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Poteri forti (o quasi): Memorie di oltre quarant'anni di giornalismo

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Il diario, anche autocritico, dell'ex direttore del "Corriere della Sera" e del "Sole 24 Ore". Oltre quarant'anni di storia del nostro paese e del mondo vissuti da uno speciale punto di osservazione. Scena e retroscena del potere in Italia, dalla finanza alla politica e alle imprese, dai media alla magistratura, con i ritratti dei protagonisti, il ricordo di tanti colleghi, episodi inediti, fatti e misfatti, incontri, segreti, battaglie condotte sempre a testa alta e personalmente: per la prima volta Ferruccio de Bortoli, un punto di riferimento assoluto nel giornalismo internazionale, racconta e si racconta. Con molte sorprese.
"I buoni giornalisti, preparati, esperti, non s'inventano su due piedi. Ci vogliono anni. Cronisti attenti che vadano a vedere i fatti con i loro occhi, non fidandosi dell'abbondanza di video, sms, tweet e post su Facebook. Che vivano le emozioni dei protagonisti, le sofferenze degli ultimi, le ragioni degli avversari e persino dei nemici. Che non siano mai sazi di verifiche, ammettano gli errori inevitabilmente frequenti, e conquistino la fiducia dei loro lettori e navigatori ogni giorno, ogni ora. Giornalisti indipendenti, con la schiena dritta, che non cedano alla comoda tentazione del conformismo. Dimostrandosi utili alla società e al loro paese non facendo mancare verità scomode e sopportando sospetti e insulti di chi non le vorrebbe sentire. È accaduto molte volte. Una classe dirigente responsabile affronta per tempo e al meglio i problemi seri che un giornalismo di qualità solleva. Certo, è scomodo, irritante. Qualche volta apparentemente dannoso. Ma quanti sono i danni di ciò che non abbiamo saputo o non abbiamo voluto vedere. Un buon giornalismo, in qualunque era tecnologica, rende più forte una comunità. Quando tace o deforma, la condanna al declino. Negli ultimi anni in Italia, salvo poche eccezioni, è successo esattamente questo."

319 pages, Hardcover

Published May 11, 2017

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Ferruccio de Bortoli

19 books3 followers

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Profile Image for Tittirossa.
1,062 reviews339 followers
November 26, 2017
Patetico e irritante
Patetico, con lo stile bonario di quello che non se la tira. Parte con un bel po' di name dropping (inizia con i propri inizi fumettari, che fa tanto simpatia, e paragona Bonvi a Sgarbi, e non so chi dei due sia più offensivo), un tocco di gossip (sempre per far vedere quanto sia ben introdotto nei salotti che contano ma anche in quelli più glamorous), e rifila autentiche perle di originalità sul mestiere di giornalista che devono "avere la schiena dritta" e consumare la suole delle scarpe.
Continua bortoleggiando, ovvero tromboneggia con grazia e stile, solo che scrive come un quindicenne entusiasta di Hemingway (frasi corte corte, tanti punti).
Inanella raccontini facendosi bello di aerei, elicotteri e lunch "riservati", incontri ossequiosi coi potenti, e nessuna rivelazione che giustifichi quel titolo "poteri forti, o quasi". Quando si arriva al capitolo più famoso, quello su Renzi e Boschi, il giochino viene svelato: autore ed editore hanno costruito un libello inutile per giustificare uno sbocco di odio puro, come quello che traspare nelle pagine di pretestuose illazioni (ci sarebbe ben altro da ascrivere al ragazzo prodigio & c.).

Irritante, perché a ogni capitolo c'è una sua ammissione di colpa "avrei dovuto lottare, resistere, alzare la voce, etc." Avrebbe dovuto fare semplicemente il giornalista al servizio dell'informazione, e non dei poteri prepotenti (contrabbandati per forti, perché la grandezza dell'antagonista fa grande anche il protagonista). Sconcerta la posizione di D.B. che sembra asservito all'idea che i potenti lo siano per diritto divino, una sorta di re taumaturghi, a cui riconoscere sudditanza e rispetto a prescindere (l'aneddoto della telefonata di Agnelli che lo riprende perché va a cena con De Benedetti mi imbarazza a distanza)
Sconcerta che nessuno, l'editore?, lo abbia fermato. E rattrista la dedica, a Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli, che loro sì hanno pagato la loro non sudditanza.
Profile Image for Tuco.
61 reviews4 followers
June 5, 2017
“Poteri forti (o quasi)” è un libro posato ed elegante che ben rispecchia la personalità pubblica dell’autore. Il libro è più che altro un diario, come indica la dicitura nel sottotitolo, per cui l’assenza di rigore nel raccontare alcune inchieste e le varie rievocazioni di colleghi e/o persone sono giustificate, così come la presenza di un po’ di sana autocritica. Il libro-diario si apre con una parte in cui De Bertoli con grande lucidità ci ricorda il ruolo, sempre più importante, del giornalista anche in relazione alle nuove forme di comunicazione che minacciano la carta stampata. Degli episodi rievocati si fa per ognuno un excursus non esaustivo assumendo che il lettore sia a conoscenza, o quanto meno abbia un’idea, delle dinamiche e delle personalità coinvolte (spesso tali episodi hanno a che vedere con acquisizioni di società, con operazioni tra e con banche, coinvolgono il ruolo dello Stato ecc.); il problema, dal mio punto di vista, è che in tal modo il libro non coinvolge i giovani trattando per lo più eventi svoltisi prima degli anni Novanta-Duemila e di cui il lettore giovane ha ben poche conoscenze. E’ vero che alcuni capitoli arrivano praticamente fino ai giorni nostri, tuttavia rispetto al totale rimangono una piccola parte sottodominante. Dispiace constatare che (troppo) spesso gli episodi rievocati da De Bortoli si concludono con una frase di rammarico del tipo “peccato, un’occasione mancata”; nonostante ciò il libro è molto scorrevole e trasuda passione per il giornalismo ad ogni riga.
225 reviews
July 19, 2023
Fossimo maliziosi, parleremmo di una nuova moda. Appena spentesi le polemiche intorno all’ultimo di Walter Siti, a riaccenderne di nuove e d’improvviso arriva un altro libro. Un altro che, senza d’esse, non avrebbe destato tanta generale curiosità. Il che è una bizzarria, vista la coloritura che Ferruccio De Bortoli per tutta la vita ha inteso conferire al proprio personaggio: quella d’un giornalista gentleman, politicamente corretto, uso a parlare fra le righe piuttosto che sopra. Certosino nell’evitare, per l’appunto, ogni possibile pretesto per la polemica. O nell’assicurarsi che il cerchio abbia lo stesso numero di colpi della botte. Uno dei campioni del cosiddetto terzismo, la scuola di pensiero tutta italiana secondo cui obiettività sarebbe sinonimo di neutralità.

Riconosciamo che l’ex-direttore del Corriere della Sera non è uno dei più ferventi seguaci di cotanta ideologia. C’è di peggio. Ci sorprende comunque vederlo al centro dell’attenzione mediatica in questi giorni, per quanto avrebbe riportato nel suo ‘Poteri forti (o quasi)‘. In particolare hanno fatto sensazione alcune righe dedicate a un recente retroscena politico: che la ministra Maria Elena Boschi mentr’era al governo intrallazzasse in favore di Banca Etruria, l’istituto creditizio gestito da suo padre. Due frasi su qualcosa che in effetti sapevamo già, ma che dalla penna del notoriamente prudentissimo De Bortoli hanno avuto l’effetto di una bomba a mano. Ecco quindi un dies irae, alimentato dall’ex-premier Matteo Renzi – su cui nel libro si ventila un legame con la massoneria – e che ha sancito il passaggio di testimone con ‘Bruciare tutto‘ (2017) di Siti nel ruolo di “libro più chiacchierato del momento“. Quale sarà il prossimo?

L’assurdo è che il montaggio del caso mediatico in questo caso è stato più pesante che in quello. Il romanzo di Siti può non piacere – al sottoscritto non è piaciuto – ma resta meritevole d’interesse essendo l’ultima pubblicazione di uno scrittore fra i meno scarsi del nostro periodaccio. Quella di De Bortoli è invece l’ultima opera di un giornalista non annoverabile fra i migliori. Parliamo di un veterano del mestiere, è vero. Ma di un veterano che ha attraversato i decenni del grande giornalismo italico come le tartarughe al tempo dei dinosauri: all’ombra dei giganti, che sono sempre stati altri, in fondo consapevole di non poter gareggiare con loro. Se non fosse perché al giorno d’oggi anche l’ultimo dei fessi si ritiene meritevole di un’autobiografia, ci chiederemmo perché un uomo consapevole di non essere al livello degli Indro Montanelli o Enzo Biagi o Eugenio Scalfari (per non sciorinare molti altri nomi) creda di potersi permettere un monumento autocelebrativo.

Ci risponderemmo infatti: e vabbe’, un po’ di spazio nella storia dovrà pur spettare ai personaggi minori. Non ci sono solo cesari e papi, bensì anche duchi e cardinali. Il problema è che, sulla base di quanto raccontato in ‘Poteri forti (o quasi)’, De Bortoli non parrebbe nemmeno un buon esempio per i giovani che si accostano a questo mestiere.I grandi giornalisti hanno spesso dialogato coi potenti della politica e dell’economia (talvolta anche della religione), talvolta li hanno anche frequentati. Non hanno tuttavia mai ritenuto loro obbligo l’intrattenimento di buoni rapporti con quelli. Non si sono mai dispiaciuti per una lite che si sarebbe potuto evitare. Non hanno mai dovuto chiedere venia se, nell’esercizio della professione, hanno dovuto restituire un’immagine poco lusinghiera di qualcuno. Ricordando il caso-Ruby, De Bortoli tiene qui a precisare che il Corriere non avrebbe potuto non riportare la notizia di quel che accadeva nella residenza dell’allora premier Silvio Berlusconi: perché, c’è forse qualcuno che può esigere da lui delle scuse?

Dispiace sempre dire la verità. In questo caso la verità è che dai tanti racconti e aneddoti di questo ‘Poteri forti (o quasi)‘ infine emerge il manifesto del servilismo. Forse uno dei più tristi in assoluto. Non parliamo del servilismo indotto, quello cioé di chi si sottomette vinto dalla forza altrui, bensì di quello volontario. Quello che non emerge nelle statistiche sulla libertà di stampa, che pure vedono l’Italia al di sotto di paesi come il Botswana e la Papua-Nuova Guinea. Quello di chi talvolta riconosce i problemi e li denuncia, ma non va mai una certa soglia perché, si sa, magari tiene famiglia. Le polemiche su Boschi aumenteranno sicuramente le vendite del libro, il libro sicuramente non aumenterà il numero degli estimatori del modo di fare giornalismo più vecchio del mondo.

“Un buon giornalismo, in qualunque era tecnologica, rende più forte una comunità. Quando tace o deforma, la condanna al declino. Negli ultimi anni in Italia, salvo poche eccezioni, è successo proprio questo”
Profile Image for Giuseppe Lombardo.
Author 2 books4 followers
July 18, 2017
Un’introduzione alle memorie, a tratti inconcludente e certamente incompiuta. Una raccolta confusionaria di punti di vista, buona per togliersi qualche sassolino. L’ex direttore del “Corriere della Sera” e del “Sole24Ore”, nel suo ultimo sforzo letterario, incede sporadicamente nell’aneddotica, prediligendo i giudizi taglienti sulle figure politiche che dominano la cronaca contemporanea. Il paragrafo su Matteo Renzi è effettivamente quello più denso, ma l’impressione – di là dai giudizi personali – è che De Bortoli non abbia mai nutrito la voglia di rivelare alcunché sull’altra faccia del potere, sugli scontri umani con chi ha gestito la cosa pubblica, sui caratteri, miti o burberi che fossero, di chi lo ha accompagnato nel corso della sua brillante carriera. Manca del tutto lo spirito memorialistico. La cifra personale dell’autore emerge soltanto nel finale, laddove si concentra su alcuni protagonisti della nostra epoca (da Montanelli a Maria Grazia Cutuli, passando per Andreatta e Spaventa). Purtroppo lo fa senza alcuna originalità, ripescando vecchi pezzi pubblicati su testate disparate. Le promesse al lettore restano così del tutto disattese.
Profile Image for Marco Svevo.
434 reviews21 followers
August 4, 2017
"un paese che abiura in fretta i suoi modelli"

Dopo quasi 200 pagine di nulla al gusto di caviale e champagne, finalmente qualcosa di "gostoso":
"Nella sua gesuitica presa di distanza, anche dai peggiori difetti nazionali (quelli elencati da Marc Lazar, per esempio), Draghi può aver coltivato una sorta di latente anti-italianità (ahaaaaaaa!!!) che forse ne ha favorito l'ascesa internazionale. Gli italiani all'estero sono generalmente molto apprezzati. Se si mostrano critici verso il proprio paese ho l'impressione che lo siano ancora di più".
Su Monti, Draghi e Renzi, i capitoli migliori finora. Mi aspetto, anzi pretendo, un capitolo bomba su Grillo.
Abbiamo invece il capitolo peggiore, quello su Carlo Maria Martini; poteva essere diversamente?
Scherzavo. Il peggio deve ancora arrivare: il capitolo sui 3 papi che il direttore, bontà sua, ha incontrato.
"... movimenti che avevano in comune il rifiuto del parlamento, il disprezzo del sistema democratico, la negazione della storia, l'odio della cosiddetta civiltà del benessere", ovvero movimenti che ciclicamente fanno la loro comparsa sul palcoscenico de...
Profile Image for ΑνναΦ.
91 reviews6 followers
so-long-ars-longa-vita-brevis
June 3, 2017
Purtroppo questo libro non riesce proprio a prendermi e benché sia ammirata dal tono felpato con il quale l'autore lancia degli affondi non da poco, non mi va di continuarlo solo per leggere quello che scrive della Boschi, in realtà l'unico motivo per cui l'ho iniziato
Profile Image for Calandrino_Tozzetti.
43 reviews22 followers
September 13, 2017

Riporto qui un mio commento di qualche mese fa, che ebbi idea d'intitolare "Pastorale Solferiniana":

Qualche settimana fa, io e la mia signora ci trovavamo al Salone del libro di Torino, appuntamento fisso da una vita, nel quale è d'uopo fare incetta di volumi e volumetti, inediti e rarità, specie dei piccoli editori che soffrono una crisi del libro sempre più strisciante e preoccupante, che io cerco di risolvere comprandoli compulsivamente; per poi leggerli, sia chiaro.

Nella mia visita alla nota manifestazione del Capoluogo Sabaudo, ho avuto modo di stringere la mano a un gran numero di interessanti prosatori e intellettuali del nostro tempo: mi sono gustato una spuma bionda in compagnia di Philippe Daverio, un camogli assieme all'incredibile Nino Frassica, una chiacchierata amichevole con Giorgio Vasta dinanzi a un buon decaffeinato; nonché sporadici incontri con Walter Siti, Domenico Starnone, Carlalberto Scolopendri, Fulvio Abbate e il sottovalutato Giovannaldo Scipionetti da Paperino. E molti altri che non sto qui a dire.

È per l'appunto inutile star qui a commentare tutti gli incontri, gli eventi, le lectio magistralis e tutti gli accadimenti, per quanto mirabili essi possano essere.
Mi preme ora trattare del libro in questione, in particolar modo del suo autore, Ferruccio De Bortoli, col quale ho avuto la fortuna d'intrattenermi per una breve discussione sulla qualità del servizio pubblico dei trasporti torinese e sulla bontà della proposta agro-alimentare del Salone, decisamente migliorata rispetto alle passate edizioni: cosa sulla quale io e la mia signora non abbiam potuto che concordare.

Non c'è stato poi più tempo di discorrere oltre, anche perché Ferruccio a un certo punto è stato investito da un'orda ferocemente entusiastica di fans, i quali gli domandavano una firma, una dedica, uno scarabocchio, su una copia di Poteri forti (o quasi), che anch'io avevo con me; ma mai mi sarei sognato di tirarla fuori dalla busta in quel preciso istante, poiché già al primo sguardo dato alla copertina avevo precedentemente rischiato una crisi epilettica degna del miglior Dostoevskij.

Tralasciando ora il dato puramente estetico, cosa di non poco conto, mi viene ora da chiedermi del motivo della pubblicazione di questo libello, scritto e confezionato ad arte da un pregevole cronista, un signore che in via Solferino ha fatto sì faville, come gli ho sempre detto anche in faccia: però, i libri sono altra cosa, credo di avergli riferito pure questo.

Il fatto è che questo libro è stato venduto, così mi dicono, più di un Montalbano, più di un Moccia (mi perdoni Maestro Camilleri per tale accostamento: si parla di freddi numeri!), più di un Alberoni o di un Fabio Volo. Da un lato c'è quasi da esserne contenti, perché il De Bortoli qualche debortolata te la butta lì, e fa pure piacere averci a che fare.
Ma il fatto è che tutto il clamore suscitato da questa fortunata uscita editoriale è totalmente da ascrivere alla citazione della querelle Maria Elena Boschi-Banca Etruria, del quale nulla mi è mai interessato e mai m'interesserà, essendo io un epistemologo che trascende certe facezie.

È chiaro però che Ferruccio ha detto una cosa che altrove non era stata detta: ha fatto il suo mestiere, ed è probabilissimo che lo abbia fatto con la solita magna diligentia.
Il fatto è che il popolo, il popolino, si è avvicinato a questo testo di oltre trecento pagine solo per un dettaglio sbandierato in qualche telegiornale, che ha fatto da cassa di risonanza per il libro e per i conti in banca di Ferruccio e della signora Elisabetta Sgarbi, alla quale va tutto il mio disprezzo ma anche la mia stima immutata.

Ora, qualcuno si aspettava qualche altra travagliesca rivelazione dal libro del De Bortoli? Sì.
Ce l'avrà trovata? Non credo.
Si tratta di una onesta autobiografia di un mestiere, in fondo. Un libro buono et onesto, il cui pregio risiede nella sua scintillante inutilità, a cominciare dalla bicroma copertina.

Insomma: a sentire De Bortoli al Salone del libro c'era una fila che pareva la rinascita improvvisa e non telefonata della beatle-mania, ma il libro che veniva presentata era di Marco Damilano, un bravissimo ragazzo di sinistra in quell'occasione offuscato dal Gigante ex-solferiniano.

Per fortuna che sono andato a parlare di canzonette con Mario Luzzatto Fegiz, altra colonna portante del CorSera. Una persona orribile, ma comunque sempre ben vestita.
Profile Image for Andrea Valgoi.
35 reviews1 follower
November 12, 2018
Il diario di una figura di spicco del giornalismo italiano. Per me difficile in alcune parti: troppi nomi o scarsa la mia preparazione.

A mio avviso i capitoli sono troppo brevi e saltano passaggi che dovrebbero o potrebbero essere approfonditi.

In ogni caso interessante e scorrevole. Un bel salto malinconico nel passato.

Molto velata la riflessione sul futuro, se c’è.
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