Una lettura scorrevole e appassionante Il nuovo talento del thriller italiano
Tre donne assassinate. Tre corpi orribilmente profanati. Chi è il serial killer di Genova? Una serie di omicidi sconvolge la città di Genova. Tre donne sono ritrovate morte, e ogni scena del delitto è un’efferata rappresentazione. Si tratta di un serial killer o di una setta di invasati? L’ispettore capo Manzi viene incaricato di condurre le indagini insieme alla sua squadra, e decide di chiedere aiuto a Goffredo Spada, un ex poliziotto, a suo dire l’unico ad avere le competenze per trovare l’assassino. Spada, però, non è per niente collaborativo e dimostra cinismo e totale sfiducia nelle istituzioni. C’è qualcosa nel suo passato che lo tormenta. Ma la polizia non è l’unica a muoversi sulle tracce dell’assassino. Orietta Costa, una giornalista di cronaca del «Secolo XIX», intende venire a capo del mistero, e firmare lo scoop dell’anno. Man mano che il tempo passa, però, gli omicidi sono sempre più brutali e chiunque abbia intenzione di fermare quelle morti violente dovrà addentrarsi nell’abisso della perversione umana, in una lenta discesa agli inferi.
Raffaele Malavasi per me ha vinto! Il libro è un crescendo di emozioni, dove l’adrenalina cresce di pari passi con la caccia al serial killer. Ma quello che rende il libro di Malavasi vero e autentico sono i personaggi: umani, che ci vengono presentati soprattutto attraverso i loro difetti piuttosto che i loro pregi.
Mentre leggevo mi sono trovata spaesata, non riuscivo a capire il nesso, che in un thriller c’è e ci DEVE essere per forza. E la forza dell’autore è stata proprio questo: un killer in cui il male germoglia nel passato, ed esso si manifesta nel presente. Ho brancolato completamente nel buio, ero convinta che avessimo di fronte killer diversi, visto il modus operandi differenti, e quando i pezzi del puzzle hanno trovato la giusta collocazione, ho detto “wow”!!
La carta vincente del romanzo è stata la scelta narrativa. I capitoli sono brevi e raccontano la storia dei tre protagonisti alla ricerca della verità. E questo, anziché aiutarti, di manda in tilt il cervello, perché i tasselli si aggiungono velocemente, hai la verità davanti ma non sai ancora quale sia.
Quando ho iniziato la mia avventura come blogger mi sono sempre promessa di dire la verità, sempre e comunque, perché non sarei io se non lo facessi. Questo libro lo dovete leggere, su questo non ci sono dubbi… ma c’è un piccolo MA, che mi ronza nella testa da quando ho finito di leggere: Orietta Costa. Lei rappresenta quella parte che io detesto. Nei fatti di cronaca nera in Italia negli ultimi anni ne abbiamo avuti purtroppo tantissimi, e quello che mi ha sempre fatto arrabbiare sono stati i giornalisti. L’immagine che in questo momento mi viene in mente è stato il video che ho visto al Tg un milione di volte quando ad Avetrana è stata uccisa Sara: mi scorrono nella mente lei con il suo vestito rosa e mi sale una rabbia!
Ora non pensate subito male. Odio lo sciacallaggio che c’è dietro. La morbosità che spesso alcuni giornalisti di cronaca nera hanno nei confronti dei parenti, delle vittime: andare a scavare nel loro passato, scrivendo articoli in cui si descrive tutto, si pubblicano foto, senza fermarsi a pensare che la vittima era una persona, con una propria vita e delle persone che la amavano. E il personaggio di Orietta è quello che ho amato meno, così morbosamente attenta al caso, spinta sia dalla ricerca dell’assassino sia dal desiderio spasmodico di scrivere l’ARTICOLO che le cambierà la vita. Ma credo che il libro di Malavasi, sia un successo soprattutto per questo: aver messo su carta quello che da sempre accompagna i fatti di cronaca.
Quindi non fatevelo scappare amanti del genere e non ve ne pentirete!
Raffaele Malavasi per me ha vinto! Il libro è un crescendo di emozioni, dove l’adrenalina cresce di pari passi con la caccia al serial killer. Ma quello che rende il libro di Malavasi vero e autentico sono i personaggi: umani, che ci vengono presentati soprattutto attraverso i loro difetti piuttosto che i loro pregi.
Mentre leggevo mi sono trovata spaesata, non riuscivo a capire il nesso, che in un thriller c’è e ci DEVE essere per forza. E la forza dell’autore è stata proprio questo: un killer in cui il male germoglia nel passato, ed esso si manifesta nel presente. Ho brancolato completamente nel buio, ero convinta che avessimo di fronte killer diversi, visto il modus operandi differenti, e quando i pezzi del puzzle hanno trovato la giusta collocazione, ho detto “wow”!!
La carta vincente del romanzo è stata la scelta narrativa. I capitoli sono brevi e raccontano la storia dei tre protagonisti alla ricerca della verità. E questo, anziché aiutarti, di manda in tilt il cervello, perché i tasselli si aggiungono velocemente, hai la verità davanti ma non sai ancora quale sia.
Quando ho iniziato la mia avventura come blogger mi sono sempre promessa di dire la verità, sempre e comunque, perché non sarei io se non lo facessi. Questo libro lo dovete leggere, su questo non ci sono dubbi… ma c’è un piccolo MA, che mi ronza nella testa da quando ho finito di leggere: Orietta Costa. Lei rappresenta quella parte che io detesto. Nei fatti di cronaca nera in Italia negli ultimi anni ne abbiamo avuti purtroppo tantissimi, e quello che mi ha sempre fatto arrabbiare sono stati i giornalisti. L’immagine che in questo momento mi viene in mente è stato il video che ho visto al Tg un milione di volte quando ad Avetrana è stata uccisa Sara: mi scorrono nella mente lei con il suo vestito rosa e mi sale una rabbia!
Ora non pensate subito male. Odio lo sciacallaggio che c’è dietro. La morbosità che spesso alcuni giornalisti di cronaca nera hanno nei confronti dei parenti, delle vittime: andare a scavare nel loro passato, scrivendo articoli in cui si descrive tutto, si pubblicano foto, senza fermarsi a pensare che la vittima era una persona, con una propria vita e delle persone che la amavano. E il personaggio di Orietta è quello che ho amato meno, così morbosamente attenta al caso, spinta sia dalla ricerca dell’assassino sia dal desiderio spasmodico di scrivere l’ARTICOLO che le cambierà la vita. Ma credo che il libro di Malavasi, sia un successo soprattutto per questo: aver messo su carta quello che da sempre accompagna i fatti di cronaca.
Quindi non fatevelo scappare amanti del genere e non ve ne pentirete!
Genova. Tre omicidi, nel giro di una settimana tre donne vengono ritrovate morte in luoghi differenti (ma scelti di proposito). Sono state uccise in modo cruento, arrecando sofferenza. Le scene del delitto sembrano create ad hoc. Qual è il significato che nascondono? Più piani narrativi, più storie che si intrecciano tra questura, vita privata e la redazione di un noto giornale genovese. L’ispettore Manzi, un suo ex collega (Goffredo Spada) e la giornalista Orietta Costa saranno le menti che lavoreranno al caso. I tre omicidi sono collegati? Chissà?!
Un thriller che consiglio: non ve ne pentirete! 😉👍🏻
Žao mi je što je "Ambis" kod nas nekako prošao ispod radara jer je zaista pristojan i solidan triler. Lik Gofreda Spade mi se baš dopao, a rasplet mi je bio pomalo neočekivan.
Ho letto con ansia e curiosità questo romanzo in ben tre ore, cercando di divorare ogni parola; ogni riga doveva assolutamente entrare nella mia testa e nella mia anima perché tre cadaveri è come immergersi completamente in un film e non riuscire più a fare altro. Era da tanto che non leggevo con tanta voracità un romanzo e sono contenta di aver finalmente trovato la lettura adatta nel mio genere preferito: il thriller. Raffaele Malavasi con il suo stile di scrittura e la sua creatività, sembra portarci all'interno di un episodio di Criminal Minds dove non viene solo cercato un brutale serial killer che uccide in maniera maniacale, ma sono gli stessi poliziotti che vengono travolti e analizzati in ogni loro caratteristica.
Ci troviamo in Italia, nella nostra terra, precisamente a Genova dove l'ispettore di polizia si trova a brancolare nel buio davanti a dei delitti macabri e assurdi, dove le donne sono le protagoniste di questo inferno. Il nostro buono, il nostro eroe, cerca aiuto in un ex collega e al duo di eroi si aggiunge una giornalista pronta a tutto. Sarebbe facile dirvi che la storia va avanti con i poliziotti che cercano il serial killer e lo trovano prima dell'ennesimo omicidio; in realtà il romanzo, pagina dopo pagina, è un escalation di emozioni e sensazioni, dove l'adrenalina aumenta di pari passo.
Il serial killer non è solo un pazzo sospetto ignoto, è qualcosa di più e Raffaele Malavasi riesce a dimostrarcelo portandoci in una mente contorta, in dettagli così complessi che diventeremo anche noi gli stessi ispettori del caso. Tre cadaveri non è un thriller psicologico, eppure i dettagli dei nostri protagonisti che mano a mano durante la storia vengono fuori, ci portano nella mente di ognuno di loro, analizzando non solo i loro pregi e la loro determinazione nelle azioni, ma in toto il loro modo di essere, comprese le paure più nascoste.
Tre cadaveri è come guardare nel buio e non aver voglia di accendere la luce, è avere voglia di scoprire sempre più affondo cosa si cela in quelle pagine.
La scrittura così potente dell'autore ci porta ad apprezzare nella sua totalità il romanzo senza mai staccare gli occhi dalle pagine. L'ambientazione descritta, le scene create e le menti così complesse di ogni personaggio, ci portano ad aver voglia di vedere e non solo immaginare. Tre cadaveri è il thriller perfetto per queste calde giornate, ci lascia brividi sulla pelle fino alla parola fine.
Finalmente un thriller come piace a me: più morti, un probabile serial killer e tanta indagine di polizia! 🔎🤩 Mi piace molto la scrittura di Malavasi e in più ho adorato un piccolo accorgimento che ha utilizzato sempre al termine di un capitolo e all'inizio di quello successivo: utilizza molto spesso le stesse parole, ma in realtà si sta parlando di vicende diverse. 📖
Faccio un esempio: se al termine del capitolo 12 utilizza le parole 'dichiarazione successione', l'inizio del capitolo 13 inizia con 'la successione degli eventi'. Originale, no? ✏
Condivido la scelta dell'autore di inserire un tema fin troppo attuale: il bullismo. 🥊
La lettura è scorrevvole e appassionante. Ci sono sia suspence che colpi di scena, oltre che un pizzico di adrenalina!
Libro interessante, un bel thriller che ti tiene incollato alle pagine, e dal finale tutt'altro che scontato. Trama: A distanza di poche settimane la polizia fa l annuncio del ritrovamento di tre cadaveri, tre donne apparentemente senza nessun filo di connessione, ma sono tre delitti efferati e con un livello altissimo di crudeltà, le vittime sono morte dopo atroci sofferenze. La polizia indaga, sono tre delitti singoli, o dietro c è la mano di un unico serial killer? L ispettore Manzi cerca l'aiuto di un suo vecchio amico, ex poliziotto, che anni prima lasciò la polizia dopo la sparizione della moglie, e che adesso gestisce un gioco di escape room, Goffredo. All'inizio non vuole avere niente a che fare con il caso, ma ad un certo punto, spinto da una sua amica che cerca il suo aiuto perché il marito è diventato un probabile sospettato, accetta di aiutare l'ispettore Manzi. E tra sopralluoghi e ricerche e intuizioni e con l aiuto di una reporter a caccia di scoop, riusciranno a risolvere l intrigato enigma.
This entire review has been hidden because of spoilers.
premetto che sono di parte e Raffaele Malavasi è genovese come me e ... ha ambientato il suo thriller a Genova e questo mi ha ammaliata, come spesso capita quando leggo romanzi ambientati a Genova o in Liguria. Il romanzo mi è piaciuto, l'autore è riuscito a coinvolgere il lettore, a portarlo a dire ecco chi è l'assassino per poi sorprenderlo con altri colpi di scena. Goffredo Spada, l'ex poliziotto, è un ottimo investigatore, ma anche un padre e in questa veste si dimostra sia fragile, sia forte, un personaggio che mi ha affascinata
primo di una serie di thriller con protagonista un ex poliziotto con una storia nebulosa alle spalle che riguarda la moglie. trama ben studiata, con sottotrame. mi ha lasciato un po' delusa la spiegazione in 1 paginetta della "fine" della moglie, che quasi fino alla fine della storia è stata sfruttata per tener alto il pathos. accativanti i personaggi, ben tratteggiati.
La giornalista non mi piace, presuntuosa e ficcanaso, l'ispettore Manzi è un po' approfittatore, Red è perso nei suoi pensieri che comunque poi si rivelano efficaci per aiutare a risolvere i problemi, secondo me un po' a scapito del figlio.
Tutto sommato però, abbastanza piacevole da leggere.
Un thriller ambientato nella nostra città - Genova - e che ci ha fatto ragionare e indagare in prima persona. Senza contare che ci siamo immedesimate molto in Orietta, giornalista del Secolo XIX, nella speranza di essere un giorno al suo posto.
Thriller incalzante e ben scritto. Fino alla fine non si riesce ad immaginare il colpevole ( sarà solo uno?). Peraltro l'intreccio di vicende diverse rende ancora più intricata l'atmosfera. Bellissimo!
Davvero un bel thriller con un intreccio pazzesco e dei personaggi assolutamente ben delineati. Non conoscevo questo autore ed è stata una bella sorpresa.
Mi è piaciuto il modo in cui i capitoli sono iniziati e finiti. Non sono madrelingua, e ho trovato questo libro difficile, quindi non lo valuterò adesso.
Una storia avvincente, un'ottima narrazione che accompagna il lettore nelle indagini.
Tre donne brutalmente uccise a Genova, la storia che procede attraverso i punti di vista dei tre protagonisti: Manzi, Spada e Costa. Le vittime sono collegate? La mano assassina è la stessa? Tutti e tre i protagonisti vogliono scoprire la verità, tutti e tre hanno un motivo diverso per arrivare alla conclusione del caso.
Un vero e proprio capolavoro, consigliatissimo a chi ama il genere.