Giuseppe Culicchia (Torino 1965), figlio di un barbiere siciliano e di un’operaia piemontese, cresce mangiando pane cunzato e leggendo l’enciclopedia Conoscere. Vince il torneo di calcio della scuola in qualità di riserva disputando solo uno splendido secondo tempo da ala sinistra nella partita contro i professori. Per tutte le superiori passa il tema in classe al compagno di banco in cambio del compito di matematica, esame di maturità compreso. All’università, abbozza storie in una biblioteca di Palazzo Nuovo e nelle sale del Caffè Fiorio a Torino. Tra i suoi eroi, Hem, Scott e Buk. Ormai ventiduenne, impara a nuotare. Poi finisce a fare l’aiuto-bibliotecario a Londra, e scrive i racconti pubblicati da Pier Vittorio Tondelli nell’antologia Papergang Under 25 III (1990). Dopodiché torna a Torino e dato che vuol continuare a scrivere cerca lavoro in una libreria, dove scopre che Thomas Bernhard ha dato alle stampe un romanzo di circa 500 pagine con un unico punto a capo, più o meno a metà. Commesso/edicolante/magazziniere/tuttofare per una decina d’anni, pubblica il long-seller Tutti giù per terra (1994, premio Montblanc e Premio Grinzane Cavour Autore Esordiente). Grazie al romanzo d’esordio finisce in copertina su L’Indice dei Libri del Mese, cosa che gli procura molti nemici e molto onore. Invitato più volte al Maurizio Costanzo Show, rifiuta di parteciparvi. Nel 1997 il suo primo romanzo diventa un film con Valerio Mastandrea per la regia di Davide Ferrario. Seguono Paso Doble (1995), Bla Bla Bla (1997), Ambarabà (2000), A spasso con Anselm (2001), Liberi tutti, quasi (2002), Il paese delle meraviglie (2004, premio Grinzane Cavour Francia) e Un’estate al mare (2007), tutti editi da Garzanti e tradotti in una decina di lingue. Nel frattempo, per sei mesi suona la batteria in un gruppo fantasma chiamato Ratones, che però si scioglie dopo che lui propone agli altri membri una canzone intitolata McChicken il cui testo sotto forma di haiku recita: “McChicken / McChicken / McChicken”. Comunque: con Laterza pubblica Torino è casa mia (2005) e Ecce Toro (2006). Da Einaudi, l’atto unico Ritorno a Torino dei Signori Tornio (2007). Da Feltrinelli, il memoir Sicilia, o cara. Un viaggio sentimentale (2010). Per Mondadori scrive i romanzi Brucia la città (2009), Ameni Inganni (2011) e Venere in Metrò (2012). Nel corso degli anni traduce tra gli altri Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald e Bret Easton Ellis. Gli piacerebbe tradurre il caro vecchio Ernest, in particolare Fiesta, o al limite Festa Mobile, o anche solo l’ultimo capitolo di Morte nel Pomeriggio, o giusto il racconto Colline come Elefanti Bianchi, ma non gliel’hanno mai proposto. Purtroppo non conosce il norvegese, altrimenti avrebbe fatto di tutto pur di tradurre Knut Hamsun. Collabora o ha collaborato con i quotidiani La Stampa, La Repubblica e il manifesto, con i mensili GQ, Traveller e Linus, con il settimanale Gioia. Tifa per la squadra di calcio di Torino, il Toro. Ma, da vero sportivo, tifa anche per tutte le squadre che in tutte le serie e i tornei incontrano di volta in volta l’altra squadra cortesemente ospitata in città. Cos’altro? Ama giocare a calciobalilla, anche se non ha mai frequentato l’oratorio (e si vede). Ogni anno a Ferragosto guarda Il sorpasso. Desidera essere sepolto a Marsala. Non subito, però.
dopo questa lettura la mia nostalgia nei confronti di queste elegantissima e stupenda città è esplosa con furore facendo riemergere tanti ricordi, spesso bellissimi, altri poco belli ma comunque importanti. Torino rimarrà per sempre un pezzo della mia crescita e penso che chiunque abbia vissuto lì, o studiato lì, o lavorato lì anche solo per un breve periodo della sua vita, sia riconoscente a questa città meravigliosa, ricca di fascino e di viali alberati che ti fanno sentire certe volte in un altro tempo, in un altro spazio. Una città che conta quasi un milione di abitanti ma ti lascia in pace se vuoi stare per i fatti tuoi e che ti sommerge se vuoi fare baldoria. Culicchia ama la città e lo ringrazio per quest'opera, perchè siamo in tanti ad amarla ma pochi a parlarne e farle giustizia.
Una guida alternativa alla mia città. I torinesi sorrideranno nel riconoscere i luoghi e i modi di fare, e agli altri verrà una gran voglia di vedere con i propri occhi questa città magica.
Ho riscoperto Torino l’anno corso, quando sono stato invitato ad insegnare un corso su scienza e religione lì all’Università (fondata nel 1404, Erasmo era uno dei suoi studenti). Come si sa, non è un’attrazione turistica, e anche molti italiani la considerano una città grigia e industriale. Manco per niente. È bellissima, con una storia e cultura notevole, essendo stata la prima capitale d’Italia e, prima ancora, la capitale e centro di potere dei Savoia. Specialmente dopo le Olimpiadi invernali del 2006 il centro è stato rivalorizzato, hanno costruito la prima linea metro, e hanno migliorato diversi aspetti dell’intera città. Questo libro di Giuseppe Culicchia è, in un certo senso, una lettera d’amore a Torino. L’autore ne scrive con affetto, ma anche con occhio critico, per non parlare del suo senso dell’umorismo, sempre gradevole. I capitoli sono intitolati come le parti di una casa: ingresso, corridoio, cucina, salotto, ecc., e Culicchia introduce i suoi lettori alle diverse zone di Torino che lui associa mentalmente alle diverse componenti di casa sua. Questa, si badi bene, non è una guida turistica, ma un racconto personale, storico, e culturale. Se avete intenzione di visitare Torino, e ancor di più se pensate di trasferivi là, “Torino è casa mia” va decisamente letto.
Adoro Torino quindi sono un po' di parte con questa recensione, lo ammetto. Ma questo libro mi ha davvero fatto sentire "il gusto" della città con gli occhi di chi ci è nato e ci vive. Ho potuto così scoprire angoli che in due sole (troppo poche) visite ho perso e riconoscere posti che invece ho visto e di cui non sapevo il nome e la storia. Ora ho una lista infinita di cose da vedere e strade in cui perdermi. Peccato che, essendo un po' datato, i racconti sui locali e le abitudini dei torinesi siano probabilmente non più validi...
Questo libro mi è stato consigliato da un altro membro di Goodreads Italia e devo proprio ringraziarla. Ovviamente è un po' datato, dato che si ferma a poco prima delle Olimpiadi invernali, ma tutto sommato le vie e le piazze e i monumenti e i palazzi non si sono potuti spostare, giusto? Qualche negozio avrà chiuso, qualche altro avrà aperto, ma per me che sono interessata a musei ed architettura è comunque una buona mappa. L'intelligenza di Culicchia sta nel considerare l'intera città come una casa e descriverne i quartieri come se fossero stanze di un'abitazione: l'ingresso, la sala da pranzo, la camera da letto, il bagno... fino al garage e alla cantina. E' il libro che mi porterò dietro la prossima settimana quando visiterò la città
Una guida sui generis, più che altro una dichiarazione d'amore alla città...una città alla quale per molti motivi sono affezionata, pur non avendola mai vissuto totalmente. Mentre leggevo mi sembrava di rivedere i luoghi citati, sorridevo delle tante piccole verità buttate lì con l'ironia tipica di Culicchia...e nello stesso tempo mi dicevo "Sì, però ne è passato di tempo, le cose sono cambiate ora, ci vorrebbe un aggiornamento". Beh, ho scoperto che c'è, nel 2015 è uscita una versione riveduta e aggiornata di questo libro...e penso che alla prima occasione lo leggerò!
"Torino è casa mia" nasce con l'idea di scrivere una guida turistica di Torino ed infatti l'editore Laterza lo inserisce nella collana "Contromano". Ma è, prima di tutto, una dichiarazione d'amore per la città, dove l'autore è nato e cresciuto. E siccome anche io sono nato e cresciuto in questa città, ho fatto mia tale dichiarazione. Scritto nel 2005, il libro racconta una città che nel 2020 è molto diversa da quella raccontata, che si apprestava ad essere sconvolta (per lo più in positivo) dalle Olimpiadi Invernali del 2006. Avevo letto il libro alle superiori e mi era piaciuto ma non più di altri, l'ho riletto ora, a 15 anni di distanza e non posso non notare la dolce malinconia in cui leggendo ho ritrovato alcuni luoghi ed usi di una Torino che in parte non ritrovo più per le strade, quando cammino. Come il suo autore afferma nel seguito spirituale di questo libro, "Torino è casa nostra" dieci anni è più anni dopo la città non è più quella. Per i torinesi sarà una piacevole lettura, a metà fra nostalgia e curiosità. Per tutti gli altri, una piacevole introduzione.
Solo fui una vez a Torino, donde una amiga se compró este libro en una feria de usados afuera de la Universidad (lugar que de paso, es mencionado en el libro). La verdad es que la ciudad no me llamó la atencion ni me gustó mucho, pero al leer este libro la volví a descubrir, recordé lugares por los que pasé que quizás no conocia su historia y un poco me encariñé con la ciudad y me dieron muchas ganas de volver.
“E Torino è Torino. Non è una città come un’altra. [...] I colori delle sue vie e delle sue piazze sono spesso di una bellezza indescrivibile."
Torino è la mia città di adozione e io la amo follemente. Come ho amato la folle ironia che a volte Culicchia ha usato per descrivere questa magnifica città.
L'autore ha usato una bellissima struttura per scrivere questo libro: si parte da una breve storia della città (che mi ha fatto fare grasse risate) per arrivare a descrivere la stupenda Torino come se fosse una casa, si parte dall'ingresso per arrivare al garage. Perché Torino per i torinesi sarà sempre casa.
”Il destino dei torinesi è segnato: abituati da sempre ad aggirarsi in una città quadrata, altrove e specie a Milano non si orienteranno mai.”
E' un libro particolare, in quanto Culicchia analizza gli aspetti positivi e negativi della sua città natale, Torino, appunto. Come se si entrasse in una casa, questo libro si snoda in vari aspetti o sarebbe meglio dire stanze, per raccontare la Torino di ieri, di oggi e forse, di domani. Partendo da ogni camera della casa, dall'atrio fino all'ingresso, al soggiorno, al garage, conosciamo la Torino dei Murazzi, la Torino dei record, come il Museo Egizio, il secondo museo più grande al mondo dopo Il Cairo, la Torino delle crepes, la Torino del Valentino. Una guida utilissima a chi conosce già Torino, a chi la ama e a chi vuole innamorarsene, perché anche voi possiate dire come me e Culicchia "Torino è casa mia".
Mi è piaciuto molto il paragone che ha fatto Culicchia della mia (nostra) città con una casa e le sue stanze: capitolo per capitolo mi ha condotto a visitare la mia bella Torino partendo dall'ingresso e passando per la cucina, la camera da letto, il bagno, la cantina, il garage, e così via. È stato bello riconoscere luoghi, personaggi (e anche stereotipi) così familiari, e scoprire curiosità sulla città in cui vivo di cui non ero a conoscenza prima della lettura del libro. Penso che possa essere una guida interessante e alternativa (anche se di quasi un decennio fa), per chi Torino non l'ha mai visitata o non la conosce altrettanto bene a livello storico, o per chi semplicemente ne vuole sapere un po' di più senza annoiarsi.
Letto la prima volta a Torino, in giro per Torino, sulle orme di Culicchia, passando dalla cucina al salotto. L'ho regalato agli amici che lasciavano Torino, diretti in Cina o in Sud America. L'ho riletto prima di emigrare a mia volta e l'ho riletto tutto d'un fiato in questi giorni. E' una guida e una dichiarazione d'amore a una città che amo da sempre, con i suoi lati positivi, le sue pecche e, perché no?, i suoi stereotipi. Perché non c'è nulla di più bello che andare oltre l'immagine di questa città di bugia nen per scoprirne l'incanto e la magia.
4 stelle non sono per il libro in sè, che è un semplice libricino. 4 stelle per l'atto d'amore dell'autore verso questa città e l'atto d'amore anche mio verso questa città in cui ho lavorato per circa 3 anni. Una città bellissima, pericolosa, provinciale, unica.
Un accuratissimo ritratto di Torino, e a tratti dei torinesi. Scritto con amore per i suoi lati migliori, e schiettezza e un pizzico di umorismo per i suoi difetti. Ricco di notizie storiche e di chicche, è un libro da cui si impara, oltre che ritrovarsi e riconoscersi. Bravo Culicchia!
Torino...vuol dire Napoli che va in montagna... Si cantava tanti anni fa! e questa bellissima lettura, mi ha riportato indietro ai bei tempi!! Grande Culicchia, mi sei piaciuto :)
Una visita guidata di Torino, accompagnati dall'autore, che ci fa visitare orgoglioso ogni zona come se fosse una stanza di casa sua. Ecco che l'ingresso è la stazione di Porta Nuova, la cucina è Porta Palazzo con il suo mercato all'aperto, il bagno sono i Murazzi, solo per fare alcuni esempi. Il libro è stato scritto poco prima delle Olimpiadi invernali del 2006, quando ancora a Torino c'erano molti cantieri aperti, ma nell'Appendice, Sotto il tappeto, Culicchia ci parla dei cambiamenti che la città ha subito negli anni successivi. Immagino che oggi ci siano stati ulteriori cambiamenti, ma per me, che manco da Torino da tantissimo tempo, è stato comunque gradevole leggere il libro con un occhio sulla Street View di Google. Per fortuna non sono una tifosa di quell'altra squadra (mai chiamata per nome), perché immagino che questo libro sarebbe potuto essere irritante se lo fossi stata. Invece i commenti di Culicchia, smaccatamente tifoso del Toro, mi hanno divertita immensamente.
Da torinese acquisita (e da amante di qualsiasi cosa Culicchia abbia scritto) ho apprezzato molto questa piccola guida di Torino. Forse l'ho letto un po' tardi, molte cose di cui si parla qui ormai sono cambiate, alcune assecondando le previsioni dell'autore, che Torino la conosce bene. Interessante, divertente e con una leggera vena malinconica, è un libro che tutto coloro che passano dalla bella Torino e se ne innamorano dovrebbero leggere (o dovrebbero aver letto).
L'autore racconta la sua Torino come fosse un'abitazione: ingresso, corridoio, cucina e così via, zona per zona. Un po' datato, è del 2005, ma è una piacevole descrizione delle zone di Torino e delle sue caratteristiche positive e negative a livello urbano, culinario e dei suoi abitanti. Certamente molte cose sono cambiate nel frattempo, ma viene comunque voglia di organizzare almeno un weekend torinese🚆🛣️🍫
Cinque stelle per molti sembreranno troppe. Cinque stelle le dai solo se a Torino ci sei stato, e l'hai già visitata a fondo. Cinque stelle, le dai ovviamente se sei di Torino. Tutti gli altri, probabilmente non andranno oltre la sufficienza.
Sembra la versione torinese, mal riuscita, di quello che De Crescenzo era per Napoli. Amplifica a dismisura i difetti dei torinesi, sperando diventino dei pregi. Solo che De Crescenzo, da saggio, non si prendeva sul serio. Culicchia, da bravo dogmatico torinese, in questa tesi ci crede (purtroppo).
Speravo di poter passeggiare nuovamente a Torino e goderne la bellezza, ma non è stato così. Troppi stereotipi e pregiudizi negativi sulla società e la città stessa. Lettura insoddisfacente
pregi e difetti di una città in continuo mutamento. DA città industriale a città culturale, il libro con una splendida metafora della cosa illustra luce e ombre di una città mite ma con molto da offrire, riscoprendo le sue vie avvolte nel tempo e nello spazio. Un omaggio a Torino e alle sue bellezze
Un libro di luoghi comuni (simpatici) della vecchia torino e di quella di oggi. Un libro che ti fa sentire a casa e che ti fa sentire parte di una città viva e in continuo fermento. Visitate Torino perchè è bellissima!
Dopo aver preso in esame alcuni capitoli durante un corso di lingua dei segni, l'ho voluto leggere per intero. È una simpatica disamina di Torino, l'ho trovato curioso e interessante in particolare per chi conosce bene la città. Apprezzato e consigliato.
Per chi vive a Torino e dintorni è semplicemente stupendo. Da leggere in una domenica facendo il giro di ogni luogo descritto, come una caccia al tesoro... Già, perchè Torino è proprio questo!