Tornano in libreria i consigli di scrittura di un maestro della narrativa avventurosa: Jack London. «E poi lavorare. Scrivetelo in tutte maiuscole: lavorare. Lavorare in continuazione. Imparate a conoscere questo mondo, questo universo; questa energia e questa materia, e lo spirito che attraversando l’energia e la materia traluce dal magnete alla Divinità. E con tutto questo voglio dire lavorare come filosofia di vita». Con frasi di questo genere, appassionate fino al lirismo e oneste fino alla brutalità, Jack London rispondeva agli aspiranti scrittori che gli chiedevano suggerimenti. Il volume raccoglie una selezione di quelle lettere, insieme ad articoli apparsi su riviste dell’epoca e a brani tratti dai suoi romanzi nei quali London sintetizza con efficacia la sua tecnica e la sua poetica, oltre a riflessioni e ammonimenti sulla difficile arte di scrivere, pubblicare e guadagnarsi da vivere scrivendo, un tema quanto mai moderno. Accompagnati dall’appassionata prefazione di Giordano Meacci, candidato al Premio Strega 2016 con Il Cinghiale che uccise Liberty Valance, i consigli di London restano immortali.
John Griffith Chaney, better known as Jack London, was an American novelist, journalist and activist. A pioneer of commercial fiction and American magazines, he was one of the first American authors to become an international celebrity and earn a large fortune from writing. He was also an innovator in the genre that would later become known as science fiction.
London was part of the radical literary group "The Crowd" in San Francisco and a passionate advocate of animal rights, workers’ rights and socialism. London wrote several works dealing with these topics, such as his dystopian novel The Iron Heel, his non-fiction exposé The People of the Abyss, War of the Classes, and Before Adam.
His most famous works include The Call of the Wild and White Fang, both set in Alaska and the Yukon during the Klondike Gold Rush, as well as the short stories "To Build a Fire", "An Odyssey of the North", and "Love of Life". He also wrote about the South Pacific in stories such as "The Pearls of Parlay" and "The Heathen".
Pronto soccorso per scrittori esordienti è un insieme di articoli e lettere scritte da London a cura di Monica Crassi. L'oggetto del mio disappunto non è quindi di certo riferito al modo in cui scrive London (di cui per altro lo ammetto non ho mai letto niente) ma nel metodo utilizzato per collettare i testi che troviamo in questo compendio. Sono stati messi insieme testi che si ripetono, che dicono esattamente le stesse cose, per dare forma ad un prodotto editoriale che forse non aveva senso che esistesse vista la scarsa quantità di informazioni nuove che troviamo via via che leggiamo. Tutto qui quindi, noioso e monotono. Non lo consiglierei.
Un altro gioiello del caro Jack. Dodici perle scelte da articoli, saggi, lettere, brani tratti dai suoi romanzi, in cui parla di scrittura ed editoria in un tono colloquiale e con uno stile frizzante. Un invito a imparare a scegliere qualitativamente le proprie letture.“[…] leggere rapidamente e con accortezza”, senza dimenticare di scrivere trovando una propria voce autentica e originale. Assolutamente necessario per approfondire e riflettere sulla creazione letteraria, non solo per chi vuole fare della scrittura la sua missione, ma anche come stimolo a perseverare sulla strada della bellezza senza perdere di vista la vita. Una raccolta a cui ricorrere ancora e ancora. Utilissima anche la prefazione di Giordano Meacci. Le 4 stelle sono solo perché ne avrei voluto di più.
Collezione di pezzi imperdibili e straordinariamente attuali, dopo più di un secolo, sul mestiere di scrivere. La vita stessa di Jack London è un romanzo su questo mestiere. La lettura di "Martin Eden" è a questo punto obbligata.
"E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire? Se ce l'hai, nulla potrà impedirti di dirlo. se sei in grado di pensare cose che al mondo piacerebbe sentire, la forma stessa del pensiero già ne è l'espressione. Se pensi con chiarezza, scriverai con chiarezza; se i tuoi pensieri sono meritevoli, altrettanto meritevole sarà la tua scrittura. Ma se il tuo modo di esprimerti è scadente, è perché i tuoi pensieri sono scadenti; se è limitato, è perché tu sei limitato" [...]
Ho deciso di partire da questo estratto per parlarvi dell'opera di Jack London che, in realtà, non è nemmeno un'opera. Si tratta di un collage di scritti per riviste e lettere, firmate ovviamente da London. Il termine pronto soccorso è volutamente scelto: il libro si propone come una spiaggia di partenza per chi proprio non ha alba di cosa sia la scrittura, per chi si chiede: mi piace scrivere? Voglio fare lo scrittore, oppure sto solo pensando di seguire una tendenza?
La risposta a questa prima domanda viene data tra pagina 21 e pagina 22, e quello sopra è solo un brevissimo estratto di un pensiero più articolato e, lasciatemi aggiungere, stupendamente vero.
London offre all'aspirante scrittore un quadro di massima di quella che è la vita da scrittore, prima di passare ai dettagli tecnici. Per farlo, prende a esempio la propria vita, dagli inizi fino al successo, a cavallo tra la fine dell'800 e l'inizio del 900. Non può essere considerato un libro didattico per gli scrittori di oggi, in quanto le dinamiche editoriali del primo novecento erano completamente diverse da quelle di oggi.
Jack, infatti, passa mesi e mesi ad inviare piccoli racconti a riviste e case editrici nella speranza di essere pubblicato e ottenere piccoli stipendi per tirare avanti, ma allora le remunerazioni erano completamente diverse e di scrittura era possibile vivere.
In un capitolo - uno dei più importanti, dal mio punto di vista - viene affrontata anche la questione "etica" dello scrittore: ha senso svendersi, scrivendo storie banali e per la massa? Per Jack London non è un delitto, in quanto lo ritiene forse l'unico modo per giungere alla fama e poter divulgare, poi, il proprio messaggio da imprimere nella storia. Una visione particolare, non facilmente condivisibile, ma sicuramente veritiera. A sostegno della propria tesi, Jack si diverte a riportare un simpatico dialogo tra un direttore editoriale e uno scrittore esordiente, che vuole pubblicare uno scritto complesso per le masse e poco commerciabile.
Divertimento. Uno dei punti chiave di questo libricino (ricordo, 114 pagine in formato tascabile). London ha un'innata capacità di fare autoironia che fa letteralmente sganasciare dal ridere (bellissimo il passo in cui racconta della prima offerta ricevuta da un editore, cinque dollari per un racconto di ben quattromila parole).
Alla fine di questa lettura, dunque, l'aspirante scrittore o presunto tale non avrà imparato nulla di fondamentale per migliorare il proprio stile; viceversa, London offre una visione d'insieme del mondo editoriale, validissima ancora oggi in quanto a difficoltà nell'emergere. Il messaggio comunque è chiaro:
Se vuoi fare lo scrittore, non basta scrivere. Devi studiare, sputare sangue, accettare i rifiuti e riprovarci, credere in te stesso fino a quando, un bel giorno, qualcun'altro crederà in te e ti darà una possibilità. Well done, Jack.
Le tre regole sono: studiare la letteratura, lavorare, e avere una filosofia di vita. Forse può sembrare banale, ma questo schiaffo - a volte un po' crudele - di Jack London mi ha dato una svegliata. Stando fermi non si raggiunge niente, lo dimostra la sua vita di tribolazione e impegno. Oltre ad articoli possiamo trovare lettere, nelle quali riferendosi allo "scrittore esordiente" che gli chiede aiuto è spesso severo, se non sadico talvolta, e di certo mostra un'alta considerazione di se stesso. Non si può definire un "manuale" oggettivo, quanto più un'esperienza soggettiva, l'autobiografia letteraria dello scrittore che da esordiente diventa affermato, e che dà consigli in base a come lui ha imparato il suo mestiere, ovvero con le maniere forti e col sudore - lo stesso Martin Eden ne è la prova lampante. In quanto tale non va presa alla lettera, ma come un serbatoio di spunti di riflessione da un grande scrittore che ha dietro di sé una ancora più grande storia.
Bel tipo, lui. Prima di questa raccolta, London era per me uno scrittore candido e lieve che, con Il Richiamo della Foresta, aveva accarezzato fuggevolmente la mia infanzia. Ora, London è per me un "realista selvaggio", così come lo descrive la quarta di copertina de Il vagabondo delle stelle.
Un libricino agile, ma denso. Per certi versi, mi fa pensare a Silverback. Nel senso che se potessi guardarli nella stessa stanza a conversare sarebbe un'immagine bellissima, tanto più che su alcune cose hanno esperienze e idee simili e anche il loro approccio alle cose mi fa pensare che sarebbero amiconi. Come ho amato Scrivere fantascienza, era inevitabile che adorazione pure questo.
Tanta stima per London, ma questo libro sono 120 pagine in cui dice che per scrivere bisogna fare esperienza e cercare di essere pagati. Non proprio la verità rivelata.
Pur essendo l'editoria odierna molto differente da quella conosciuta dall'autore, i suoi consigli agli aspiranti autori - e direi agli autori in generale - mantengono inalterata la loro validità.
"Le tre cose importanti sono: buona salute; lavoro; e una filosofia di vita. Potrei aggiungerne, anzi devo aggiungerne una quarta: la sincerità. Senza quest'ultima, le altre tre non danno nessun risultato; e con essa potrete tenervi stretta la grandezza e sedere in mezzo ai giganti" (Jack London tratto da The Editor, marzo 1903). Leggere questa raccolta di consigli, esperienze personali, aneddoti, dritte letterarie di un grande scrittore americano (uno dei miei primi romanzieri di genere avventura che scoprì da giovanissimo leggendo Zanna Bianca) come lo fu e lo è Jack London mi ha ritemprato. Mi ha colpito la sua sincerità brutale; il suo rispondere, alla fine di ogni lettera di risposta di scrittori esordienti che chiedevano consigli letterari per sfondare, di passare a trovarlo se si trovavano nelle vicinanza di casa sua. Mi ha fatto tornare la voglia di scrivere e mi ha, in un certo senso, aperto gli occhi: da anni io leggo di tutto, romanzi e racconti, storici e fantasy, fantascienza e horror, gialli e thriller, biografie e libri di viaggi, insomma, da anni mi reputo un appassionato lettore e divoratore onnivoro di libri, e in passato ho anche avuto il piacere di aver visto pubblicato un mio racconto di fantascienza, poi purtroppo la casa editrice ha chiuso ma posso dire che per un anno anche io sono stato uno scrittore, seppur dilettante e non conosciuto. E le parole calde di Jack London mi hanno riportato a quel felice periodo, di quando ricevetti il mio primo compenso (pochi euro, ma vi assicuro mi sentivo come se fossi miliardario!) dopo tanti tentativi e sacrifici. Devo essere sincero come London: mi piacerebbe tantissimo vedere una mia opera pubblicata e vivere di questo lavoro, da scrittore. Caro Jack, vorrei tanto volerti incontrare, anche solo per stringerti la mano. E ho capito che la mia passione per la lettura non basta e mi richiama continuamente a desiderare di scrivere qualcosa di mio, biografico o meno. L'idea di creare una storia, di costruire un'avventura, di partorire con la mia fantasia un romanzo mi eccita e mi fa stare bene, mi da la carica meglio di qualunque altra cosa materiale o spirituale. Faccio sue queste parole: "Da parte mia, ritengo che l'unico, grande vantaggio particolare della professione di scrittore come mezzo di sostentamento sia che dà più libertà di quella che può avere una persona che si occupi di affari o di una qualsiasi altra professione. L'ufficio e la ditta di uno scrittore sono sotto il suo cappello, e lui può andare ovunque e scrivere ovunque a seconda di come gli gira." Grazie, Jack, di cuore.
Una serie di scritti di Jack London (articoli di riviste e lettere, del periodo fine '800-inizio'900), accomunati dall'argomento trattato, ovvero la scrittura come mestiere. L'ho ascoltato su Storytel, letto da Roberto Recchia, e l'ho trovato godibile per il tono spesso ironico, le curiosità autobiografiche e la durata ridotta degli estratti.
Facendo un bilancio del mese di prova di Storytel, direi che gli audiolibri non sono per me (tendo a distrarmi durante l'ascolto ma contemporaneamente mi viene spontaneo svolgere un'altra attività) ma che, con testi che ho già letto o che sono strutturati in sezioni di breve durata, riesco a dare un'utilità all'esperienza di ascolto.
é il primo libro che non si perde in consigli idioti, e dà degli spunti di riflessione molto interessanti per chi ha la passione per la scrittura. un centinaio di pagine che si leggono in un' ora, anche in una serata insopportabilmente afosa come questa. ps: ho omesso un dettaglio fondamentale...é stato scritto nei primi del 900 ed é ancora attuale!!!