Elsa de' Giorgi è stata una donna bellissima, una delle più belle del suo tempo; un'attrice importante nell'epoca dei telefoni bianchi, ma invisa al regime fascista per le sue coraggiose posizioni politiche che la porteranno in seguito a sostenere concretamente la Resistenza romana. Grazie al suo matrimonio con il nobile Contini Bonacossi potè contare su una collezione d'arte che spaziava da Cimabue a Goya. E nella sua casa, ormai circolo letterario di gran profilo, fecero capolino molte tra le figure della letteratura più importanti degli anni cinquanta. Proprio in quel periodo, Elsa de' Giorgi intesse una relazione appassionata con Italo Calvino, al centro di questo libro. Dal sentimento travolgente per l'attrice-contessa al travaglio intimo per la crisi esistenziale di una generazione, sullo sfondo del dramma ungherese del 1956, fra viaggi in treno e incontri rubati, si snoda la storia che segna la vita e l'opera del grande scrittore italiano.
“Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima. poi per tutto il viaggio ho assaporato nel dormiveglia… Il treno che mi sta trascinando su per l’Italia e quello che ti porterà verso il Sud mi paiono un’immagine di feroce violenza come due cavalli frustati in direzioni opposte che dilaniano un unico corpo”.
Si conobbero nel ’55, Calvino ed Elsa de’ Giorgi. Lei, la contessa Contini Bonacossi, attrice già affermata, protagonista della vita mondana e culturale di Firenze e Roma, una donna bellissima che conosceva tutti e tutti invitava nei suoi salotti. Lui “impiegato” da Einaudi, a Torino, dove abitava in una anonima camera d’affitto. Galeotto fu il romanzo di Elsa, I coetanei, pubblicato proprio da Einaudi; complice, invece, la sparizione improvvisa del marito di lei, il conte Sandrino Contini Bonacossi –ex partigiano e ricco collezionista d’arte.
Cominciò così una relazione intensa e quasi segreta, a distanza: lui sempre sui treni per incontrarla; lei a Torino o a Ospedaletti, presso Sanremo, dove i Calvino avevano la casa. Fu anche musa, Elsa: Viola de Il barone rampante è ispirato a lei, e Le Fiabe italiane sono dedicate a «Raggio di Sole» (anagramma imperfetto di Elsa de’ Giorgi).
Il libro è una sorta di memoriale che Elsa scrisse quando aveva superato i settant’anni. Aveva raggiunto –sostiene- il giusto distacco non solo per raccontare dell’amore con Calvino, ma di un’epoca intera. Sfilano tra le pagine i più bei nomi del mondo politico e culturale italiano: Moravia, Savinio, Pasolini, Carlo Levi, Gadda, Palazzeschi, Longhi, Gianna Manzini, Anna Magnani, Eduardo De Filippo… Un libro intenso, dalla scrittura persino troppo ricercata ed autocompiaciuta. Il contrasto è netto: lei ricca, bella, intelligente, regina del bel mondo, presenzialista; lui goffo, severo, schivo, lontanissimo da eleganze e mode.
“L’aspetto di Calvino era dimesso, nonostante la volitività del bel viso bruno, vestito in una convenzionalità da piccolo burocrate, ben lontana dalla nonchalance trasgressiva bohémienne e spavalda degli intellettuali romani di allora, specie giovani. La ruga che si imponeva tra gli occhi neri, mobili e attenti, conferiva una certa severità al viso stretto da uccello, troppo piccolo sul collo lungo e forte che lo sollevava. Bello il mento stagliato, non correggeva però un che di pietoso nel sorriso che pareva inturgidire le labbra rosse, anziché distenderle su una chiostra di denti non candidi, un po’ da roditore, volti all’interno […] Gli incontri segreti strappati a un tempo avaro venivano bruciati dalla frenesia del suo desiderio, dall’ansia di pienezza, di pace che voleva trovare. Ogni weekend invernale, da Torino si protendeva verso me in treni scomodi, scomode classi, un cappotto marrone, sempre quello, un vestito grigio troppo leggero, le mani senza guanti, infreddolite. Gli regalai guanti, un bel cappotto cammello biondo acquistato all’Old England Store e golf caldi, grandi che gli ondeggiavano sul petto magro da uccello. Ma non osava quasi metterli senza di me. Spiegava che se li metteva anche in ufficio non godeva la differenza di quando stava con me”.
Un passaggio del libro rivela tuttavia un particolare sfuggito (inavvertitamente? O non poteva farne a meno?) all’autocompiacimento della contessa. Ad un certo momento, parlando dei critici che aveva conosciuto, cita senza nominarlo "il grande anglista autore di La carne, la morte, il diavolo". Si tratta del grande Mario Praz. Il quale (cito anch’io, da Wikipedia) «A causa del suo aspetto fisico, dei temi demoniaci che gli furono sempre cari, nonché dell'invidia dei colleghi per la sua sterminata cultura, ebbe nomea di iettatore, tanto che nei circoli letterari veniva in genere chiamato "Il celebre anglista", "L'innominabile" o, più frequentemente, "Il maligno".» Calvino non poté ovviamente leggere il memoir della de’ Giorgi, ma giurerei che questa presa di distanza scaramantica dal grande anglista non gli sarebbe affatto piaciuta. Tantopiù che, nel suo “Collezione di sabbia”, gli dedica –a Praz- un delizioso capitoletto, chiamandolo -come farebbero tutte le persone normali di questo mondo- col suo nome e cognome.
Ho sentito parlare di questo libro della mia professoressa di italiano su italki, che è un'avida lettrice ed alla quale rispetto molto l'opinione. Ha detto che è scritto da una donna che era un'amante di Italo Calvino e racconta anche della questa relazione appassionata. E cosi ho deciso di leggerlo o, per essere più precisa, ho deciso di ascoltare un libro audio.
Image credit: T'amerò sempre (1933) Elsa De Giorgi, Film diretto da Mario Camerini e prodotto da Cines, Public domain, via Wikimedia Commons
Devo ammettere, "Ho visto partire il tuo treno" mi ha spostato dalla mia "comfort zone". Elsa De' Giorgi, una famose attrice e anche una regista e scrittrice, per molti decenni è stata nel epicentro della vita intellettuale e culturale dell'Italia. Certamente Italo Calvino ha un posto centrale nel suo racconto, ma in questo libro di memorie parla anche della sua intera vita di donna e di artista, dei tanti personaggi immemorabili del paesaggio culturale Italiano molti dei quali erano i suoi amici (Carlo Levi, Anna Magnani, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Aldo Palazzeschi -- da me sconosciuto -- e tanti altri). Ed è come se stesse raccontando a qualcuno che già conosce la maggior parte della storia: descrive la sua visione degli eventi, i suoi impressioni, aggiunge i dettagli, ma per il resto è sicura che i suoi lettori abbiano già sentito parlare mille volte dell'omicidio di Pasolini o dello scandalo con la scomparsa del suo marito Sandrino Contini Bonacossi.
Quindi, mi mancava molto il contesto, sopratutto al inizio -- la testa mi stava per esplodere con tutti i riferimenti casuali sulla collezione Bonacossi o su Bernard Berenson, che e stato chiamato BB molto prima di Bridgit Bardo. Ma dopo aver letto di Elsa de Giorgi e del suo marito su Wikipedia, mi sono sentita meglio.;)
Image credit:The Italian author Italo Calvino (1923-1985) photographed in Oslo, Norway on April 7, 1961 by Johan Brun, a photographer affiliated with the Norwegian newspaper "Dagbladet". Johan Brun, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
Dopo aver finito "Ho visto partire il tuo treno", il personaggio che mi incuriosisce e affascina di più non è neanche Italo Calvino ma l'autrice stessa: una donna intelligente e talentuosa, con un'erudizione straordinaria, che descrive il paesaggio culturale della sua epoca con prosa a volte ponderosa, a volte commovente, ma sempre scorrevole.
Avete presente Gli amanti di René Magritte? Potrebbero essere una perfetta copertina per questo libro! Il velo che separa nel bacio l'uomo e la donna protagonisti del dipinto nasconde i loro lineamenti ed è un simbolo molto efficace delle barriere fisiche e psichiche che spesso ostacolano le relazioni: questi amanti non si vedono e non comunicano.
Se davvero fosse la copertina di questo memoir, celerebbe il volto bellissimo e gli occhi magnetici dell'autrice, diva del cinema e del teatro nell'Italia fascista e poi nel dopoguerra, scrittrice colta ed elegante, sposata al conte Sandrino Contini Bonacossi, l'erede di una ricchissima collezione d'arte che sarà al centro di uno scandalo legato all'esportazione delle opere e alla misteriosa scomparsa di Sandrino nel 1955.
Il secondo volto nascosto sarebbe quello di Italo Calvino: un giovane Calvino, che sta lavorando alla pubblicazione per Einaudi del libro esordio di Elsa, I coetanei, e che si innamora follemente della diva. Per tre anni saranno amanti, vivranno di incontri rubati e clandestini, viaggeranno tra Roma e Torino su treni scomodi e lui scriverà centinaia di lettere appassionate:
"Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t'ho salutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima."
Sandrino è fuggito ma domina sulla vita dell'amata più di Italo vivo e presente: ecco Il Cavaliere inesistente, sostiene Elsa, ed ecco Cosimo respinto da Viola ne Il Barone rampante quando l'amore di Italo si fa tortura e disperazione; eccolo qui il velo che separa, precario come questo amore.
Elsa De' Giorgi è una donna anziana quando scrive queste pagine rievocando la memoria di quegli anni per testimoniare la sua verità e sembra voler difendere, chissà, l'influenza che ebbe sul concepimento di alcune delle opere maggiori di Calvino di fronte ai tentativi successivi di critici ed eredi dello scrittore di ridimensionare il suo ruolo.
Un ego ferito?
Sicuramente un ego ingombrante dietro il quale è facile nascondere il sentire autentico: diva per sempre, concede poco di sé nonostante il suo desiderio di verità e la schiettezza dei giudizi e delle opinioni. Abile ritrattista, oltre alla storia romantica e drammatica che è il punto di partenza del libro, ci consegna una affascinante ricostruzione della vita culturale e letteraria dell'Italia degli anni 50 e dei protagonisti che la animarono.