Un filosofo ateo di fronte a una religione in crisi: che cosa ne rimane oggi?
Il cristianesimo è finito? Oggi viene spesso usato per contrapporre identità culturali e nazionali più che vissuto come esperienza integrale. Ma di certo non è finita la sua eredità né, sostiene François Jullien, filosofo tra i più noti al mondo – va sottolineato: ateo – il contributo che ha dato e, soprattutto, può dare al pensiero e all’esistenza. In questo senso, il cristianesimo è una fonte viva di «risorse», di ricchezze da mettere a frutto, che l’autore individua mediante una lettura originale, affascinante, spregiudicata del Vangelo di Giovanni. In questo Vangelo, infatti, viene per la prima volta concepita la possibilità di un evento del tutto nuovo, inaudito, completamente privo di legami con quanto lo precede, che può cambiare l’esistenza e la storia in maniera radicale; e qui viene fatta una distinzione tra vita come mero processo biologico e vita autentica, vita zampillante e sovrabbondante, vita intesa come sviluppo ed espansione delle possibilità e delle consapevolezze: una distinzione che non cessa di risuonare ancora oggi (la «crescita personale» non ne è altro che l’estrema e degradata propaggine). Sulla base di queste e altre decisive osservazioni, Jullien compone un libro luminoso, capace di rendere accessibile, sia ai credenti sia ai non credenti, un nuovo punto di vista sul cristianesimo; di restituire, a due millenni di distanza, la forza originaria di un testo che continua ad orientare le nostre vite.
François Jullien, né en 1951 à Embrun (Hautes-Alpes), est un philosophe, helléniste et sinologue français. Ancien élève de l’École normale supérieure et agrégé de l’université (1974), François Jullien a ensuite étudié la langue et la pensée chinoises à l'université de Pékin et à l'université de Shanghai (1975–1977). Il a été ensuite responsable de l'antenne française de sinologie à Hong-Kong (1978–1981), puis pensionnaire de la Maison franco-japonaise à Tokyo (1985–1987). Il a été successivement président de l'Association française des études chinoises (de 1988 à 1990), directeur de l'UFR Asie orientale de l'université Paris-Diderot (1990–2000), président du Collège international de philosophie (1995–1998), professeur à l'université Paris-Diderot et directeur de l'Institut de la pensée contemporaine ainsi que du centre Marcel-Granet.
Ho avuto modo di leggerlo e di parlarne col mio professore di Filosofia Teoretica e di portarlo all’esame, che dire: assolutamente da leggere. Corto, impegnativo (motivo per il quale ci ho messo 4 giorni per leggerlo pur avendo pochissime pagine), ma ne vale davvero la pena. Una visione del cristianesimo da un punto di vista del tutto diversa e nuova rispetto a quello a cui siamo abituati.
Lecture intrigante, c'est assez original d'étudier le christianisme en dehors d'une perspective croyante. L'auteur, spécialiste de plusieurs cultures étrangères (en particulier grecque et chinoise), propose un regard interculturel intéressant.