Kai, da cacciatore, è diventato preda. La sua ricerca si è trasformata in una fuga disperata. Un misterioso assassino lo tormenta da settimane con agguati continui, limitandosi a ferirlo e scappare. Il bosco nelle vicinanze di un piccolo villaggio sembra essere il luogo scelto dal suo persecutore per concludere quel gioco crudele. Kai cade, attende il colpo di grazia. Narog è un giovane mezz’orco. Vive con il suo patrigno nel piccolo villaggio di Craughway dove solo in pochi conoscono il suo segreto. Un giorno, mentre è a caccia nella foresta che circonda il villaggio, si imbatte in uno scontro mortale.
Mezzosangue è un libro piacevole, la lettura è scorrevole con diversi picchi (in alto e in basso) a livello di passione. La storia è originale, un quadro ritagliato da uno spaccato di vita dei due protagonisti, che si espande attraverso le loro avventure fino a diventare qualcosa di importante per tutte le razze del mondo. Il tutto insaporito da una profezia che rende la vita dei mezzosangue non proprio un mondo piacevole in cui vivere perché pieno di disprezzo e paura nei loro confronti.
“La verità come sempre si prende gioco di noi, si nasconde sotto il naso e aspetta che uno giri il mondo per cercarla.”
La narrazione accumula diverse imperfezioni non tanto a livello grammaticale quanto, piuttosto, a livello espositivo: Vincenzo Romano deve scegliere con maggiore perizia come e cosa scrivere per essere sempre interessante ed evitare appesantimenti (rivelando informazioni o scene poco utili- già spiegate in dettaglio in privato all’autore). Migliorabile anche la gestione dei diversi punti di vista e del narratore.
Ci sono pezzi di grande bellezza e innovazione come le scene alla biblioteca o la ricerca della città degli elfi alternate ad altre di scarso interesse come i turni dei cadetti o le descrizioni (che dovrebbero servire non semplicemente a illustrare ciò che uno vede ma a spiegare come funziona il mondo creato mentre su questo, purtroppo, Romano spesso glissa) o tutta la storia del passaggio sulla barca.
“Rivolse al ragazzo un sorriso sornione: le voci che circolano sono vere. Dicono che sia in grado di stupire con una sorpresa al giorno. Dunque eccomi qua fortunato testimone di quella di oggi.”
SPOILER Coraggioso e intrigante fare morire il cattivo a metà libro mentre i seguenti “villani” si lasciano dietro una scia di mistero che spero venga spiegata nel prossimo libro della saga. FINE SPOILER
Il mondo creato risulta credibile e ben organizzato nella parte svelata dal romanzo anche se molto rimane da scoprire sia livello di città, razze e regole che lo governano. I duelli non mi hanno entusiasmato mentre è piacevole l’idea magia-talismani anche se rimane molto da svelare sull’uso della magia da parte delle altre persone (ed es. il cavaliere del grifone come fa ad usare la magia in una città in cui è proibita?). “Gli ultimi fogli non stati strappati via ma rimossi da qualcuno che conosce bene la rilegatura”.
Purtroppo l’influenza del destino è altissima e questo a me non piace per niente. Ogni azione dei due protagonisti è mossa dal fato come due marionette. Tutto è casuale non costruito dai protagonisti. Una serie lunga di fortunate/sfortunate coincidenze.
“Questo posto è stregato. Credi davvero che riusciremo a trovare questa città? La città esiste, ma non è facile da trovare. Gli elfi non si servono di mura o castelli per difenderla. Un muro può essere scalato, una fortezza conquistata, dipende solo dalla grandezza dell’esercito. Un ostacolo come quello che stiamo affrontando mette in difficoltà qualsiasi nemico”
I protagonisti sono ben curati Narog e Kai sono ben delineati, indipendenti e credibili nelle loro forze e debolezze. La crescita è sensibile alla fine del romanzo. Probabilmente la loro caratterizzazione è la parte migliore del romanzo una inusuale amicizia che lega due figure “emarginate” dal mondo a causa delle loro origini e non delle loro azioni.
Il finale è molto bello, la rivelazione conclusiva inaspettata risulta molto gustosa anche se ora Romano non può sottrarsi alla scrittura del seguito che aspetterò con vero interesse.
Suggerito a chi adora le storie di amicizia e a chi crede nel destino.
Sfida accettata! L’autore non ha scelto decisamente una via facile per dare inizio a questo romanzo. Ne sono protagoniste due razze che la letteratura fantasy mette da sempre all’opposto per le loro caratteristiche: i bestiali orchi e gli armoniosi elfi. Risolve brillantemente la questione mitigandole con un mix umano, ma in quanto Mezzosangue rende loro la vita indubbiamente ardua. Cosi per caso o per destino Narong e Kai si incontrano e nella loro diversità più totale iniziano un viaggio, una conoscenza, una collaborazione per raggiungere un obiettivo comune. Un percorso complesso li guida attraverso avventure rocambolesche in stile epico classico. La forma è molto descrittiva, nessun dettaglio sfugge. Posso dire che l’impressione avuta durante la lettura è stata come se l’autore, posto davanti ad un arazzo imponente (per rimanere in tema), iniziasse a raccontare il contesto del momento artistico scena per scena. Così, come in una sala di un antico maniero si passa da un’opera all’altra, ogni singolo capitolo è un crescendo di misteriosi incontri, intrighi, magia, duelli efferati, meravigliose e spaventose armi, ma soprattutto di una crescita dei protagonisti. Attraversando boschi, cittadine, foreste, mari, consolidano la loro amicizia e l’apprendimento culturale delle razze, affinano la scaltrezza e le tecniche combattive. Man mano ci si affeziona a loro e si viene piacevolmente rapiti fino al termine del libro. Cos’altro posso dire? L’ultima frase lascia di stucco a conferma che qualcosa di inaspettato aleggia sin dall’inizio, quindi mi vedo decisamente costretta a chiedere formalmente una continuazione quanto prima. Vincenzo rimettiti all’opera, grazie.
4 stelle perché la storia mi è piaciuta, pur ricordandomi tanto Eragon(senza i draghi ovviamente). Però per il modo in cui è stato scritto avrei voluto dare solo 3 stelle
Leggere 'Mezzosangue' equivale a passare del tempo con un amico sincero, che non pretende di sembrare altro che ciò che è. È un testo paziente, che ti lascia il tempo per amarlo senza fretta, di comprenderlo senza ansia; che non ti scuote con incredibili notizie, ma ti aspetta per raccontarti di sé... regalandoti quieto stupore anziché affanno. È un testo accogliente, che scorre sotto le dita aprendo scenari dai contorni perfettamente descritti e dai colori che sfumano in un immaginario di ampio respiro. Una narrazione in cui trama e caratterizzazione dei personaggi non fanno a gara, ma si bilanciano equilibrandosi via via. Una di quelle belle storie da riprendere in mano, un libro che si fa volere bene.
Ci sarebbe molto da scrivere, in completa onestà, su questo libro. In primis: se vi aspettare il tipico setting epico e maestoso, qui non lo troverete. Ed è anche per questo che questa storia rinfresca e, usando un prestito dall'ambito culinario, pulisce il palato in modo egregio. L'ambiente narrativo è ristretto, si smuove su poche zone e racconta un Inizio. Badi, inizio con lettere maiuscola perché il libro ci porta negli aspetti più trascurato del viaggio iniziale dei personaggi, ovvero quando sono, in termini di puro roleplay game, al livello uno. Ed è questo che, a mio avviso, esalta il libro fino a renderlo un must read per gli amanti del genere. Ma andiamo più verso la compagine "tecnica": Il libro ha una lettura scorrevole, piacevole e mai stancante sebbene ricca di azione ad ogni capitolo. I personaggi hanno spessore e profondità già dai primi paragrafi e l'autore ha reso loro completa giustizia ponendoli nei loro rispettivi giusti contesti. La storia si dirama senza fronzoli o scelte stilistiche che possano stallare il lettore, con una cura nella descrizione degli ambienti che ho trovato semplicemente egregio. Occorre sottolineare che l'autore, in un gioco d'azzardo sensoriale vinto alla grandissimo, pone molta enfasi sull'olfatto e sul gusto, dando organicità al mondo e trasportando il lettore all'interno di qualcosa di vivo e attivo. Ripeto: vorrei scrivere tantissimo su questo libro, snocciolando ogni singola parola dall'inizio alla fine. Ma penso solo che ritornerò a leggerlo, da cima a fondo, per la quarta volta consegutiva.
Un consiglio spassionato? Compratelo. Ne vale la pena, parola di amante del Fantasy.
"Mezzosangue" contiene tutti gli elementi tipici del fantasy, dal viaggio alla magia, dai combattimenti agli allenamenti per diventare un eroe, dalle profezie alle scoperte che cambiano la vita dei personaggi... Insomma, un po' tutto ciò che fa di un racconto fantastico un "epic". La scrittura è scorrevole e l'autore riesce a descrivere scene che consentono al lettore di "entrare" nella narrazione, vedendo scorrere nella sua mente i paesaggi e gli avvenimenti come se vedesse le scene di un film. Il rapporto tra i due protagonisti, Narog e Kai, esordisce in maniera un po' "fredda", per "riscaldarsi" successivamente, man mano che i due amici affrontano insieme le insidie nascoste tra le pieghe della trama, e culminerà nel finale dove la narrazione acquisisce, peraltro, un ritmo più veloce. Personalmente, consiglierei la lettura di questo romanzo a chi già apprezza l'epic fantasy e possiede qualche "rudimento" in questa sottocategoria del romanzo fantastico. La narrazione ricorda un po' i toni delle fiabe, del "raccontato" tramite la voce rassicurante del narratore che noi ex bambini nati negli anni '80 ascoltavamo con l'audiocassetta. Sin dal principio, ero convinta di aver a che fare con un romanzo autoconclusivo mentre, in realtà, solo nelle righe finali ci si rende conto di trovarsi di fronte al primo "step" di un plot orizzontale, che lascia aperta la strada a mille interrogativi. Un buon esordio per Vincenzo Romano a cui auguro, nelle sue prossime opere, di aver modo di sviluppare bene anche i personaggi femminili!
Una trama lineare senza grandi colpi di scena, senza infamia né lode è presentata in uno stile acerbo e immaturo che, da una sufficienza risicata, porta il libro nella insufficienza.
Due ragazzi si ritrovano a viaggiare insieme a causa del destino. I loro peregrinaggi li porteranno a esplorare un buon tratto del continente dove risiedono e a conoscere loro stessi. La trama, fatta di scontri, inseguimenti e pochi reali colpi di scena, è quasi una descrizione della vita giornaliera dei due ragazzi. Niente missioni per salvare il mondo, niente profezie che li muovono da subito, una profezia c'è ma ne vengono a conoscenza solo verso metà libro. I due protagonisti sono creati abbastanza bene, soprattutto il legame tra i due si intuisce e si esplora con la lettura. L'uso della profezia è interessante perché grazie alla sua esistenza vari popoli sono riusciti a isolare e perseguitare i vari mezzosangue prendendo di mira popolazione dopo popolazione arrivando a far temere agli altri la stessa condizione di "mezzo".
Peccato per lo stile acerbo, immaturo, ricco di punti che interrompono le frasi e, soprattutto, di lunghe pesanti e noiose descrizioni.
Prendete un eroe sprovveduto che non conosce niente di ciò che avviene al di fuori del suo villaggio natale; fate incontrare il suddetto personaggio con chi diventerà la sua guida e suo amico in questa avventura; date alla storia un’ambientazione medievale e ricordatevi di aggiungere una guerra e una spruzzata di magia. Ecco che avete per le mani un’entusiasmante e avvincente epic fantasy. Tutto questo potete trovarlo nel romanzo di Vincenzo Romano “Mezzosangue” in cui, il suo protagonista principale, non è un elfo né un nano bensì un mezz’orco cresciuto in un villaggio di esseri umani che non lo ha mai visto di buon’occhio nonostante porti sempre un cappuccio calato sul viso per non rivelare la sua natura. Narog, il nome del nostro eroe, è cresciuto senza sapere niente del suo passato e si ritrova ad affrontare un Cacciatore quando, per caso, s’imbatte in Kai, un mezz’elfo che salva nel bosco. Il mezz’orco lascerà il padre adottivo, la sua casa e il suo villaggio per il bene di tutti; inizia così il viaggio di Narog e Kai, entrambi mezzosangue, seguiti da una profezia che coinvolgerà uno dei due giovani. Vincenzo Romano ci presenta il suo romanzo partendo, come solo un buon fantasy epico sa fare, da una cartina geografica che rappresenta il mondo da lui ideato: Shealgair, il villaggio di Narog; Zaleb, con le sue meravigliose torri e l’Ordine dei Cavalieri; e Grehaven, la Città della Luna Calante affacciata sul mare. Lo stile dell’autore è diretto e scorrevole, mai noioso e, nonostante un’accurata scelta linguistica, il romanzo resta fluido e piacevole da leggere grazie anche al continuo mix di scene d’azione e momenti di ricerca interiore. C’è qualche piccolo refuso, niente che intacca la leggibilità del testo e, unica pecca - mio parere superpersonale - sono le poche informazioni che ci vengono date sui frammenti (probabilmente avremo maggiori dettagli nel secondo volume). Narog e Kai sono due personaggi molto diversi tra loro eppure, al contempo, molto simili: entrambi mezzosangue ed entrambi guardati con sospetto dai rispettivi villaggi, affronteranno un viaggio che li aiuterà a rispondere a uno degli interrogativi che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita: “Io, chi sono?”. Lasciate che questo romanzo vi trasporti nel suo mondo fatto di magia nascosta e di verità da scoprire fino a raggiungere l’ultima pagina che vi farà esclamare: “E adesso???”. Federica-Gli Occhi del lupo
Mezzosangue è un romanzo dalla trama lineare che sa tenere vivo l'interesse del lettore proponendo una catena di misteri che si susseguono e s'intrecciano nel dipanarsi della storia. La scrittura, moderna e asciutta, descrive con essenziale dovizia luoghi, persone, fatti e scene. Ne deriva una lettura scorrevole e capace di regalare una buona evasione. I protagonisti son credibili e, seppur molto diversi tra loro, simili in termini di determinazione, buoni principi ed equilibrio interiore. Quest'ultima peculiarità caratteriale può essere un pregio se si preferisce una narrazione matura e ponderata, o può non soddisfare appieno se si cerca un maggiore romanticismo, inteso come pulsioni più burrascose. Il loro è un viaggio alla ricerca di se stessi, ma anche un viaggio finalizzato al conseguimento di obiettivi ben determinati. Il passato da emarginati, il presente incerto e l'affannosa corsa verso il futuro li impegna al limite delle loro possibilità, ma in ogni occasione sanno mostrarsi maturi e determinati. Per concludere, dall'opera trapela l'indubbio talento dell'autore e mi sento di consigliarne la lettura a tutti gli appassionati del genere fantasy. Non raggiunge pienamente l'eccellenza, tuttavia le quattro stelle sarebbero un'approssimazione in difetto del mio giudizio. Quindi, anche in considerazione del fatto che trattasi di un romanzo d'esordio, opto per le cinque stelle.
Un buon esordio, alcune idee interessanti da sviluppare meglio. Potete trovare la recensione completa sul mio blog Esordiente allo Sbando www.pferruzzi.wordpress.com
Storia di amicizia e di impegno, in chiave Fantasy. Prendi i luoghi comuni su profezie oscure, destini segnati ed eroi prescelti. Mescolali ben bene, capovolgili e comincerai ad afferrare l'idea di base. Poi aggiungi un'ascia ben corposa, un pizzico anzi un frammento di magia (pure due) e come d'incanto ti ritroverai con un libro divertente e scorrevole. Attenzione al seguito: è in arrivo.
<< La nave era una sparuta luce nelle tenebre. I due mezzosangue rimasero in coperta. La luna nuova lasciava tutto il palcoscenico alle stelle. Innumerevoli, di dimensioni e colori diversi. Fissandole con attenzione era possibile distinguere un certo tremolio nella luce, sembravano davvero piccole braci ardenti. "Gli elfi adorano le stelle." disse Kai "Non so bene perché, non ho mai saputo molto su di loro.">>
Mezzosangue è il romanzo d'esordio di Vincenzo Romano, pubblicato nel 2016 con zerounoundici edizioni.
Un libro del quale non ci si annoia di certo! In brevissimo tempo l'ho divorato ed è già uno dei miei libri preferiti. Tutto ciò grazie al minuzioso stile narrativo dello scrittore ed alla scelta dei personaggi. Parlare dei "mezzosangue" non è affatto banale e Narog e Kai sono decisamente due figure che colpiscono e spiccano rispetto un classico personaggio del mondo fantasy. Consigliato!
Per chiunque non avesse conosciuto l'autore, Vincenzo Romanzo, è di una simpatia disarmante. Conosciuto al Comicon e seguito poi sui social, ha un modo unico e divertente di promuovere il romanzo. Ma ahimè non posso dire lo stesso per il libro e spero che quanto scriverò gli serva per crescere e non per demoralizzarsi. I punti in cui il romanzo fa acqua sono davvero tanti e tenterò di ricordarli adesso, a freddo, altrimenti avrei dovuto appuntarli sul momento. Partiamo dall'inizio... (ALT, ci sono alcuni spoiler, attenzione) 1- La storia comincia con un Cacciatore (che sarebbe uno degli assassini professionisti che usano anche delle arti magiche, almeno alcuni) che sta per uccidere uno dei protagonisti, Kai. Narog, l'altro protagonista del romanzo, si trova da quelle parti per caccia e arriva prima del colpo finale. Narog, che non ha mai combattuto in vita sua, affronta l'assassino per salvare lo sconosciuto e riesce persino a tenergli testa. L'assassino poi inciampa su una trappola di Narog e questo ne approfitta per contrattaccare con la scure (ma non ha volutamente spinto l'avversario su una trappola per animali che teoricamente lui stesso sapeva di aver messo, è solo pura fortuna). L'assassino, inciampando, decide che è meglio scappare. Più avanti Kai e Narog creano una trappola all'assassino che, fin da subito viene detto che è in difficoltà sulla neve perché lo rende meno agile. Narog questa volta ha l'ascia bipenne che vedete sulla cover, e Kai attacca alle spalle l'assassino che riesce a schivare il colpo nonostante arrivi nel punto cieco perché gli "prude il collo". Per farvela breve l'assassino, preso alla sprovvista, in svantaggio numerico e di campo sulla neve, sbaraglia Narog e Kai (che è invece addestrato a combattere), senza problemi. E mentre sta per uccidere Narog, provvidenzialmente arriva un nano che in breve, da solo, mentre i due protagonisti restano impalati a osservare, stacca la testa dell'assassino. 2- L'intero romanzo si regge su un disprezzo razziale nei confronti dei due protagonisti che sono dei mezzosangue, ma ahimè questo disprezzo non si percepisce se non in qualche frase fugace dovuta a "occhiatacce" e "tu non sei ben voluto", basta. Per il resto alla fine vengono sempre accolti e aiutati da tutti, persino si affezionano a loro come a due cuccioli smarriti. Alla rocca del grifone una squadra "avversaria" gli fa occhiatacce, la propria squadra li accoglie come eroi, anziché provare disprezzo e/o invidia per le loro "capacità di apprendimento o tenacia". Persino si rasenta la commozione quando Kai e Narog dicono che vanno via. 3- Nel mondo esistono le donne, io amo le donne. In questo romanzo ne esistono solo 2, sì avete capito bene. La zia di Kai, che viene citata e si vedrà alla fine del romanzo per due frasi, e un'assassina. Questa assassina si intravede agli inizia e dice 1 frase, letteralmente. Poi ricompare all'80% del romanzo, quindi per 4/5 non esistono donne in assoluto. Il loro ruolo è pressoché irrilevante e semi-inesistente. 4- Tornando su questa assassina, decide di colpire i protagonisti con un veleno... che agisce in giorni. Io mi chiedo perché. Va bene, puoi anche avvelenarli con qualcosa di lento, ma almeno assicurati da lontano che faccia effetto. Invece avvelena e fugge, tra l'altro ne avvelena solo uno. 5- Narog, avvelenato, non muore in due giorni, solo dopo riceve un potente antidoto che non elimina il veleno, lo assopisce per poi riuscire chissà quando... accadrà verso la fine, dopo giorni e giorni di cavalcate e lavoro che Narog svolge come stesse benissimo, senza convalescenza. Poi la ricaduta. Avrei preferito un Narog devastato e un Kai che lo salvava facendosi il mazzo, tutto da solo. Avrebbe avuto un impatto diverso sul loro rapporto e per la profondità dei personaggi. 6- Il testo è scritto in terza persona onnisciente che, cambiando paragrafo per paragrafo, crea una certa confusione ma soprattutto appiattisce la lettura, non permette di empatizzare e di affezionarsi ai personaggi. 0 colpi di scena, non ci sono, non si tenta nemmeno di farli, se non nel finale che però si brucia da solo. Quindi inefficace. 7- il finale è aperto, ma sul romanzo non ci sono cenni al "primo volume di", né sugli store online. La storia non finisce con questo romanzo, anzi, forse il finale è quello che darebbe il vero inizio, forse. 8- Non esiste lo "show don't tell", l'autore dice praticamente tutto con spiegoni, delle volte in mezzo ai dialoghi, racchiudendo intere conversazioni che però non ci fa leggere ma li riassume in qualche riga per poi riprendere "il dialogo" altrove. 9- L'insieme della storia si regge su provvidenziali interventi, e forzate coincidenze, come se tutto fosse prestabilito e dovesse andare secondo questo piano a discapito di tutto il resto. 10- In un punto del romanzo i protagonisti hanno all'improvviso dei cavalli, capitoli dopo li acquistano con una trattativa... WTF??? 11- Kai dice di non avere dei soldi per lasciare un offerta al sacerdote che da l'antidoto-provvisorio a Narog, pochi paragrafi dopo paga delle persone per accelerare la riparazione di una barca e persino offrono da bere a tutti a fine lavori. Anzi, si scopre che il patrigno di Narog ha dato i soldi-risparmi di Narog, all'insaputa di Narog, a Kai, in quel momento (inizio libro) un perfetto sconosciuto. 12- I dialoghi, spesso risultano piatti, impersonali e senza tratti distintivi tra razze, età e personalità. Altrettanto il rapporto di "amicizia" tra i protagonisti che balla in maniera vistosa tra odio, sfiducia, fiducia, affetto finale con tanto di abbraccio. 13- In fine, abbiamo un Narog mezz'orco che per tutti i primi capitoli, e per la sua intera vita, si nasconde per non far vedere il suo aspetto per paura di essere discriminato. Poi in più punti del romanzo le persone che lo vedono non capiscono che sia per metà orco, ma solo che è strano, mentre altri che non ci hanno nemmeno mai parlato lo disprezzano con occhiatacce sapendo che è figlio di un orco, solo vedendolo. Alla fine, gli elfi lo salvano con un'antica magia (Narog incosciente e in degenza per oltre un giorno, si occupano di lui) ma non capiscono che è un mezz'orco, vi dirò di più, non capiscono nemmeno che è un mezzosangue. Sanno solo che "qualcosa" ha favorito il loro antico sortilegio. Insomma le pecche sono davvero tante e ho l'impressione che questo romanzo non abbia ricevuto alcun editing, ma solo correttori di bozze, perché ci sono sviste davvero eccessive. Lo consiglierei soltanto ai bambini, che leggono con aria innocente e inesperta senza badare alle troppe pecche presenti.
Una storia carina, innovativa, un fantasy dal sapore classico che mostra sviluppi nuovi e interessanti. Ovviamente primo libro di una saga, dovremo aspettare i prossimi n-mila volumi per sapere come andrà a finire la storia, ma tant'è, pare che altrimenti non sia abbastanza fantasy. Personaggi buoni, caratterizzati con l'accetta che campeggia in copertina, ma sviluppandosi su più volumi mi aspetto maggiori approfondimenti in futuro, nell'insieme comunque un'ottima lettura e, pur essendo edito da una piccola casa editrice, impaginazione, ortografia e grammatica sono impeccabili.
La storia originale. La lettura scorrevole. Tu fai il viaggio insieme a Narog e Kai e vivi le loro emozioni, le loro paure. Ci sono cose che ti lasciano in sospeso e vorresti capire meglio: la magia come funziona? E perchè nel villaggio di Narog e nella fortezza dei nani non si può usare? Radunare le pietre in che modo può cambiare il mondo? Perchè l'ascia di Lugbag viene lasciata a Narog? E perchè gli elfi sono così "altezzosi" da tradurre Mezzosangue in mezz'elfo quando invece potrebbe essere qualsiasi altra razza a metà a poter essere colui che raduna le pietre?
Un buon fantasy, semplice e veloce. Si ci affeziona velocemente ai personaggi e si riesce ad apprezzare l'andazzo della storia perché il tutto è descritto con uno stile leggero e pulito, quasi da fiaba. Le molte domande nel finale lasciano la possibilità ad un seguito e quindi...non vedo l'ora di scoprire come continuerà la storia dei due protagonisti, Narog e Kai! Se cercate un fantasy che sia leggero ma allo stesso tempo dal ritmo incalzante, Mezzosangue è perfetto.