Acque strette è un libro denso, anche se breve, dalla scrittura raffinata come lo era già La Riva delle Sirti, che obbliga però a ritornare sul testo, per rileggere e riscoprire qualcosa che era andato perduto.
Non c’è una trama vera e propria e Gracq ci fa immergere in una geografia dell’anima che si sovrappone alla geografia dei luoghi dell’infanzia; se la dimensione del viaggio, il “viaggio che non preveda l’idea di un ritorno”, può essere associata alla dimensione del cambiamento esistenziale, la “passeggiata prediletta tra tutte, [al]l’escursione senza avventure né imprevisti che dopo poche ore ci riconduce all’attracco da cui partimmo, alla cinta familiare di casa” apre la strada alla prospettiva futura senza svelarla. E Gracq ritorna con la memoria, perché è anche un viaggio nella memoria, a un tratto del fiume Evre, prima della sua confluenza con la Loira, meta di escursioni giovanili in barca, con il padre o solitarie. L’intima comunione con i luoghi viene fissata dall’autore attraverso la minuziosa geografia fatta di radure, di ripide rive e volte alberate, di acque lente e scure, di sentieri e pontili; è un luogo accessibile soltanto in barca, circoscritto perché le vie d’accesso al futuro, rappresentato dalla prossimità dello sbocco nella Loira, e al passato, rappresentato dalle sorgenti, sono impedite. Introdursi in quel paesaggio ha il senso di un viaggio iniziatico e “tutti i rituali di iniziazione, per quanto modesto possa esserne l’oggetto, richiedono il passaggio attraverso un corridoio oscuro”. Accanto alla geografia dei luoghi c’è quella dei suoni, c’è quella degli odori, e tutto l’insieme formerà il substrato per le associazioni e le reinterpretazioni che la memoria fisserà nelle letture successive; è in questo senso che può essere vista l’anticipazione del futuro. Le associazioni si arricchiscono di evocazioni che nascono dal materiale letterario caro all’autore, Poe, Proust, Rimbaud, de Nerval, Balzac, perché è “attraverso le loro interne concatenazioni che l’emozione nata da uno spettacolo naturale può connettersi in libertà alla rete - plastica, poetica o musicale - che le permetterà di viaggiare più a lungo e con la minore perdita di energia.
Gracq ci mostra questo percorso, è difficile all’inizio capirne il senso ma le ultime due pagine valgono da sole tutta la narrazione.
Se si vuole fare un accostamento con un testo di uguale poeticità e intensità, si può leggere Le pianure, di Gerald Murnane.