در میانهی دریا به این سو و آن سو تاب میخورد. آنجا، در میان جنون امواج، مردم در یک ردیف به صف شدهاند. از دور به نظر میآید در وضعیت بدی گیر افتاده باشند. با چترها، پلاستیک، با روزنامههایی که بالای سرشان گرفتهاند و با زندانی در بارانیهای ضد آبشان و با دستانی فرو رفته در جیب اما آرام، ساکن، بیتفاوت... ؛
Gianni Celati (Sondrio, 1937) è stato uno scrittore, traduttore, anglista, critico letterario e documentarista italiano.
Nasce a Sondrio, dove si trova la famiglia a causa del lavoro del padre, usciere di banca spostato spesso di sede in sede a causa dei litigi con i suoi superiori. Il padre Antonio era originario di Bondeno, vicino a Ferrara, mentre la madre, Exenia Dolores Martelli, era nata a Sandolo, vicino al delta del Po. Celati passa l'infanzia e l'adolescenza in provincia di Ferrara. Laureatosi in letteratura inglese presso l'Università di Bologna scrive articoli per Marcatré, Lingua e stile, Il Verri, Il Caffè, Quindici, Sigma, ecc. oltre a pubblicare le prime traduzioni. Assume la cattedra di letteratura angloamericana del DAMS di Bologna e riprende anche l'attività critica e di studioso della letteratura europea. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Comiche, per Einaudi. Sempre da Einaudi escono i successivi Le avventure di Guizzardi (1972), La banda dei sospiri (1976) e Lunario del paradiso (1978), Torna alla narrativa nel 1985 con i trenta racconti di Narratori delle pianure che segnano anche il passaggio alla casa editrice Feltrinelli. In seguito vengono le Quattro novelle sulle apparenze (1987), dove alla precisione stilistica si accompagna una tematica della fiducia e del disincanto della società contemporanea, e Verso la foce (1989). Insegnato quindi all'Université de Caen e alla Brown University di Providence e per il resto della sua vita risiede a Brighton, in Inghilterra. Nel marzo 2013 Einaudi pubblica l'Ulisse di James Joyce in una nuova versione tradotta da Celati, frutto del lavoro di oltre sette anni e attesa già da diverso tempo. L'anno successivo si piazza terzo al Premio Chiara con la raccolta di racconti Selve d'amore. Nel 2016 esce presso la collana I Meridiani di Mondadori un'ampia raccolta di opere narrative dal titolo Romanzi, cronache e racconti, a cura di Marco Belpoliti e Nunzia Palmieri. Il 3 gennaio 2022 muore nella sua casa di Brighton, in Inghilterra, una settimana prima di compiere 85 anni.
Terzo libro di racconti di Gianni Celati dopo "Narratori delle Pianure" (1985) e "Quattro novelle sulle apparenze" (1987) che insieme a "Verso la foce" (1989) costituiscono una ideale "trilogia del vero sentire", così denominata da Pier Vittorio Tondelli ne "Il mestiere dello scrittore". I racconti di Cinema Naturale (2001) sono permeati dallo stesso senso di straniamento, comune ad altre opere di Celati e da uno spiccato nichilismo di fondo, specie in alcuni di essi. Personaggi in viaggio o in fuga in un mondo dove Dio ha abbandonato gli uomini in quanto diventati bestie false e presuntuose che pensano solo ad arricchirsi, legittimando la bestemmia. In fuga dalle relazioni: "Perché c'è tutto questo correre d'uno verso l'altro, e questa voglia di stringersi o strusciarsi a qualcuno, e dopo invece c'è sempre da litigare perché non ci si capisce?". In fuga alla disperata ricerca di miraggi "d'acque e d'oasi" oppure di quello "di una bella donna nera, alta e imponente, avvolta in un abito turchese"...e con un sorriso meraviglioso. Racconti che si differenziano per varietà di stili e tematiche (comprese le "stramberie" e quel senso di umorismo un po' grottesco che si riscontrano anche in altre opere dello scrittore) che non si dimenticheranno facilmente.
Epopee scalcinate del nostro tempo dove "non c'è più paradiso", e gli eroi moderni abbandonano le loro vite ridicole, quelle di tutti noi, intraprendendo ricerche salvifiche che si sfrangiano in un ridicolo ancora più forte. I segni, le voci del destino, non ci aiutano più, nonostante l'umanità descritta se li inventi pateticamente dal niente, voci sussurranti di calcoli renali che il vento porta da terra a barche in mezzo al mare, visioni di donne nere che ti offrono uno yogurth prima di sparire nel deserto africano. Insomma, la vita ridicola che avrebbero finito per vivere gli eroi di Troia se si fossero davvero chiesti come stessero spendendo il proprio tempo. Lo stile dei racconti è omogeneo, un ironico procedere fiabesco dove il "C'era una volta" è sostituito da "Dice il racconto", "A questo punto il racconto dice che" e simili, nell'assenza quasi completa di dialoghi, ad evitare che il ridicolo delle vite tracimi nella scrittura, simulando personificazioni diverse con qualche variazione lessicale.
Solo due - Il paralitico nel deserto e nella nebbia e nel sonno - dei nove racconti mi sono piaciuti; ma proprio questo è il bello di una raccolta. Penso che ognuno possa leggerli in modo diverso e che cambi molto a seconda del gusto.
E al terzo libro di Celati (secondo di racconti in senso proprio) ne apprezzo davvero contenuto e stile. Sul precedente Narratori delle Pianure mi veniva da dire: "saranno i suoi sillabari?" (con riferimento a Parise) ma forse la definizione è più calzante qui, dato il tono sempre in qualche modo (e volte esplicitamente) fantastico e di parabola di questi racconti brevi (sempre intorno alle 20 pagine), animati da personaggi memorabili e raccontati con leggerezza. Il cinema naturale di Celati è quello che nasce da storie popolari scritte e riscritte in 20 anni, che si fanno universali e toccano a tratti il capolavoro. Per me, sui nove racconti, i migliori sono Come sono sbarcato in America, Nella nebbia e nel sonno, Novella dei due studenti.