Organizzati secondo una logica tematica, questi saggi, apparsi su quotidiani e riviste tra il 1973 e il 1976, ripropongono Umberto Eco come semiologo del quotidiano, attento e curioso critico del costume e del linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa. Eco riferisce quanto avviene alla periferia dell’impero americano, cioè nei paesi dell’area mediterranea, analizzando in modo apparentemente divagante gli slogan pubblicitari, le conversazioni della gente in treno, il discorso di Paolo VI sulla pillola, le invettive di Fanfani contro la pornografia. Tanti brevi racconti di un’Italia in trasformazione, ma ancora un po’ bigotta e provinciale.
Umberto Eco was an Italian medievalist, philosopher, semiotician, novelist, cultural critic, and political and social commentator. In English, he is best known for his popular 1980 novel The Name of the Rose, a historical mystery combining semiotics in fiction with biblical analysis, medieval studies and literary theory, as well as Foucault's Pendulum, his 1988 novel which touches on similar themes.
Eco wrote prolifically throughout his life, with his output including children's books, translations from French and English, in addition to a twice-monthly newspaper column "La Bustina di Minerva" (Minerva's Matchbook) in the magazine L'Espresso beginning in 1985, with his last column (a critical appraisal of the Romantic paintings of Francesco Hayez) appearing 27 January 2016. At the time of his death, he was an Emeritus professor at the University of Bologna, where he taught for much of his life. In the 21st century, he has continued to gain recognition for his 1995 essay "Ur-Fascism", where Eco lists fourteen general properties he believes comprise fascist ideologies.
Fa impressione leggere (o nel mio caso ascoltare su Audible) questi saggi scritti negli anni '70 e percepire nei ragionamenti di Eco, non solo un'attualità disarmante, ma anche una precocità di concetti che da dell'incredibile. O forse oggi, ripetiamo concetti che sentiamo come innovativi, ma che sono nel discorso pubblico da un bel po' di tempo.
Organizzati secondo una logica tematica, questi saggi, apparsi su quotidiani e riviste tra il 1973 e il 1976, ripropongono Eco come semiologo del quotidiano, attento e curioso critico del costume e del linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa. Eco riferisce quanto avviene alla periferia dell'impero americano, cioè nei paesi dell'area mediterranea, analizzando in modo apparentemente divagante gli slogan pubblicitari, le conversazioni della gente in treno, il discorso di Paolo VI sulla pillola, le invettive di Fanfani contro la pornografia. Tanti brevi racconti di un'Italia in trasformazione, ma ancora un po' bigotta e provinciale. Nonostante la copertina con il decollo dello Space Shuttle (1982)sia chiaramente anacronistica, questa raccolta di scritti lo è molto meno. Certo, il muro di Berlino è caduto e l'URSS non esiste più, come la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. Ma molte delle logiche che Eco illustra sono fin troppo attuali.
I have read the book after reading Baudrillard because of its first part on his travels in the US and his analysis on the tendency of contemporary American culture to hyperreality. I wasn't disappointed. Unfortunately, that represents only a small part of the book that is not accessible anywhere else. I have also read several other essays from the book, some of them were very interesting (the one about the analogies between Middle Age and the contemporary age for instance), some others were too related to minor current events of the time to be appreciated, in my opinion. The first part is an extremely pleasant well-written and informative read about hyperreality and American culture in general, but I do think the collection of essay as a whole can be disappointing compared to other works by Eco because I don't really see the link between all of them.