Prima dei balordi di Bukowski, prima degli omosessuali di Tondelli e in contemporanea con i Ragazzi di vita di Pasolini, c’era Testori a parlare di loro, nel suo ciclo dei Segreti di Milano: degli emarginati delle estreme periferie milanesi, figli della prima immigrazione del dopoguerra (oggi diremmo “immigrati di seconda generazione”), rinchiusi nelle “coree”, cioè i palazzoni di quartieri a nord-ovest come Roserio, Vialba, Villapizzone (oggi a loro volta inghiottiti da periferie ancora più esterne e dimenticati, tranne l’ultimo tornato in auge grazie al rilancio della locale stazione del Passante). È la Milano dove tra qualche anno si muoveranno i protagonisti di Scerbanenco.
Per questi emarginati ci sono due vie d’uscita dalla meschinità di una vita di sussistenza.
Una è lo sport. Il dio di Roserio, romanzo breve che apre il volume e che, nel ’54, ne era stato la prima parte pubblicata (nel volume, del ’58, è stato rielaborato), è il più bel testo che abbia letto sul ciclismo: crudo, violento, profondo nella psicologia. Nel Ras invece è il pugilato: narrato senza illusioni, senza la pàtina di nobiltà del ciclismo, come uno sport a base di bassissima politica e incontri truccati da chi può farlo perchè ha già fatto qualche soldo più degli altri, e quindi può schiacciare sul nascere le ambizioni altrui.
E dal tentativo di ribellione del protagonista Duilio nasce una crudele ritorsione verso la sorella Angelica, che origina altri racconti: sì, perchè una delle bellezze di questo volume è di essere corale, con i personaggi minori di un racconto che diventano protagonisti in un altro (alla lontana ricorda i Racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson).
L’altra via d’uscita è il sesso. Non porta lontano, ma in una società bigotta e sessuofoba, dove pestare un omosessuale è sempre cosa buona e giusta, si può arrotondare bene il proprio magro guadagno se si è disposti a rinunciare a un po’ di dignità e onore: la ricca e corrotta Milano centro sembra piena di pervertiti pronti a pagare caro per un po’ di compagnia, come scoprono il bel “Brianza”, la prostituta Wanda, e altri; chi ha fatto carriera così, come “la padrona” Wally, avrà poi bisogno a sua volta di farsi consolare da qualche giovane scalpitante..
Poi ci sarebbe l’amore, quello vero: che può avere come conseguenza il sesso, ma gratuito e spontaneo. Quasi tutto congiura contro la sua esisatenza; divergenze economiche, politiche, regionali, di età; ma quando funziona, è l’unica felicità, per quanto momentanea, che possa essere data all’uomo, come scopriranno i protagonisti più fortunati.
Da notare che il cattolico Testori esclude ogni orizzonte metafisico in questa sua opera, ogni pensiero religioso, una chiesa o un sacerdote non compaiono nemmeno come elementi del paesaggio.
È affascinante rivedere Milano un attimo prima che si manifesti il miracolo economico: con le auto ancora un lusso, la Milano-Laghi che partiva davvero da viale Certosa (esisteva la MI-To ma la prima pietra dell’Autostrada del Sole sarebbe stata posata solo due anni dopo, nel ’56, e non parliamo di tangenziali o metropolitane!), il rifornimento di benzina che richiedeva due operatori, in una delle varie stazioni di servizio nel piazzale dove si comprava il biglietto d’accesso..
Soprattutto ho trovato affascinante lo stile dell’autore, per nulla cinematografico, ma espresso per lo più in densi e tortuosi flussi di coscienza, ricordi e rimuginazioni dei personaggi, che definiscono con grande sensibilità via via i fatti già accaduti attraverso le conseguenze psicologiche e le riflessioni suscitate, anche da più punti di vista; a questo si alternano scene d’azione, o di dialogo, ma non relative ai fatti rilevanti.
Rispetto a un classico di quegli anni come il Moravia della Romana, il periodare è complesso, il linguaggio più elaborato: poche differenze rispetto a oggi: il parabrezza era ancora parabrise, “macchina” oltre che automobile può essere la bicicletta, come in francese; “orgasmo” è un’angoscia; gli uomini portano “mutandine” (solo a volte “slip”), un “guidatore” è ancora “quello che guidava”.
Dettaglio dei racconti
Il dio di Roserio. Dramma dell’ambizione e del rimorso, grande romanzo di sport. Dante Pessina, il povero Consonni, Ezio Riguttini il nuovo gregario.
Sotto la pergola. Conosciamo un gruppo di amici, in particolare l’amareggiato Renzo, detto il Ciulanda, che si sente brutto e accusa quelli che vantano di essere mantenuti dalle donne (come Ivo Ballabio detto “il Brianza”, nonchè “Bruno” per le relazioni casuali) di andare in realtà con uomini (gli aborriti ma a quanto pare ben presenti e ben paganti “culatoni”). Rivolge quell’accusa anche a tale Luciano e quindi questi e gli altri (il Camisasca, il meridionale Candela) lo menano, ma vengono per fortuna interrotti perchè rompono una lampadina e interviene la padrona del locale.
Torna a casa, Lassi! Bizzarro titolo per narrare il mesto ritorno a casa di Renzo, dopo che gli amici, dopo aver risarcito i danni alla barista, se ne sono andati: prima cerca a lume di candela i bottoni strappati dai calzoni (li ricucirà più tardi, a casa), poi torna a casa sentendosi solo, afflitto e con un lavoro miserabile; si ferma a spiare Rino e Carla, due innamorati imboscati sul ciglio dell’autostrada (lui le fa una scenata di gelosia pensando che sia stata con il Pessina); infine ritorna a casa da genitori, fratello e sorelle.
Il Brianza. Il nostro fustone, ben consapevole della sua attrattiva oltre che della abilità di ballerino e della Lambretta, lavora in un bar del centro. Viene coinvolto in un giro di ricchi viziosi che lo assoldano per inscenare scene erotiche di cui poi rivendere a caro prezzo le foto. Inizialmente ci sta (e pare che per denaro abbia già accettato anche incontri omosessuali), poi ci ripensa e ricatta il G.M. (l’organizzatore) perchè lo lasci andare con un bell’indennizzo.
Ma sì, anche lei.. mentre è angosciato dal timore di aver troppo maltrattato e forse ucciso il G.M., il Ballabio viene agganciato da Wanda, prostituta innamoratasi di lui, che lo cercherà anche nel suo bar-biliardo di riferimento (ci sarebbe anche la cassiera della “Rosellina”.. se non è lo stesso bar in centro).
Impara l’arte (del ricatto). La Wanda ha saputo conquistare il Ballabio: lo ospita, gli offre lesso con mostarda, e lo sfianca sessualmente fino a rendergli difficile lavorare lucidamente nel bar.. dove la padrona e il G.M., conniventi, lo convinceranno a tornare nel loro giro.
Il ras (parte 1). Altro lungo racconto sportivo: qui è in scena il pugilato, altra speranza di riscatto sociale; anche se già Duilio, figlio di un ciclista arricchitosi, sembra in grado di impossessarsi anche di questo ascensore sociale.. e al tempo stesso sembra avere attenzioni più che cameratesche per il giovane protagonista, Cornelio Binda; di cui poi seduce la sorella Angelica, per punire una “disubbidienza” di lui verso il truccare una gara. La ha ridotta ad amante-schiava e ora che è incinta la lascia, al massimo pagherà per l’aborto; ma lei accetterà?
Vieni, sposa / Il ras (parte 2). Due brevi episodi conclusivi: un intermezzo con una famiglia serena, dove il marito desidera tuttora la moglie nonostante i molti anni passati insieme e i molti figli avuti; e l’angoscia di Angelica dopo aver abortito.
La padrona.
La coscienza di ciò che si fa. Il Ballabio, licenziato dalla padrona, riflette e vede tutta la sua vita messa in dubbio, arrivando a capire che quello era l’amore vero; tornerà a pregarla di riprenderlo con sè, accettando di congedare Wanda davanti a Wally (ma lei non pensa di poterlo riprendere nel bar).
Un addio.
Cosa fai, Sinatra? Dei cinque fratelli e sorelle Rivolta seguiamo Attilio, il maschio più anziano dopo che il primogenito è andato in Belgio: per due anni ha fatto studiare musica e canto al beniamino Dario, detto “Sinatra” per la bella voce (nel varietà sarà Bob); ora questi esce con la sua ex fidanzata Gina ed è come se gli avesse fatto le corna: macchia sull’onore da lavare a ogni costo! (a dire il vero, a differenza del suo eponimo, il buon Sinatra non sembra molto interessato alle donne: se la promiscua Gina ha fiutato in lui il futuro uomo di successo, lui perchè se ne è lasciato invischiare?).
Il Ponte della Ghisolfa. Scopriamo il triangolo tra Enrica, giovane settentrionale malmaritata al siracusano Michele, e il di lui fratello Raffaele (manca solo Gabriele!?): eppure i vecchi l’avevano avvertita: con quelli di giù non riusciamo a parlare, figurarsi viverci insieme! Fa’ come tua sorella, che ha sposato un mobiliere di Cantù!
Rimpianti e rimorsi. La sessualità nei personaggi di Testori è sempre violenta e un po’ criminosa per gli uomini, sofferta e tormentata per le donne. Ma forse Enrica, ora che il suo Raffaele va a vivere da solo e potrà accoglierla tra quattro mura anzichè in un prato, potrà essere un po’ più serena (a psrte la preoccupazione perchè lui, ha scoperto, fa il contrabbandiere).
Andiamo a Rescaldina. ..dove pare ci fosse una balera attraente. Rina, che forse abbiamo incontrato in un racconto precedente, è affascinata da Franco, che lavora in una fonderia? A Castellazzo (di Bollate, immagino). Un raggio di sole e d’amore giovanile e sereno.
Lo scopo della vita. Amarissimo racconto, davvero neorealista, su un ragazzo di famiglia paolotta che deve rinunciare a sposare la ragazza che ama, donna moderna dell’UDI!, perchè invisa alla madre e alla sorella; sorella da non contrariare invece, perchè sta per sposare un uomo relativamente facoltoso, che permetterà al padre di realizzare il suo sogno: metter su una piccolissima azienda dove lavorerà tutta la famiglia.. peccato che poi il padre muoia presto e l’aziendina finisca il mano al cognato, con il protagonista tenuto all’oscuro dei patti sociali, ridotto a operaio dei congiounti che “dirigono” e basta: senza più né un’attività sua nè un amore (scoprirà anche che la madre gli vietava quella fidanzata non per le sbandierate questioni politico-religiose ma perchè rifiutata in gioventù dal padre di lei..).