Domenico Gaetano Maria Donizetti (29 November 1797 – 8 April 1848) was an Italian composer. Along with Gioachino Rossini and Vincenzo Bellini, Donizetti was a leading composer of the bel canto opera style during the first half of the nineteenth century. Donizetti's close association with the bel canto style was undoubtedly an influence on other composers such as Giuseppe Verdi.
Donizetti was born in Bergamo in Lombardy. Although he did not come from a musical background, at an early age he was taken under the wing of composer Simon Mayr who had enrolled him by means of a full scholarship in a school which he had set up. There he received detailed training in the arts of fugue and counterpoint. Mayr was also instrumental in obtaining a place for the young man at the Bologna Academy, where, at the age of 19, he wrote his first one-act opera, the comedy Il Pigmalione, which may never have been performed during his lifetime.
Over the course of his career, Donizetti wrote almost 70 operas. An offer in 1822 from Domenico Barbaja, the impresario of the Teatro di San Carlo in Naples, which followed the composer's ninth opera, led to his move to that city and his residency there which lasted until the production of Caterina Cornaro in January 1844. In all, Naples presented 51 of Donizetti's operas.
Before 1830, success came primarily with his comic operas, the serious ones failing to attract significant audiences. However, his first notable success came with an opera seria, Zoraida di Granata, which was presented in 1822 in Rome. In 1830, when Anna Bolena was premiered, Donizetti made a major impact on the Italian and international opera scene and this shifted the balance of success away from primarily comedic operas, although even after that date, his best-known works included comedies such as L'elisir d'amore (1832) and Don Pasquale (1843). Significant historical dramas did appear and succeed; they included Lucia di Lammermoor (the first to have a libretto written by Salvadore Cammarano) given in Naples in 1835, and one of the most successful Neapolitan operas, Roberto Devereux in 1837. Up to that point, all of his operas had been set to Italian libretti.
Donizetti found himself increasingly chafing against the censorship limitations which existed in Italy (and especially in Naples). From about 1836, he became interested in working in Paris, where he saw much greater freedom to choose subject matter, in addition to receiving larger fees and greater prestige. Starting in 1838 with an offer from the Paris Opéra for two new works, he spent a considerable part of the following ten years in that city, and set several operas to French texts as well as overseeing staging of his Italian works. The first opera was a French version of the then-unperformed Poliuto which, in April 1840, was revised to become Les martyrs. Two new operas were also given in Paris at that time.
As the 1840s progressed, Donizetti moved regularly between Naples, Rome, Paris, and Vienna, continuing to compose and stage his own operas as well as those of other composers. But from around 1843, severe illness began to take hold and to limit his activities. Eventually, by early 1846 he was obliged to be confined to an institution for the mentally ill and, by late 1847, friends had him moved back to Bergamo, where he died in April 1848.
” ...non arrecherà stupore, se questa leggenda è tinta dei colori della superstizione; altrimenti, sarebb’ella mai una storia scozzese?”
Pubblicato nel 1819, The bride of Lammermoor è un romanzo storico il cui dramma si basa un fatto realmente accaduto.
” Molti leggitori troveranno la precedente catastrofe inverisimile e romanzesca, riguardandola forse come parto dell’immaginazione stravagante di un autore che sospira rendersi accetto agli amatori di scene lugubri e terribili; ma chi conosce le particolarità della storia di Scozia nei giorni a’ quali il nostro racconto si riferisce, ravviserà, ad onta della sollecitudine per noi avutasi di cambiare i nomi, e in mezzo a diversi incidenti che abbiamo aggiunti, essere sfortunatamente verissima la sostanza.”
La storia si svolge alla fine del XVI° secolo, nella zona collinare, per l’appunto, di Lammermoor (dallo scozzese “Lammermuir”) della Scozia meridionale. Protagoniste sono due famiglie: da un lato i Ravenswood, nobili di antico lignaggio ma ormai decaduti; dall’altro gli Ashton, perfetto esempio di una casta opportunista che sa creare le sue fortune muovendosi in modo scaltro nell’ambiente politico e legale.
Proprio grazie a manovre astute, gli Ashton hanno messo le mani sui possedimenti dei Ravenswood cosicché tra le due famiglie non scorre certo buon sangue.
In questo clima, nasce l’amore tra i due rampolli delle famiglie nemiche: Edgar che, sepolto il padre, rimane l’ultimo rappresentante della stirpe dei Ravenswood e Lucia tanto dolce quanto sottomessa figlia degli Ashton. Sarà proprio la madre di quest’ultima ad essere la burattinaia indifferente ad ogni sentimento e cieca ad ogni sofferenza che le sue imposizioni produrranno. Un dramma della follia che finirà nel sangue.
Il romanzo è storico non solo per i tempi ma anche per la descrizione del clima politico scozzese il cui movimento di continue abili manovre, favoritismi e corruzione è fondamentale nel gioco delle ascese e decadenze delle famiglie. Il risvolto gotico si serve del contributo di antiche leggende scozzesi dove si muovono di bocca in bocca i racconti di fantasmi, profezie e maledizioni. Il tono di buona parte dell’opera, tuttavia, non è per niente tragico, anzi, grazie al personaggio di Caleb – siniscalco di Edgar- assume spesso un carattere comico.
L’edizione include, nell’ultima parte, il libretto operistico che il drammaturgo napoletano Salvatore Cammarano redasse per Gaetano Donizetti.
Un’opera in tre atti che andò in scena, per la prima volta, nel 1835 a Napoli. La trasposizione di Cammarano rende la storia più in linea con il dramma romantico.
Lettura per me abbastanza scorrevole fino alla metà del libro poi ho iniziato a faticare perché comunque il linguaggio ed il periodare sono arcaici e alla lunga ne ho un po' sofferto..
Once again here, in typical opera fashion, love turns to agony. Predictably it all ends up in torments and a big pool of blood. I eat it up every time, though! There's no passion like opera passion! I love it!
«Tú que hacia Dios desplegaste las alas, Oh, bella alma enamorada, vuelve a mí aplacada, que tu fiel ascienda contigo. Ah, si la ira de los mortales nos presentó tan larga guerra, si fuimos separados en la tierra, Dios nos reunirá en el cielo.»
This entire review has been hidden because of spoilers.
L'incontestabile bellezza dell'opera di Donizetti, ch'è quanto poi conta dello spettacolo, unito certo all'eccellente esecuzione, non giustificano le terribili scelte in campo di regia e di direzione fatte per la Lucia di Lammermoor del comunale di Bologna in data 20-25/02/2025, la cui Lucia, più che folle, è mutilata. L'attualizzazione di temi inattualizzabili, non ci rende più viva una storia che, se è giunta tanto nota fino a noi, è proprio perché s'è dimostrata nel più vivo delle sue caratteristiche e scelte: immortale. Snaturarla per fingerla più attuale, non solamente manca nel rendercela più vicina, ma la priva d'ogni universalità cui prima potesse ambire. I jeans di Egardo – come la sua giacca di pelle, la canotta bianca, come le sue collane d'argento e la cintura borchiata – non sono solamente bruttissimi e dolorosi al vedersi, ma rendono effimero tutto quanto rappresentato: privo d'ogni ambizione a sopravvivere anche solo qualche minuto; rimarrà nello spettatore la sola memoria della musica – e non di quella ascoltata qui a Bologna –. E sulla regia ci sarebbe ancora tantissimo di cui lamentarsi: dalla tristezza ed incuria che sembra trapelare da ogni scena; dal fatto che tutti i costumi sian resi moderni tranne quello d'Arturo, il quale con profondo spirito scozzese, entra in scena indossando un kilt; fino alle assurde immagini ch'appaiano di tanto in tanto sullo sfondo della deprimente foresta in cui è ambientata tutta l'opera, le quali, senza mai alcun nesso di senso con quanto succede, senza nessuna ragione di esser lì, si mostrano enormi e luminose: prima il dettaglio di una foglia autunnale con le sue venature, poi un enorme fiore rosa, ed infine una vecchia foto di due donne. Tuttavia, queste ed altre polemiche andrebbero a smarrir sotto infinite sciocchezze, il vero punto della pessima rappresentazione di questa Lucia, tanto folle quanto la sua protagonista. Questa Lucia di Lammermoor è smembrata dai tantissimi tagli che il direttore ha arbitrariamente scelto di infliggere sul corpo indifeso di questa creatura di Donizetti. Scene fondamentali del secondo atto sono semplicemente assenti, tagliate secondo la volontà del direttore; tutto il "s'avanza Enrico", la scena della torre, il "cedi, cedi, o più sciagure" ed altre ancora sono amputate dal corpo esanime di questa Lucia, rendendo davvero complesso il seguirne la storia, il capir l'agire dei suoi personaggi, o il dove siano, o il che succeda, dato che anche la regia certamente non aiuta, ed anzi rende il tutto ancora più confuso, e, forse, induce quasi ad abbandonarsi alla sola contemplazione del canto, chiudendo gli occhi per non veder più il testo, né cosa succede in scena. Se l'idea del regista, come riporta l'intervista presente in questo libretto, era quella di rappresentare il fallimento della società patriarcale, ed il rigetto dell'uomo ad abbandonare quei privilegi dovuti all'esser uomo – e a quest'obiettivo anche la confusissima ed incomprensibile scena iniziale, la quale presenta un gruppo di uomini abusare e malmenare delle donne senza motivo; e così l'orrenda scena finale dell'auto bruciata –, senz'alcun dubbio Jacopo Spirei non è riuscito nel suo goffissimo intento, né lontanamente s'è avvicinato all'adempierlo; eppure, qualcosa d'assai simile egli l'ha rappresentato, e ciò grazie al preziosissimo contributo del direttore Daniel Oren, il quale s'è incaricato certamente del più del lavoro: questa Lucia di Lammermoor infatti – che di Lammermoor ha assai poco – è una Lucia mutilata, prima che folle, e bellissima immagine non del predominio maschile sul femminile, ma del tormento e dell'agonia che la contemporaneità non si esaurisce di infliggere al corpo esanime dell'arte, che prima con lesioni e poi con tagli, che con torture e con percosse non si stanca d'avventarsi, fino a che l'arte non sarà ridotta a sua perfetta somiglianza, fino a che questo sciacallo non troverà più ossa da divorare.
This volume is the best guide to the classic opera. That said, the story, without the music, is very simplistic. Set in Scotland, the opera is a tragedy. Frankly, without the music, I did not find this enjoyable. The story revolves around a woman. There is a fight for her hand. The story ends in tragedy.