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Il bisogno di pensare

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«Dove trarre l’energia per camminare in equilibrio sulla fune della vita?»

«Perché vivete? Quale scopo date al vostro essere qui? Cosa volete da voi stessi?» In questo nuovo libro Vito Mancuso ingaggia un dialogo serrato con i suoi lettori per risalire alle sorgenti di un bisogno primordiale dell’uomo, di una speciale capacità che ci caratterizza in modo peculiare distinguendoci da tutti gli altri esseri il nostro bisogno di pensare.

È a partire da questa urgenza interiore, strettamente legata al desiderio e al sogno di una vita diversa e migliore, che Vito Mancuso ci sprona a tornare a «pensare con il cuore», senza barriere, preconcetti o tabù, e senza altro dogma che la ricerca costante del Bene. Così, nel movimento ora logico ora caotico delle nostre esistenze, questo libro diventa una guida capace di orientarci in quei momenti in cui siamo chiamati a scegliere se resistere strenuamente oppure arrenderci al flusso della vita.
E, nei tempi sempre più indecifrabili che ci troviamo ad affrontare, ci invita a prestare attenzione al valore infinito di ogni istante, per raggiungere quella desiderata pace interiore, quell’equilibrio tanto atteso di chi ha finalmente trovato un senso al suo essere al mondo.

Quando la saggezza ci indica la strada della libertà.

192 pages, Kindle Edition

First published January 1, 2017

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About the author

Vito Mancuso

56 books74 followers
Vito Mancuso è un teologo italiano, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico, in particolare L’anima e il suo destino (Raffaello Cortina, 2007), un bestseller da oltre centomila copie con traduzioni in altre lingue e una poderosa rassegna stampa, radiofonica e televisiva. È oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico. È editorialista del quotidiano “la Repubblica”.

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Ferruccio Fiordispini.
111 reviews9 followers
February 7, 2018
Un vademecum spirituale per capire la mente umana.

Sono un ammiratore del Prof.Mancuso da molti anni, ormai. Figura di intellettuale gentile e profondo del pensiero teologico, specificamente attivo nella nostra realtà italiana che, per quanto tenda inesorabilmente a una laicizzazione (o a un laicismo...dipende dai punti di vista) generalizzata, continua a essere influenzata da una cultura e da una presenza cattolica determinanti.
In realtà Mancuso va definito un filosofo, o più in generale un pensatore eclettico che fa leva su un proprio spirito religioso derivante (ma non del tutto coincidente) dalla dottrina cattolica.
Un pensatore assai efficace, sia nei suoi testi che nei suoi discorsi, e in grado di toccare corde importanti del nostro intelletto e del nostro cuore.
Mancuso, in ogni caso, si muove su binari di rigorosa competenza e conoscenza della storia della filosofia, dei suoi principali esponenti, e delle sue divagazioni e derivazioni teologiche.
Non è un linguista né un filologo, ma è strepitoso nel suo sapersi spiegare facendo riferimento all’etimologia di molte parole e alle loro radici concettuali.
In questo libro, che mi è piaciuto molto, Mancuso si addentra addirittura in alcune analisi, di stampo filosofico, che si incrociano decisamente con la psicologia, gli studi in campo cognitivistico, le neuroscienze. Il che era forse inevitabile, visto che l’autore affronta il tema del pensiero. E lo fa costruendo una teoria assai apprezzabile e convincente.
Intanto, con Marco Aurelio: “gegónamen pròs synergían”, espressione di solito tradotta con “siamo nati per la collaborazione”, che ci ricorda una realtà incontrovertibile. L’homo sapiens è (un animale, aggiungo io, perché Mancuso non lo direbbe mai) sociale. Da qui scaturisce tutto, secondo me.
Mancuso si addentra poi in sottili ma efficacissime descrizioni sugli stati mentali e cognitivi: entriamo in contatto col mondo grazie alle sensazioni; le sensazioni diventano percezioni (“appercezioni” quando si muovono in direzioni intuitive, talvolta distorte e fantasticanti); le percezioni diventano concetti e concezioni. Tuttavia, solo la sequenza ordinata (“l’architettura”) di concetti o concezioni diviene pensiero.
Un esempio che vorrei portare a supporto è la brillante distinzione tra sapienza e saggezza. Sapienza è qualcosa di diverso da saggezza, ci dice Mancuso, malgrado le altre principali lingue europee non facciano tale distinzione.
Saggezza è la capacità di discernimento delle cose e delle relazioni umane. Sapienza vuol dire anche espressività e assertività controllate, quindi giustizia.
La sapienza, perciò, è astratta. La saggezza è invece concreta. A differenza della saggezza, la sapienza non si accontenta della pratica ma aspira anche alla teoria, in quanto vuole ottenere una visione d’insieme.
Ma proprio perché le è superiore, nel senso che le sta sopra, la sapienza dipende dalla saggezza, come in un palazzo i piani alti poggiano su quello bassi. Senza la saggezza non si può dare la sapienza, mentre è vero il contrario: senza la sapienza si può dare saggezza.
Insomma, per chi come me è alla continua ricerca di risposte utili e perspicaci su come funziona la nostra mente, di come si generano i nostri pensieri, e quindi i nostri comportamenti, si tratta di un libro prezioso.
Profile Image for Frabe.
1,200 reviews56 followers
November 29, 2024
"Il bisogno di pensare" è un bel saggio, chiaro, che esamina, spiega, pone domande - azzardando qualche risposta - e... fa pensare.
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
March 10, 2024
“Tu pensi troppo!”

E’ quello che mi sono sentito dire innumerevoli volte nella mia vita, spesso da persone che erano in qualche modo incapaci di articolare pensieri compiuti, o ancora più spesso da mentecatti, e mentecatte, che si davano arie di saperla lunga perché loro si erano laureati all’università della strada e allora, forti di un’infarinatura di filosofie orientali e delle parole di qualche sedicente santone (in particolare quello della collezione di Rolls-Royce), pensavano di avere il diritto di disprezzare coloro che studiavano o si erano laureati all’università vera e propria, e magari di spingerli ad abbandonare gli studi e a rivolgersi alla sola ed unica verità, ovviamente la loro.

Dopo tanti anni, e nonostante i mentecatti di cui sopra, posso affermare con una certa sicurezza che è stato proprio pensare che mi ha salvato la vita in più di un’occasione, dove l’istinto mi avrebbe indotto a soluzioni violente verso me stesso o verso gli altri. Ed è per questo che ho scelto di leggere questo libro, ovviamente trovato su una delle solite bancarelle di libri usati.

Di Vito Mancuso ho letto fino ad oggi abbastanza poco, praticamente solo l’interessante “Disputa su Dio e dintorni” con Corrado Augias, ma lo conosco di fama soprattutto per il fatto di essere un “cattolico evoluto” generalmente percepito come il fumo negli occhi da parte di quelli più talebani (credo di aver visto da qualche parte un pamphlet espressamente scritto contro di lui e delle sue idee). In effetti non pensavo che questo libro mi avrebbe interessato così tanto e, manco a dirlo, avrebbe affrontato questioni sulle quali mi sto trovando a riflettere molto in questi ultimi tempi, in particolare sulle visioni scientifiche che propugnano la totale mancanza di qualsiasi senso in tutto ciò che esiste, bensì solo il principio della casualità.

Mancuso, forte di una grande cultura e una notevole capacità di creare collegamenti tra i pensieri più vari, nonché di andare alla radice, all’etimo delle parole per scovarne significati inusuali e profondi, parla del pensiero come fonte e modalità di conoscenza, del concetto di sapere morale come prodotto del pensiero, del pensiero come metodo per conoscere ed organizzare l’universo, inquadrando il tutto in una dimensione globale che trascende la casualità e la dimensione riduzionistica che sembra andare per la maggiore in ambito scientifico. A questo proposito, mi è capitato di aver letto quasi per caso, negli ultimi anni, svariati libri che sembrano collimare con questa visione (cito nomi e titoli di cui ho reminiscenza al momento: “Tabula rasa” di Steven Pinker, “Biologia dell’anima” di Maurilio Orbecchi, “Il gene egoista” di Richard Dawkins, “Fino alla fine del tempo” di Brian Greene; Edoardo Boncinelli non lo nomino nemmeno perché più che uno scienziato è una macchietta). Mancuso non menziona espressamente né il concetto di olismo né quello di “disegno intelligente”, e fa bene dato che il primo è diventato una cosiddetta “flagword” di cui si fa grande abuso soprattutto negli ambienti new age, e che non senza ragione serve a individuare ambiti di pensiero fuffosi e parolai, nonostante che del suo sia un concetto tutt’altro che insignificante, che era stato approfonditamente analizzato, assieme a quello di riduzionismo, nel ponderoso saggio “Goedel-Escher-Bach: un’eterna ghirlanda brillante” di Douglas C. Hofstadter già vari decenni fa; e anche il “disegno intelligente”, ovvero che allo sviluppo dell’universo sottostia appunto un’intelligenza organizzativa, spesso viene irriso da ateisti e fautori delle scienze dure. Al contrario, Mancuso traccia la grande importanza del pensiero come strumento conoscitivo e anche identitario, ovvero ciò che fa degli esseri umani quello che sono, o meglio dell’universo che attraverso il pensiero umano pensa e concepisce sé stesso. Ho apprezzato molto, tra l’altro, il fatto che Mancuso critichi proprio la visione riduzionista dell’universo e la sua lettura in chiave casualista e darwinista, cosa che fanno un po’ tutti i libri che ho citato sopra, alle cui mie recensioni eventualmente rinvio, ma in particolare il deprimentissimo “Fino alla fine del tempo” che legge in chiave darwiniana pure i moti particellari, i composti cellulari e lo sviluppo dei corpi celesti, arrivando ovviamente alla morte termica come inevitabile fine di tutto. Mancuso sembra rispondere a questi argomenti punto per punto (e devo dire che è una risposta che ho accolto con grande soddisfazione).

Non entro nel merito dei suoi ragionamenti, allo stesso tempo molto chiari e molto complessi (chi vuole si legga il libro, che non è nemmeno troppo lungo). Diciamo che del mio ho dissentito solo nel fatto di distinguere tra pensiero buono e pensiero cattivo, dove il pensiero buono è pensiero universale e quello cattivo è estrinsecazione dell’io; ora personalmente non attaglio tutta questa negatività all’io, che considero il motore primo di una vita serena e soddisfacente (al contrario di quello che facevano tutti i mentecatti di cui parlavo all’inizio di questa mia recensione, per i quali l’io, ovviamente quello degli altri era piuttosto un’entità da distruggere - peccato che il loro fosse piuttosto ipertrofico), fermo restando che un pensiero negativo, un rimuginare di concetti autodistruttivi che non porta a nulla, sicuramente esiste. Poi, ma non è un problema specificamente di questo libro, spesso per esprimere la tale idea o il tale pensiero ci si rivolge a Pascal piuttosto che a Leibniz piuttosto che a Budda piuttosto che a sant’Agostino. OK se costoro magari l’hanno formulato particolarmente bene, ma a volte ho l’impressione che questo continuo citare sia un po’ una ricerca di “auctoritas” esterna (se l’ha detto il famoso filosofo Tizio, allora è sicuramente vero…)

Il che non toglie che questo sia un grande libro.

117 reviews
August 11, 2023
L'argomento è interessante e anche il suo approfondimento ma, risulta sempre un po' pedante, manca del brio per rendere la lettura più fluida.
Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books57 followers
August 29, 2018
L'ho scritto su in un post prima di leggere questo libro. Pensare per me significa dare una risposta quanto più esauriente possibile alle classiche, canoniche domande "chi-cosa-quando-dove-perchè". Le devi rivolgere prima a te stesso e poi al mondo che ti circonda. Ho scritto alla fine di quel post: "Spero davvero in una risposta di Mancuso. Spero di non finire ancora una volta in quella "nebbia" che Qoelet chiamò "hebel" e che qualcuno ha chiamato "vanità"."

Mi ripromettevo di parlarne a lettura del libro ultimata. Eccomi qui a scriverne. Date una occhiata ai tag che ho scelto per classificare il libro. Molta carne a cuocere, come si suol dire. Il filosofo, il professore, il credente Mancuso ha cercato di spiegare a modo suo, e in maniera eccellente, quanto poteva dire su questo elementare, naturale, quanto mai umano "bisogno" di pensare.

E' riuscito a dare una risposta? Anzi, è riuscito a rispondere alle cinque domande canoniche? Temo di no, e non per sua incapacità, intesa come scienza, coscienza e conoscenza. Lui ha ovviamente tutti gli strumenti per studiare, conoscere, pensare. Ma rimane il fatto che la parola alla quale lui non è riuscito a rispondere è quella di sempre: "mistero". Svelare il nostro mistero dell'essere. Perchè la chiave di tutto, a mio parere, sta proprio qua: decantare, svelare, squarciare, sfondare il "muro" di quello che per rimane il mistero dell'essere.

Perchè "siamo" quello che diciamo/pensiamo di essere, con tutti i nostri pensieri e bisogni? In un universo quale quello che affermiamo oggi di conoscere, un universo non più "unico" ma "multi-verso", il nostro "universo" interno si è ulteriormente allargato, espanso oltre il nostro tradizione "essere". E allora, questo significa che rimane impossibile sfondare quel "muro" che continua ad essere impenetrabile.

Una quanto mai insostenibile "leggerezza" che ci opprime dentro e fuori. Possiamo, forse, dare una risposta ai primi quattro interrogativi, ma quello finale è destinato a rimanere oscuro. Il bisogno di pensare sarà quanto mai vano perchè noi non sapremo/potremo mai dare una risposta. La "nebbia" di Qoelet continua ad avvolgerci e così sarà fino alla fine. Amen!
21 reviews
December 30, 2023
FITNESS FOR LIFE
(Attenzione! Non è un libro di filosofia spiccia 😊)
La lettura di questo saggio ha avuto due fasi. Ho letto la prima parte, quella – a mio parere – più complessa, prima della pausa estiva; poi, tra la stanchezza dell’anno lavorativo, la difficoltà di trovare una certa concentrazione, il libro è rimasto sul comodino. Con la mente fresca e anche più leggera, ci sono tornata nell’ultima settimana. Complice il riposo o l’esposizione delle elaborazioni dell’Autore (afferenti meno alla teologia, e più alla filosofia, valutazione la mia da assumere con le “pinze”, dato che ero a digiuno delle dissertazioni svolte), sono stata presa per mano dalle premesse alle conclusioni. “Il retto uso della ragione si compie disponendola al servizio della vita, la cui voce si manifesta, supremamente in noi nell’istinto di sopravvivenza” (pag. 97, Vito Mancuso, Il bisogno di pensare, Garzanti ed, ottobre 2017). “Pensare la natura significa pensare in modo universale, perché se non si pensa in modo universale non c’è pensiero ma opinione” (pag. 99). Dove trarre, quindi, l’energia per camminare in equilibrio sulla fune della vita? Il bisogno di pensare – che deve essere inteso in senso proattivo – deve essere rivolto a qualcosa e non solo fine a se’ stesso, come per gli eruditi. Il fine è l’amore, inteso nelle sue forme, e una sorta di scoperta, conservazione della propria anima. Così “la lettura deve essere al servizio del pensiero” (pag. 151), ma fondamentale è riflettere. Deve sussistere una predisposizione in tal senso. Sul punto, l’Autore richiama le parole di Hannah Arendt “coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza, sono incapaci di pensare” (pag. 163). Il libro di Mancuso è uno strumento in più per trovare non delle risposte, ma la forma di pensiero al servizio della vita. [18/2023]
Profile Image for Maldifassi Giovanni.
213 reviews6 followers
December 14, 2020
In questi splendidi libri più recenti, ho quasi l’impressione che l’autore voglia quasi non dico giustificarsi, ma almeno spiegare bene al lettore di avere affinato il suo pensiero superando definitivamente le limitazioni che si era auto-imposto nelle sue prime opere, che erano dei veri e propri trattati di teologia.
E’ infatti da qualche anno che abbiamo la fortuna di leggere il Mancuso filosofo, che si abbevera particolarmente dei grandi classici ...leggi di più:
https://draft.blogger.com/blog/post/e...
Profile Image for Marco.
378 reviews5 followers
August 30, 2018
Alcuni spunti interessanti,altri molto meno. Non è un discorrere agile, anzi talvolta tra citazioni di partenza cerca di dimostrare la propria tesi in modo non lineare. Molte però sono gli accenni che ti spingono ad approfondire e ci sono molti testi consigliati.
Displaying 1 - 11 of 11 reviews

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