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Le mie poesie più belle

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La poesia è la patria delle cose che si ribellano a loro stesse, e delle forme che rifuggono la propria forma
Così Nizar Qabbani, poeta siriano, considerato tra i più importanti poeti del mondo arabo moderno, apre questa raccolta di poesie, per la prima volta tradotte in italiano Una raccolta speciale perchè frutto di una selezione compiuto dallo stesso Qabbani. Le mie poesie più belle raccoglie, infatti, i componimenti che il poesta definì le sue poesie-chiave, quelle che lasciano dietro di loro domande, fiamme, fuoco e fumo.

88 pages, Paperback

Published April 28, 2016

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About the author

Nizar Qabbani

243 books24 followers
Nizar Tawfiq Qabbani was a Syrian diplomat, poet and publisher. His poetic style combines simplicity and elegance in exploring themes of love, eroticism, feminism, religion, and Arab nationalism. Qabbani is one of the most revered contemporary poets in the Arab world, and is considered to be Syria's National Poet.

When Qabbani was 15, his sister, who was 25 at the time, committed suicide because she refused to marry a man she did not love. During her funeral he decided to fight the social conditions he saw as causing her death. When asked whether he was a revolutionary, the poet answered: “Love in the Arab world is like a prisoner, and I want to set (it) free. I want to free the Arab soul, sense and body with my poetry. The relationships between men and women in our society are not healthy.” He is known as one of the most feminist and progressive intellectuals of his time.

While a student in college he wrote his first collection of poems entitled The Brunette Told Me. It was a collection of romantic verses that made several startling references to a woman's body, sending shock waves throughout the conservative society in Damascus. To make it more acceptable, Qabbani showed it to Munir al-Ajlani, the minister of education who was also a friend of his father and a leading nationalist leader in Syria. Ajlani liked the poems and endorsed them by writing the preface for Nizar's first book.

The city of Damascus remained a powerful muse in his poetry, most notably in the Jasmine Scent of Damascus. The 1967 Six-Day War also influenced his poetry and his lament for the Arab cause. The defeat marked a qualitative shift in Qabbani's work – from erotic love poems to poems with overt political themes of rejectionism and resistance. For instance, his poem Marginal Notes on the Book of Defeat, a stinging self-criticism of Arab inferiority, drew anger from both the right and left sides of the Arab political dialogue.

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Profile Image for Laura V. لاورا.
545 reviews81 followers
July 15, 2020
“L’amore nel mondo arabo è prigioniero e io voglio liberarlo.” (Nizar Qabbani)

Versi appassionati e appassionanti, espliciti e carnali, impudichi e, a seconda dei giudizi, forse addirittura sconci: è la poesia di Nizar Qabbani, uno tra i più grandi e osannati poeti arabi contemporanei. Siriano di Damasco, Qabbani è morto nel 1998 a Londra, dopo una vita trascorsa in giro per il mondo, divisa tra carriera diplomatica e attività poetica. Le sue parole riecheggiano ancora oggi nelle canzoni di diversi artisti, da Umm Kulthum fino alla musica pop del momento. Io stessa, dopo che una mia conoscenza libanese me ne aveva parlato per la prima volta, ho iniziato a scoprire questo poeta attraverso Kadhem al-Sahir, raffinato cantante iracheno che amo molto.
Ma i versi di Qabbani continuano a risuonare pure per le strade di Beirut, del Cairo e di altre città dell’Oriente ormai perduto e ferito, nelle aspirazioni frustrate delle masse, nel disagio femminile che attraversa come una frattura profonda le società arabe, nelle lettere degli amanti… Perché lui ha dato speranza a chi si nutriva di amarezza, voce a chi non l’aveva e, come si era proposto, ha liberato quell’amore inteso come intreccio indissolubile di sentimento ed erotismo per nulla sconosciuto al mondo arabo. Nei suoi testi si sono rispecchiate intere generazioni di giovani ingabbiate nella bigotta rigidità delle diverse realtà islamiche, anche di quelle in apparenza più aperte.

“L’amore non è un romanzo orientale
dove gli eroi si sposano… alla fine.
L’amore è salpare senza una nave
e sentire che non esiste approdo.
L’amore è un fremito che rimane sulle dita,
una domanda sulle labbra sigillate.
L’amore è il fiume di nostalgia nel nostro profondo
dove crescono vigneti e grano.
[…]
L’amore è il nostro ribellarci per piccole e insignificanti
cose,
è la nostra disperazione, il nostro dubbio assassino.
L’amore è questa mano… che mentre ci uccide…
noi baciamo.”

(da “A una alunna”)

Le donne, in particolare, sono al centro della sua poesia. A loro, creature pressoché invisibili e confinate al tormentato grigiore dello spazio domestico, dà la parola in modo giudicato eversivo, trattando per primo in poesia temi tabù quali aborto e prostituzione. Ma la penna di Qabbani va oltre, sbirciando attraverso la porta socchiusa di un’alcova dove si consuma un rapporto omosessuale femminile; e lo fa con una schiettezza e naturalezza disarmanti “perché” – lui scrive – “per l’amore non c’è spiegazione”:

“La stanza è in disordine,
gioielli sparsi, seta che si leva,
e un bottone che pigramente lascia l’occhiello.
La notte è l’alba di una lupa che allatta la sua lupa.
La mano che fruga… e invade,
il lenzuolo che fugge,
l’una lo avvicina, e l’altra riposa.
È una conversazione tra quattro seni,
un bisbiglio… […]”

(da “Poesia maligna”)

Un grato plauso ai traduttori e alla casa editrice milanese Jouvence per aver fatto conoscere in Italia questa splendida raccolta che lo stesso Nizar Qabbani predispose all’inizio degli anni Settanta, inserendovi appunto le sue “poesie più belle", quei testi-chiave che fino ad allora, in molti casi, la critica aveva spesso e volentieri bollato come sconci e provocatori. Sfidare le convenzioni e il perbenismo ipocrita era evidentemente una sfida troppo appagante a cui il poeta non poteva né voleva rinunciare, mentre i giovani lo leggevano di nascosto o pubblicamente in barba a ogni possibile imbarazzo sociale.

“Sii il mio mare e il mio porto, la mia patria e il mio esilio,
sii siccità e diluvio,
sii la dolcezza e la durezza.
Amami in mille modi,
[…]
Amami… e dimmelo!
Detesto essere amato senza voce,
detesto seppellire l’amore in una tomba di silenzio.
Amami…
Lontano dalla terra della repressione,
lontano dalla nostra città sazia di morte,
[…]
perché l’amore non la visita da quando esiste,
e Dio lì non è più tornato.
Spogliati…
e lascia cadere la pioggia sulla mia sete.
Consumati come cera nella mia bocca
e impastati con ogni mia parte…”

(da “Poesia selvaggia”)

Ci si emoziona perdendosi non soltanto tra i versi d’amore spudoratamente fisico, ma anche tra quelli ben più casti di “Cinque lettere a mia madre”, “Se tu fossi stata a Madrid” e “Granada”, poesia, quest’ultima, in cui negli occhi profondi di una donna di araba ascendenza (ricordiamoci dell’Andalusia arabo-islamica, ben sette secoli di Storia!) ancora si scorge la grandezza di una civiltà passata. Ne “Il pane, l’hashish e la luna”, con cui si conclude la silloge, il poeta esprime invece una dura condanna dei popoli musulmani assuefatti alla religione come a una droga:

“Essi stendono preziosi tappeti,
si consolano con l’oppio
che noi chiamiamo
destino e fato…
[…]
Nelle notti d’Oriente,
quando sorge la luna piena,
l’Oriente si spoglia di tutto il suo onore
e della sua voglia di combattere…
Quei milioni che corrono scalzi,
che credono alle quattro mogli
e nel giorno del giudizio,
quei milioni
che non vedono il pane… se non nei sogni,
[…]”

(da “Il pane, l’hashish e la luna”)

Parole scritte decenni fa, tuttavia sempre valide se si pensa al mondo arabo odierno e al suo fatalismo, a quell’in sha’ Allah (“se Dio vuole”) che masse di diseredati continuano a ripetere come una vecchia nenia stonata che talvolta fa davvero arrabbiare, confidando ingenuamente nell’intervento misericordioso di un Dio che dovrebbe vedere e provvedere in ogni caso, anche quando non si smette di sfornare figli uno dopo l’altro pur non avendo di che sfamarsi… E intanto quella stessa entità superiore, che potremmo chiamare anche destino, li ha abbandonati a regimi corrotti e a tagliagole nostalgici di improbabili califfati, nonché al martirio di guerre interminabili.
C’è tanto, tantissimo in queste intense bellissime pagine di Nizar Qabbani, non ultima la struggente tristezza del poeta. Nessuna meraviglia: del resto, non scriveva forse Jibran Khalil Jibran, altro grande autore arabo, nel suo racconto “Le ali spezzate”, che “[…] i poeti sono persone infelici poiché, per quanto il loro spirito si elevi, saranno sempre racchiusi in un involucro di lacrime”?
Profile Image for Danilo Scardamaglio.
119 reviews11 followers
October 31, 2025
Le mie poesie più belle è un'antologia di 30 poesie scelte dallo stesso Nizar Qabbani, tra i più importanti poeti arabi del secolo scorso. Ho scelto di leggere questo volumetto per avere un primo approccio alla poesia araba, di cui sono assolutamente curioso ma al tempo stesso mostruosamente ignorante (se qualcuno avesse qualche altro poeta da consigliare, anche antico, ne sarei molto grato) e non me ne sono pentito affatto, nonostante l'esperienza poetica di Qabbani sia abbastanza distante dai miei gusti personali. Non sono molto avvezzo alla poesia d'amore, eppure l'amore è il sentimento fondante dell'intera produzione del poeta siriano: esso viene indagato in ogni sua dimensione esperienziale, dal più puro erotismo alla nostalgia, dalla tristezza d'un abbandono fino all'amore filiale verso i propri genitori o verso la propria Siria. L'amore è l'assoluta, unica origine dell'intero corpus poetico di Qabbani, quasi fino a giungere a poter considerare la poesia di Qabbani come teoretica dell'amore, nonostante, comunque, resti inafferrabile la sua vera essenza. Ed è dunque da questa inafferrabilità che sorge la cifra stilistica più lampante del poeta siriano: la sua assidua immaginificità, la capacità di poter descrivere un intero mondo di emozioni attraverso una cospicua dote di similitudini. Lo stile resta semplicissimo, totalmente afferrabile (e arricchito da qualche posa decadente sparsa qui e lì nelle poesie) e nonostante ciò il verso si presenta melense e floreale.
Tuttavia, non bisogna tralasciare un altro aspetto fondamentale della poesia di Qabbani, ossia il suo impegno civile, indissolubilmente legato alla tematica amorosa. Qabbani si schiera in modo estremamente forte e coraggioso a favore dell'emancipazione della donna nel mondo arabo, denunciando l'ipocrisia e l'oppressione di un avvilente patriarcato. La libertà della donna, le sue conquiste, vanno di pari passo alla liberazione sessuale (fisicissima è la poesia di Qabbani, spesso lambendo quasi i confini di una poesia totalmente erotica): soltanto ribellandosi al ruolo di schiave sessuali imposto dai propri padroni le donne potranno conquistare un proprio spazio d'indipendenza.
A volte però mi è sembrato come l'importanza della tematica civile tendesse un po' a schiacciare il valore artistico del componimento, e come nei componimenti più puramente amorosi, liberi da ogni vincolo, la capacità creativa di Qabbani si riproducesse al meglio. Vi sono però alcune eccezioni, ed in particolare la splendida L'Amore e il petrolio, dove, con un incredibile furia, l'oppressione patriarcale si lega al totale disinteresse dei principi arabi nei confronti della questione palestinese, di come, per puro interesse economico, essi abbiano svenduto i propri fratelli arabi al tiranno assassino d'Israele (ed è un peccato che la questione palestinese venga toccata solo incidentalmente: spero che ciò dipenda solo dalla limitante scelta antologica).
Profile Image for Cirano.
201 reviews12 followers
March 6, 2020
"[...] Io non credo nell'amore
che non ha l'irruenza delle rivoluzioni,
che non frantuma tutti i muri,
che non si abbatte come un uragano.
Oh... se il tuo amore mi inghiottisse,
se mi sradicasse ... come gli uragani.
Ti ho lasciato scegliere ... quindi scegli
tra morire sul mio petto
o sui quaderni delle mie poesie.
Non esiste terra di mezzo
tra inferno e paradiso..."

Si apre con questa poesia ("Scegli") questa bella raccolta del poeta siriano Nizar Qabbani, "il poeta dell'amore per eccellenza".
Nato in una famiglia della borghesia siriana, Qabbani con le sue liriche ha cercato di scardinare l'ipocrisia e il bigottismo della società araba a lui contemporanea, utilizzando un linguaggio dissacrante e spesso spinto ("Amami senza recriminare, la guaina protesta se riceve la spada?" "Poesia Selvaggia"). Come scrive nell'introduzione Silvia Moresi, "Secondo il poeta, la regressione politica e culturale delle società arabe era anche il risultato delle repressione sessuale che, trasformando le donne in prigioniere e gli uomini in carcerieri, distruggeva le energie di entrambi i generi attraverso una inutile contrapposizione".
Questa visione è tanto più attuale oggi quando, a causa dei gesti di alcuni folli, si ha un'idea ancora più oscurantista del mondo arabo.
La cultura araba fu per secoli una fucina di studiosi, filosofi, matematici, ecc a cui corrispondeva una società estremamente aperta e plurale.
Da un certo periodo in poi si è assistito a una regressione del mondo arabo forse, proprio come afferma Qabbani, per la mancata parità di genere.
Chissà che non sia l'emancipazione femminile a contruibuire al riscatto di quello che fu un popolo straordinariamente "moderno".
Profile Image for Morena ₊˚.༄.
49 reviews2 followers
October 26, 2024
"Amami senza preoccupazioni e perditi nelle linee della mia mano.
Amami per una settimana, per qualche giorno
o solo per qualche ora..
non mi interessa l'eternità.
lo sono come ottobre... il mese del vento, della pioggia, del freddo.
lo sono ottobre..allora, abbattiti come fulmine sul mio corpo.
Amami con tutta la brutalità dei tartari, con il bruciante calore della giungla e la ferocia della pioggia.
Non lasciare nulla, polverizza tutto, non farti mai domare!
Tutte le leggi della civiltà sono cadute sulle tue labbra...
Amami come un terremoto, come una morte inattesa, e lascia che i tuoi seni intrisi di fuochi e fulmini
mi aggrediscano come un lupo feroce e affamato..
lascia che mi azzannino e mi percuotano come la pioggia sferza la riva delle isole.

Sono un uomo senza destino, sii tu, allora, il mio destino, e mantienimi sul tuo seno come un'incisione sulla pietra..
Amami..e non chiedermi come...
Non balbettare per la timidezza..e non aver paura.
Quando l'amore ci percuoterà, non ci sarà né "come" e né
"perché".
Amami senza recriminare, la guaina protesta se riceve la spada?
Sii il mio mare e il mio porto, la mia patria e il mio esilio, sii siccità e diluvio,
si la dolcezza e la durezza.
Amami in mille e mille modi, ma non ripeterti come l'estate...io detesto l'estate.
Amami..e dimmelo!
Detesto essere amato senza voce, detesto seppellire l'amore in una tomba di silenzio.
Amami..

lontano dalla terra della repressione, lontano dalla nostra città sazia di morte, lontano dalla sua faziosità e dalla sua rigidità.
Amami..lontano dalla nostra città, perché l'amore non la visita da quando esiste, e Dio lì non è più tornato.
Amami..
non temere l'acqua ai tuoi piedi, mia signora, non sarai battezzata donna
se nell'acqua il tuo corpo non si immerge e se non si bagnano i tuoi capelli.
Il tuo seno è un'anatra bianca...non può vivere senz' acqua.
Amami con la mia purezza e i miei difetti, con la mia bonaccia e la mia tempesta.
Mia corolla di fiori, mia foresta d'henné, proteggimi.
Spogliati..
e lascia cadere la pioggia sulla mia sete.
Consumati come cera nella mia bocca e impastati con ogni mia parte..
Spogliati...
e separa le mie labbra...come fece Mosè nel
Sinai."
Profile Image for Andrea Fiore.
294 reviews77 followers
March 17, 2017
"L'amore è questa mano... che mentre ci uccide...
noi baciamo."

"Finora non sapevo
che le lacrime sono le persone
e che un uomo, senza la tristezza,
è solo il ricordo di una persona."

"La tua bocca deliziosa non risolve la questione...
il mio problema è nel mio quaderno e nel mio calamaio.
Tutte le strade davanti a noi sono sbarrate,
e la nostra libertà è disegnare con le parole."
5 reviews2 followers
October 6, 2022
raga, sto libro é la vita. vi ritrovate in almeno due poesie, ve lo assicuro.
Profile Image for Elly.
141 reviews84 followers
April 12, 2023
Il mondo raccontato da Nizar Qabbani è così terreno e sorprendentemente vivido da sembrare un quadro di Edward Hopper, con la sola differenza che la poetica di Qabbani è velata da una variegata patina colorata: quando ripercorre le quiete mattinate di Damasco, narrando i racconti d'infanzia e della famiglia (l'amato padre, la madre lontana) la palette di colori che usa è calda, asfissiante come il deserto, porta con sé una luminosità troppo intensa da poter essere tollerata ad occhio umano; quando, invece, si ritrova a descrivere le notti nella sua città natale, i lunghi viaggi per terre lontane, fredde, e i suoi tristi amori il mondo di Qabbani si fa scuro, instabile, fumoso e volatile come la luna.
L'attenzione verso la figura femminile riposta in alcuni dei suddetti componimenti è profondamente attraente: viscerale, intensa, libera. Ancora straordinariamente attuale.

Dalla voglia rivoluzionaria di evadere, fuggire dalla propria terra, alla nostalgia per l'infanzia lontana, passando per la straziante melanconia della quotidiana svuotata di senso... tutto questo universo non ha distinzione tra Oriente e Occidente: sapientemente, in meno di 100 pagine, Nabil Salameh e Silvia Moresi hanno reso questa raccolta di poesie una delle più belle che io abbia mai letto. La postfazione di Paola Caridi è toccante, mi ha aiutata a chiudere il libro con nuove consapevolezze sulla variegata cultura araba di cui colpevolmente sappiamo ben poco.

"Nelle notti d'Oriente,
quando sorge la luna piena,
l'Oriente si spoglia di tutto il suo onore
e della sua voglia di combattere."


Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
855 reviews115 followers
October 30, 2023
Arab Lover

Una moderata delusione questa mia prima incursione nella poesia araba: il problema fondamentale dei versi di Qabbani risiede nella scarsissima originalità delle tematiche e nello stile confondibile e dimenticabile. Non sono riuscito a cogliere, se non di rado, una estetica di buon livello in questa scrittura: e, poichè la poesia è forma, questo difetto finisce per determinare un giudizio negativo.

Si parla di amore legato alla tristezza creando monologhi rivolti ad una controparte sorda e lontana, ma con versi di semplice leggibilità e nulla musicalità (almeno in traduzione) che rendono queste pagine abbastanza scontate e poco memorabili.

Sì, c'è la voce data alla donne, c'è il suono della cultura araba, c'è una riflessione sulla caducità dell'amore e sulla difficile storia della società araba e musulmana - ma questi sono solo i temi, forse interessanti sul piano storico-sociale. La scrittura è invece piana, scontata, prosaica, molto simile alla produzione poetica medio-bassa dell'Occidente di livello popolare e senza originalità.

Quindi, purtroppo, sul piano letterario non resta molto da salvare di Qabbani - magari avrà il successo popolare di chi cerca nella letteratura soddisfazione sul piano emotivo- sentimentale-passionale, ma la poesia è un'altra cosa.
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