Questa è la storia di ciò che accadde veramente a Fenestrelle, ma anche a Torino, a Napoli, a Milano, a Gaeta e in altri luoghi d’Italia, fra 1860 e 1861, quando l’esercito delle Due Sicilie venne sconfitto in una guerra non dichiarata, i suoi uomini fatti prigionieri o sbandati, e poi trasportati al Nord per essere arruolati contro la loro volontà nell’esercito italiano.
«La sera del 9 novembre 1860 una colonna di soldati in lacere uniformi turchine, disarmati e sotto scorta, marciava lungo la tortuosa strada alpina che risale la Val Chisone, nelle montagne piemontesi, verso la fortezza di Fenestrelle...». Chi erano quegli uomini? Cosa accadde davvero ai prigionieri napoletani trasportati al Nord nel 1860, e in genere agli ex-soldati borbonici caduti nelle mani delle autorità vittoriose negli anni che portarono all’unità d’Italia? Erano migliaia? Quanti sopravvissero e quanti morirono di stenti, di fame e di freddo? Chi navighi nella rete alla ricerca di informazioni o di opinioni su Fenestrelle e sulla deportazione dei prigionieri di guerra meridionali al Nord è subito colpito dall’estrema violenza del linguaggio e dal ricorrere di termini di confronto novecenteschi impiegati senza alcuna prudenza: campi di concentramento, lager, Auschwitz, sterminio. Intorno al destino di quei soldati è stata sollevata negli ultimi anni una cortina di interrogativi fumosi e di sospetti gratuiti, che può essere smantellata solo attraverso un’aderenza scrupolosa ai fatti dimostrati. Alessandro Barbero racconta la vera storia di Fenestrelle ma anche la storia di come quegli avvenimenti, già di per sé abbastanza drammatici, siano diventati nell’Italia del Duemila materia di un’invenzione storiografica e mediatica.
Si laurea in lettere nel 1981 con una tesi in storia medievale all'Università di Torino. Successivamente perfeziona i suoi studi alla Scuola Normale Superiore di Pisa e nel 1984 vince il concorso per un posto di ricercatore in Storia Medievale all'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". Nel 1996 vince il Premio Strega con il romanzo "Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo". Dal 1998, in qualità di professore di Storia Medievale, insegna presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro". Oltre a saggi storici, è anche scrittore di romanzi. Collabora con il quotidiano "La Stampa", e lo speciale "Tuttolibri", la rivista "Medioevo" e con l'inserto culturale del quotidiano "Il Sole 24 Ore". Dal 2007 collabora ad una rubrica di usi e costumi storici nella trasmissione televisiva "Superquark". Il governo della Repubblica Francese gli ha conferito il titolo di “Chevalier de l’ordre des Arts et des Lettres”.
Questo libro non è uno dei migliori lavori di Barbero (Lepanto: La battaglia dei tre imperi, Caporetto, Carlo Magno. Un padre dell'Europa e La battaglia. Storia di Waterloo sono tutti dei capolavori storiografici, di gran lunga superiori sotto ogni aspetto). Non lo può essere perché l'argomento è di per sè piuttosto marginale all'interno di quel gran vortice distruttore e generatore che furono gli anni dell'Unità d'Italia e viene raccontato con un puntiglioso e preciso lavoro di analisi delle molte fonti storiografiche presenti e che la macchina burocratica sabauda ci ha lasciato.
L'importanza del libro nasce dal fatto che, per la prima volta (a mia memoria), uno storico vero si è preso la briga di ricostruire nel dettaglio il fenomeno e la sorte dei prigionieri di guerra duosiciliani, e poi di qualche migliaio di militari di leva di origine meridionale del neo-costituito esercito italiano, inviati per vari motivi (detenzione; custodia; leva o addestramento; punizione nei Corpi Franchi) al nord, e in particolare nel famigerato campo di S. Maurizio (Canavese, vicino Torino) e nella famigeratissima fortezza alpina di Fenestrelle. L'obiettivo di Barbero era di confermare, o nel caso contrario confutare, le truculente teorie nate negli ultimi anni sul supposto sterminio operato dal governo sabaudo su militari e patrioti meridionali in veri e proprio campi di concentramento sparsi per il Piemonte.
Non sorprenderà sapere che in 300 pagine scarse, in cui spesso il piglio narrativo viene sottoposto a aride ma necessarie contabilità di nomi e numeri, tutto il palinsesto narrativo e drammatico costruito da quella branca del sensazionalismo (e della mistificazione) che ruota attorno ai movimenti neo-borbonici - gruppi di persone che, per motivi piuttosto misteriosi, forse in reazione a leghismi settentrionali vari, si professano entusiasti e gelosi custodi della tradizione e del buon nome del più reazionario e arretrato stato dell'Europa ottocentesca - viene con somma semplicità e eleganza raso al suolo.
Confrontando la documentazione amministrativa del tempo, e non tralasciando la stampa dell'epoca (compresa quella smaccatamente di parte, o filo-governativa o ferocemente anti-sabauda), Barbero mostra che: - non è mai esistita la volontà politica di effettuare uno sterminio di massa dei meridionali, dato che l'idea del governo era, ovviamente, quella di incorporarli all'interno del nuovo esercito italiano, famelico di nuove leve in previsione dell'inevitabile nuova guerra contro l'Austria; - non sono mai esistiti campi di sterminio, ma o campi temporanei di addestramento (S. Maurizio, durato 3 mesi) o fortezze (tipo Fenestrelle) in cui i soldati napoletani furono destinati o come prigionieri di guerra (poi liberati o incorporati, magari controvoglia, alla fine della guerra nell'esercito unitario) o come soldati di leva, a fianco di centinaia di altri soldati provenienti da tutte le parti d'Italia; - non esiste traccia di nessun tipo delle incredibili cifre di morti (decine di migliaia!!!) di cui mena vanto la trattatistica neo-borbonica, e le uniche cifre certe sono quelle derivanti dai registri parrocchiali, che per Fenestrelle parlano di 7 (sette) morti di origine meridionale nel biennio 1860-62; - non esiste traccia di un particolare accanimento contro i meridionali né da parte del corpo ufficiali né da parte della giustizia, che anzi in quel periodo - come da sentenze agli atti, puntigliosamente sintetizzate - era di manica estremamente larga, dando luogo a un curioso raffronto ad esempio con la ben più spicciola e brutale giustizia militare invalsa in Italia durante la prima guerra mondiale, fra le più attive come numero di condanne a morte; - non esiste traccia del rifiuto di "migliaia e migliaia" di soldati, sottufficiali e ufficiali dell'esercito borbonico nell'indossare l'uniforme italiana, ma solo rari e sparsi casi a fronte di una generale, e probabilmente rassegnata, accettazione del cambio di regime;
Citando Per un pugno di dollari, quando uno storico vero incontra uno storico improvvisato, e per di più fazioso, lo storico improvvisato è uno storico - professionalmente - morto. E qui Barbero, facendo il suo lavoro con la consueta miracolosa oggettività, fa una onesta carneficina.
L'ultimo capitolo, che è intitolato Miseria della storiografia, è una sorta di agghiacciante compendio di faziosità, invenzioni storiche, falsità, reinterpretazioni che fa spavento. Barbero lo usa per togliersi, con eleganza, qualche macigno dalle scarpe e distruggere, con maestria e soavità, qualche bel nome della paccottiglia storica neo-borbonica che molto ha prodotto (e venduto) nell'ultimo decennio: spiccano, per mia somma felicità, due autori che ho avuto, mio malgrado, la sfortuna e il cattivo gusto di incontrare. Lorenzo Del Boca, autore del dimenticabile Grande guerra, piccoli generali. Una cronaca feroce della prima guerra mondiale, che si conferma amante delle invenzioni preconcette. E lo straordinario e inimitabile Pino Aprile, autore dell'indimenticabile Terroni: Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali», compendio insuperato di tutto il ciarpame neoborbonico prodotto negli ultimi anni, libro che - come sintetizza splendidamente Barbero - in futuro verrà letto con incredulità e sgomento, come testimonianza del livello di frattura interna, di odio reciproco e di spudorata reinvenzione del passato raggiunti nel nostro paese in questo inizio di millennio.
Si potrebbe dire, a questo punto, una prece per loro (e i loro eponimi) e un evviva per Alessandro Barbero, non fosse che io sono molto meno ottimista di lui e che nello sfacelo sociale e culturale in cui siamo immersi non vedo orizzonti futuri dove questa indecente paccottiglia sarà spernacchiata dai più.
Per chi volesse farsi due risate, qui immortalato in video lo scontro fra una persona seria e un cialtrone su questo tema: https://www.youtube.com/watch?v=XO2Rv...
Quel sottotitolo mi aveva fatto storcere un po' il naso, La vera storia della congiura di Fenestrelle, mi ricordava molti libri con titoli altisonanti, spacciati come grandi verità rivelate e in realtà stracolmi di minchiate. Il Barbero è uno storico in gamba, di quelli scientifici, che non si limitano a elencare date, battaglie e sovrani, ma uno di quelli che scandagliano tutto il contesto del periodo storico di cui stanno trattando, ed ho avuto modo di apprezzarlo nei suoi interventi a superquark e soprattutto in molti video su youtube in cui parla di storia come relatore in alcuni festival. Il libro tratta dei militari dello sconfitto esercito borbonico, subito la loro disfatta e la resa delle fortezze di Capua, Messina, Civitella del Tronto e Gaeta. A Barbero, notoriamente uno storico medievista, il pretesto per scrivere un libro su Fenestrelle e la sorte dei militari borbonici, glielo diedero un gruppo di sostenitori dei comitati Due Sicilie che nel 2008 inaugurarono una lapide nella fortezza piemontese che dice: "Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell'esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l'antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno s'inchinano." E poi affermazioni di 8000 morti di fame e freddo e 40000 prigionieri meridionali sterminati nel nord italia. La ricostruzione di Alessandro Barbero è veramente minuziosa: per esempio, stabilire il giorno esatto in cui un certo reparto capitolato a Gaeta venne trasportato a Capri o ad Ischia, quanti giorni vi rimase, e quale rancio ricevettero gli uomini in questi giorni, un gran lavoro di ricerca svolto nell'archivio di Stato a Torino ed in quello dello Stato Maggiore a Roma, teso a sfatare un bel po' di miti di parte "neoborbonica", senza per questo negare la guerra (non dichiarata) di aggressione e la mala gestione dell'annessione del sud al nascente stato italiano
Per anni i fatti di Fenestrelle sono stati trattati, dire ricostruiti sarebbe obiettivamente eccessivo, con capziosa superficialità: nomi storpiati, episodi mai accaduti, romanzi assurti a fonti storiche e omissioni vergognose. Barbero smette i panni del divulgatore e indossa quelli del demistificatore. Il professore risponde a polemiche, falsità, propaganda. Non mancano le critiche esplicite ad autori come Izzo e Aprile e a una certa pubblicistica, per aver volutamente costruito attorno alla vicenda un alone di mistero, teso ad alimentare un ingiustificato vittimismo. L’autore ci spiega, e questo libro ne è la prova tangibile, che la documentazione esiste ed è possibile consultarla. Per decenni, invece, questa è stata totalmente ignorata o consultata in maniera impressionistica.
Alessandro Barbero (professore di Storia medievale all'Università del Piemonte orientale, romanziere e vincitore nel 1996 del premio Strega con Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle) non fa sconti. Abbandonate per un attimo la distintiva “scioltezza” e la fluente narrativa in favore della minuziosa ricerca d’archivio, con questo libro – denso di dati e frutto di un’accurata e dettagliata ricostruzione storica – riesce a mettere a nudo una volta per tutte ciò che accadde all’esercito borbonico dopo la disfatta del 1860. Negli ultimi anni, ricercando notizie sul web, si incorre sempre più spesso in pittoresche descrizioni della durezza delle “carceri” sabaude, delle disumane condizioni imposte ai “prigionieri” trasportati al Nord Italia durante quel percorso storico che ha portato all’Unità. In particolare, la fortezza di Fenestrelle – dove venne imbastita la famosa congiura, sventata – viene dipinta come un lager ante litteram, in cui i “profughi” venivano detenuti al freddo, senza cibo né vestiti e in condizioni umane degradanti. Niente di tutto questo avvenne e Barbero lo dimostra leggendo le carte dell’epoca e narrando le vicende personali dei soldati borbonici
L’obiettivo del governo Cavour, infatti, non era certo quello di “eliminare avversari politici e pericolosi sovversivi”, ma addestrare soldati e ufficiali dell’esercito di Francesco II per arruolarli in quello italiano. Ovviamente, per loro rimanevano ferme le garanzie dovute ai prigionieri di guerra. Molti di questi non erano d’accordo: ci fu chi disertò, chi si ribellò, chi chiedeva soltanto di potersi ricongiungere con i cari prima di prendere servizio. Un manipolo di oppositori – in tutto circa 10 persone –mise in atto la famigerata “congiura di Fenestrelle”, nel corso della quale gli ammutinati avrebbero deciso di occupare il Piemonte e marciare su Torino (senza successo).
Il libro è una lunga e accurata disamina dei problemi umani e politici affrontati in una delicata fase di transizione della storia italiana, che non dà giudizi etici sull’operazione di “annessione” (o conquista?) del sud Italia in quella che fu, a parere di molti, una guerra non dichiarata. I fatti, esposti da Barbero, rimangono: pochi perirono nelle città del nord, e quando ciò avvenne fu a causa delle condizioni di salute in cui queste persone versavano da tempo. Chi alimentò la polemica, al solito, fu la stampa di opinione, gli ambienti clericali, i gesuiti, i reazionari. L’ultimo capitolo, in particolare, può essere utile a tutti, per comprendere i meccanismi che stanno alla base dell’opinione pubblica, che muovono gli animi e – soprattutto – la stampa e i media più in generale. È facile ricorrere al sensazionalismo quando si vuole parlare al “cuore” del popolino, caricandone l’emotività attraverso il ricorso ad “abomini” e “ingiustizie” non ben documentate in supporto alla propria tesi, parziale, e alla propria visione, politicizzata, del mondo.
Barbero ha scritto questo libro con uno scopo polemico preciso e ampiamente spiegato nell'introduzione: fare chiarezza sulla sorte dei soldati borbonici con la fine del Regno delle Due Sicilie e il loro divenire sudditi italiani. Fare chiarezza su questo punto era necessario perché è un argomento di storia italiana poco conosciuto ma, soprattutto, per fare piazza pulita di tutte le voci messe in giro da libri e siti neoborbonici nei quali si afferma bellamente che il destino di questi soldati fu la prigionia in campi e la morte per migliaia di loro. Il libro è interessante perché, come spiegato, racconta una parte poco nota della storia risorgimentale, ma per quel che riguarda il piacere della lettura è ostico perché, per rigore e necessità, Barbero ci racconta nel dettaglio il destino di molti di quei soldati, cosa che tedia un pochino il lettore con informazioni che verranno presto dimenticate. Un libro necessario, dunque, interessante, ma in alcune pagine pieno di lungaggini.
Interessante. Un capitolo della Storia Italiana a me sconosciuto, l'annessione del regno delle Due Sicilie e le successive implicazioni sugli ex appartenenti all'esercito Borbonico, il trasferimento in alta Italia, l'integrazione con il nuovo Esercito Italiano, la "prigionia" (consistente nell'addestramento delle nuove reclute agli schemi militari in uso nel Regno Sardo). Sconcertante è l'ultimo capitolo. Questo non narra delle vicende storiche ma della miseria della storiografia e della pubblicistica attuale. Vedere citati giornalisti, magistrati, storici dei nostri tempi che scrivono articoli o libri non basandosi su fonti ma sul sentito dire, sul passaparola, sull'accettazione acritica di qualunque cosa abbiano letto o sentito, purché consona alle loro idee politiche o ai loro fini, fa mettere in dubbio qualsiasi informazione ci venga propinata in qualsiasi media.
La storia si basa su documenti di fonti che bisogna verificare prima di sposare una tesi. Questo titolo rispecchia appieno questo concetto a differenza di chi vuole riscrivere la storia a proprio favore.
A Barbero va indubbiamente il merito di aver fatto chiarezza su un fatto estremamente controverso riguardante il destino degli ex soldati borbonici detenuti nel forte di Fenestrelle. La ricerca storiografica, come è nello stile del professore, è accurata e approfondita e riesce a smascherare la superficialità di tanti racconti che si sono accumulati negli anni, anche da parte di nomi noti e che hanno forzatamente voluto rappresentare Fenestrelle come una sorta di Auschwitz. Tra l'altro io ho visitato il forte qualche anno fa e devo dire che anche le guide lì presenti tendono a spacciarti questo luogo come sito di torture e patimenti. Purtroppo a me questa lettura è risultata molto pesante, proprio per questo scandagliare ogni possibile fonte relativa all'argomento. Il continuo snocciolare numeri nel tentativo di capire quanti soldati effettivamente si siano trovati a Fenestrelle subito dopo l'unità d'Italia mi ha stremata. E devo dire che ho fatto molta fatica a mantenere l'attenzione. Sono arrivata alla conclusione che apprezzo molto di più il Barbero conferenziere piuttosto che il Barbero scrittore, pur riconoscendone a apprezzandone l'indubbia professionalità e competenza.
Essendo questa un'opera incentrata su un argomento molto specifico, risulta essere piena di citazioni, dati e note. Il che è un pregio, in quanto denota la scrupolosità dell'autore. Non ne consiglio la lettura se non si è interessati all'argomento. Tuttavia, nell'opera è presente un capitolo, l'ultimo, intitolato Miseria della storiografia, che credo dovrebbe essere letto da tutti, non solo da storici, studenti ed insegnanti. L'invito è quello di riflettere attentamente prima di credere ad ogni idea e ad ogni affermazione che ci viene propinata.
Siamo nel 1860, l'unificazione d'Italia sta quasi giungendo al termine mentre il regno delle due Sicilie è proprio agli sgoccioli. In questo saggio Barbero analizza come vengono gestiti i prigionieri di guerra, soprattutto Napoletani, da parte dei Savoia. L'idea nasce principalmente da una serie di articoli e libri che ingigantiscono e mistificano accadimenti durante quel periodo e dunque, questo libro ne è una risposta. È molto specifico, analizza molti casi di prigionieri a volte andando molto nel dettaglio. Un libro per chi è davvero curioso di questi aspetti molto a "basso livello". Ciononostante è ben scritto e soprattutto ben documentato. Ho trovato molto interessante il capitolo relativo alla camorra.
Per il resto si legge, un buon romanzo storico che analizza bene le fonti di entrambi i lati, prende i dati con le pinze e cerca di capire se siano attendibili oppure no e ci sono diversi controlli incrociati utilizzando fonti diverse, dalle lettere ai registri.
Non sono un’appassionata di Risorgimento e ho trovato questo libro di difficile lettura per via del tema che non mi appassiona e per la lunghissima contabilità, ma va dato atto al professor Barbero di aver demistificato, col suo lavoro certosino, tutta una serie di fake news su un evento forse poco conosciuto delle storia d’Italia ma utilizzato a meri fini propagandistici da politicanti senza scrupoli.
Una fonte molto dettagliata e allo stesso tempo facilmente leggibile di nozioni utili a conoscere meglio una pagina poco nota del Risorgimento e allo stesso tempo sfatare i tanti miti anti-storici che sono nati sulla questione.