Il famoso saggio che raccoglie le idee di Serge Latouche, padre della "decrescita felice" e nuovo guru economico in questi tempi bui. Se il saggio parte da delle premesse amare ed attualissime (lo sperpero di risorse del pianeta, i limiti della società consumeristica, etc...), l'analisi è piuttosto confusionaria. Latouche salta da un dato all'altro, ora usando il PIL dell'Indonesia da un anno x ad un anno y per dimostrare qualcosa, poi usando la produzione industriale USA di un altro periodo. E' quello che si chiama "cherry picking", cioè prendere in considerazione solo i dati che ci servono. E già qua basterebbe per me per buttare nel cesso il libro. Ma visto che questa decrescita è sulla bocca di molti, anche di persone che si candidano a guidare politicamente il nostro paese, ho continuato la lettura. Peggio che andar di notte. Posto che la teoria di Latouche si basa sull'idea che la crescita economica è il Male per cui dovremmo tornare tutti a zappare la terra così da avere occupazione piena e tempo libero da dedicare a noi stessi e agli altri, Latouche più che prendersela con la crescita stessa, da bravo radicale tenta di smontare le posizioni riformiste. Tenta quindi di smontare le posizioni che tengono in conto le stesse obiezioni che lui pone, cioè il limite delle risorse planetarie, senza rinnegare l'impostazione della società moderna. Attacca quindi i sostenitori dello sviluppo sostenibile ed in generale dello sviluppo e più in generale del progresso tecnologico. Ha senso investire in tecnologia e ricerca per cercare di mantenere un tenore di vita uguale ma meno impattante? No secondo Latouche, perchè tanto quei vantaggi che ne trarremmo sarebbero annullati dall'aumento generico a cui sono sottoposte tutte le cose causa la ricerca ossessiva della crescita. Il lettore più attento si renderà conto che la critica allo sviluppo è in realtà debole e strumentale a l'idea (quello di andare a zappare la terra) che Latouche ci sottopone dopo. Non pago, Latouche va a riprendere anche vecchie teorie banali come quella di Malthus, per cui dobbiamo ridurre il numero di persone sul pianeta perchè non ce la faremo visto che la popolazione cresce in maniera esponenziale. Analisi della società basata principalmente sul sistema agricolo, limiti del modello superfisso, dati scelti a convenienza. Oltre ad una scrittura caotica, un'esposizione sì suggestiva ma poco deterministica ed una soluzione che sembra più un atto di fede che altro.
Il problema è che queste dabbennaggini diventano piuttosto popolari in dei sistemi in crisi, andate a fare questi discorsi ad un cinese od un liberiano, vi farà una pernacchia lungo un minuto. Però diventano popolari, fanno presa, perchè il momento è quello che è. E fa quasi più tenerezza il collettivo Zeitgeist, autori di un famigerato docuweb (là il male sono il debito e la banche), dove la negazione dell'interesse economico viene realizzata da una società tecnocratica. Una visione molto illuminista/positivista che oscurantista di Latouche (checchè gli venga l'ansia di scardinare questo aspetto). Perchè poi alla fine, visto le premesse, alla fine ci arriveremo veramente alla decrescita come intende Latouche solo che sarà felice un par de palle.