La verità è un concetto labile e sfuggente che coesiste con un essere umano emotivo e imperfetto, limitato nelle sue capacità conoscitive. L’avvento di internet, e soprattutto dei social network, ha facilitato l’accesso a una grande massa di informazioni senza mediazioni, e ha generato l’illusione che questa porta d’ingressoconducesse alla conoscenza, fino ad allora prerogativa delle élite. La rete però sta tradendo le aspettative di molti, producendo, più che un’intelligenza, una disinformazione pericolosa (e spesso strumentalizzata) e una grave radicalizzazione nell’opinione pubblica. Così, a colpi di paradossi e cortocircuiti, il World EconomicForum nel 2013 ha inserito la disinformazione nella lista delle minacce globali, molte delle quali (da Trump alla Brexit, fino ai movimenti antivaccinisti) sembrano oggiaver preso forma; e secondo l’autorevole Oxford Dictionary, “post-truth” è diventata la parola del 2016.
L’argomento di fondo è così attuale che si sarebbero potuti trovare molti modi di rendere questo saggio interessante. E invece no, mi ha annoiato e l’ho trovato poco originale. In più, la struttura è confusionaria e ho faticato proprio a capire il punto. Peccato, avevo grandi aspettative.
“Un mondo fortemente iperconnesso mette alla luce le debolezze e le potenzialità di un nuovo modo di accedere alla conoscenza; tale scenario rappresenta un ambiente florido per quelli che vengono definiti incendi digitali, specialmente se combinato con analfabetismo funzionale, overdose di informazioni e bias vari.” Walter Quattrocchi
Libro che parla di fake news, narcisismo, debunking, fact checking, echo chamber e polarizzazione.
L’autore tratta questi argomenti in modo esaustivo ma arriva a conclusioni che però già conoscevo.
Walter Quattrociocchi è l'esperto di "post-verità" nei social network, avendo cominciato a usare analisi quantitative sulle dinamiche che avvengono su Facebook tra gruppi di persone che si fidano delle teorie scientifiche e gruppi che invece pensano che la verità ci sia nascosta. In questo libro Quattrociocchi viene affiancato da Antonella Vicini, la cui collaborazione ha probabilmente migliorato la leggibilità del testo rispetto al suo libro precedente. Naturalmente c'è l'altra faccia della medaglia: almeno per i miei gusti il libro tende sin troppo al discorsivo, e le pagine contenenti dati veri e propri sono molto poche. Immagino che la scelta sia voluta: i duri-e-puri come me sono una sparuta minoranza, e per la maggior parte delle persone i crudi numeri non danno alcuna informazione, mentre un discorso a più ampio spettro può servire a dare finalmente un'idea di quali siano i temi in gioco.