Un thriller che ha per protagonista la malattia, nelle sue manifestazioni più intime di malinconia e solitudine. Tre casi raccontati, il cui filo conduttore è rappresentato dagli investigatori, personaggi che si muovono in tre storie differenti, ma tutte ambientate nel Ravennate, terra rappresentata con contorni surreali e nostalgici.
Ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dalla fine degli anni ottanta, dopo essersi specializzato in antropologia culturale ed etnografia ed avere scritto diversi saggi in quei campi. La sua prima produzione a carattere mystery è la raccolta di racconti Nella nebbia pubblicata dallo stesso editore degli studi sul folklore romagnolo; la rinomanza di Baldini cresce poi gradualmente da quando, nel 1991, vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Per la sua narrativa viene coniato il termine di «gotico rurale» perché Baldini è riuscito a trasportare un genere tipicamente anglosassone e (negli autori moderni) tipicamente cittadino, nei panorami familiari della campagna romagnola. Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Nei giorni 14 e 15 aprile 2009 viene trasmessa su Rai Uno la fiction Mal'aria, tratta dall'omonimo romanzo.
Non conoscevo ancora Baldini in questa veste di giallista anche se poco noir ma l’ho amato anche qui.
Sono pochi gli autori in grado di passare da un genere all’altro con tanta facilità, ancora meno quelli italiani, e lui ci riesce benissimo!
In questo caso si tratta di 3 romanzi brevi: il primo più lungo, che prende circa metà libro e gli altri due un poco più corti. Di solito io non amo racconti nè romanzi brevi perché non faccio in tempo a calarmi adeguatamente nelle atmosfere e a empatizzare con i personaggi che è già arrivata la fine. Invece qui non ho assolutamente percepito questa mancanza, e questo nonostante fosse la prima volta che incontravo questi protagonisti. Il commissario Righetti, e Cardona e Di Rosa li ho semplicemente adorati, in particolare Cardona negli ultimi due, dove risalta particolarmente per le sue note cupe, di mancanze e di sofferenza, mentre invece Righetti è il padrone incontrastato nel primo, anche se, devo dire, lì mi ha conquistata anche il marinaio rude ma che diventa uno zuccherino con la piccola Chiara. E come potrebbe non farlo con una peperina ruffiana come lei! Il primo, probabilmente essendo più lungo, è stato secondo me meglio architettato, ed infatti la soluzione del caso è stato più difficile intuirla, fino a poche pagine dalla fine. Negli altri due i colpevoli erano per me immediatamente intuibili (nel secondo il movente no, e l’ho trovato invece molto originale), ma nonostante ciò non è stato noioso leggerli fino in fondo perché è un piacere stare in compagnia di questi colleghi che sono un po’ anche amici e si incontrano anche a casa di Righetti per lavorare con più tranquillità, o vanno a cena insieme, portandosi comunque dietro i loro timori e le loro ansie.
Non so se esistano altri libri con questi stessi personaggi ma se ci sono li scoverò e li leggerò tutti perché già ora mi mancano un po’!
Ho scoperto Eraldo Baldini con un racconto (bellissimo) contenuto nella raccolta The Dark Side, così ho cercato di leggere altro e a caso ho pescato questo Tre mani nel buio, un libro che contiene un trittico di storie dalla lunghezza variabile e tutte ambientate nello stesso scenario. A fine lettura devo ammettere che la mia scelta è stata poco fortunata in quanto ho poi scoperto che Baldini non ama particolarmente il giallo/poliziesco e che questi racconti (che sono proprio dei gialli classici) furono scritti su commissione per un editore specializzato in opere specialistiche e divulgative, erano delle storie che nascevano per l’ambiente medico e che si intrecciavano nella tematica comune della malattia. Protagonista è la provincia, nello specifico la città di Ravenna e il suo piccolo “universo” che prende vita d’estate per poi spegnersi improvvisamente d’inverno, tre omicidi da risolvere per il commissario Righetti e l’ispettore Cardona, i due investigatori si passano il testimone da un racconto all’altro alternando le indagini alla loro vita privata, manca tuttavia lo spazio per approfondire e le due figure pur interessanti rimangono poco definite. Visti nell’ottica dei gialli classici i racconti sono decisamente deludenti, prevedibili e scontati fin dall’inizio, probabilmente sentono anche il peso degli anni ma i limiti strutturali (di costruzione) appaiono evidenti, come ben sanno gli appassionati del genere se il lettore si trova sempre davanti allo scrittore c’è qualcosa che non funziona. A tenere a galla Baldini è la buona scrittura, la sua capacità di descrivere ambienti e situazioni, alcuni personaggi minori risultano simpatici ma questo non può bastare a salvare queste tre storie che di fatto sono dei gialli mediocri che non generano brividi ne tanto meno stuzzicano le nostre “celluline grigie”.
"Qui in paese, dove cenano prestissimo, l'arrivo della notte mette in moto, pare, un salto all'indietro nel tempo: si torna a quando i padroni erano non gli uomini, ma gli alberi, le terre, gli animali. I grandi olmi e i tigli si alzano come torri antiche contro un cielo che, prima di diventare un'enormità punteggiata di stelle, percorre tutte le sfumature dei colori: blu, viola, nero; si sentono i cani abbaiare, c'è un sottofondo suonato dai grilli, si sente il vento." Da: "Qualcuno nel buio", p.193
Tre racconti lunghi, di genere giallo, che si fanno leggere con piacere e la stessa forte partecipazione emotiva delle altre opere di questo scrittore così particolare, che giustamente alcuni definiscono lo Stephen King de noantri (non fosse per la lunghezza: tanto è maestro l'americano nell'allungare il brodo della suspence, quanto il Nostro nel restringerlo).
Se Baldini avesse la vocazione del giallista puro, queste storie peccherebbero di una certa ingenuità, al punto da indurre il sospetto che si tratti di scritti occasionali per qualche rivista non di genere, poi confluiti in questo volumetto. La facilità nel dipanamento dei bandoli, però, è compensata in abbondanza da una felicissima caratterizzazione dello sfondo geografico e dei personaggi, compresi quelli minori, e dall'ottima resa psicologica dei lati oscuri delle persone comuni.
Mi sono piaciuti moltissimo, in particolare, i tormentati personaggi dell'ispettore Marcello Cardano e di sua sorella Livia, che hanno un ruolo decisivo sia nella seconda che nella terza storia (nella quale la ragazza si trova coinvolta suo malgrado come testimone di strani eventi). Oppressi entrambi dallo spaesamento degli sradicati e da una madre insopportabile, si portano addosso, lui, il peso di terribili emicranie cicliche e del lutto mai elaborato per la separazione dalla moglie, lei di un'alternanza tra ribellione e depressione resa dallo scrittore senza mai cadere nel luogo comune del pietismo o della superiorità, tanto è vero che alla fine la ragazza si riprenderà grazie a un "banalissimo" psicofarmaco.
Tre bozzetti Un Baldini minore e piuttosto anonimo questo di “Tre mani nel buio”, tanto che sono andato a rivedere la bibliografia dell’autore, stupendomi che questa raccolta sia posteriore a Mal’aria e contemporanea a Terra di nessuno, opere che denotano una personalità ben più spiccata!
Non che questi tre racconti lunghi siano del tutto privi di interesse ma si ha come l’impressione che si tratti di bozzetti da sviluppare in romanzi e successivamente accantonati per carenza di un’ispirazione sufficiente a sostenere la durata di un romanzo: un po’ la sensazione che ho provato nel leggere alcuni dei racconti di Gotico Rurale.
C’è l’ambientazione romagnola cara a Baldini, in questo caso Marina di Ravenna e dintorni, ma non viene rielaborata e trasfigurata come avviene nei romanzi migliori, bensì solamente riprodotta con la sapiente tecnica ed esperienza di chi ben conosce i luoghi ma senza poesia, ci sono personaggi ancora da sgrezzare e soprattutto trame che dovrebbero essere poliziesche ma appaiono piuttosto ingenue e prevedibili.
In definitiva mi pare si tratti di un passaggio debole della bibliografia di Baldini o forse è la dimensione racconto (sebbene qui si tratti di racconti piuttosto lunghi) che mal si adatta allo stile dell’autore o più in generale al genere poliziesco-thriller che, almeno per come lo concepisco io, ha bisogno di un adeguato respiro per creare ed elaborare la necessaria atmosfera di suspence e mistero.