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Inciucio

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L'"inciucio" compie dieci anni. Il primo a parlarne fu Massimo D'Alema, nel 1995. Poi, in sei anni di governo, il centrosinistra evitò di risolvere il conflitto d'interessi e di liberalizzare il mercato televisivo. informazione taroccata modello Tg1 e niente satira politica. Dopo Regime, questo libro racconta le acrobazie parlamentari dei nemici-amici del Cavaliere e le spartizioni "bipartisan" delle Authority e della Rai. Poi le nuove censure di regime contro Biagi, Santoro, Luttazzi, Freccero, Sabina e Corrado Guzzanti, Grillo, Paolo Rossi, Massimo Fini, Beha e altri militi ignoti; e gli attacchi a Report, Fo, Hendel, XII Round e così via, fino a Celentano

577 pages, Paperback

First published January 1, 2005

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Peter Gómez

50 books4 followers

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Profile Image for Roberta.
1,413 reviews129 followers
June 17, 2015
L’inciucio è un accordo informale fra due fazioni opposte vòlto ad una spartizione del potere. Quello che ha permesso il perdurare in Italia di situazioni imbarazzanti fino all’illegalità che riguardano il centro destra, e che il centro sinistra non ha cercato di eliminare.
Inciucio è un libro in cui si racconta come la scarsa combattività della sinistra abbia permesso una formale spartizione della Rai fra destra e sinistra, sfociata poi in realtà in un commissariamento della destra. Racconta come i grandi e piccoli epurati per non aver taciuto non siano stati difesi ma lasciati nel loro limbo (Biagi, Santoro, Luttazzi, Freccero, Sabina e Corrado Guzzanti, Grillo, Paolo Rossi, Massimo Fini, Beha e altri). Racconta dell’attacco a Furio Colombo, direttore dell’Unità, e della scalata al Corriere della Sera.
Una cosa negativa che si può dire di questo libro: è lungo, a tratti molto impegnativo e di sicuro racconta cose di cui nessuno vorrebbe sentir parlare. Una cosa positiva: è ben scritto, molto circostanziato, e si tratta di una denuncia che andava fatta, e che si propone di essere costruttiva nel migliorare la televisione pubblica.
“È dall’inizio dell’èra Berlusconi che questa sinistra ipocrita fa campagna contro chiunque si opponga al suo doppio gioco. Ma che rispetto si può avere per gente che se ne infischia della libertà d’informazione e mira soltanto a stare nella stanza dei comandi e dei buoni stipendi?” dalla prefazione di Giorgio Bocca.
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