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Sette tesi sulla magia della radio

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Una nave nuova di zecca, passeggeri pieni di speranze, il futuro all'orizzonte mentre la musica suona. Poi un iceberg, il naufragio, il silenzio. Fino alla fine a raccontare quello che accade è solo il ragazzo giovanissimo che fino a poco prima mandava festosi telegrammi dalla tolda della nave: il marconista. "Siamo alle basi dell'immaginario moderno. La radio inizia qui" scrive Massimo Cirri, che comincia questo libro con la scena epica del Titanic e prosegue raccontandoci come dal titic titic del segnale morse si sia passati alle trasmissioni vocali, e come l'invasione di milioni di "radio music boxes" nelle case sia stata una pacifica, meravigliosa rivoluzione. Cirri costruisce un racconto che è al tempo stesso cronaca appassionata e a tratti esilarante di una vita di lavoro in radio e meditazione su questo medium: che cambia, cresce, passa dal transistor al podcast ma rimane un luogo di incontro magico, che vive nello spazio puro del suono e si sottrae alla tirannia delle immagini per essere un luogo di libertà, in cui la musica e le parole sono ancora, fino in fondo, se stesse.

315 pages, Paperback

Published June 1, 2017

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Massimo Cirri

17 books

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28 reviews
April 15, 2024
Cito in ordine sparso, ché di perle ce ne sono in abbondanza. (Il numero di pagina fa riferimento all'edizione Kindle).


Indecisioni radiofoniche
(p.31) “È monogamica questa radio, vuole tutti per sé”
(p.47) “(...) è così poligama, la radio, anche per via della sua smaterializzazione”


Cirri umorista
(p.43) “E c’è anche Palmiro Togliatti, comunista, che quando parla alla radio si fa chiamare Ercole Ercoli o Mario Correnti, e non sono nomi da deejay, è clandestinità.”
(p.47) “Se c'è traffico, coda, ingorgo è meglio (per la radio; per l'automobilista meno).”
(p.48) “Mette la freccia e supera un tir. Sorpassare un tir è meglio se non lo fai mentre guardi la tivù o metti faccine su un social network.”

Nun ce se crede.


Foto senza foto
(p.40) “In una foto degli anni venti c’è una famiglia americana riunita intorno a una Atwater Kent, un bel modello.”
(p.41) “A Valledolmo, provincia di Palermo, in un’altra foto, anni trenta, la famiglia Chiavetta (...) ascolta la radio.”
(p.41) “Un’altra foto degli anni trenta: una bellissima Unda modello MU60, prodotta a Dobbiaco, provincia di Bolzano. Sta poggiata su un tavolo.”
(p.41) “Un’altra foto, stessi anni. Siamo di nuovo negli Stati Uniti, l’America è avanti e c’è un uomo appena tornato dal lavoro, fa il minatore, lo si capisce dal viso ancora nero di carbone.”
(p.44) “Un’altra foto: un gruppo di ragazzini americani sorridenti e benestanti vogliono sentire la radio anche mentre fanno il bagno.”

Ora, capisco il fascino radiofonico di sentir parlare delle cose senza vederle, ma descrivere foto che nel libro non ci sono - e per le quali non sono riportati riferimenti per rintracciarle online - mi sembra un tantino esagerato.


Cirri ingegnere dei materiali
(p.57) “In fisica, se c’entra qualcosa,* sono porosi sia i corpi duri sia quelli molli.”
(p.66) “In metallurgia la porosità è un difetto di fusione che si determina quando il getto di una colata, in qualche suo punto, non è sufficientemente compatto.”

* No, non c'entra.


Cirri e i social network (i corsivi sono dell'autore)
(p.69) “Una volta che il conduttore di un programma e un suo ascoltatore sono diventati ‘amici’ su Facebook hanno stabilito una relazione orizzontale e bidirezionale: l’uno può navigare il profilo dell’altro, l’uno può assistere in qualità di pubblico alla performance online dell’altro e contemporaneamente esserne l’attore. Entrambi possono attivare due tipi di performance, pubblica e privata: possono commentare i post pubblicati sulle proprie bacheche, oppure mandarsi messaggi privati o comunicare real time in chat. Per la prima volta nella storia della radio conduttore e ascoltatore possono facilmente comunicare in forma privata, lontano dalle orecchie degli altri ascoltatori, ‘fuori onda’. Questo dà luogo a comportamenti di backstage tra conduttore e ascoltatore una volta inimmaginabili.”

Tutto giusto, ma è la descrizione di Facebook e dei social network in generale. Se hanno avuto un impatto su conduttori radiofonici e ascoltatori, è perché lo hanno avuto anche su tutto il resto (e su tutti gli altri).


Cirri Fashion Stylist (i grassetti sono miei)
(p.70) “'Sentiamo il nostro corrispondente da Londra,' diceva il conduttore del TG, e appariva Sandro Paternostro. Con la giacca di taglio inglese, una cravatta discutibile e alle spalle Buckingham Palace. (...) Adesso il ruolo si è un po’ diluito, i personaggi sono meno identificabili e ruotano più velocemente. Ma resta Giovanna Botteri da New York, con il suo misterioso parrucchiere.


Epifanie
(p.127) “La radio racconta l’adesso e genera un’eterna giovinezza. Sono tutti più giovani, alla radio, e non solo perché vi si dicono molte cose poco serie. È che questo ti dice la radio: ora, qui, adesso. Nella tua vita futura non sarai mai più giovane come sei in questo momento.”


Telegrammi
(pp.132-133) “Si spostano interi programmi, titoli compresi. Lei non se la prende. Gli altri dicono che non reagisce perché sta morendo: la radio è morta. Non è vero: trasloca. (...) Si risale in macchina; è stata una bella serata, un bacio. Accendo la radio.”

Se l'ipotassi si pagasse un tanto al chilo, Cirri varrebbe tanto oro quanto pesa.


Cirri nutrizionista (il grassetto è mio)
(p.134) “Pedala Paola Gianotti, ciclista da record, e ogni sera racconta in diretta le bellissime piste ciclabili su cui ha pedalato in Germania e le banane che ha mangiato.
Ci sono molte banane, potassio, dietro la sua impresa ciclistica.

Eh?


Cirri prof. di grammatica
(p.46) “L’uomo che ascoltando la radio lavora, stira, (...) passeggia il cane, (...)”
(p.138) “'Ti facevo diverso perché a te, uomo che parli alla radio, ti ho fatto io.'
'A te ti' non si dice. È un errore. Lo si utilizza qui per la potenza rafforzativa.”**

** L'Accademia della Crusca dissente, ma non ditelo a Cirri.
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