E se venisse proprio dal mondo musulmano la spinta a superare le secolari discriminazioni nei confronti delle donne? E di conseguenza il mondo occidentale fosse costretto a rivedere le proprie posizioni critiche nei confronti dell'Islam? Una parte del mondo femminile musulmano in Occidente è protagonista di una sfida ai pregiudizi religiosi e culturali. Donne che guidano la preghiera, imamah, teologhe, storiche, attiviste che combattono la loro personale jihad, la battaglia per il riconoscimento di eguaglianza, giustizia e parità fra uomo e donna, in un mondo in transizione fra tradizione e posizioni progressiste più in sintonia con la loro vita in Occidente. L'autrice, attraverso una serie di incontri con le protagoniste, e di considerazioni storiche e teologiche, ci accompagna alla scoperta dell'Islam femminista fra America e Europa.
LA MIA OPINIONE. Come avrete visto, ho deciso di dare 5 stelle a questo testo. Sicuramente, subisco tantissimo il fascino dell'Islam e degli studi filologici ed ermeneutici sui testi sacri, quindi questo fattore influisce parecchio. Oltre a questo aspetto puramente personale, però, è indubbia l'abilità di Capretti nel dare voce a diverse femministe influenti viventi - a volte anche in contrasto fra loro - e a farlo in un modo tale da essere perfettamente comprensibile al lettore Occidentale, anche al meno esperto. Capretti tocca tanti e diversi aspetti, ma non c'è mai nulla di astruso o complicato. È un testo che è estremamente fruibile, senza essere scontato e senza perdere la sua puntualità. Inoltre, trovo che la disamina in chiusura del testo sui rapporti tra potere economico e un certo tipo di Islam credo che sia estremamente interessante e avrei letto volentieri altre 100 pagine a riguardo. Ma per ora, va benissimo così. Unico appunto: c'è da dire che le donne intervistate hanno subito tantissimo l'influenza educativa del contesto in cui hanno vissuto (Stati Uniti ed Europa), spesso entrando in contatto con ambienti multiculturali e stimolanti sotto diversi punti di vista. La mia speranza è che la voce di queste donne giunga alle donne tutte e alle donne islamiche. C'è tanto da imparare, non chiudiamo gli occhi. In conclusione: consiglio questo libro a tutti coloro che nutrono pregiudizi sulle donne islamiche, a coloro che vogliono conoscere il femminismo islamico e, in generale, a chi trova interessanti gli studi sui testi sacri.
Con un po' di ansia recensisco questo libro per prima. L'ho trovato estremamente interessante e comprensibile, perfino per me che non conosco approfonditamente né l'arabo né il Corano. La tesi di fondo delle femministe islamiche è che è possibile una rilettura moderna ed egualitaria del Corano perchè il Corano, in sé, si basa sull'uguaglianza tra uomini e donne ma le condizioni sociali dell'Arabia del VII secolo e il fatto che la religione sia stata per secolo nelle mani degli uomini ne hanno modificato il messaggio originale. Che detto così, sembra un saggio noioso e complesso quando in realtà, ripeto, è accessibilissimo. Ecco un po' di appunti: - Il velo non è nominato nel Corano come lo conosciamo noi oggi ma si tratta di una tradizione dell'epoca in molti paesi del Mediterraneo e che viene successivamente adottata dalle mogli di Maometto. Una scelta libera, una moda dell'epoca che oggi è simbolo di sottomissione quando invece spesso si tratta di un mezzo di riappropriazione culturale. - La poligamia è presente nel Corano ma molti studiosi e studiose affermano che si tratta di una necessità dell'epoca nella quale la guerra aveva decimato la popolazione e lasciato molte orfane e vedove. Molte delle mogli di Maometto sono vedove. - La subordinazione della donna all'uomo non è presente nel Corano se non in un discutibilissimo versetto sul quale vi sono interpretazioni differenti. Sono i testi secondari che contengono la maggior parte dei comportamenti discriminatori, testi che probabilmente sono stati scritti per favorire le politiche di qualche emiro o califfo. - La jihad, nel suo significato originale, vuol dire "sfida personale", non è sinonimo di terrorismo.