L'ipotesi dell'autore è che il passaggio da una trasmissione generazionale in cui si privilegiava l'educazione alla regola ad una in cui si esalta la realizzazione del sè abbia sparigliato le carte in tutti i contesti relazionali: famiglia, scuola, amore, società. Sostituito il senso di colpa con il timore della vergogna, sostituito il bisogno del successo da quello della ammirazione, una gran quantità di dinamiche psicologiche ne sono state influenzate con grande rapidità e velocità. A restare incastrati in questo cambiamento sono i momenti di passaggio della trasmissione tra generazioni, i ragazzi adolescenti, non a caso involontari protagonisti di disagi psicologici del tutto nuovi. (Aggiungerei io: non è un caso che prima il disagio psicologico esplodesse dopo i 20 anni, al momento di uscire dalla famiglia ed entrare nel mondo, mentre oggi compare già nella prima adolescenza, al momento di uscire dalla condizione di bambino. Più prima media che anni dell'Università)
Una lettura certo non facile ma estremamente interessante, formativa, utile. Di certo vien voglia di conoscerlo questo psichiatra anziano che scrive con tanta delicatezza e tanta competenza assieme, che riesce a essere rassicurante ma richiamare a necessità profonde dell'essere. Ci senti l'uomo abituato a convivere e combattere con tanta sofferenza ma anche rafforzato dall'intima convinzione che anche un'oncia di dolore in meno nella vita del cosmo sia materiale sufficiente a rendere una vita degna di essere vissuta.