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Tirar mattina

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A vent’anni dalla morte, ripubblicare il capolavoro di Umberto Simonetta offre l’occasione per scoprire o recuperare la vena comica e satirica, ma anche malinconica e amara di un appassionato narratore della nostra storia, dell’epopea di una Milano da trani (e non ancora da bere, per carità), di gente che sbarcava il lunario, di giovani ribelli, di quartieri sentinella del mondo che cambiava, e poi di amori, naturalmente.
Tirar mattina racconta di Aldino che all’alba dei suoi trentatré anni ha deciso di mettere la testa a posto trovando finalmente un lavoro, proprio lui che finora si è arrabattato con mille lavori diversi, il più delle volte discutibili, riuscendo a scampare la vita da operaio come suo padre. Ma prima di cominciare la sua nuova vita da uomo adulto e responsabile, vuole festeggiare e decide di farsi un ultimo bicchiere e poi a nanna, o meglio a slòffen. Ma quei bicchieri diventeranno parecchi e Aldino, che è un animale notturno, non ce la farà a sottrarsi agli incontri che Milano, bella come non mai in questo romanzo, gli offrirà, finendo immancabilmente per tirar mattina.
È Aldino stesso a raccontarci di questa ultima notte e lo fa con uno slang a metà tra il dialetto meneghino e il gergo della strada fondendo tutto in un flusso di coscienza miscelando passato e presente con superba maestria in quello che, a oltre cinquant’anni di distanza, ha ancora tutta la freschezza di un classico modernissimo e senza tempo.
Aldino si trova a vivere un’epoca di passaggio, esattamente come di passaggio si sente lui, in bilico tra giovinezza ed età adulta, testimone consapevole di una Milano che fu, con i suoi bar in cui era possibile rifugiarsi a ogni ora del giorno e della notte. L’ultima notte di libertà è una notte sfrenata, in cui si intuisce che la società sta cambiando, che il boom sta arrivando, che le illusioni ubriacano e che le disillusioni sono lì pronte dietro la porta, a mordere l’esistenza.

156 pages, Paperback

First published January 1, 1963

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1 star
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Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for Davide.
514 reviews143 followers
November 11, 2016
Tutto in una notte

Tutto un monologare dell’Aldino, la notte prima di iniziare (a 33 anni) il primo lavoro “regolare” come garagista. Tutta la notte in giro per Milano e in giro nei suoi pensieri, nei ricordi e nel flusso – tra milanese e gergo (il libro è uno straordinario repertorio dell’argot dell’epoca: “chilo” per 1000 lire, le mine e gli sbarbati…, i ‘piazzati’ e i ‘conciati’...) – di una vita di espedienti da “bello” del dopoguerra (può ricordare il Brianza del Ponte della Ghisolfa di Testori), tra piccoli furti, imbrogli, sfruttamento della prostituzione, ma soprattutto locali, grappe, amici, donne, incontri da bar.

Il presente è annotato con chiarezza: siamo nel 1960; e il passato sembra iniziare nel 1945: Aldino è figlio del dopoguerra, apolitico (totale distanza e rottura col padre operaio socialista), individualista, saputo, pronto a tutto per evitare di lavorare, approfittatore, forte coi deboli, disprezzatore dei terroni. Quindi narratore totalmente omodiegetico che parla con sé stesso, sufficientemente inaffidabile e respingente, ma con un fondo di mal di vivere, di insoddisfazione, di autoaccusa. Non è un picaro felice.

Tutto in una notte; coi radi pensieri di mettersi a posto, di iniziare l’indomani in un garage, ma è impossibile uscire dal destino, interrompere il giro notturno.

Tutto in una notte; avanti, a blocchi di racconto, piuttosto coerenti (non flusso di coscienza estremo), che si innestano uno sull’altro, facendo continuamente rifluire ricordi di locali, donne, amici, tempo trascorso in giro, battute, provocazioni.



Non è un libro del boom, ma un crepuscolo del dopoguerra: l’Aldino è già un sopravvissuto, che lotta con gli anni, ancor bello per poco, che ancora può vincere alle tre monetine con un gruppo di “sbarbati” ma già lo prendono in giro come un vecchio.

Tutto in una notte; mentre Milano cambia sotto i suoi occhi; le sue strade continuamente allargate, bucate per la metropolitana mutano sotto le ruote dell’«alfone nero mezzo scassato che poverino tira ancora»; la Motta sfratta i bar trattoria dove si mangia una bistecca grassa alla fine della notte; del suo giro qualcuno è morto, qualcuno è in galera.
Chi si ostina a tirare avanti tutta la notte, come prima, ha i giorni contati.
Profile Image for Luca Speciotti.
Author 3 books5 followers
August 13, 2018
Che dire?... E' un libro che non fa che confermare ciò che sospettavo. E cioè che quando si parla di narrativa americana, non si possono non apprezzare i Fante, i Kerouac e i Bukowsky, che hanno a mio avviso il grosso pregio di fare della grande letteratura, che rappresenta la vita e più in generale i misteri imponderabili dell'esistere, in modo profondo, ma con un linguaggio non troppo elaborato e che, per questo, gli consente di rappresentare il quotidiano, dandogli del tu, prendendolo per quel che è, senza elevarlo o spersonalizzarlo ammantandolo di iperboli e metafore. Mi sono sempre chiesto perché da noi non fossero state scritte delle opere altrettanto ragguardevoli e spontanee. In fin dei conti farlo dovrebbe essere anche più semplice. Ecco, questo libro mi da delle risposte in tal senso. Le opere c'erano ma non se le è filate nessuno! Forse le colpe sono più degli editori che non dei comuni lettori? Non lo so. So solo che alla fine hanno vinto i chiosatori, i fini dicitori, con le loro belle mele lucidate. Abbiate pazienza forse ho esagerato, lo riconosco, mi sono fatto prendere come il più classico dei troll da web. Però a dire il vero, in ciò, un po' di verità ci sarebbe.
"Tirar mattina" che è la fresca ristampa di un romanzo scritto cinquant'anni fa (l'autore morto nel 1998, ha avuto più successo come sceneggiatore di programmi televisivi che non come romanziere), è un libro strano e ben scritto, con una punteggiatura molto naif, animato però da un acume notevole. Non è diviso in capitoli, è un lungo flusso di coscienza dove uno squattrinato di talento, ex pappone, playboy in disarmo, con nessuna voglia di lavorare e di piegarsi alle regole del vivere civile, arrivato a un'età in cui per forza di cose occorre mettere la testa a posto, decide di accettare un impiego in un garage. In vista di questo evento finirà però per cedere ancora una volta alla propria indole e trascorrerà la nottata a zonzo per Milano, nei primi anni sessanta, a rimembrare le gesta dei suoi giorni migliori. Il finale non lo dico per non spoilerare, ma non ha molta importanza. L'importante, in una Milano magistralmente descritta che avvolge e protegge un sottobosco di personaggi anche grotteschi, è lo sguardo del protagonista che, nonostante la propria intrinseca negatività, è animato da una sensibilità particolare e in virtù di questo riesce a valutare e a percepire il mondo per quello che veramente è.
Profile Image for dv.
1,438 reviews61 followers
June 7, 2018
All'inizio, soprattutto per un milanese spocchioso e autocritico come il sottoscritto, trovare un testo farcito di "pirla", "pistola" e "ciula" fa un po' strano. Ma poi si capisce in fretta che non si è affatto dalle parti di Massimo Boldi, ma di una resa del linguaggio autentica e diretta al servizio di una storia che viene da descrivere come non solo "di strada", ma davvero "popolare". L'Aldino è un protagonista pieno di limiti e difetti in cui si riconoscono tratti più che mai veri di una milanesità (e in generale italianità) che di fatto non esiste più: Simonetta scrive nel 1963 e questa è la Milano, per me che commento, dei miei nonni e genitori, qualcosa che purtroppo non c'è più, sia socialmente che dal punto di vista toponomastico. Nei "commenti autorevoli" posti in chiusura della mia copia Bompiani del 1973, Oreste del Buono fa un parallelismo fra Tirar Mattina e Corri, coniglio di Updike che trovo piuttosto calzante: nell'Aldino c'è quell'ansia di vivere la vita al massimo, sfuggendo al tempo stesso da essa, che ho trovato anche in Coniglio. Ottima scoperta, Simonetta: avrei molta curiosità di leggere altro di suo.
Profile Image for EMILIO S..
265 reviews25 followers
April 21, 2025
L’Aldo, l’ aldino per gli amici e’ il simbolo della nuova generazione post bellica critici nei confronti dei genitori che la guerra l’han fatta e privi di prospettiva, privi di ambizioni e di progetti. Nell’aldino e nella combriccola di perdigiorno che l’accompagna già si intravede quel nord razzista ed ipocrita degli anni futuri che mal sopporta il meridionale perché ruba il lavoro e disturba la tranquillità e la pace di una Milano che deve essere dei milanesi, deve essere borghese anche se non può proprio permettersela. Un racconto inoltre che smentisce chi pensa che solo la provincia americana ed il midwest può trasformare disagio sociale ed umano in grande letteratura. Un romanzo magistrale denso, plumbeo ed umbratile che coglie una Milano ed i suoi luoghi : piazzale Loreto dove i corpi di Mussolini e degli altri fascisti sono stati da poco tolti, porta Garibaldi, il duomo il tutto narrato con una lingua infarcita di dialetto milanese, il tutto in un arco temporale di una notte dove l’aldino come Milano come l’Italia ha l’opportunità di fare consapevolezza dei propri errori e delle proprie mancanze ma l’occasione andrà perduta, rinviata, seppellita dietro un “uiiischy”!
Profile Image for Anfri Bogart.
131 reviews14 followers
September 16, 2017
Tutta una notte con Aldino, fine anni '50: è uno stream of consciousness in salsa meneghina, un After Hours di Scorsese ma a Milano, 30 anni prima. E' un tuffo in un mondo che non esiste più, tutta una umanità irregolare ma casereccia che il tempo ha spazzato via. E' bello immergersi in questa lettura, magari accompagnandosi con qualche canzone di Fred Buscaglione.
Profile Image for Giulia.
143 reviews1 follower
August 5, 2025
questa è la mia milano se ve lo state chiedendo
Profile Image for ☮️⚧️ Pioggia d'estate Sole d'inverno '62 .
188 reviews14 followers
July 28, 2021
È una notte milanese che si dilata quella di Aldino. Ore in cui tra passato remoto e presente non c’è linea di confine; ore che si caricano di elettricità trasformandosi in una notte di infinita resistenza.
La Milano del boom economico del secondo dopoguerra, quella in trasformazione e carica di allettanti promesse, accoglie di notte – in questa notte – un’umanità irrequieta e randagia.
Giovani balordi, insofferenti, privi del senso del bene comune misurano le coordinate del loro habitat urbano accompagnando Aldino nell’ultima rivendicazione di libertà, fino alle soglie del mattino, fino a consegnarsi, arreso, a un lavoro regolare.
Sono pagine che proiettano un film neorealista nella nostra immaginazione. Simonetta costruisce un racconto tesissimo che vuole mangiarsi la notte con rabbia e ribellione. Ma riesce ad andare oltre, più in profondità. Ci fa sentire che la guerra ha segnato tutti in modo diverso. Per molti ha creando i presupposti a una fragilità e un’inquietudine senza soluzione, e ha tracciato il solco di un’incomunicabilità sempre più irrecuperabile, dolorosa e amara, tra i tra i padri e i figli, i ricchi e i poveri, i milanesi e i meridionali, e chiunque rappresenti un sud più sud di ciascuno.
È un romanzo con una forte personalità, duro, smanioso, cattivo e bellissimo che ci porta in un’esplorazione di un universo cittadino sommerso. Il mondo che gravita attorno ai bar di quartiere della piccola malavita, agli affamati di vita destinati a una strada senza direzione, del “L’ho fatto perché non voglio perdere niente…”.
23 reviews
June 6, 2021
Un ritratto veloce e ruspante di una Milano carica di umanità, popolata da personaggi tanto improbabili quanto veri. Cibo e puttane, amicizie e grappe, terroni e pioggia, cazzeggio e felicità... ogni pagina regala perle di vita vissuta e liberi pensieri, sublimati da un uso eccellente del dialetto meneghino che porta a vivere la storia in prima persona. Con l’Aldino e le sue gesta, l’autore ci ha regalato un quadro vivente di una milanesità ormai scomparsa. Eccezionale.
Profile Image for Ale Marvin.
13 reviews
December 5, 2022
All'inizio prende un po' alla sprovvista, tra il dialetto milanese e l'unico capitolo che dura 156 pagine... Tuttavia leggendo ti abitui sia alle parole che al flusso di coscienza, e ti viene in mente che almeno una volta nella vita sei stata anche tu proprio come Aldino.
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