«Chi potrà mai dirci da dove è arrivata fino a noi la divina armonia che chiamiamo "poesia di Mandel'stam"?» si chiedeva Anna Achmatova. Se lo chiederà anche il lettore di queste Ottave, un ciclo di liriche prodigiose nate in gran parte nel novembre 1933, e dunque quasi contemporaneamente al celebre epigramma contro Stalin, «il montanaro del Cremlino», dove parlavano la rabbia e l'orrore del suddito. Solo così, dopo aver pagato il tributo a un presente in cui il potere non si limita ad asservire, ma pretende anche di spiare nelle menti degli schiavi, Mandel's?tam è libero di inoltrarsi nel non-tempo e non-spazio della lirica pura. In un'epoca che promette e celebra il «radioso futuro», le Ottave di Mandel'stam («poesie sulla conoscenza» le definiva) portano il lettore indietro, sempre più indietro, in un universo incorporeo, rarefatto, dove la creazione si sta ancora compiendo - e coincide con la nascita della parola poetica.
Osip Emilyevich Mandelstam (also spelled Osip Mandelshtam, Ossip Mandelstamm) (Russian: Осип Эмильевич Мандельштам) was a Russian poet and essayist who lived in Russia during and after its revolution and the rise of the Soviet Union. He was one of the foremost members of the Acmeist school of poets. He was arrested by Joseph Stalin's government during the repression of the 1930s and sent into internal exile with his wife Nadezhda. Given a reprieve of sorts, they moved to Voronezh in southwestern Russia. In 1938 Mandelstam was arrested again and sentenced to a camp in Siberia. He died that year at a transit camp.
Il tentativo di un folle di arrampicarsi sulla scala dell’Arte per arrivare a contemplare la Bellezza di Dio. Questo è l’unico modo che mi viene in mente per provare a rappresentare in qualche modo la mia esperienza di lettura delle Ottave. L’idea di poesia di Mandel'štam è così complessa che lo porta a tracimare in tutte le direzioni: in ambito linguistico, creando neologismi che possano aiutarlo ad esprimere quello che sente e che le parole consuete non sono in grado di esprimere e nel campo del contenuto, terreno quanto mai oscuro nel quale è possibile avventurarsi solo evitando di “decodificare” le liriche ma seguendone la tensione, il loro percorso verso un altrove indefinito e inconcluso. “Bisogna attraversare in tutta la sua larghezza un fiume ingombro di giunche cinesi mobili, spinte nelle più varie direzioni – è così che si crea il senso del discorso poetico. Come itinerario, il senso non può essere ricostruito interrogando i barcaioli: non ti sapranno dire in quale modo e perché siamo saltati da una giunca all’altra.”
"L'inaccessibile, com'è vicino! E non puoi sciogliere il nodo, né guardare, come un biglietto che ti infilano in mano e devi rispondere all'istante..." (p. 41)
"E il tuo manuale, infinità, io leggo da solo, lontano dagli uomini: selvaggio erbario senza foglie, libro di problemi delle radici enormi." (p. 55)
il tuo manuale, infinità, io leggo da solo, lontano dagli uomini
E' poesia al suo massimo grado di espressività formale e con la massima aspirazione possibile - Mandelstam deve essere considerato come uno di quei rari artisti che ha come fine "uscire dallo spazio per conoscerlo, entrare nell'infinito per comprenderlo". Questi undici brevissimi componimenti sono più densi e ricchi di centinaia di pagine, possono essere interpretati (ed, in effetti, lo sono stati e continuano ad esserlo) in mille modi diversi e scaraventano il lettore dentro un'immensa cattedrale (o sotto la cupola della basilica di Haghia Sophia) dove lo sguardo può solo alzarsi verso l'alto, là dove la comprensione è difficile, ma dove la bellezza è estrema. Non conoscere il russo impedisce di apprezzare il lavoro sonoro di Mandelstam e anche la sua ricerca stilistica di nuovi vocaboli - ma anche in traduzione rimane la forza di una espressività unica, anche nella sua capacità di portare concetti ed intuizioni scientifiche nel regno della poesia ("il parlottio di piccole ciglie scintillanti", "Superando la fissità della natura, il durazzurro occhio ne penetra le legge")
Ottima presentazione di Serena Vitale e pagine dedicate ai commenti preziose, ricche di stimoli interpretativi senza eccessive analisi intertestuali, perchè un aumento delle ipotesi interpretative "nulla cambierebbe nella nostra soddisfazione semantica".
[] la frase si regge unicamente sul suo slancio - sta, quel periodo, alla carta come la cupola ai cieli vuoti
Poche brevi poesie, che avrei compreso ben poco senza il corposo commento. E pure quello riporta - meritoriamente - una certa confusione e dissenso tra chi le ha studiate. Semplificando, il tema è la creazione poetica, descritta analogicamente come un balbettio insondabile. Affascinante, ma non sono riuscito a calarmi pienamente nel discorso, forse perché mi servirebbe conoscere meglio il contesto: mi sembra tutto troppo breve per un argomento così astratto.
Da un po' ero curioso di leggere qualcosa di Mandel'stam, e sono partito per caso da queste poesie, che capisco non essere adatte per iniziare a conoscerlo. Da rileggere come chiosa ad altri componimenti più vicini alla realtà.
E Schubert sull'acqua, e Mozart nel chiasso degli uccelli, e Goethe che fischiettava lungo il sentiero serpeggiante, e Amleto che pensava a timorosi passi - tutti tastavano il polso della folla, in lei credendo.
Forse il sussurro nacque prima delle labbra, e senza alberi mulinavano le foglie, e coloro ai quali consacriamo l'esperienza prima dell'esperienza avevano già i tratti.