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Parigi o cara

Parigi negli anni Cinquanta era ancora piena di mostri sacri che non immaginavano di essere gli ultimi rappresentanti di una specie leggendaria. Louis-Ferdinand Céline, François Mauriac, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau, Georges Simenon, Raymond Aron, Gabriel Marcel, Henry Miller, Julien Green, Jean Renoir, Maurice Nadeau, Raymond Queneau, Pierre Klossowski, Alain Robbe-Grillet, Roland Barthes, erano tutti in giro, dispostissimi alla confidenza e alla polemica. Il giovane Alberto Arbasino li va a trovare e li fa parlare, mettendo insieme una storica galleria di ritratti e incontri scapestrati in appartamenti sontuosi e miseri, case editrici e ricevimenti ufficiali, redazioni di riviste e club notturni, studi cinematografici e parate militari, mostre, università, piscine, teatri e il Festival di Cannes... Nouveau Roman, Nouvelle Vague, Nouvelle Critique, Nouvelle Revue Française, Lettres Nouvelles, tra Edwige Feuillère e Brigitte Bardot, Serge Lifar e François Truffaut, Marie Bell e «Tel Quel», Edith Piaf e À bout de souffle: gli estremi fuochi artificiali del grande Novecento francese, attraverso l'impareggiabile conversazione "parisienne" dei suoi protagonisti.

311 pages, Paperback

First published October 8, 1995

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About the author

Alberto Arbasino

69 books31 followers
Lo scrittore e saggista Alberto Arbasino nasce a Voghera il giorno 22 gennaio 1930. Laureatosi in Giurisprudenza, si specializza poi in Diritto internazionale all'Università di Milano. L'esordio come scrittore avviene nel 1957: il suo editor è Italo Calvino. I primi racconti di Arbasino sono inizialmente pubblicati su riviste, poi saranno raccolti ne "Le piccole vacanze" e "L'anonimo lombardo".

Grande estimatore di Carlo Emilio Gadda, Arbasino ne analizza la scrittura in varie opere: ne "L'ingegnere e i poeti: Colloquio con C. E. Gadda" (1963), ne "I nipotini dell'ingegnere 1960: anche in Sessanta posizioni" (1971), e nel saggio "Genius Loci" (1977).

Scrive anche reportage Da Parigi e Londra per il settimanale "Il Mondo", poi raccolti nei libri "Parigi, o cara" e "Lettere da Londra". Ha collaborato anche per i quotidiani "Il Giorno" e "Corriere della sera"

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Intervalla Insaniae.
141 reviews41 followers
February 26, 2022
Provengo da una recente ed apprezzata lettura di Arbasino, “Le piccole vacanze”, prima sua opera pubblicata, o fra le prime.
Dal momento che, nelle librerie, non potevo non canticchiare leggendo il titolo di questo libro, e canticchiare una cosa bellissima, unendo il collegamento operistico al piacere della precedente lettura di cui ho parlato, ho decretato giunto il momento di prendere in mano “Parigi o cara” e di leggermelo.
Speravo di trovare un libro intriso, zuppo di musica, di arte, di belle parole e affascinanti resoconti di una Parigi davvero cara, in quegli anni.
L’unica cosa di cui questa raccolta di piccoli saggi è intrisa, invece, è il traboccante ego di Arbasino.
Il primo saggio (lo si può chiamare così?), una sorta di introduzione (la si può chiamare così?), è di una violenza inaudita. Arbasino sciorina una serie infinita di nomi, di persone, di cose che egli evidentemente conosce e di cui, con altrettanta evidenza, vuol fare sfoggio. Io mi sono sentito un povero cretino sottoposto ad un’incessante lapidazione. Ogni cosa nominata ha l’impatto, la velocità, il peso di una pioggia infinita di pietre, ed io -di nuovo povero cretino- mi son sentito davvero torturato e deriso nella mia ignoranza dall’infinita, prodigiosa cultura di Arbasino.
Più che un capitolo pare una punizione.
Sono in qualche modo sopravvissuto a questa sharia, benché stordito, e sono andato avanti. Un secondo capitolo su Proust si rischiara, ma restando fondamentalmente misantropo. Col senno di poi di tutto il libro mi son spiegato così il fenomeno: Proust, se non mi sbaglio, è l’unico personaggio che Arbasino, per motivi anagrafici, non ha potuto incontrare, quindi l’unico del quale non può riportare le parole; inoltre, forse (secondo me molto probabilmente), risente in modo negativo del confronto con Proust mostrandosi incattivito. Vuole vincere ad ogni costo.
Poi, compaiono dei più gradevoli capitoli su Cocteau e Genet e Renoire (regista) ed altri; la mia spiegazione a questa gradevolezza sta nella seguente osservazione: Arbasino è gradevole quando fa parlare altri che non sono Arbasino. Ecco che il coltissimo, perfettissimo Alberto si placa, si ridimensiona e fa parlare, dall’alto della loro gradevolezza, altre persone.
Poi, però, il coltissimissimo, perfettissimissimo Alberto torna, altroché se torna, ed enumera, elenca, conta e mostra la propria collezione di nomi, di fatti, di nomi e di nomi, di titoli, di nomi, di luoghi e ancora di nomi -quanti ne ha conosciuti, eh! il coltissimissimissimo, il perfettissimissimissimo!
Che odio! Che scrittura insopportabile! Che orrore leggere i libri in cui le cose si danno per scontate perché bisogna essere eletti per poterle comprendere! (ad esempio, che si conosca il francese, povero scemo d’un lettore!) Che boria! Che arroganza e tutti i suoi sinonimi che nemmeno conosco, perché sono un cretino, vero Arbasino?
No, no, recisamente no!
Separo, ben volentieri, la cara Parigi verdiana da questa che invece è odiosa, continuerò a canticchiare quel meraviglioso duetto e cercherò altrove il piacere della lettura.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews115 followers
January 27, 2014
Non porta quattro stelle solo perch� non frequentando il cot�, il milieu e les rives droites et gauches tutto mi suona come una eco distante. L� ha visto e conosciuto tutti.
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