La transfobia, l’omosessualità nel mondo delle forze dell’ordine, la questione altrettanto delicata del coming out… Temi che potevano essere banalizzati e ridotti a mera enfasi per adattarli a un contesto agile come può esserlo un romanzo giallo. Al contrario, Paolacci e Ronco, li affrontano con lucidità, concretezza e intelligenza, creando con il vicequestore aggiunto Paolo Nigra, omosessuale dichiarato, un personaggio umanamente e professionalmente vero e credibile.
Un protagonista che non risponde ai cliché delle serie gialle, né a un’immagine macchiettistica o di persona unicamente ridotta a vittima di discriminazione ed emarginazione. Nigra, con le sue vicende personali, accende l’attenzione da dentro il tema delle differenze di genere. Ma in quanto persona calata dentro la realtà, nella più comune e variegata quotidianità, non chiude in una bolla impenetrabile le questioni di genere irrisolte, al contrario le libera inserendole nel flusso tangibile del nostro vivere, giorno dopo giorno, in un’alternanza di leggerezza e affanno. Non è, a mio avviso, un’operazione di semplificazione, ma un modo di esprimere una naturale inclusività.
Oltre alla vicenda poliziesca che offre anche l’occasione per introdurre il mondo in cui si muove Nigra circondato da tutti gli altri brillanti coprotagonisti, oltre alla città di Genova che mostra i suoi svariati volti e le sue storiche ferite ma non ad uso dei turisti, oltre a tutto questo Paolacci e Ronco concepiscono dei dialoghi estremamente avvincenti, veicoli di considerazioni e riflessioni importanti che fanno di questo giallo, primo di una serie, un vero romanzo a sfondo sociale capace di risultare profondo e godibile. Un’ottima prima prova con nulla di scontato.