Come Patrizia Valduga ha scritto in altra occasione, «la poesia è come l'amore, è nostalgia d'indivisibile: entrambi si prefiggono un po' di perdita di coscienza, un qualche smantellamento di quell'equilibrio infelice che è la nostra identità. Hanno entrambe una funzione erogena e quindi ansiolitica». Questa naturale convergenza diventa ancora più stringente nel caso di queste poesie fatte di fantasie erotiche, visioni iniziatiche e allucinazioni, ma anche di tanta consapevolezza «teorica» testimoniata da citazioni letterali di Sade e di Ignacio Matte Blanco. Il desiderio e i suoi misteri sono affrontati in diverse forme immaginative, linguistiche, metriche. Dalla Tentazione degli anni Ottanta alle versioni da Mallarmé e Racine, dalle Cento quartine alla riscrittura di Manfred e alla Lezione d'amore, questo volume è la summa delle poesie erotiche della Valduga. Con un saggio conclusivo che mette in luce il rapporto dell'autrice con la parola poetica, il suo modus operandi letterario e le sue più profonde ragioni interiori.
Dopo un mese di attenta lettura e studio, concludo sicuramente uno dei libri poetici più belli di sempre. Un libro che tratta apertamente il sesso e la sessualità che, ahimè, pian piano stanno sparendo nella nostra letteratura e in particolare modo, nella poesia italiana. A questo punto mi chiederei: perché? La sessualità, per i più, è ancora un tabù e lo è in misura maggiore lì dove il mondo poetico, che per eccellenza è il ponte dialogico fra l’io lirico e il lettore, e quindi di conseguenza la forma più pura dell’intimo, si spoglia completamente di questa dimensione. Il mondo greco-latino, è l’esempio massimo che ci restituisce tanta letteratura erotica, prendo come esempi “Anacreonte”, “Stratone”, “Catullo” o, poco conosciuto rispetto ai grandi cantori di Melica, “Albio Tibullo” che non negano gli istinti sessuali tanto etero quanto omosessuali. La poesia della Valduga è frutto di tradizione: non solo per quelle continue citazioni ai grandi poeti francesi (Mallarmé, Racine…) ma è ereditiera di un filone già intrapreso che non nega la parola neanche depauperando il testo della parola “cazzo”, “pene”, “fica”, “vagina”, “sperma”. È proprio negando il nome ai genitali o i liquidi da essi prodotti, che si priva l’uomo della propria dignità (Si guardi il meraviglioso discorso tenuto in parlamento europeo dalla Senatrice Segre). La poesia è viva, pulsante e in questo caso “arrapante”, superba, affasciante e provocatoria perché se la poesia nasce dal quotidiano, in questo caso nasce dall’umano vivere.
“Baciami; dammi cento baci, e mille: cento per ogni bacio che si estingue, e mille da succhiare le tonsille, da avere in bocca un’anima e due lingue” - - - Visioni iniziatiche, fantasie erotiche, allucinazioni, il desiderio e i suoi misteri. Un saggio conclusivo, sulle parole poetiche amate che ritornano, breve e delicato
Al contrario delle poesie stesse che a tratti sono estremamente crude e perverse
c’è da dire che però “se uno fosse felice e in pace con se stesso non gli verrebbe in mente di scrivere poesie”(!)
“Questa crocifissione senza croce è come un lento percepirmi tutta, scandirmi alla sua voce. Lui mi vuole distrutta, mi vuole in suo potere, ma insieme crocefissa al mio piacere.” - - - #patriziavalduga#poesieerotiche#patriziavaldugapoetry#patriziavaldugalover#poesiedamore#poesieitaliane#lhascrittounafemmina#poesiedidonne#poesia#poetry#letture#leggerepoesie#leggopoesie#instapoetry#poetrycommunity#poetrylovers#poetrygram#poesieinmovimento#poesiedistrada#poesiebrevi#bookstagram#booklovers#bookstagramitalia
Nelle parole di Patrizia Valduga, nella sua poesia, c'è tutto quello che ho sentito – portato dentro – nel corso della mia vita. Una sensazione di riconoscimento tale che mi risulta persino difficile spiegarla.