La città è Modena, la «Città della Mòtta», e Francesco ci arriva in treno con i genitori, migrati da quelle campagne d'Appennino che Guccini ha cantato nel suo romanzo d'esordio, "Cròniche Epafàniche". Qui tutto è nuovo: la pronuncia dei compagni, i padri che d'inverno indossano il cappotto, la nebbia, la pianura, il cibo, e poi la scuola, Suor Carmelina... E dopo le tabelline, Coppi e Bartali, arrivano anche la bicicletta, i balli, i 45 e i 33 giri, e il gruppo con cui suonare nelle balere... Storie e ricordi personali si intrecciano in questo romanzo a metà tra la saga popolare e il racconto di formazione che trova la sua originalità in un linguaggio personalissimo, sanguigno e autentico.
Francesco Guccini is an Italian singer-songwriter, considered one of the most important Cantautori. During the five decades of his music career he has recorded 16 studio albums and collections, and 6 live albums. He is also a writer, having published autobiographic and noir novels, and a comics artist. Guccini also worked as actor, soundtrack composer, lexicographer and dialectologist. Guccini moved to Pàvana during World War II, then returned to Modena where he spent his teenage years and established his musical career. His debut album, Folk beat n. 1, was released in 1967, but the first success was in 1972 with the album Radici. He was harshly criticised after releasing Stanze di vita quotidiana, and answered to his critics with the song "L'avvelenata". His studio albums production slowed down in the nineties and 2000s, but his live albums continued being successful. His lyrics have been praised for their poetic and literary value and have been used in schools as an example of modern poetry. Guccini has gained the appreciation of critics and fans, who regard him as an iconic figure.[1] He has received several awards for his works; an asteroid, a cactus species and a butterfly subspecies have been named after him. The main instrument in most of his songs is the acoustic guitar.
Che senso ha, cosa vuol dire avercelo lì da quindicianni 'sto libro qui? Lì davanti, basta allungare la mano ed è tuo, letto, sentito, visto, digerito. C'è che ti aspetta, in libreria, lui, il libro in questione, come la zia sconosciuta, in stazione, o almeno così sembra, sai tè; c'è che ti aspetta, nella vita, il momento, quello adatto per leggerlo 'sto libro qui, e quindicianni di momenti, tanti ce ne vogliono, perché quello, ma proprio quello che è più giusto, ti arrivi. Ed è quando ti finisce un'epoca, che quel momento giunge e 'sto libro ti arriva, ti trova. Come il Pier che sfondò la baracchina di vetro del fioraio con la spàider bianca, ma loro, quelli che assistettero, il Pier stesso, e persino il "raccontastorie", loro non lo sapevano che gli era finita un'epoca. Io, invece, lo so eccome che m'è finita 'st'epoca, vacca d'un cane! E 'sto libro qui, nel suo momento adatto, senza fatica, m'ha scovata.
Curioso e complesso al contempo per il dialetto emiliano, adolescenziale e giocoso per ogni aspetto di vita contadina raccontato. Uno spaccato di un'italianitá in prosa cantata. Piacevolissimo
Guccini in formissima prosegue il racconto iniziato con Croniche Epafaniche e continua con la sua personalissima ricerca del tempo perduto. Lo stile non è per niente una novità, almeno per chi conosce le sue canzoni: crepuscolare, nostalgico, ironico. Da leggere dopo le Croniche e prima di Cittanova Blues. E letti questi si possono anche ignorare i recenti dizionari.
Poi ci sono alcune parti che andrebbero studiate a memoria, tipo questa:
"Ti presento Adriano, è un poeta". Come poeta? Così sul serio?, senza traccia minima metti pure benevola di presa per il? Uno così, nella Città della Mòtta stava in camuffe bestiali, o partivano degli sbianchi che uno poi veniva chiamato di scutmaglio "Poeta" per sette generazioni sette, tipo "Vèe, Poeta, scrivimi mo' una poesia su questo!" e metti volava un rutto così basso che all'uccello padulo gli spadivano i denti davanti.
L'amarcord di Guccini non delude, soprattutto per la competenza linguistica. Noi della Bassa, che il treno Modena-Suzzara prima o poi l'abbiamo preso veramente, un po' ci commuoviamo per quel mondo scomparso.
Non sono riuscita a terminarlo perché la sua scrittura proprio non mi prendeva: troppo confusa, troppi passaggi da discorso indiretto libero a dialoghi di persone terze non riportati tra le virgolette... Guccini è davvero ostico, apparentemente semplice. Del libro ho apprezzato però il glossario o vocabolario del dialetto modenese: da vera cittadina della città di Pavarotti, non mi sono mai resa conto che certi termini li usiamo solo noi. Quello è davvero bello.