, linguaggio che suona in una maniera tutta particolare e che è perfetto per descrivere le vicende di questo musicista seicentesco dal punto di vista di un narratore cosiddetto inaffidabile, dato che non si capisce neanche se non è una proiezione del protagonista, che descrive storie di morti truculente, streghe e tradimenti.
Romanzo volutamente sfocato, scritto con una precisione fantastica
Bella
Profile Image for Andrea Delfino.
110 reviews
March 21, 2024
Romanzo storico, scritto in forma di biografia (o autobiografia?) apocrifa che si immagina pervenuta, in una Napoli dai connotati parecchio esoterici ed in circostanze piuttosto misteriose, ad un Igor Stravinskij ossessionato dalla composizione del suo "Monunentum", opera-tributo al madrigalista tardo-cinquecentesco (nonché uxoricida per onore) Carlo Gesualdo da Venosa. La questione è la stessa che l'arte e la fede si pongono, credo, da millenni: come può il sublime sorgere dai sentimenti più tormentati e morbosi che si possa immaginare? Tarabbia tenta di rispondere al quesito incastonando l'opera in una sorta di romanzo gotico più classico che postmoderno (con tanto di streghe fattucchiere ed esseri deformi e bestiali incatenati nelle cripte del castello!) ed il risultato è decisamente notevole. Se non ricordo male, vinse il Premio Campiello nel 2019.
Profile Image for LaCitty.
1,049 reviews185 followers
October 25, 2020
Tarabbia avrebbe potuto fermarsi alla prima parte invece ha pensato bene di aggiungerne una seconda e di tirare in lungo il brodo...
Così la storia di Carlo Gesualdo, principe e musicista del XVII secolo, che uccise la moglie colta in flagranza di tradimento si dilunga con gli anni successivi, viene intervallata dalle riflessioni di Igor Stravinsky che, come in un racconto nel racconto, trova il manoscritto originale della biografia del servitore di Gesualdo e soprattutto si colora di dettagli gotici e, dal mio punto di vista, fuori luogo .
Insomma, sarebbe stato un ottimo romanzo breve e invece è un polpettone inutilmente lungo.
Profile Image for Irene.
316 reviews6 followers
December 29, 2019
Semplicemente un capolavoro. Premio Campiello meritatissimo a mio parere. Tarabbia con grande abilità coinvolge il lettore con "un gioco di specchi potente e sottilissimo" e fa sì che non riesca a staccarsi dalla pagina. Avevo già letto "Il demone a Beslan" e mi era piaciuto molto. Unica pecca: alcune parti troppo prolisse, come la lettera iniziale, che rallentano la lettura. Ma, tolte queste, ritmo serrato e incalzante. L'autore inoltre spazia tra più generi: dalla lettera al gotico, passando per riflessioni filosofiche potentissime, che richiamano Dostoevskij. In aggiunta, bellissima la copertina. Prossimo obiettivo: "il giardino delle mosche".
Profile Image for Sandro Farina.
1 review
August 3, 2022
Intrigante, ha il merito di riaccendere i riflettori su vicende storiche su cui è caduto l'oblio...
Profile Image for Dioneo.
150 reviews4 followers
December 14, 2019
«Intorbidare le acque per farle sembrare più profonde» avrebbe detto Nietzsche. Cosa resta dopo la lettura del romanzo? La vaga sensazione che qualcosa volesse pur significare, ma cosa non è dato saperlo. La “storia” si esaurisce nella quarta di copertina; il resto sono atmosfere pretenziosamente gotiche (ma il gotico vero è un’altra cosa) con nani, mostri e streghe, dialoghi confusi dal sapore sapienziale, una cornice che promette più di quanto mantenga, uno stanco e monotono accanirsi intorno a una stessa situazione infinita: l’agonia del protagonista (e del lettore con lui). Peccato però che di essa non sia dato di vedere né l’inizio né soprattutto la fine, nonostante le quasi 400 pagine. Ho fatto davvero molta fatica a finire il romanzo (e lo confesso: barando un poco), ma ancora di più a capire cosa ci abbiano trovato i giudici del premio Campiello, di solito ben ponderato. Do 2 stelle anziché una solo perché il soggetto gesualdiano è (sarebbe stato) interessante. Che delusione.
Profile Image for Massimo Burioni.
Author 10 books5 followers
November 18, 2019
Storia e personaggio centrale interessanti, ma a tratti faticoso e inutilmente prolisso.
Profile Image for Claudia Pavan.
Author 1 book5 followers
May 12, 2024
Madrigale senza suono è il libro che Monica mi ha consigliato per affrontare un periodo storico che in effetti non è nelle mie corde.

Edito da Bollati Boringhieri, Madrigale senza suono ha vinto il Premio Campiello 2019.

L’autore: Andrea Tarabbia ha un blog WordPress del quale mi ha colpita l’immagine della testata: una fotografia dell’ingresso dell’appartamento n. 50 sulla via Sadovaja, a Mosca, scattata nell’anno 2000.

In realtà, data la costruzione particolare dovrei parlare di autori perché se il Madrigale è senza suono, il libro invece ha più voci.

Tre diverse visioni portano il lettore a guardare l’anima di Carlo Gesualdo, noto come Gesualdo da Venosa, famoso per essere un eccelso madrigalista, ma anche un cruento uxoricida.

Igor Stravinskij, Glenn Watkins e Gioachino Ardytti.

Igor Stravinskij non necessita certo di presentazione.

Glenn Watkins viene definito come il massimo conoscitore di Gesualdo da Venosa.

Infine definirei Gioachino Ardytti come l’incarnazione delle leggende che accompagnano la vita di Carlo Gesualdo.

Lo scambio tra Watkins e Stravinskji è epistolare è tu sai bene quanto io ami le lettere.

Ed è il preludio a ciò che accadrà a Venezia nel 1960: Monumentum pro Gesualdo da Venosa ad CD annum.

A Gioachino invece Andrea Tarabbia attribuisce un manoscritto che narra la vita di Carlo Gesualdo fin nei dettagli oscuri del male riportati in maniera tanto spietata quanto funzionale a dipingere il personaggio forse con lo stesso criterio di pentimento che ha inteso lui estrinsecandolo nella famosa Pala del Perdono.

Anche Franco Battiato ha dedicato una canzone che invita a riflettere sulla morale e sulle azioni degli uomini.

I madrigali di Gesualdo, principe di Venosa
Musicista assassino della sposa
Cosa importa?
Scocca la sua nota
Dolce come rosa

Parole fortissime in effetti.

La sposa di Carlo Gesualdo: Maria D’Avalos, fu trucidata a Palazzo San Severo, dove vivevano e da allora si tramandano varie leggende in proposito.

Sicuramente Maria rimane una presenza costante nel racconto della vita di Gesualdo da Venosa, in una sorta di altalena tra alter ego e commistione tra il bene e il male.

Mi piace piuttosto citarti questa frase dal libro:
Io penso che la musica sia la sposa delle parole, e che ogni parola sia una scatola dove tutto il dolore, e la gioia, e la vita sono contenuti. Con i suoni possiamo far esplodere questa scatola, donarle più dolore, più gioia, più vita di quanta ne abbia già.

Personalmente trovo che sia molto vero: la musica per me può amplificare stati d’animo.

Tu che ne pensi?

Profile Image for Camy.
318 reviews12 followers
October 27, 2020
“Madrigale senza suono” è il libro con cui Andrea Tarabbia ha vinto il premio Campiello nel 2019. In questo libro troviamo tante descrizioni di luoghi e personaggi, ma soprattutto di queste ultime ne ho trovato poche esaustive.
Il ritmo della narrazione è lento nella prima parte e un po' più accelerato nella seconda parte che appare anche più scorrevole, anche se continuamente interrotto da riflessioni attribuite a Stravinsky, scopritore in qualche modo di questa atipica biografia di Carlo Gesualdo.
Tarabbia si rifà a questo espediente per raccontare del musicista tanto discusso del 1500 e riabilitarlo come persona e come artista, e allo stesso tempo parlare di un grande musicista del secolo scorso quale è appunto Stravinsky.
Nonostante un lessico non complicato, la narrazione appare macchinosa e di difficile comprensione, soprattutto a causa dei cambi di prospettiva e di tempo che non vengono annunciati, ma possono solo essere dedotti dal lettore rifacendosi alla logica e al contesto, peraltro non sempre definito. Tutto questo rende il romanzo confusionario, anche se non si può non riconoscere che l'idea è buona.
Inoltre le aspettative legate alla descrizione della psicologia del protagonista come musicista, annunciate nella sinossi, vengono meno a favore della sua psicologia come semplice personaggio figlio della sua epoca. Ciò rende il libro piuttosto deludente per chi, come me, era interessato a tali aspetti.
Interessante e ardito è invece lo sdoppiamento di personalità di Carlo in Carlo e Gioacchino che ci permettono di vedere il nobile personaggio pubblico che deve incarnare le caratteristiche che il suo ruolo e il suo tempo gli impongono, e la sua parte più reale e personale che egli vive come una sorta di rifiuto, qualcosa di cui non ci si può liberare ma che allo stesso tempo occorre nascondere perché risulterebbe disdicevole agli occhi del mondo. Ciò dà vita al protagonista tormentato, più vero e moderno che doveva essere in realtà Carlo Gesualdo da Venosa.
Profile Image for Mycena _giardino_punk_.
48 reviews18 followers
October 27, 2019
Tutto questo scetticismo non lo condivido.
Secondo me è un buonissimo libro, complesso e scritto benissimo, con una voce molto caratteristica che di questi tempi non si trova facilmente. Ho apprezzato soprattutto i personaggi, che ho trovato vivi e non riassumibili in qualche carattere noto ma molto sfaccettati - e insieme la facilità con cui mi ha fatto entrare in un contesto storico con cui non ho nessunissima dimestichezza.
Profile Image for Giulia.
188 reviews
August 7, 2020
Ora ho capito cos'è un romanzo gotico. Il libro viene costruito, come se si trattasse di un edificio, e il risultato è stupefacente. Alcune parole si ripetono e contribuiscono a creare un'atmosfera un po' macabra e stregonesca. Anche certe situazioni ricorrono durante la storia e catturano il lettore all'interno di un vortice di cui si vuole scoprire il fondo. Il finale non dà risposte, e fra gli indizi disseminati nel libro non si sa a quale affidarsi.
Profile Image for SaraDurantini.
66 reviews3 followers
September 22, 2019
https://corsierincorsi.blogspot.com/2...

Madrigale senza suono di Andrea Tarabbia (Bollati Boringhieri Editore), tra i cinque finalisti del Premio Campiello 2019 e poi nominato vincitore dell'edizione 2019, è, a primo acchito, la biografia del compositore Gesualdo da Venosa vissuto tra la metà del 1500 e gli inizi del 1600.
4 reviews
April 21, 2020
Interessante l'idea delle due voci che si alternano, e il loro salto temporale e spaziale. Ho apprezzato l'attenzione alle figure femminili, mai banali o scontate. Inaspettatamente macabro, in alcuni punti grottesco. Mi piacerebbe sapere cosa rimanga del personaggio di Gesualdo a chi non conosce la sua musica.
Profile Image for Chiara Ferrari.
827 reviews5 followers
April 29, 2020
Si tratta di un libro non di facile lettura perchè narra vicende estremamente intrecciate tra loro che scavano nei meandri dell'inconscio e dell'animo del lettore. Oserei dire che l'autore è riuscito nella difficile impresa di dar vita a un capolavoro. Ho dato soltanto quattro stelle poichè il linguaggio scelto da Tarabbia complica un po' la vita a chi deve leggere.
Profile Image for Alessandro.
134 reviews1 follower
June 27, 2023
Una discreta delusione. Mi ero avvicinato al romanzo con moltissime aspettative, quasi tutte disattese. Pochissimo approfondimento psicologico, scrittura non ricercata come ci si aspetterebbe (considerato che si fa ricorso all'espediente narrativo del ritrovamento di un manoscritto del Seicento) e le glosse che spesso interrompono il fluire degli eventi nulla aggiungono all'intreccio. Più passano le pagine e più il romanzo perde fascino e sprofonda nella banalità.
2.5/5
Profile Image for Imcbtchs.
8 reviews
July 28, 2022
Intrigante e misterioso... tormentato come il buon Carlo, grande musicista ancora circondato da un'aurea che lo rende "oscuro", non molto conosciuto rispetto ad altri musicisti grandissimi come Monteverdi o Marenzio. Lo consiglio vivamente.
Profile Image for Alessandra Giovanile.
Author 4 books11 followers
July 9, 2024
Scrittura superba, storia affascinante. Bravura nel fondere più vicende temporalmente lontane tra loro e nell'intrecciare un significato letterale con uno allegorico.
Sinceramente avrei preferito un poco pochino più di spazio per la figura di Maria. Da viva.
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