Ho letto questo romanzo incuriosita dall’ambientazione originale: vivere all’interno di un museo di storia naturale è di per sé affascinante, e l’idea che il luogo stesso sembri ribellarsi alla sua chiusura mi ha subito catturata. I misteri che si susseguono, la scomparsa della mummia, gli animali che si muovono, il sangue nel display, creano un’atmosfera inquietante e suggestiva.
Il personaggio di Stéphane è ben delineato, con una sensibilità che emerge tra le righe, e l’attaccamento al museo rende la sua prospettiva credibile e toccante. Tuttavia, ho trovato che lo sviluppo della trama avrebbe potuto essere più incisivo. I colpi di scena non sempre sorprendono, e certi elementi restano poco approfonditi o non del tutto spiegati.