Ci si può innamorare di una donna attraverso la sua biografia dallo stile spesso senza stile? Sentire l'animo in subbuglio, e un angosciante stato di malessere costruttivo durante la lettura... come se qualcosa premesse da dentro e girasse lentamente, ma in modo incessante, fino a togliere l'aria, il respiro. Io di lei ho amato tutto, tutto ciò di cui sono venuta a conoscenza. La delicatezza eterea con la quale i suoi pensieri andavano adagiandosi, in un groviglio emotivo che si sforzava, con commovente tentativo, di mantenere la parvenza di una forma il meno possibile confusa. La fragilità che diventa forza, che aiuta a sopravvivere anche nelle situazioni più paradossali: nelle incomprensioni familiari, nei vizi altamente distruttivi, nell'amore non corrisposto. Ho amato le sue forme sottili e androgine, le mani affusolate, con le dita sporche di nicotina, gli occhi persi. E la sua vita spesso al limite: alla continua ricerca di un punto focale, della libertà di espressione - ostacolata dall'ostracismo ipocrita di un'Europa infetta dal nazismo -, del viaggio, inteso come ricerca di se stessa e delle proprie pulsazioni epidermiche, intime, che fremono sia sopra che sotto, dentro. Eppure, nonostante tutto, la vera Annemarie non è la girovaga senza méta, il puntino malato ed impazzito con il passaporto invaso dai timbri più disparati. Non è nemmeno la lesbica appassionata e compassionevole, stravagante, con la deformante ossessione di voler essere amata, e non riuscire ad amare. Nè l'archeologa ingabbiata da tutta la polvere del tempo, o la reporter attivista, la morfinomane con le siringhe nascoste dentro l'armadietto del bagno, o gli scarponi da sci, la scrittrice repressa dai clichè del tempo.
Lei è il corpo che impara a diventare solo anima, spogliandosi da tutto il superfluo, mentre è rinchiusa all'interno di una clinica per malati di mente con l'accusa di schizofrenia. Una corsa tra le montagne dell'Engadina invase dalla neve, tra uno sbuffo e l'altro di fiato caldo e un rumore sordo di risata. Un'entità che, sperduta nei meandri umidi e mitologici dell'Africa nera, ha capito ciò che desiderava veramente: vivere sola e senza bisogni."
"Volete vivere con prudenza? Che cosa credete possa derivare dalla prudenza? Solo altra prudenza. Siete schiavi della vostra prudenza. Dove credete che vi porti - essa elude le strade pericolose (non avete visto che sono queste a portare più in alto?) Ogni genere di profondità è pericolosa. La prudenza rende piatta la vostra vita. E rende piatti anche voi."