Charlie ist Fischfachverkäufer in einem großen Kaufhaus. Er arbeitet gerne dort, schließlich ist es der einzige Ort, an dem es das ganze Jahr über Eis und Schnee gibt. Tagein, tagaus schrubbt Charlie Fische, zerlegt sie, nimmt sie aus. Die Abfälle wandern in die »nullte« Etage zu Émile und seinem Müllschlucker. Doch dieser Émile ist ein sonderbarer Kauz – nicht nur, dass er Bücher vor der Vernichtung rettet, er liest sie auch noch! Nach und nach entsteht zwischen den beiden unterschiedlichen Außenseitern eine enge Freundschaft. Aber noch ahnt Charlie nicht, dass Émile nicht der ist, für den er sich ausgibt ...
Arthur Brügger - L'occhio del pescespada Charlie Fisher fa il pescivendolo in un grande magazzino, ha 24 anni ed è cresciuto in un orfanotrofio. Molte cose che un ragazzo della sua età ha già vissuto, per lui sono ancora sconosciute. Prende il lavoro molto seriamente, anche perchè il suo mondo è il grande magazzino. Li fa la spesa, conosce le persone, spende la maggior parte del suo tempo e vive le sue più forti emozioni. Un giorno Charlie conosce Émile, il ragazzo che lavoro allo Zero, il reparto smaltimento rifiuti e merce scaduta. Tra i due nasce subito un reciproco interesse, Charlie infatti non capisce perchè una persona così istruita e di famiglia benestante abbia accettato di fare un lavore così umile. Émile documenta con foto e appunti tutti gli sprechi di merce che avvengono nel grande magazzino e ne parla con Charlie che è d'accordo con la sua idea, o meglio con il suo piano. Presto però i ragazzi capiranno di essere impotenti di fronte a qualcosa di enorme per le loro possibilità. Da questo fatto e dal loro rapporto, scaturiscono incomprensioni e decisioni che formeranno la personalità e il carattere di Charlie. Una buona idea non sempre genera un ottimo lavoro. Il libro è scorrevole, ma non ho trovato spunti brillanti o narrazioni particolarmente acute. Mi è sembrato tutto un pò piatto.
Charlie è una sorta di “Forrest Gump cresciuto in un orfanotrofio che ha trovato il suo primo impiego come apprendista al banco del pesce di un grande supermercato elvetico. Le sue giornate sono scandite dall’attività lavorativa: pulire il pesce, sfilettarlo, preparare le insalate di mare, poi servire la clientela con le solite frasi standard e alla fine pulire il reparto, togliere gli scarti e gli scaduti, lavare il pavimento. Le sue poche amicizie sono all’interno del supermercato – il caporeparto, la collega del reparto salumi e formaggi che gli chiede consiglio sui suoi amori sfortunati – che è il suo spazio di riferimento 24 ore al giorno.Emile invece è uno studente universitario che viene assunto al reparto smaltimento rifiuti, uno che chiaramente ha mille interessi altrove e l’impiego è solo una breve parentesi. Charlie trova in Emile un grande amico che lo inizia ai piaceri della lettura e trascorrono ore a discutere e confrontarsi. Non si sa quanto sia disinteressato Emile che si propone di documentare lo spreco alimentare che quotidianamente si compie e finisce per coinvolgere Charlie in un gesto dimostrativo inutile e velleitario capace di compromettere entrambi. Scritto con uno stile semplice e a tratti elementare in quanto il punto di vista è quello di Charlie che racconta in prima persona le sue esperienze offre uno spaccato di vita aziendale con tutti i suoi meccanismi di sfruttamento diretto e indiretto dei dipendenti al fine del risultato economico, sempre il primo obiettivo da raggiungere con ogni mezzo così come pone alcune riflessioni sull’enorme spreco imposto dalle regole della distribuzione (e temo non ci siano grandi soluzioni…). Emile rimane un personaggio infido, di quelli che si intrufolano nelle organizzazioni per denunciarne le magagne anche carpendo la buona fede di chi ci lavora e non ha altro. Per fortuna Charlie finisce per farsi furbo… Tre stelle e mezzo a una lettura distensiva e non banale.
Non mi convince del tutto: a parte il gusto personale che mi fa preferire la parte fino a tre quarti, quando in effetti non succede quasi nulla, c'è uno scricchiolio di fondo che credo di poter identificare nel modo di esprimersi del protagonista. La scrittura è... troppo; troppo pulita, troppo raffinata, troppo poco semplice per provenire da una persona che dovrebbe essere invece molto più semplice e lineare nel suo schema di pensiero.
L'autore è riuscito a raccontare lo spreco nella GDO in modo semplice e diretto. Mi ha spinto ad una riflessione necessaria che tutti dovremmo fare prima di recarci in un supermercato. La schiavitù dell'offerta che ha fatto chiudere piccoli distributori in favore di grandi compagnie che sprecano il 50% degli alimenti.