I politici sono davvero succubi dei media in una società ossessionata dallo strapotere dell'informazione? In realtà i governi hanno imparato a usare a proprio vantaggio l'apparente supremazia della stampa grazie agli spin doctor, i moderni "stregoni della notizia". In questo appassionante saggio, Marcello Foa aggiorna e amplia il testo del 2006, divenuto ormai un classico della comunicazione. L'autore spiega come e perché sia possibile orientare e all'occorrenza manipolare l'informazione, spesso all'insaputa degli stessi giornalisti. Ricco di aneddoti e retroscena sui grandi fatti recenti - dalla guerra in Iraq a quella in Siria, da Renzi a Macron fino alle fake news - svela con chiarezza le logiche, le tecniche, i trucchi usati dai grandi persuasori al servizio delle istituzioni.
Saggio interessante, che ha il pregio di illustrare in maniera chiara il funzionamento dei flussi informativi, dalle fonti attraverso i grandi media fino al pubblico. Che i grandi media (grandi giornali, grandi TV) veicolassero le notizie e rispondessero ai loro editori, spesso e volentieri partner del potere politico, era il classico segreto di Pulcinella: più sorprendente è capire come le notizie, importanti o meno, che si vuole arrivino al pubblico vengono fatte pervenire fin lì, mentre altre vengano bloccate o, più semplicemente, relegate a insignificanti angolini di immediato oblio. Anche più significativo è il ruolo che negli ultimi decenni hanno assunto i consulenti alle pubbliche relazioni dei governi, gli ormai celebri spin doctor, che da bravi imprenditori hanno fatto letteralmente carne di porco della comunicazione istituzionale derubricandola a propaganda della peggiore (e più smaccata e violenta) specie: leggere le pagine dedicate alle incredibili mistificazioni del governo Bush jr, con i grandi media americani completamente proni e supini a una serie infinita di bugie e invenzioni paradossali, incapaci di una qualunque analisi critica su quanto veniva detto, lascia esterrefatti. E non vi è ombra di dubbio che fra tutti i sistemi informativi, quelli anglosassoni siano i più impietosi e duri verso le rispettive parti politiche. Vedere lo spaventoso declino patito dai media americani e inglesi degli ultimi decenni fa pertanto ancora più spavento. Se loro sono messi così, figurarsi gli altri.
Fa spavento anche pensare che siamo sostanzialmente nel mezzo di un bombardamento quotidiano di informazioni, rigorosamente eterodirette quando serve, che attraverso raffinate tecniche preparatorie ci portano inconsciamente a creare frame (cornici, in italiano) in cui poi fatichiamo a inserire concetti o idee discordanti con esse. Sostanzialmente ci autoconvinciamo, senza nessun dato materiale certo a suffragio della cosa, della correttezza di un concetto di cui in realtà sappiamo poco o nulla e rifiutiamo aprioristicamente qualunque pensiero che sia in contrasto. Anche perché chi delinea i frame sono solitamente le istituzioni, ovvero le fonti d'informazione che dovrebbero essere le più oggettive e credibili, in cui la becera propaganda politica ha ormai preso sopravvento in maniera quasi totale. I risultati sono quelli riportati da Foa nel libro: ascese di uomini politici di plastica, buoni solo a recitare copioni in maniera corretta (Blair, Obama, Renzi, Macron, ecc); sfiducia galoppante verso le istutizioni; ricerca di fonti d'informazione alternative e trionfo della Rete, in cui prolifera di tutto, ancor di più dopo la nascita di quelle fogne dei social network generalisti; impossibilità sostanziale di crearsi un'opinione. Il caos, insomma. Che i governi vorrebbero razionalizzare con la più classica delle strette censorie, anche se di proporzioni mai viste, buttando via insieme all'acqua sporca pure il bambino: e mi riferisco alla ridicola crociata contro le fake news.
La responsabilità di questo disastro da parte dei giornalisti mainstream è gigantesca. Indecente. Assolutamente senza attenuanti. Come diceva Gaber, lì dove cogli cogli sempre bene.
E se ai tempi di Bush jr, dell'11 settembre e della seconda guerra in Iraq certe tecniche di violenza psicologica propagandistica erano in qualche modo ai primordi, e pertanto più insidiose perché nuove e sconosciute, vedere che le cose sono addirittura peggiorate 15 anni dopo mostra senza possibilità di riscossa che il giornalismo mainstream è sprofondato in un baratro professionale irrimediabile e, senza ombra di dubbio, colpevole.
La verità è che, in quest'epoca di declino in cui viviamo, e di cui fatichiamo a comprendere l'entità del degrado vivendolo ogni giorno e non potendone avere una valutazione oggettiva e distaccata (come potrà averla uno storico fra qualche secolo), il primo morto accertato è stato il senso critico. La verità no, quella non è mai stata fra di noi per definizione. Ma la capacità di interpretare i fatti, darne un quadro logico, stabilirne contorni chiari e a fuoco - in due parole, l'analisi critica - è stata letteralmente fatta a pezzi da un fuoco di fila continuo e ininterrotto di bugie, autoconvincimenti, verità emozionali che fa ribrezzo.
Se con l'illuminismo il mondo si era relativizzato e si era liberato dai dogmi religiosi, indimostrabili e fideistici per definizione, siamo finiti in un'epoca di dogmatismo-a-consumo, pret-a-porter, da far durare il tempo necessario e poi dimenticare. Il che è spaventoso.
Siamo senza difese ahimè, e i tempi richiederebbero il contrario.
Il libro ha due punti deboli (tre con lo scarsissimo editing - quanti errori di battitura...), che fanno ondeggiare al ribasso la valutazione. Il primo è il mancato inserimento di Salvini M. fra l'elenco di quei politici in poliestere che non dicono nulla ma lo dicono bene (o, almeno, lo dicono in maniera artatamente studiata per far sì che il volgo assorba, e gradisca) e l'espresso riferimento, con giudizio positivo, al suo apparato di propaganda (la mitologica Bestia e il suo creatore, Luca Morisi). Il libro è di qualche anno fa, quando a un occhio disattento (come il mio) poteva anche sembrare che la sfolgorante rimonta del Nostro fosse dovuta alla bravura dello staff e alle argomentazioni (qualche volta condivisibili), alla strategia politica adottata. Oggi possiamo tranquillamente dire che dietro al Capitano c'è il vuoto assoluto e che l'unica strategia fosse quella di buttarla in vacca e far tornare sempre il pallino sull'unico argomento forte: l'immigrazione. La cialtroneria, l'impreparazione, l'incoerenza e l'assoluta incapacità politica del Capitano - insieme all'apocalisse COVID - hanno reso evidente la pochezza della tattica di gioco, sempre uguale, con l'inesorabile emorragia di voti che ne è seguita e che continua ancora oggi (per la serie che il volgo è nel complesso meno scemo di quanto si creda). Spero peraltro che l'assunzione del figlio di Foa nello staff della Bestia sia successiva all'uscita del libro: altrimenti l'accusa di conflitto d'interesse (occultato nel libro, peraltro) sarebbe assai fastidiosa e comporterebbe l'inevitabile rivalutazione di tutto il libro. Mi taccio sulla nomina a presidente RAI, che è sicuramente più recente (ma che è avvenuta sempre in quota Lega salviniana - e qualche perplessità ulteriore permane).
L'altro aspetto che mi lascia basito è portato da alcuni esempi di fonti d'informazione alternativa che l'autore ritiene garanzia di affidabilità e pensiero d'opinione indipendente: leggerci nomi di siti spazzatura del tipo Come Don Chisciotte, gorgo che ributta continuamente in superficie i deliri di pazzoidi egotici sostenitori di tutte le teorie cospirazioniste più assurde, mi ha lasciato più che perplesso.
Sarebbe un bel saggio, molto pacato equilibrato e oggettivo, nella parte di analisi sulle tecniche di disinformazione; ogni tanto tuttavia beccheggia pericolosamente verso mulinelli che poco hanno a che fare con la trasparenza, l'analisi rigorosa, la razionalità e l'indipendenza. Consigliato, in parte.
Insieme a "La fabbrica del falso" di Giacche' e "La crisi narrata" de Il Pedante, questo libro fa parte di una sorta di trittico di testi importanti per rimanere vigili in un periodo in cui il controllo e la manipolazione delle informazioni, e la maniera in cui i fatti vengono presentati quando non inventati, e' centrale per la direzione politica ed economica della societa'. Dopo piu' di dieci anni dalla prima edizione, Marcello Foa aggiorna la sua opera includendo retroscena di scandali e pseudo-eventi piu' recenti, come la similitudini tra le parabole di Blair, Renzi e Macron, l'ossessione per le fake news che nasconde piu' probabilmente un tentativo di instaurazione di un ministero della verita', e in generale le tecniche di guerra asimmetrica che largamente passano per i social network. Al centro resta l'operato degli spin doctor, gli stregoni cui ormai quasi necessariamente tutti i principali esponenti politici di ogni paese si affidano per gestire la comunicazione e dare il taglio voluto ai fatti e alle opinioni. Rimuovendo la distinzione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica, la manipolazione assume contorni piu' subdoli e penetranti, spesso abbindolando la grande stampa e ottenendone il beneplacito. Foa svela molti retroscena e molti tratti ricorrenti dello spin, come la simultaneita' internazionale, la ripetizione ossessionante, l'uso di toni emotivamente coinvolgenti, la perfetta conoscenza dei meccanismi delle news e della comunicazione mediatica. E si meraviglia sgomento che la stampa non sappia imparare dalla storia recente e ciclicamente ricada in trappole tese dagli spin doctors, salvo risvegliarsi talvolta e tornare ad essere il cane da guardia della democrazia. Il testo scorre liscio e coinvolgente. E' tuttavia sorprendente la quantita' non trascurabile di errori di stampa (omissioni, errori di battitura, punteggiatura) distribuiti nel testo, che forse avrebbe richiesto riletture ulteriori. Molto consigliato per chi desideri un manuale della grammatica del mondo informativo attuale.
Bellissimo libro, da leggere con una dose di cautela a causa di alcune prese di posizione peraltro non rilevanti il tema principale del libro, cioè l'informazione. Tuttavia, è un gran libro, che sottolinea un punto cruciale: da qualunque parte la si guardi, che si sia di destra o di sinistra, pro-governo o costantemente indignati, la libertà d'informazione è un bene prezioso, ed è importante che l'informazione, specialmente quella istituzionale, sia mirata ad informare e non a manipolare, come purtroppo succede costantemente da qualche decennio.
Un saggio senza parte costruttiva, epistemologicamente autodistruttivo Dopo aver ricordato l'ovvio, che siamo eterodiretti, che non esiste informazione non pilotata, Foa affida la nostra ricerca di verità a byoblu e Salvini, sostituendo l'odiato mainstream con un altro mainstream, che crea le parole d'ordine di complottisti, novax e seguaci di Putin.
Scritto con uno stile piacevole che fa dimenticare la lunghezza. In generale, gli argomenti di cui tratta sono tra i più importanti della contemporaneità, tutti dovrebbero conoscere le complesse logiche e gli effetti dei sistemi della comunicazione, i profili e gli obiettivi dei suoi protagonisti. Marcello Foa, giornalista, docente universitario e attuale presidente della RAI, spiega tutto questo con chiarezza, in modo schematico ma non semplificatorio, con ricchezza di esempi, di rimandi e approfondimenti. Ottimo libro.
La versione Kindle ha qualche piccolo errore di formattazione, nel complesso trascurabile.
Un grande lavoro di giornalismo d'inchiesta, per altro piuttosto serio, sugli spin doctor. Ritraccia gli ultimi trent'anni di giornalismo in particolare negli Stati Uniti. A volte è anche piuttosto tecnico e ne risulta una lettura poco coinvolgente se non si ama il genere.
Siamo manipolati? Si...no...forse...mi ricordate cosa devo rispondere?
Scherzi a parte, è facilmente immaginabile che l'opinione pubblica venga plasmata dai governi e dalla stampa. Quello che sconcerta è vedere come e quanto tutto ciò venga fatto, con quali tecniche, con quale programmazione e con quanta facilità le notizie vengano gonfiate od occultate ad arte. Un saggio ben scritto, a tratti illuminante, a tratti inquietante.