La figura dell’intellettuale è in crisi. Al di là di ogni altra considerazione, basta osservare che, negli ultimi anni, il concetto di “intellettuale” ha assunto un’accezione tendenzialmente negativa o comunque una genericità vaga che ne snatura il ruolo e la funzione sociale. Al punto che, oggi, la figura dell’intellettuale risulta persino difficile da definire. Chi è l’intellettuale? Il docente universitario, il giornalista d’assalto, il comunicatore dei media? Chiunque pratichi la cultura come “mestiere” o abbia un particolare ambito di specializzazione? Ma forse la risposta migliore è di rifarsi ad una categoria del pensiero che, per sua natura, non può essere irreggimentata né da norme “ad personam” né da compiacenti logiche di manipolazione di massa: intellettuale è colui che interpreta lo spirito del proprio tempo, intuisce le attese profonde della società in cui vive, rappresentando la coscienza critica e dando voce alla domanda di eticità. André Glucksmann, il filosofo francese fiero avversario della odierna barbarie nichilista, ha definito gli intellettuali “padroni del pensiero” per la loro capacità di condizionare le masse. Una definizione certo rappresentativa della società attuale, dove la funzione del pensiero viene vissuta per lo più in termini di potere. Ma noi preferiamo la definizione più tradizionale (ma non per questo obsoleta) di “maestri di vita” riferendoci a quella che è – o dovrebbe essere – la capacità di smascherare e demistificare le realtà distorte, per salvaguardare la libertà come fondamentale attitudine individuale e sociale. Solo riconquistando il senso profondo e l’orgoglio della propria identità, l’intellettuale potrà tornare a svolgere quella funzione sociale di mobilitazione delle idee che fino agli anni Settanta gli era universalmente riconosciuta (come non ricordare Pasolini?), e che è stata oggi marginalizzata da una nuova generazione di parvenu vanitosi della propria ignoranza, malcelata dietro una cortina fumogena di modernismo apparente, psudo-innovatore e tendenzialmente pieno di nulla. (Carmen Galoppo)
Velice zajímavá a strhující filosofická jízda. Výbojný text, který jakoby nejen popisoval, ale i zhmotňoval nenávist. Místy se téma rozvolní a je těžší sledovat argumentační linku, ale text je plný břitkých postřehů o současném světě. Nejvíce jsem na textu ocenil právě argumentaci. Konečně text, u kterého jsem i přes nesouhlas musel ocenit jeho argumentaci nebo alespoň emoční náboj a formu.