"Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" è praticamente un libro fotografico senza fotografie. Di cieli che arrivano al soffitto, dei trecentosessanta chilometri che ci dividono, dei trenta euro di treno. Parla di traslocare e di altre cose. Poteva chiamarsi anche "Non si esce vivi dalla pianura padana". Parla dei nostri amori che fanno prendere i treni e che fanno perdere gli aerei. Dei nostri amori che come colonne sonore hanno dei telegiornali. Le nostre scenografie e le periferie. Un'intimità che diventa una marea, che esce dagli occhi e dalla bocca e che entra nelle città e nelle case blindate. Le tue ansie planetarie. Tu che sorridi agli autovelox. Ferrara che potrebbe essere tutte le città di provincia, silenziose e deserte di sera. Le passeggiate dei poliziotti di quartiere. Occhiaie azzurre e narrazioni imprecise. Con talmente tante colonne sonore che si possono sentire anche se lo si legge in silenzio.
Devo dire che a 18 anni trovavo l'anticonformismo stilistico di Brondi qualcosa di eccitante. Mi scioglievo nel leggere quelle frasi che parevano totalmente assurde, ma che nel complesso disegnavano scenari apocalittici in cui lo status quo dell'Italia dei pendolari e degli immigrati e dei lavori part-time veniva ridotto e inquadrato perfettamente. Ma poi mi sono ricreduta, ecco. Un po' di sana retorica serve per mettere in ordine i periodi, dar loro un senso, un respiro che sia universale e resista alle tendenze. Non troppa, non apprezzo i cantieri edili che certi scrittori mettono su per esprimere un concetto cretino, sia chiaro. Era solo per ricordare quella persona che per qualche mese sono stata e che probabilmente non sarò più. Apprezzo più la musica di questo giovane artista, comunque sia.
Leggere Vasco Brondi (l'unico Vasco in questa Galassia che mi piaccia)è come fare un giro sulle montagne russe ad occhi aperti in un oceano di luce. Pensieri, poesie, fatti, persone, telefonate prendono vita come in un teatro di ordinaria follia e in mezzo al quale siamo noi. Spero di non essere chi non capisce gli incubi dei pesci rossi.
Faccio subito una premessa: io ADORO Vasco Brondi (per me l'unico Vasco degno di nota) e quindi il mio voto è di parte ^^
Finalmente dopo 10 anni ho avuto il coraggio di prendere in mano questo libello e leggerlo. Era da tempo che non ascoltavo Le luce della centrale elettrica e non ho potuto non farlo quando ho iniziato a leggere.
Questo libro non ha una vera e propria trama; i capitoli sono parti di testi di canzoni che non hanno mai visto la luce. A dire il vero alcune frasi erano state riprese dall'album Canzoni da spiaggia deturpata.
Quanto tempo è passato. Ma Vasco Brondi per me è uno dei pochi contemporanei che sta portando avanti l'eredità di grandi come CCCP, Diaframma, Offlaga Disco Pax e altri della scena.
Parto prevenuta perché mi è stato regalato da una delle persone a me più care al mondo: mio fratello. Parto prevenuta perché amo Vasco Brondi come cantante, o meglio poeta. Non sono nemmeno a metà libro, ma leggerlo con la sua musica in sottofondo mi ha fatto scoppiare a piangere in ufficio. Penso che basti.
Ammetto di essere partita prevenuta perché amo Vasco Brondi, i suoi testi e le sue parole. Ho amato questo libro, o meglio, ogni parola di questo libro. Soffermarsi su ogni parola, leggere ogni frase con in testa il ritmo delle sue canzoni, delle musiche delle Luci, non ha prezzo.
Era un libro che avevo da un po' nella wishlist e sono stata contenta di averlo letto solo adesso, dopo un anno che vivo a Milano, perché sono riuscita a cogliere molti riferimenti a cui prima non avrei fatto caso. E' entrato in modo definitivo a far parte dei miei preferiti di sempre. Grazie Vasco.
libro per fan: c'è quello stile, quel modo di scrivere che chi ha ascoltato i dischi di le luci della centrale elettrica conosce bene. a quel punto va davvero a gusti: - se è il cantautore della tua vita il libro ti piacerà - se non lo reggi il libro ti farà schifo - se ne hai apprezzato l'esordio ma poi non è che ne hai fatto una ragione di vita probabilmente ti piaceranno certi momenti e troverai eccessivamente autoreferenziali altri. io mi trovo nella terza situazione -da qui il voto- ma posso capire benissimo le altre due.
Sulle prime sembra di avere in mano il libro di un novello Rimbaud, fatto di poesie allucinate di un poeta maledetto del terzo millennio. Poi pagina dopo pagina le impressioni sputate a raffica da Vasco Brondi organizzano un enorme mosaico dai contorni sempre pi� riconoscibili per il lettore, come se si trattasse di un grande romanzo senza un vero inizio e senza una vera fine. Un libro da sottolineare e risottolineare dove ognuno sapr� ritrovare sprazzi di "anni zero" vissuti personalmente, tra viaggi low cost, amori tormentati e paure del futuro.
Un piccolo zibaldone di pensieri in libertà: ricordi, emozioni, paure e dubbi di tutti noi, ragazzi e ragazze cresciuti negli anni '90, in perpetua tensione tra il tentativo di realizzare i propri sogni e le disillusioni dell'età adulta.
Ok per la scelta stilistica di una prosa sconnessa e frasi volutamente insensate, ma non azzeccare neanche la grammatica e la punteggiatura fa parte dello charme?
La terra, l'Emilia post sovietica degli anni 00 descritta dagli occhi di un musicista emergente. La bassa e ferrara risuonano in queste righe come gli aerei per Palermo che prendono freddo a nord.
sono di parte. questa non potrà mai essere una recensione obiettiva. perchè io amo quest'uomo. le sue parole, la sua prosa, le sue liriche. il modo in cui scrive e canta e urla e arriva direttamente alle vene. perchè è questo che è Vasco Brondi.
cercando di conservare un minimo di oggettività dico che si possa amarlo od odiarlo. le vie di mezzo sono sempre rare. amatelo o odiatelo ma in entrambi i casi non si può dire che egli non sappia scrivere.
questo libro in cui ci sono anche estratti dalle canzoni è un vero è proprio flusso di coscienza. una descrizione delle cose che accadono attorno. una fotografia di quello che succede. lo scrittore avvolge le parole l'una con l'altra. non è una storia sono degli squarci di paesaggio, dei pezzi di vita, delle passate future o contemporanee canzoni.
a chi lo ama: non delude. a chi lo odia: non potete negare che sappia scrivere, che possa piacere o non piacere ma quest'uomo fa poesia usando parole di tutti i giorni. e questo è essere artista.
A fine libro Vasco ringrazia, tra gli altri e le altre cose, anche le lettere non spedite. Questo Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero è fondamentalmente una raccolta di quelle lettere mai spedite ma scritte. Sono spezzoni vita raccontata così come viene con parole usate e riusate, frasi che a volte tornano, proprio come durante i discorsi, situazioni che si rifanno vive su pagine e dopo pagine. C'è la sensazione di poter sottolineare qualsiasi cosa in base all'umore che si ha nel momento in cui viene letto. E da una parte sono l'aggiornamento ai tempi moderni di quei Biglietti agli Amici di tondelliana momoria.
E non ci resta che scoppiare a ridere a dirotto.E quando ci incontriamo fare finta di non vedersi e poi spararsi alle spalle,ma con l’amore necessario a fare passare la pallottola da una parte all’altra senza sfiorare nessun organo vitale.
Non è facile trovare le parole per recensire questo libro. Più che le frasi in se, nonostante ve ne siano di davvero belle, di questo libro mi ha colpito soprattutto la sensazione generale che si prova nel leggerlo. E' come se, seguendo i pensieri dell'autore (che si snodano in una sorta di flusso di coscienza), si vivessero i suoi sentimenti, il suo amore verso una ragazza che è spesso in viaggio, la lontananza, la mancanza di soldi e altro.