Un eterogeneo compendio di realtà.
Danilo Soscia raccoglie in questo volume 60 brevissimi racconti, 60 parabole, spesso criptiche, da leggere nell’ordine che più si ritiene opportuno. Racconti slegati gli uni dagli altri, che vedono come protagonisti personaggi quali Jurij Gagarin, San Francesco e Adolf Hitler, ma anche figure mitologiche, animali e uomini comuni. L’autore assume volta volta punti di vista sempre diversi e mai banali, cucendoli insieme in un vero e proprio atlante del mondo.
La scrittura è densa, ricercata, quasi barocca, ricca di simboli e allegorica al punto da rischiare di risultare oscura, indecifrabile. La bravura di Soscia è innegabile e durante la lettura si è spesso incerti sul significato di determinate storie.
Un finissimo esercizio di stile. Ma oltre a questo, siamo sicuri che ci sia dell’altro?
Pagine impregnate di classicità, in particolare quella dei miti greci, che da sempre esercitano un’attrazione irresistibile su di me. Ma al di là della scrittura magistrale e di qualche racconto che ho preferito agli altri, mi è mancata la meraviglia promessa dal titolo. Come se tutti questi pezzi da collezione rimanessero fini a se stessi, deliziosi ma incapaci di imprimersi nella memoria, di lasciare una traccia che non si consumi nel tempo. Sono racconti che si leggono con piacere e di cui si apprezza il linguaggio, ma che scivolano via troppo presto. Quasi trascurabili.
E forse è per questo che non me la sento di consigliarli proprio a tutti.